giovedì 31 gennaio 2013

BALOTELLI AL MILAN: PIU' CALCIO CHE POLITICA, E L'AZZURRO SI GIOCA IL FUTURO


Ok, la sparo grossa: il ritorno di Balotelli in Italia è un fatto puramente calcistico, e come tale, con uno sguardo tecnico, soltanto tecnico, dovrebbe essere valutato. Ingenuo, vero? Certo, può apparire da sempliciotti, o nella migliore delle ipotesi da raffinati anticonformisti, fare una riflessione del genere in giorni in cui anche il sito del più importante quotidiano sportivo nazionale, ahimè, si divertente a pubblicare la mappa dei locali in cui sarà possibile trovare Supermario, nelle notti milanesi prossime venture. Tristezza assoluta. E ancora più triste è constatare come quello che è, in definitiva, un colossale colpo di mercato debba essere letto attraverso la lente deformante della politica. 
SUPERMARIO E LE ELEZIONI - Certo, tutto ciò è frutto della celeberrima "anomalia italiana" degli ultimi vent'anni, o giù di lì: dei ruoli sovrapposti o sovrapponibili, dei conflitti d'interesse, del calcio e dello spettacolo che si mischiano con gli affari istituzionali. Ma è anche il prodotto di una certa miopia giornalistica, e di una sottovalutazione dell'intelligenza del popolo italiano. Balotelli astuta mossa elettorale del Cavaliere? Sarà, ma: 1) In termini di consenso, per un popolo maturo e civile ha più peso l'acquisto di un campione (ancora potenziale, se ne parlerà più avanti), o, per dirne una, la figuraccia internazionale del leader del Pdl nel Giorno della Memoria? 2) Berlusconi ti compra l'attaccante azzurro e tu lo voti alle elezioni? Poteva funzionare così qualche anno fa, e anche su questo ho i miei dubbi, ma oggi, con la crisi, con le difficoltà ad arrivare a fine mese, con il lavoro che manca, con la politica screditata da se stessa ogni giorno di più, siamo sicuri che l'italiano medio, nelle sue scelte in cabina elettorale, possa lasciarsi guidare dai movimenti di calciomercato? 3) Ok, anche se l'italiano medio fosse così superficiale (eufemismo) da decidere le future sorti del Paese in base a certi exploit calcistici, facciamo due conti: Balotelli è andato al Milan, e non tutta la popolazione italiana tifa Milan, anzi, secondo le barbare regole del tifo nostrano, chi non tifa Milan è probabile che odi (calcisticamente) i rossoneri e tutto ciò che li riguarda; nemmeno in Lombardia e a Milano tutti tifano per il Diavolo, e vale lo stesso concetto espresso prima per l'Italia nel suo complesso; dulcis in fundo, non è detto che tutti i milanisti votino Pdl a prescindere. Ergo, quanti consensi può davvero portare una mossa del genere? Io non voglio credere che nell'Italia del 2013 l'esito delle elezioni possa decidersi su questi criteri. 
BALO COME CASSANO? SPERIAMO DI NO... - E allora, parliamo di calcio che è meglio. Personalmente, sono sempre stato convinto che solo un ritorno in Italia avrebbe consentito a Balotelli la conquista definitiva di una dimensione da fuoriclasse autentico, cioè la dimensione che, per talento e incisività, dovrebbe appartenergli. Poi, la storia ci ha insegnato che, per toccare i più alti vertici di sapienza calcistica, non è necessario essere dei lord come Pelè o come Messi. Chi spera che, in questa sua nuova avventura, l'ex City possa diventare un ragazzo tutto casa e allenamenti, è verosimilmente un illuso. 
Esistono le vie di mezzo, ecco: Balotelli è fondamentalmente un immaturo che non ha ancora capito come si sta al mondo: avvicinarsi a casa, ed entrare a far parte di un club in cui, piaccia o meno, il rispetto delle regole, l'educazione, la correttezza negli atteggiamenti, la buona "immagine" da fornire ai media sono sempre stati dei must, dei valori importanti quanto le coppe da mettere in bacheca (non che per le altre società non lo sia, ma il Milan berlusconiano ha sempre battuto moltissimo su questo tasto), dovrebbe consentirgli di appropriarsi di uno standard comportamentale più adeguato. Anche perché sa di non poter davvero più sbagliare: non sono convinto del fatto che per uno come lui sarà sempre possibile trovare un lauto ingaggio e una piazza importante, nel caso andasse male anche in rossonero. Se tiri la corda troppo a lungo, poi si spezza, a meno che tu non sia Maradona (e il nostro Marione non lo è). Guardate Cassano: tanto ha detto, tanto ha fatto e strafatto, che alla fine per ricrearsi una (parziale) verginità è dovuto ripartire dalla Sampdoria, che, con tutto il rispetto, non era certo un club di prima fascia, nemmeno nella versione dell'epoca, più scintillante di quella attuale.

                                    El Shaarawy: può diventare la chioccia di Mario

RISCHIO CALCOLATO - Ecco, ultima occasione o quasi. E il problema, è chiaro, è tutto nell'educazione alla vita. Poi, come si accennava, Balotelli resterà sempre un ragazzone dalla personalità debordante, e mai sarà un signorino "a modino": ma la personalità può essere incanalata in un binario strettamente agonistico, diventando  funzionale al raggiungimento degli obiettivi sul campo, e le spigolature caratteriali si possono smussare: a 22 anni si può, si deve ancora cambiare in meglio. C'è bisogno della sua collaborazione, e c'è bisogno di insegnanti che non si limitino solo alle belle parole, ma che sappiano davvero educare. E' un rischio che vale la pena correre, perché Balotelli non è solo materiale per il gossip: i suoi esordi professionistici, le prime due stagioni e mezzo con l'Inter, furono esplosive, e non stiamo parlando di un secolo fa: nessuna emozione, nessun tremore di gambe davanti agli scafati protagonisti della nostra massima serie, il ragazzo esibì subito strapotere fisico, tecnica di prim'ordine e dispensò gol spesso decisivi. In seguito, solo il suo nuovo "gemello del gol" El Shaarawy è riuscito ad avere un impatto così positivamente devastante all'ingresso nel calcio che conta. Poi, ad un certo punto, si spense la luce, accesasi in seguito solo in occasione delle sue sortite con la maglia della Nazionale. 
CON EL SHAARAWY PER CRESCERE - Dopo un Europeo in crescendo, con la prestazione eccezionale nella semifinale con la Germania, le uniche tracce del vero Balotelli si sono viste proprio in  azzurro: contro la Danimarca, match decisivo sulla strada verso Brasile 2014, e nell'amichevole parmense contro la Francia, ho ammirato un giocatore tatticamente e caratterialmente in crescita, disposto a sacrificarsi per la squadra, a giocare per il collettivo, ad aiutare i compagni mantenendo però buona pericolosità sotto porta. Anche per questo penso che il ritorno in patria potrà fargli bene, in un contesto più accogliente e in mezzo a facce "amiche". E poi nel Milan duetterà con El Shaarawy, una coppia che potrebbe essere l'attacco azzurro ai prossimi Mondiali e chissà per quanto tempo ancora. La vicinanza del Faraone, un altro giovanissimo che però ha saputo bruciare le tappe anche sulle ali della propria mitezza caratteriale e di una assoluta umiltà nel proporsi, potrà essergli di esempio, e potrà servire casomai a contenerne gli eccessi. Il resto, lo ribadisco, dovrà mettercelo lui, il buon Mario, questo colosso dai piedi d'argilla. E' ora di crescere, amico: le macchine e le belle donne sono emozioni senza sostanza autentica e che si dissolvono in fretta, e ben poco rimane se butti via il tuo talento e, in definitiva, la tua vita. 

2 commenti:

  1. stavolta la pensiamo un po' diversamente. Tralasciando i discorsi sulla politica - mi sono lasciato un po' andare nel post a caldo su facebook, perchè comunque sono stato per anni impegnato in ambito locale in politica e quindi faccio automaticamente dei collegamenti, diciamo così - non sono sicuro che Mario riuscirà a raggiungere quell'equilibrio talvolta necessario per diventare un campione. Certo, ci sono casi come dici tu, di giocatori non proprio educandi che arrivano ai massimi livelli... pensiamo a Best o Garrincha, ma in tempi attuali, dove tutto è vissuto sotto i riflettori dei media, un atleta non irreprensibile non ha certo vita facile, a meno che non sia appunto un campione della levatura dei due citati. Ma Balotelli davvero lo è? Sai quanto lo apprezzi e ne riconosca le abilità sin dai tempi giovanili.. il problema è che non ha mai fatto il salto di qualità, nemmeno quest'anno dopo l'exploit dell'Europeo. In Inghilterra non lo rimpiangeranno di certo, ne hanno visto poche sporadiche prodezze e molte lacune, tra falli da bollino rosso, risse e vita gossipara. E poi che El Shaarawy, un ragazzino di 20 anni, più giovane di lui e al primo vero campionato da titolare in A gli debba fare da chioccia, suona quanto meno un po' strano. Sono contento del ritorno di un talento italiano nella nostra serie A, ma se dovessi mai puntare dei soldi lo farei sul Faraone

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    1. In realtà siamo più d'accordo di quanto sembri... Anch'io, in questo momento, punterei più sul Faraone che su di lui, anch'io per ora posso esprimermi sul futuro di Mario solo in termini di speranza, però dai, vediamo: anche perché, come ho scritto, non può davvero più giocare col fuoco, se sbaglia anche al Milan rischia seriamente di uscire dal giro che conta. Intanto, sul campo, l'avvio è stato promettente, ma il difficile viene adesso...

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