venerdì 13 aprile 2012

EURO 2012 - LA MATTANZA DEI RANDAGI: E SE I CALCIATORI ADOTTASSERO CANI E GATTI?


Meno di due mesi a Euro 2012. Un appuntamento che questo blog cercherà di raccontare e commentare nel dettaglio, un po' come fatto per il Festival di Sanremo, compatibilmente con eventuali impegni del sottoscritto. Il primo post sulla rassegna continentale lo vorrei però dedicare a un aspetto dell'evento che di calcistico ha ben poco. Anzi, diciamola tutta: ha ben poco di umano e di civile. 
La strage di animali randagi in Ucraina: se ne è parlato parecchio in questi mesi, più sul web che attraverso i media tradizionali, a dirla tutta. Cosa sta succedendo? Accade che in Ucraina, uno dei due Paesi (l'altro è la Polonia) designato per ospitare l'Europeo di football, si stia attuando un'eliminazione sistematica di cani e gatti randagi, anche con metodi di rara crudeltà. Perché? La nazione, si dice, deve presentarsi agli occhi del continente e del mondo, in occasione di questo grande evento sportivo, linda e pulita. Anzi, "ripulita". Dare di sé un'immagine "positiva" e allettante anche per il turismo del futuro, mostrando una realtà ordinata e rispondente ai più moderni canoni di vivibilità: e pare che per raggiungere un tale obiettivo non basti costruire e rimodernare infrastrutture, stadi, strade, alberghi e quant'altro; no: secondo qualche "illuminato" occorre "ripulire" il territorio sbarazzandosi degli animali. Siamo nel terzo millennio, ma a sentire certe cose non si direbbe.
MATTANZA - Detto, fatto. Così, come ha scritto il Fatto Quotidiano on line in un articolo del 28 febbraio scorso, "gli animali vengono uccisi a migliaia, avvelenati, presi a bastonate o a fucilate. A incentivare questo massacro sono all’inizio proprio le autorità locali, pronte a tutto pur di “ripulire” le strade delle loro città in vista delle partite dell’estate prossima. I cani vengono raccolti a centinaia dalla neve sporca di sangue, alcuni bruciati, altri buttati nell’immondizia, altri ancora in enormi fosse comuni ricoperte poi dal cemento". Nell'autunno scorso, in seguito alle proteste sempre più pressanti delle associazioni animaliste e dell'opinione pubblica internazionale, il Governo locale aveva annunciato il "divieto allo sterminio", impegnandosi nel contempo a mettere in cantiere la costruzione di adeguate strutture per il ricovero degli animali senza padrone. Promesse che però, a quanto pare, sembrerebbero cadute nel vuoto: sul giornale web "Il cambiamento" si legge infatti, a inizio aprile, che da allora "le stragi sono continuate ininterrottamente... Testimone della mattanza dei randagi, il fotografo Andrea Cisternino, il quale ha dichiarato all'agenzia di stampa Ansa: “Continuiamo a vedere e filmare cani morti nelle strade e a soccorrere quelli sopravvissuti. Nel centro della capitale Kiev, città i cui dati parlano di 12mila randagi, di fatto non se ne vedono più, mentre prima c'erano interi gruppi”.
INCIVILTA' - Non sono necessarie troppe parole per commentare quanto sta accadendo: coloro che si macchiano di scempi simili non possono che essere organismi viventi senza testa e senza cuore, personaggi incivili e senza alcun rispetto per la vita in ogni sua forma. La speranza è che essi non siano espressione della più generale inciviltà dell'intero Paese, ma non ho i mezzi per fare valutazioni del genere. Di certo, dentro costoro c'è uno spaventoso vuoto culturale e morale. Per quanto il randagismo possa rappresentare, da quelle parti, un problema sociale e "urbano" più grave di come lo si possa percepire da noi (si è letto anche questo, in vari resoconti degli ultimi mesi, e a questi mi devo attenere), non ci vuole una laurea per capire che tanti altri sistemi siano adottabili per limitare il fenomeno, garantendo nel contempo agli animali la salvezza e un dignitoso mantenimento in vita, loro pieno diritto. 
IL RUOLO DEL CALCIO, IL RUOLO DELL'UEFA - Tengo subito a sottolineare una cosa, per quanto di scarsissimo rilievo in confronto alla morte violenta di tanti esseri innocenti: leggendo commenti su blog, social network e siti di informazione, da quando è scoppiato il caso, è percepibile un generalizzato attacco al calcio in quanto tale, quasi fosse esso il responsabile della mattanza. Chi odia il pallone (ma perché odiarlo? Se una cosa non piace, come è lecito che sia, la si ignora e basta) ha trovato in questa vicenda terreno fertile per scaricare ulteriore veleno sul mondo della pedata e dei suoi protagonisti, mostrando sconcertante superficialità e anche un pizzico di populismo. Signori, il calcio in sé per sé c'entra ben poco, anzi, direi quasi nulla: prima dell'Ucraina, tanti altri Paesi, in ogni parte del mondo, sono stati scelti dagli organismi preposti (le varie federazioni internazionali) per ospitare queste manifestazioni, dai Mondiali agli Europei, ma mai in nessun altro posto si era assistito a uno scempio del genere. E' evidente che fra le richieste mosse da tali federazioni ai Paesi anfitrioni non vi sia, né mai vi potrebbe essere, l'eliminazione sistematica, anche con metodi violenti, degli animali randagi. 



Detto questo, non bisogna nascondere la testa sotto la sabbia: l'UEFA ha fatto ben poco per arginare il fenomeno. Sempre dal già citato articolo del Fatto quotidiano, emerge che, nell'autunno scorso, "la Uefa fa sapere di aver mandato due lettere, la prima al vice premier Ivan Vasiunnyk il 23 settembre 2009 e la seconda al suo successore Borys Kolesnikov il 1 giugno 2010, invitandoli a “prendere i giusti provvedimenti per risolvere la questione”. Non è molto, onestamente; inoltre "a fine novembre l’Uefa ha detto di aver effettuato una donazione alla Protezione animali di Kiev per finanziarne le sue attività, ma tra i volontari nessuno ha mai visto un euro”. Quanto avrebbe stanziato l’Uefa? “Non è dato saperlo”, risponde Cisternino. “Sta di fatto che il 25 gennaio 2012, nel corso di una manifestazione animalista di fronte al parlamento di Kiev, il ministro all’Ambiente ucraino Mykola Zlochevsky ci ha incontrati e ci ha detto che stavano cercando i soldi per continuare le sterilizzazioni”. Insomma, dove sono finiti i soldi dell’Uefa?". 
SPERANZE VANE? - Insomma, da parte della Federazione calcistica continentale e del suo ambizioso capo, Michel Platini, sarebbe auspicabile qualche mossa più decisa. Ma è lecito attendersi prese di posizione coraggiose e ufficiali da parte di un calcio che nel 1978, per dire, accettò quasi senza batter ciglio la possibilità di andare a giocarsi un Mondiale in un'Argentina funestata da una dittatura militare che torturava, uccideva e occultava migliaia di giovani innocenti? E, più in generale, cosa aspettarsi da un movimento sportivo che quattro anni fa è andato a celebrare la sua massima espressione, i Giochi Olimpici, in quella Cina per tanti aspetti discutibile, sul piano della democrazia e del rispetto dei diritti umani? Lo sport ha scelto questa strada, cioè salvaguardare sempre e comunque l'aspetto agonistico, rendendolo impermeabile a condizionamenti derivanti da fattori politici o sociali. Se sia una strategia giusta o meno non lo si può valutare qui, in poche righe.
INIZIATIVE POSSIBILI - Riguardo alle singole Federazioni calcio, qualcosa in più sarebbe invece possibile fare. Attenzione, non mi sognerei mai di chiedere, come in molti hanno fatto, addirittura un boicottaggio del torneo. Follie da sognatori. Ci sono interessi economici enormi in ballo, ci sono le carriere di atleti che, giustamente, attendono quel momento come uno dei più importanti della carriera, e non è giusto chieder loro di rinunciare. 
Ma dirigenti e calciatori, una volta in terra ucraina, potrebbero emettere comunicati ufficiali di protesta, partecipare alle iniziative degli animalisti, prestare i loro volti per campagne pubblicitarie contro la strage, far sentire concretamente la loro voce sia nelle conferenze stampa sia in campo, che so, con striscioni da srotolare a sorpresa al momento di entrare sul terreno di gioco o prima degli inni (ma in quest'ultimo caso potrebbero crearsi incidenti diplomatici con le autorità locali, e forse nemmeno i governanti calcistici apprezzerebbero). 
ADOZIONI - La cosa più bella, più rivoluzionaria, più spiazzante, potrebbe essere questa: tutti i 368 giocatori convocati (23 per ciascuna delle 16 Nazionali finaliste) adottino un randagio ucraino, e facciano lo stesso i 16 Commissari tecnici. Ecco, questo sì che sarebbe un messaggio veramente "devastante", nella sua positività: una lezione morale a chi ha dato il via libera a questa mattanza, una lezione da impartire senza il timore di incorrere in multe o sanzioni. Cristiano Ronaldo, Podolski, Iniesta, Van Persie, Buffon: tutti con un cagnolino o un gatto ucraino in braccio, da portare con loro al ritorno a casa dopo la conclusione dell'Europeo. E' proprio impossibile? 


2 commenti:

  1. hai fatto benissimo a denunciare questo fatto, tra l'altro con molta accuratezza. Io rimango basito, indipendentemente che si colleghi questo fatto increscioso al mondo del calcio. Ogni volta che agli animali viene usata violenza sto male, se mi capitassero tra le mani queste persone non avrei pietà... troppo facile scagliarsela con soggetti indifesi

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  2. Infatti... Ripeto, l'unica cosa che si può rimproverare al calcio, in questo caso, è che ci si sta muovendo poco, soprattutto da parte dell'Uefa. Ma i boicottaggi secondo me non hanno senso e non risolvono. Spero davvero che l'opera di sensibilizzazione parta dai calciatori, i veri protagonisti della rassegna, magari nelle modalità da me descritte. O anche in altre, basta che qualcosa si faccia.

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