martedì 21 febbraio 2012

FESTIVAL DI SANREMO: ANALISI DELLA GESTIONE MAZZI (SECONDA PARTE)

Quello esposto nel precedente post (a grandissime linee, perché non basterebbe un voluminoso libro per analizzare il tutto) era il quadro che si presentò davanti a Gianmarco Mazzi, richiamato al capezzale del "grande malato" assieme a Paolo Bonolis per allestire il Sanremo 2009. Il manager veronese, come un perfetto surfista, riuscì a intercettare e a cavalcare tutte le onde che segnalavano, a chi le avesse volute cogliere, la direzione da far prendere alla rivoluzione. Sì, perché il Festival doveva cambiare, e cambiare radicalmente, se non voleva morire. Così fu, passo dopo passo, atto rivoluzionario dopo atto rivoluzionario, nonostante l'iniziale freddezza della grande discografia (che vedeva malissimo soprattutto il mantenimento delle cinque serate). Il nuovo format messo a punto, a conti fatti, è quanto di più lontano dalla liturgia della "messa cantata" sanremese a cui Baudo mai avrebbe rinunciato. 
Quali gli elementi chiave di questo corso veramente nuovo? Vediamo di schematizzare: 1) La gara ritorna veramente tale: basta privilegi per i Big, tutti sono sottoposti a crudeli eliminatorie, con votazioni ed esclusioni praticamente tutte le sere; 2) All'interno dello spettacolo si moltiplicano i momenti extra - canori, con numeri di arte varia: ci sono balletti, l'alta moda, interviste ad attori e personaggi glamour (come la principessa Rania di Giordania, nel 2010), persino pillole di letteratura; 3) Eventi sbanca Auditel: per due volte, nel 2009 e nel 2011, interviene Roberto Benigni, nel 2012 Adriano Celentano; 4) Allestimento di serate a tema in onore della musica italiana: nel 2010 si festeggia il 60esimo compleanno del Festival con un galà a cui partecipano dieci superstar della nostra canzone (dei quali uno "acquisito", Miguel Bosè), l'anno dopo è tempo di celebrare il 150esimo dell'Unità d'Italia, per cui ecco tutti gli artisti in gara fra i Big proporre una loro versione di grandi classici della musica nostrana di questo secolo e mezzo; la settimana scorsa, infine, "Viva l'Italia nel mondo" serata happening in cui grossi calibri del panorama mondiale di oggi e di ieri arrivano all'Ariston per interpretare evergreen del repertorio italico che hanno avuto successo anche all'estero; 5) Introdotta proprio da Mazzi e Bonolis nel 2005 e mantenuta persino da Baudo, si consolida la tradizione della serata dei duetti, in cui i Big in gara si fanno accompagnare sul palco da altri esponenti del mondo musicale (soprattutto italiani, con qualche sporadica incursione fuori confine) per offrire una versione più o meno diversa dei pezzi in concorso; 6) Ci si apre ai due fenomeni musical - televisivi del momento: i talent show, i cui esponenti sbarcano in massa all'Ariston, e il televoto via sms, che finisce col premiare quasi sempre proprio i suddetti ragazzi, i cui fans, lo si è detto prima, hanno parecchia dimestichezza con questo sistema di votazione. 
Da tutto ciò è scaturito un evento decisamente svecchiato e quindi più appetibile per diverse fasce di pubblico televisivo. Perlomeno nelle prime due edizioni, affidate non a caso a presentatori brillanti come il duo Bonolis - Laurenti prima e Antonella Clerici poi, crebbe il ritmo dello show e diminuirono le lungaggini dovute a rallentamenti e tempi morti. E' aumentato l'appeal delle canzoni in gara, che paiono costruite secondo linee di maggiore orecchiabilità e "radiofonicità" (in linea generale), pur non mancando proposte più elaborate e ricercate. E' cambiato anche il metodo di selezione dei brani in gara nella categoria principe: niente più commissione di selezione che sceglie fra le tante proposte avanzate, i Big sono "invitati" secondo criteri  a discrezione della direzione artistica, la quale quindi sostiene a più riprese che non esistano più "esclusi": ciò che aveva fatto Baudo nel '95 e nel '96, più o meno. Il discorso degli inviti è in realtà molto aleatorio: ogni anno c'è sempre e comunque un cospicuo numero di cantanti che invia brani per partecipare (quest'anno, ad esempio, fra gli altri Marcella, Fausto Leali, Syria, Iacchetti) e che vengono "respinti": che siano "esclusi" o "non invitati", la sostanza non cambia poi molto... 
Il ruolo dei giovani cantanti in questo quadriennio sanremese merita una trattazione un po' più approfondita. Sulla categoria "del futuro" si è puntato massicciamente in occasione della prima delle quattro edizioni: in quel 2009, fece discutere il cast dei Big, ancora imbottito di cantanti jurassici senza più mercato, ma per le le "nuove proposte" si fece un lavoro eccellente: quell'annata ha sfornato nomi come Arisa, Malika Ayane, Simona Molinari, Irene Fornaciari, più "farfalle ancora nel bozzolo" ma di indubbio valore come Karima e Chiara Canzian. La gara fra i debuttanti venne valorizzata al massimo anche dal punto di vista televisivo, con l'allestimento di una serata dedicata in cui dieci veterani della musica italiana, da Ornella Vanoni a Pino Daniele, da Gino Paoli e Lucio Dalla e a Lelio Luttazzi, vennero a far da padrini ai dieci concorrenti in erba, esibendosi assieme a loro sia col pezzo in concorso sia con celebri brani del loro repertorio. 
Gli anni successivi sono arrivati Nina Zilli e Raphael Gualazzi, però la gara è stata un po' penalizzata, con la collocazione ad orario troppo tardo per poter garantire adeguata visibilità mediatica a questi volti nuovi. In ogni caso, questo lavoro sul vivaio sanremese, abbinato al ricorso, a volte massiccio e altre meno, ai "figli dei talent", ha portato al tanto sospirato "ricambio generazionale" dei cantanti del Festival. Una prima ondata di gioventù si era avuta nel 2010, con un cast nel quale comparivano Fabrizio Moro, Arisa, Malika, Sonhora, Mengoni, Noemi, Povia, Scanu, la Fornaciari (coi Nomadi); meno marcata la linea verde nel 2011, con la ricomparsa di alcuni jurassici ma la presenza comunque rassicurante di Giusy Ferreri, Nathalie, Modà con Emma; e quest'anno, abbiamo avuto un "listone dei big" coi ritorni di Emma, Arisa, Irene e Noemi, e in più Dolcenera, Carone e Chiara Civello. Sì, finalmente Sanremo si è aperto all'aria nuova della musica italiana, che è molto più profumata e inebriante di quanto qualche "nostalgico a prescindere" voglia credere e far credere: è chiaro che, da questo punto di vista, indietro non si possa più tornare. 
Questo, dunque, è stato il Sanremo made in Mazzi. La successione non si presenta facile, e l'invito alla Rai è di non caricare tutto il peso dell'organizzazione sulle risorse interne, come invece pare si voglia fare. Si vada a pescare un altro manager di esperienza nel settore discografico, e ci si affidi a fuoriclasse autentici della musica, che so, un Dalla, oppure un Mauro Pagani. Non si sa se l'addio del veronese comporterà anche quello di Lucio Presta, negli ultimi anni eminenza grigia del Festival, importante elemento di raccordo, equilibrio e genio. Sui cambiamenti della formula, è chiaro che molto di questi quattro anni andrà conservato: ci sarà casomai da pescare con maggior coraggio selettivo dai talent, guardando cioè a chi può davvero dare di più in prospettiva alla musica italiana e non al divetto usa e getta del momento, ma si tratta di una realtà che non può comunque essere ignorata. Così come non si può rinunciare al televoto, ma andranno adottati sistemi per renderlo meno decisivo nell'esito finale della gara. Occorrerà restituire ancor più centralità alla musica (che però alla fine, celentanate a parte, in quest'ultimo Festival il suo posto al sole se lo è ritagliato eccome) e lavorare ancora sul rapporto col web e coi social network, assolutamente imprescindibile per la musica e quindi per il Festival del futuro: finora si sono fatti solo timidi tentativi, non in altra maniera riuscirei a definire il concorso parallelo online per giovani cantanti del 2009, finito nel dimenticatoio, e anche il Sanremosocial di quest'anno, poiché una selezione di nuovi talenti attraverso le votazioni su Facebook non mi sembra proprio la via migliore per portare alla ribalta ragazzi veramente dotati e promettenti. Ma di Sanremo 2013 (ed oltre) ci sarà modo di riparlare ampiamente.  (2 - FINE). 

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