domenica 19 febbraio 2012

SANREMO 2012: BILANCIO FINALE

Nel lungo romanzo del Festival di Sanremo, il capitolo dedicato al "quadriennio Mazzi" (il direttore artistico dimessosi ieri alla vigilia della finale) sarà probabilmente intitolato "Dittatura talent". Sbrigativo e non certo rappresentativo in toto della complessa realtà sviluppatasi all'Ariston e dintorni dal 2009 al 2012, ma certo ineccepibile sul piano puramente statistico, perché l'albo d'oro non mente: in quattro edizioni, tre vittorie di "Amici di Maria", alle quali possiamo aggiungere quelle, fra i Giovani, di Tony Maiello nel 2010 (passato da X Factor) e , a buon peso, di Alessandro Casillo l'altroieri (reduce da "Io canto"). 
EMMA, PERCHE' NO? - Ora però bisogna intendersi: generalizzare è sempre sbagliato, ogni caso va analizzato nella sua unicità, e, in soldoni, faccio estrema fatica a mettere sullo stesso piano i trionfi di Marco Carta (soprattutto) e Valerio Scanu e quello, fresco fresco, di Emma. I primi due erano stati per diversi aspetti scandalosi: quello di Carta per il dubbio talento, la scarsa preparazione tecnica e la bassa qualità del brano presentato, quello di Scanu perché in concorso c'erano almeno cinque - sei canzoni superiori. Per Emma, sinceramente, non me la sentirei di gridare allo scandalo: dei tanti prodigi o presunti tali usciti da questi benedetti talent, lei è sicuramente uno dei più "solidi", sia nell'attualità sia come prospetto. Personalità e doti interpretative non le mancano, e "Non è l'inferno", l'ho già scritto nel pagellone di ieri, era modellata su misura per puntare al primo posto, una canzone di stampo festivaliero aggiornata secondo i crismi degli anni Duemila.
Allo stesso modo, non trovo inopportuno il richiamo, nel testo, alla drammatica realtà italiana: c'è chi ha parlato di paraculismo e ruffianeria, e posso anche capire, ma sinceramente io trovo sufficientemente credibile una giovane donna, da poco arrivata al successo, che canta del lavoro che manca e delle difficoltà ad arrivare a fine mese, e ricordo che quella che stiamo vivendo non è una crisi come tante altre che questo sventurato Paese ci ha "regalato": è una tragedia sociale che sta praticamente cancellando sogni e prospettive di vita di una generazione, e, se è vero che Sanremo è in parte specchio della nazione, credo sia persino doveroso che non rimanga chiuso in una bolla di vetro e che, anzi, amplifichi anzi tutto questo disagio. 
DOLCENERA IN... ZONA UEFA -  Questo in linea generale. Poi ci sono le valutazioni sulla qualità dei brani, che però a caldo sono in larga parte personali e solo sul lungo periodo potranno diventare più oggettive e tecniche: secondo me, ad esempio, Dolcenera ha portato quest'anno il miglior pezzo della sua carriera, e uno dei migliori in assoluto della rassegna: il solito brano che può godere di vasti consensi a Festival concluso, ma che nella gara canora, di solito, si ferma a ridosso del podio o poco più indietro, come è avvenuto. Così come non può sorprendere l'esclusione dal sestetto finale delle elaborate proposte di Bersani e Finardi, pur così diverse fra di loro. Riguardo ai primi tre, la sorpresa non è tanto Arisa, la cui canzone è assolutamente in linea con la tradizione melodica italiana e sanremese ed è stata impreziosita da una interpretazione di mostruosa perfezione e oltremodo sentita, ma Noemi, della quale del resto avevo già sottolineato lo straordinario talento vocale e la pregevolezza di un brano orecchiabile ma al contempo non banale, una disincantata ballad sulle pene d'amore con un ritornello quasi ossessivo che non può non farsi ricordare. 
TALENT E TELEVOTO ANCHE IN FUTURO - Già, Noemi: anche lei figlia di un talent, l'X Factor targato Rai. Ed è bene sia chiaro fin da ora che, nonostante la gestione di Gianmarco Mazzi sia giunta al termine (ma mai dire mai, nel mondo dello spettacolo: probabile che fra qualche anno ritorni), continuerà l'influsso sul Festival di questi particolarissimi (e per certi versi discutibili) show per aspiranti cantanti: è una realtà che, piaccia o meno, non è possibile ignorare nel mercato musicale odierno, alla luce delle crescenti difficoltà nel fare scouting che le case discografiche incontrano. Allo stesso modo, per lungo tempo non si potrà fare a meno del televoto, per tanti motivi.
Ciò che si può fare, come ha sottolineato anche l'esperto sanremese Eddy Anselmi, è trovare un sistema per ammorbidirne l'influenza sull'esito finale: se la superfinale a tre viene decisa solo dagli sms, e se fra questi tre c'è Emma o un altro "talent", il verdetto è scontato e purtroppo questa è stata una triste costante del quadriennio in oggetto (se ieri, magari, fosse arrivato all'ultimo rush un Francesco Renga, che al televoto vinse nel 2005, tutto sarebbe stato più incerto). Perché, ma è solo il primo esempio che mi viene, non inserire un voto di qualità anche per la sfida conclusiva (ma di esperti veri, però, non attricette improbabili che di musica ne sanno meno di me)? 
SANREMO O TELEPROMOZIONE? - La finalissima (che viene vista in ogni caso in misura oceanica, l'Auditel lo dimostra) si è in effetti retta in questi anni quasi esclusivamente sul pathos presunto della gara, che però anche ieri sera è risultato assai annacquato, per le ragioni suddette. Lo schema della serata conclusiva ha ricalcato in effetti quello, non troppo esaltante, di dodici mesi prima. Subito le dieci finaliste, con ritmi piuttosto sostenuti, poi una lunga attesa dei risultati da riempire con elementi di spettacolo non sempre convincenti. Gradevole ma non di grandissimo impatto Geppi Cucciari (che del resto non è artista da "far venire giù  il teatro", come aveva fatto la sera precedente Alessandro Siani, a proposito del quale si può ben dire: è nata una stella), che però guadagna punti grazie all'appello per la liberazione di Rossella Urru, sempre suggestiva la presenza dei Cranberries (da loro una lezione su come si possa sempre rimanere fedeli a un proprio stile musicale riuscendo però a non essere ripetitivi, e pazienza se Dolores ha dichiarato di non conoscere quasi nulla del repertorio musicale sanremese, glielo perdono volentieri!).
Dopodiché mi è venuto il sospetto di aver sbagliato canale, e di essere su una colossale telepromozione dei programmi Rai prossimi venturi, tipo "ApriRai" o il vecchio "Sette giorni tv": da Max Giusti a Lorella Cuccarini, fino al cast della fiction su Walter Chiari (e il venerdì era stata la volta del "giovane Montalbano" e dei protagonisti di "Ballando con le stelle"), mi è parso non mancasse proprio nessuno: forse un po' di buon gusto non guasterebbe: gli spot proposti a manetta negli intermezzi pubblicitari dello stesso Festival non erano sufficienti? Allungare meno il brodo delle serate precedenti e riservando per la finalissima qualcuno degli ospiti fatti sfilare da martedì a venerdì magari a tarda notte non sarebbe stato più funzionale alla buona riuscita dello show? E perché non aumentare il numero dei Big finalisti o, in alternativa, riservare all'apertura del Galà del sabato l'ultima sfida dei Giovani, che cosi ne guadagnerebbero in visibilità? Tutte domande che rimarrano senza risposta, grazie al pollice in su di Re Auditel.
IL PREVEDIBILE CELENTANO - Beh, certo, poi c'era Celentano, ma è stato tutto molto prevedibile: qualcuno pensava davvero che sarebbe tornato sui suoi passi chiedendo scusa? Qualcuno pensava che le giustificazioni per la  battuta - disastro sulla chiusura dei giornali sarebbero state convincenti (si è appellato all'uso del dovrebbero", ma non mi pare fosse il condizionale il nocciolo del problema)? Qualcuno pensava che non ci sarebbe stata qualche contestazione in sala, prontamente rintuzzata da applausi scroscianti non appena il molleggiato si fosse messo a cantare (promuovendo ovviamente il suo disco, anche questo prevedibile ma assolutamente legittimo, non vedo perché non avrebbe dovuto farlo e perché la cosa, per Aldo grasso, fosse così "triste")? Suvvia...
RICAMBIO GENERAZIONALE - E' stato un Festival con un buon livello musicale, pur senza picchi particolari, in linea grosso modo con gli ultimi due. Rispetto al 2011, si è forse puntato su una maggiore semplicità nella costruzione musicale, e quindi sull'orecchiabilità Ci sarà modo di ritornare sulla fine dell'era Mazzi (e conto di farlo già nei prossimi giorni), tuttavia già qui mi preme di sottolineare come l'ormai ex Direttore Artistico, fra i tanti meriti, si sia ascritto quello di aver svecchiato, gradualmente e in punta di piedi, la rosa dei partecipanti. Si era partiti, nel 2009, con una gara che schierava Al Bano, Fausto Leali, Patty Pravo e Iva Zanicchi; l'anno dopo, l'edizione da me preferita, una "violenta" ondata di gioventù, mitigata nel 2011 col ripescaggio di qualche grande vecchio e habituè della kermesse. Siamo arrivati nel 2012, e il cast dei Big ha presentato Dolcenera, Arisa, Irene Fornaciari, Nina Zilli (prodotti del vivaio sanremese negli anni Duemila),  Emma, Pierdavide Carone (da Amici) e Noemi (X Factor). In più una ragazza ancora sconosciuta al grande pubblico italiano, Chiara Civello, stella del jazz. Bersani e Renga, così come d'Alessio e i Marlene Kuntz, non sono più di primo pelo ma neanche "vecchi", e sempre più o meno sulla cresta dell'onda. Fra i veterani, Dalla (che non veniva in gara da quarant'anni, giova ricordarlo) ha solo fatto da discreto accompagnatore a Carone, i Matia erano assenti dal 2005, Finardi dal '99 e solo alla terza partecipazione, l'unica vera assidua  presente è stata la Berté, peraltro in un "format" particolare con D'Alessio. Sì, il ricambio alla fine c'è stato: almeno al "Sanremofestival", l'Italia non è un Paese per vecchi. 
I CONDUTTORI - Due parole infine sulla squadra dei presentatori. Mi perdonerà Morandi, ma non mi ha convinto l'anno passato e tantomeno lo ha fatto questa settimana. Però in parte lo assolvo, per due motivi: 1) nonostante le esperienze ormai non più sporadiche sul piccolo schermo, non è un anchcor man; 2) la colpa è degli autori: non un guizzo, non un piacevole imprevisto nei loro testi. Certo, poi il Gianni è parso spesso poco reattivo nel non raccogliere certe battute. Stanchezza, lo posso capire. Capisco meno la presenza di Ivana Mrazova, la valletta (termine che le donne di spettacolo non gradiscono molto, ma in questo caso altro non era) meno incisiva di tutta la storia recente della kermesse. Di Rocco Papaleo ho scritto forse troppo poco in questi giorni, ma quel poco l'ho fatto col cuore: è un grande e poliedrico attore, il suo stralunato e ingenuo distacco, un po' recitato un po' autentico, ha reso più umana tutta la macchina Festival e più sopportabili le lunghe pause fra una canzone e un'altra, fra un ospite e un balletto. Io preferisco sempre mettere in primo piano i cantanti, ma, al di fuori della gara, auspico che Sanremo 2012 venga ricordato col volto beffardo, amico e comunicativo di Rocco, piuttosto che con quello di Celentano. 



2 commenti:

  1. hai fatto benissimo a parlare di Papaleo in questo modo, io lo apprezzo da tantissimo e devo dire che, a conti fatti, ha convinto anche qui, nonostante il palco dell'Ariston non si presti molto alle improvvisazioni a cui ci ha abituato il buon Rocco. Le canzoni a mio avviso sono state buone, meglio dell'anno scorso, globalmente parlando. Emma non mi scandalizza, piuttosto mi rattrista la diatriba col cantante dei Modà, che a mio avviso si è comportato come un bambino capriccioso, visto che pubblicamente si è lamentato che la cantante gli abbia telefonato per ringraziarlo solo l'indomani alle 12,30. Per fortuna Emma ha fatto rientrare l'accaduto, in fondo hanno vinto entrambi

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  2. Ciao Gianni, mi sono preso una giornata di "stacco" dopo la full immersion sanremese, è stata una settimana divertentissima e anche esaltante per il blog, che ha avuto una marea di contatti. Grazie anche a te per i tanti e graditissimi commenti.
    Sul caso (vabbè, caso...) Kekko - Emma, sono con te: certo bisognerebbe conoscere ogni dettaglio, ma da quel che è trapelato anche a me il cantante dei Modà è parso un po' troppo superficiale nel giungere alle conclusioni. Quando vinci il Festival, per qualche ora penso si vada fuori di testa, Emma sul palco addirittura non ricordava più il nome di due degli autori della canzone, era nel pallone, però quello di Francesco se lo è ricordato e, se non vado errato, è stata la prima persona che la ragazza ha ringraziato in Eurovisione (o comunque l'ha fatto nel corso della serata): penso che valga più di un sms. Che gliel'abbia mandato cinque minuti o dodici ore dopo che diavolo cambia? Non è da queste sciocchezze che si rovinano un sodalizio artistico e soprattutto un'amicizia, se ci si tiene veramente. Sono giovani e quindi immaturi, spero che a mente fredda il ragazzo ci ragioni e torni sui suoi passi.

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