domenica 2 settembre 2012

LE PAGELLE DEL MERCATO - PRIMA PARTE: DALL'ATALANTA AL GENOA

                         Il terzino atalantino Peluso, oggetto del desiderio di molte squadre

E' giunto dunque il momento di "pagellare" un calciomercato fra i più tristi e dimessi che il football italiano del dopoguerra ricordi. Ci si è accapigliati attorno a mezze figure e a campioni in declino spacciati per fuoriclasse (il caso Berbatov è stato emblematico, in tal senso), lo scambio Pazzini - Cassano è stato uno dei momenti salienti delle trattative, quando solo fino a pochi anni fa sarebbe stato un passaggio di secondo piano. I top player sono giunti giornalmente a vestire le gloriose casacche delle nostre squadre solo sulle pagine dei quotidiani sportivi, che, parere personale, andrebbero sanzionati per la marea di idiozie che spargono. E' anche vero che, finché esistono i sempliciotti che si bevono "notizie" del tipo "Cristiano Ronaldo all'Udinese" (e ci sono, purtroppo, basta farsi un giro per il web), ogni cosa è lecita, ma a tutto c'è un limite. Il giornalismo da calciomercato andrebbe abolito d'autorità, ecco. E ora via ai giudizi sulle Magnifiche (ehm) venti di A. 
ATALANTA - Si riparte, sostanzialmente, dalla squadra dell'anno scorso e da un impianto di gioco collaudato ed efficace. Su un telaio mostratosi già ampiamente affidabile, gli innesti di maggior rilievo sono quelli del difensore Stendardo e, al centro, di Biondini (inseguito a lungo dal Genoa e poi scaricato dopo pochi mesi: valli a capire, certi dirigenti...), in grado, se in condizione, di regalare podismo illuminato a un settore nevralgico di finissima qualità, fra Cigarini, regista coi fiocchi, lo straripante Schelotto sulla destra e il raffinato Bonaventura, positivo nella prima stagione in A.
Il team di Colantuono appare equilibrato e senza punti deboli: in difesa, i neo nazionali Consigli e Peluso (che sembrava destinato a lasciare il Brumana, e forse partirà a gennaio) e gli esperti Bellini e Manfredini vanno a formare un reparto scolpito nel granito, classe e muscoli al servizio della causa. L'incognita è in avanti: Denis saprà bissare la strepitosa stagione passata?Moralez acquisirà maggiore continuità? E il rampante De Luca, piedi buoni e discreto senso del gol, sarà in grado di ripetere ai piani alti le prodezze della cadetteria? In ogni caso, sembra un'Atalanta destinata a un torneo ricco di soddisfazioni, persino con qualche piccola ambizione europea (nel senso di Europa League). Ed è, soprattutto, un'Atalanta profondamente "italiana": solo per questo, merita simpatia incondizionata... 
BOLOGNA - Era nell'aria fin dall'inizio del mercato, e alla fine è accaduto: Ramirez, il nuovo beniamino del Dall'Ara, ha fatto in extremis le valigie per l'Inghilterra. Perdita da non sottovalutare, come quelle dello squalificato Portanova, bandiera e baluardo difensivo, e del bomber Di Vaio. Tuttavia a Pioli rimangono nella manica carte importanti da giocare: l'asse portante della squadra, rivoluzionato per tre quarti, è da medio - alta classifica: Natali a governare la terza linea, Pazienza a donare muscoli e fosforo nel mezzo, Diamanti, nuova stella azzurra, a inventare calcio di gran pregio per le proprie prodezze personali e per l'erede di Di Vaio, un Gilardino che a Genova, fin quando non è stato bloccato da un infortunio, aveva mostrato notevoli doti da attaccante completo, in grado di fare gioco e aprire varchi per i compagni.
Qualche perplessità sul da sempre sopravvalutato Curci a difesa della porta (Agliardi, pur non eccelso e ieri lo ha dimostrato, dà maggiori garanzie sul lungo periodo) e su due fulgide promesse del football nostrano di cui sinceramente ci siamo stufati di attendere la maturazione: il laterale destro Motta e Acquafresca. Per loro, o si esplode quest'anno, o addio sogni di gloria. Curiosità attorno al ritorno in Italia di Guarente, che se in condizione è centrocampista di spessore assoluto, in grado di coniugare qualità e quantità, e al bomberino Gabbiadini, atteso al decollo.

                                     Diamanti, attesissimo dopo il buon Europeo

CAGLIARI - Squadra che... si salva, non si cambia. Ecco dunque i sardi presentarsi ai nastri di partenza con un organico il larghissima misura invariato rispetto al 2011/12. C'è un nucleo storico, individuabile nel quintetto Agazzi - Astori - Conti - Nainggolan - Cossu, che garantisce personalità e continuità di rendimento. La difesa ha perso le bandiere Agostini e Canini, ma trova un Rossettini che è elemento affidabile, tanto da essere stato inseguito da più di una squadra. E in attacco, dopo le discutibili (e fallimentari) avventure esotiche degli ultimi anni, si punta finalmente su un prodotto indigeno, quel Sau che in cadetteria ha fatto sfracelli con la maglia della Juve Stabia, e che meritava una chance ai piani alti. Con Pinilla e con l'assistenza del genietto Cossu, va a formare una prima linea di indubbia pericolosità, che potrebbe essere l'arma in più dei sardi, al contrario di quanto avvenuto nel recente passato, nell'attesa che il cavallone Ibarbo dia maggior concretezza alle sue veementi incursioni. Compagine da salvezza tranquilla, come al solito. E se i veterani continuano a girare a mille, qualche soddisfazione in più potrebbe arrivare...
CATANIA - Altra squadra che si è limitata a movimenti di scarso rilievo, eccezion fatta per il porterino Frison, un prospetto di sicuro avvenire. Rimane il collaudatissimo telaio dell'ultima stagione, con un Legrottaglie rigenerato da un ottimo campionato e pronto a guidare la retroguardia da par suo, un Marchese ormai giunto alla piena maturità e, nel mezzo, un Lodi che, dovesse ripetere la mostruosa "temporada" passata, meriterebbe una chance in Nazionale: sa costruire, rifinire, concludere, è mortifero sulle punizioni e ha trovato anche carattere e personalità; è un giocatore da grande squadra, bravo il contestato (per motivi extracalcistici...) Pulvirenti a trattenerlo, così come ha fatto per un trio d'attacco che potrebbe mettere a soqquadro le gerarchie del campionato: la tecnica di Gomez, la rapidità di Barrientos, il pragmatismo di Bergessio, un tris argentino che ha tutto per proiettare gli etnei ben oltre l'obiettivo della permanenza. Occhio ai rossoazzurri...
CHIEVO - Anche in questo caso, pochissimi cambiamenti. L'impressione è che il Chievo abbia perso competitività rispetto all'ultima edizione, nonostante il buon avvio in campionato. Là dietro, un giovane rampante come Acerbi non si sostituisce facilmente, e il nuovo arrivato Papp, carneade assoluto ai grandi livelli, è la classica incognita straniera di cui i nostri club dovrebbero cominciare a fare a meno. Ad ogni modo Sorrentino, Frey e il sottovalutatissimo Sardo garantiscono una discreta tenuta al reparto.
Nella zona centrale, grave la perdita di Bradley, che sotto traccia reggeva le file della manovra senza fronzoli ma con grande efficacia; da seguire con interesse l'eclettico Cofie, prodotto del vivaio genoano, e soprattutto Marco Rigoni, giunto finalmente alla grande ribalta l'anno passato dopo una lunghissima anticamera. I suoi gol e le sue alzate di genio hanno impreziosito il torneo del Novara, e a Verona dovrebbe trovare l'ambiente ideale per continuare sull'ottima strada intrapresa. Perplessità su David Di Michele, reduce da una buona stagione ma con l'incognita dell'età, che potrebbe cominciare a presentare il conto del logorio e dell'usura. Rimane l'intramontabile Pellissier, e accanto a lui valide alternative come Thereau, Moscardelli e un Paloschi atteso finalmente all'esplosione definitiva, dopo le promesse degli esordi un po' annacquate da infortuni e impieghi part time. Sarà ancora lotta salvezza, più dura e affannosa rispetto al recente passato.
FIORENTINA - Ha cambiato tantissimo, la Viola, e sulla carta ha perso parecchio in linea tecnica. Solo sulla carta però, perché i vari Gamberini, Vargas, Behrami e Montolivo non parevano davvero più in grado di dare alla squadra quel sostanzioso contributo che la loro caratura avrebbe preteso. La rosa sembra comunque offrire discrete garanzie in tutti i reparti: Viviano tenterà di riprendersi la Nazionale, e  davanti a lui i vari Cassani, Camporese e Pasqual dovrebbero montare una accuratissima guardia.
Grande attesa attorno al poliedrico argentino Roncaglia, così come per lo spagnolo Borja Valero, che ha i mezzi per diventare uno dei califfi del centrocampo toscano. Un centrocampo di grandissimo spessore e ricco di alternative: c'è Aquilani che tenta l'ennesimo rilancio, ci sono gli ex palermitani Della Rocca e Migliaccio, quest'ultimo giocatore autenticamente universale, c'è Pizarro, regista fra i più continui ed efficaci dell'ultimo decennio di Serie A, e c'è Cuadrado, uno dei potenziali fenomeni scoperti dall'Udinese, che ha cercato invano di tenere a galla il Lecce nell'ultimo torneo. L'attacco, invece, peserà quasi interamente sulle spalle di Jovetic, e comunque non è poco, perché il montenegrino ha le stimmate del fuoriclasse; El Hamdaoui è tutto da scoprire, Ljajic, buon movimentatore del fronte offensivo, deve trovare continuità e carattere e far dimenticare la storiaccia del "duello" con Delio Rossi (per il quale è forse stato colpevolizzato oltre i demeriti), Toni è un'operazione nostalgia il cui significato tecnico francamente mi sfugge: il giocatore è un ex a tutti gli effetti da almeno tre anni. In riva all'Arno troverò l'elisir di eterna giovinezza? Ne dubito, ma mai dire mai, nel calcio...

                                    Jovetic, uno dei pochi fuoriclasse rimasti in Italia
                                       
GENOA - Il polverone estivo per certi versi drammatico, col divorzio fulmineo da Lo Monaco e l'annuncio di Preziosi di voler dire basta al calcio e al Genoa, sembrava preludere  a scenari drammatici. Invece, al tirar delle somme la squadra risulta potenziata rispetto all'ultima, disgraziata stagione. Innanzitutto c'è un tecnico pragmatico e capace di governare la barca anche nelle situazioni più tempestose, quel De Canio che non sarà un grandissimo ma che l'anno scorso ha condotto in porto una salvezza che, ad un certo punto, era parsa assai problematica. La difesa, tallone d'Achille dell'ultimo anno, si gioverà dell'innesto (fondamentale) del centrale Canini e di quello del roccioso e versatile Ferronetti (da verificare sul piano fisico), dei recuperi di Bovo e Antonelli (importanti anche nel rovesciare il fronte del gioco) e, soprattutto, del nazionale svedese Granqvist, per il quale Prez è sorprendentemente riuscito a resistere alle sirene laziali. Manca comunque almeno un'alternativa per il reparto: arriverà il referenziato Velazquez?
Centrocampo ricco di alternative: Kucka e Seymour assicurano grinta, muscoli e fosforo, Merkel genio e tecnica, Marchino Rossi la consueta poliedricità e dedizione alla causa, anche se ad autonomia forzatamente ridotta (già l'anno scorso ha vistosamente segnato il passo); Tozser ha disputato un precampionato sorprendente, Bertolacci, geometrie, generosità e micidiali inserimenti, vuol continuare a crescere, e poi c'è Vargas, che se in forma e motivato assicura rapidità, discese devastanti e cross al bacio. Attacco da tenere nella massima considerazione: accanto a Immobile, possente e guizzante, capocannoniere cadetto e subito a suo agio anche nella massima serie, c'è il cavallo di ritorno Borriello, che ha tutto per cercare di ripetere la strepitosa stagione 2007/08 e che con l'ex pescarese potrebbe formare una coppia potenzialmente devastante (stazza e tecnica in un mix sfizioso) per concretezza e varietà di soluzioni offensive, accresciute dalle invenzioni in verticale di Jorquera e dall'estroso ma incostante Jankovic, che nelle giornate di luna buona è immarcabile. Insomma, nonostante la scarsa considerazione da parte degli esperti di mercato, i rossoblù hanno tutte le carte in regola per centrare una salvezza assai più tranquilla rispetto a quella, rocambolesca, del maggio 2012.  (1 - CONTINUA)

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