lunedì 16 aprile 2012

LE MIE RECENSIONI: "DIAZ - DON'T CLEAN UP THIS BLOOD"


"Diaz" è un pugno nello stomaco. Violento da spezzare il fiato, difficile da assorbire, eppure estremamente salutare. Sì, salutare, perché il film di Daniele Vicari, uscito la settimana scorsa nelle sale italiane, apre brutalmente gli occhi a chi ancora si crogiolava nella comodità delle versioni ufficiali, squarcia il velo del silenzio, non tanto e non solo su un evento tragico che è stato ampiamente documentato sia dalle riprese effettuate sul posto all'epoca, sia dalle risultanze dibattimentali dei vari processi, quanto su cosa sia realmente stata la realtà italiana politica e informativa nei primi anni di questo secolo. Una realtà amara, ora lo si può dire, un regime democratico parziale, con i media fortemente condizionati e impossibilitati a dire fino in fondo tutta la verità su certi argomenti scottanti. 
VERITA' NUDA E CRUDA - Chi siano stati i responsabili di tutto ciò, lo dirà (e forse in parte lo ha già detto) la storia. Non è questa la sede per discuterne. Di certo c'è che in quella notte fra il 21 e il 22 luglio 2001, a Genova, prima nella scuola Diaz  e poche ore più tardi all'interno della caserma di Bolzaneto, si sono consumati momenti degni di una dittatura sudamericana degli anni Settanta. Di quelle ore, lo si detto, esistono immagini, video, testimonianze, processi. C'è Amnesty international che ha parlato di quei giorni come della "più grave sospensione dei diritti umani in una democrazia occidentale dopo la seconda guerra mondiale". Ecco perché "Diaz - Don't clean up this blood", pur raccontando un "già visto e già vissuto", spiazza e devasta le coscienze di chi ha ancora la forza di indignarsi di fronte a tali scempi: perché ciò che la pellicola mostra è la verità storica dei fatti, nuda e cruda, per nulla edulcorata (anzi), con pochissime forzature narrative. 
"Diaz" è forte di una scrittura assolutamente rigorosa, che ben poco spazio concede a fantasiose derive romanzesche. La ricostruzione filmica lascia a volte il passo alle immagini autentiche dell'epoca, quelle dell'irruzione notturna nella scuola e dei soccorsi immediatamente successivi, in mezzo a ettolitri di sangue. Viene mostrato tutto ciò che dev'essere mostrato, senza sconti: le percosse ai limiti dell'uccisione, le chiazze  rosso vivo sui muri e sul pavimento, l'indignazione della stampa, le false prove (le bottiglie Molotov), la cappa di piombo su Bolzaneto, le violenze fisiche e psicologiche sui fermati. Per chi ha vissuto più o meno da vicino i fatti dell'epoca, e dopo ha avuto il coraggio e la volontà di documentarsi, nulla che già non si sapesse; per chi ha nascosto per dieci anni la testa sotto la sabbia, qualcosa che forse non è facile da accettare, ma che deve essere visto. 
CRITICHE - C'è chi ha parlato di una ricostruzione troppo schierata dalla parte delle vittime del pestaggio, di uno spazio troppo esiguo e marginale dato al ruolo dei Black bloc in tutta la vicenda G8, indubbiamente complessa: è una scelta artistica e ideologica che si può condividere o meno, e la critica suddetta non è del tutto campata per aria;  da parte mia penso che parlare un po' di più dei teppisti (terroristi autentici) del "blocco nero" non avrebbe cambiato la rappresentazione di quella realtà che il film vuole descrivere, la realtà di una mattanza che nessuna provocazione precedente nei confronti delle forze dell'ordine, nessun gesto violento di una parte di manifestanti, potrà mai giustificare: e sarebbe forse stata, anche, una ennesima concessione a quella "par condicio" che ha annacquato e impoverito il dibattito politico italiano dagli anni Novanta in poi, quella regola in base a cui dove c'è chi dice bianco dev'esserci per forza anche chi dice nero. E no, signori: questo film ha detto bianco, ora attrezzatevi voi, girate un altro film o montate un altro documentario che dica nero, poi avremo modo di discuterne l'efficacia narrativa e la veridicità di rappresentazione. 
FILM POLITICO? - Si è anche detto che "Diaz" lascia fuori la politica. Beh, forse "letteralmente" è vero: non compaiono personaggi politici (se non le poche immagini degli otto grandi dell'epoca riprese dai telegiornali di quel 2001), non si parla di scelte e di decisioni politiche. Ma credo che questo film sia, in realtà, profondamente "politico", se politica vuol dire anche impegno e coscienza civile, volontà di portare alla luce del sole drammi, brutture, vergogne del nostro tempo. E' talmente "politico", "Diaz", che non a caso esce solo oggi, oggi che si sta cominciando ad alzare il velo, senza più reticenze, su una fase storica del nostro Paese che forse sarebbe stato meglio non ci fosse mai stata. Dopodiché, il compito di cercare e condannare i responsabili è della vita reale, non dell'arte filmica.



PREGI E DIFETTI - Sul piano più squisitamente tecnico, che per una pellicola del genere ha valore relativo, sostanzialmente condivisibile la scelta di non caratterizzare in modo troppo approfondito la gran parte dei personaggi, perché scopo del film è quello di mostrare una visione globale e documentaristica della vicenda, con poche ma significative digressioni su vicende personali, come quelle di Alma, giovane manifestante tedesca picchiata nella scuola, maltrattata in caserma e disperatamente cercata dalla madre, o di Luca, giornalista della Gazzetta di Bologna capitato al posto sbagliato nel momento sbagliato. Funziona solo a tratti il gioco di flashback temporali, estremamente efficace quando mostra l'assalto alla scuola visto di fuori, dalle forze dell'ordine, e da dentro, dai manifestanti, mentre in altre fasi genera un po' di confusione e difficoltà nel seguire la ricostruzione. Fra gli attori famosi del cast, troppo esigua la parte affidata a Mattia Sbragia, alto esponente della polizia che parla poco ma sembra essere il deus ex machina di tutta l'operazione, a cui sovrintende con freddezza, quasi come se stesse sbrigando pratiche d'ufficio. Azzeccato il personaggio di Anselmo, anziano militante Cgil interpretato da Renato Scarpa con semplicità e leggerezza, anche lui vittima della barbara furia della polizia. 
SANTAMARIA - E a proposito di polizia, ben poco credibile risulta invece la figura del vicequestore romano Max: Claudio Santamaria, certo, ne fornisce una interpretazione tutto sommato convincente, ma a non essere convincente è il personaggio, il poliziotto posto al comando dell'irruzione che entra per ultimo nella scuola e, a massacro ormai quasi compiuto, mostra il volto disgustato, urla ai suoi di smetterla (con grande ed efficace autorità, va detto: quando volta le spalle quelli continuano a manganellare a volontà...), arriva addirittura a chiedere scusa a  uno dei pochi ragazzi malmenati che non hanno perso i sensi (ottenendo in cambio l'inevitabile sguardo carico di odio e livore) e poi, una volta uscito, si sfoga con un superiore per l'eccessiva violenza della squadra a lui affidata. Insomma, una specie di poliziotto "buono", o se non altro "pentito", ma che in realtà piange solo lacrime di coccodrillo di qualità purissima. Figura patetica che in un film di così alto profilo non avrebbe dovuto trovare cittadinanza, così come non vi era assolutamente la necessità di infilare nel mezzo della pellicola l'inevitabile scena di sesso (o meglio, di... post sesso, con un esponente del Genoa Social Forum e la sua ragazza sorpresi dalla cinepresa nudi nella penombra di una stanza). La domanda è: perché? Perché cedere alla tentazione del pruriginoso, sebbene breve e solo accennato, anche in un'opera che trova realizzazione e compimento, che centra perfettamente il bersaglio attraverso altre vie? E' proprio necessario infilare il sesso in ogni film, dal comico al tragico, dal thriller al documentaristico? Inutile e fuori luogo, infine, la presenza caricaturale di Paolo Calabresi, compagno di lavoro di Max - Santamaria. 

7 commenti:

  1. Grazie Carlo per questo commento al film, degno d'un vero "giornalista", merce rara di questi tempi. Giancarlo

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  2. un film che aspettavo da tempo, una fotografia alquanto credibile e realistica di ciò che è successo e riletta con grande trasporto da un genovese doc come te. Per non dimenticare. Vicari poi è davvero bravissimo

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  3. Grazie infinite al signor Giancarlo, mi ha fatto enormemente piacere trovare qui il suo apprezzamento. Grazie davvero di cuore.
    Grazie anche a te Gianni, in effetti ho ancora bene impressi nella memoria quei giorni, terribili per tutti noi genovesi, non solo per chi è stato toccato direttamente da quei fatti. Un film così non poteva non coinvolgermi.

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. Carlo, conosci questo sito, dove si possono leggere le sentenze di I e II grado dei processi Bolzaneto e Diaz?

    http://www.veritagiustizia.it/

    Abbi cura di te, giancarlo

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  6. No, non lo conoscevo. Molto interessante e ben fatto, grazie per la segnalazione.

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    1. Carlo, oggi ho aperto un mio blog:
      http://grignare.blogspot.it/
      dove parlerò di escursionismo, alpinismo ma anche di storia. Un caro saluto, Gcm

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