lunedì 21 gennaio 2013

"I MIGLIORI ANNI" E IL RILANCIO DI CANZONISSIMA: UN'OCCASIONE DA NON SPRECARE


Apriti cielo! Dopo anni all'insegna di un sostanziale immobilismo, di un vuoto creativo che aveva portato al logorio di una formula già di per sé non propriamente originale, "I migliori anni" si è ripresentato al pubblico  di Rai Uno in veste rinnovata e persino tentando l'azzardo di una difficile scommessa. Intendiamoci: il new look dell'ormai tradizionale "show-nostalgia" non sarebbe in sé nulla di rivoluzionario, sul piano della costruzione televisiva dello stesso, anzi; però c'è un clamoroso répechage che rappresenta un indubbio atto di coraggio: il ritorno di "Canzonissima". Lo spettacolo di Carlo Conti ruota in effetti attorno a una vera e propria gara fra otto Big della musica italiana, impegnati a proporre una serie di brani evergreen della nostra canzone, con duelli il cui esito viene deciso dal pubblico in teatro e con una giuria esterna chiamata ad aggiungere i propri voti per determinare la classifica finale di ogni puntata. Insomma, una tenzone fra cantanti in piena regola: rispetto al passato, le obsolete cartoline voto sono state sostituite dalle preferenze esprimibili via Internet sul sito della trasmissione.
IL TENTATIVO DI MORANDI - Di un "recupero" dello storico show musicale del sabato sera (e poi della domenica pomeriggio), defunto nel 1975 dopo anni di gloria autentica in cui giunse a rivaleggiare col Festival di Sanremo in termini di popolarità, si parlava invero da parecchio tempo. Nel 2010 parve cosa fatta, e a occuparsi del rilancio sarebbe dovuto essere Gianni Morandi. Poi, ufficialmente per motivi di budget, l'idea venne malinconicamente accantonata. Ma "Canzonissima" è sempre stata il... convitato di pietra della tv italiana in tutti questi decenni. Un marchio leggendario che era stato "pensionato" al primo refolo di vento contrario, uno show cult che diede un contributo decisivo al decollo della Rai, un autentico romanzo popolare che per settimane appassionava e teneva col fiato sospeso schiere di telespettatori. Un format mai dimenticato e tuttavia tremendamente scomodo, perché difficile da rimettere in pista, in un contesto profondamente mutato sul piano dell'estetica "catodica" e dei gusti del pubblico.
COLLOCAZIONE IDEALE - Si è così scelta una strada prudente, di natura sperimentale: ok alla resurrezione di Canzonissima, che però non godrà, per il momento, di vita propria, ma cercherà di riemergere "protetta" dall'insegna, sicura e accogliente, di uno dei format più riusciti dell'ultimo decennio Rai. Del resto, il motto de "I migliori anni" pare essere sempre stato "torniamo all'antico e sarà un progresso", anche se il suo deus ex machina, Carlo Conti, ha sempre negato di ispirarsi a un oltranzismo nostalgico, quanto alla salvaguardia di una certa memoria storica collettiva, benché in operazioni del genere il confine fra questi due... orientamenti ideologici non possa che essere labile e indefinito. In ogni caso, era quella la sede ideale per riportare sul piccolo schermo la leggendaria gara tra cantanti. 
La formula dell'esecuzione di vecchi successi, per la verità, in televisione suona come un déjà vu piuttosto stucchevole. In tutti i varietà, a tutte le ore del giorno, spunta fuori il cantante di turno a intonare un suo cavallo di battaglia o qualche cover, scelta nell'ambito di un repertorio che risulta essere spesso assai limitato, quasi come se la storia della canzone leggera italiana si reggesse solo su quei dieci - venti brani riproposti ad libitum fino alla nausea. Nel caso de "I migliori anni", però, tale scelta programmatica va valutata diversamente, in quanto non fine a se stessa, semplice (e modesta) variazione sul tema di un canovaccio spettacolare che stava cominciando a mostrare la corda, bensì funzionale al rilancio del progetto Canzonissima, progetto che invece, analizzato come "corpo autonomo" rispetto allo show in cui si trova inserito, pare poggiare su solide basi.

                                     Paola e Chiara nel cast de "I migliori anni"

CAST DI QUALITA' - Il cast dei concorrenti è infatti di qualità medio-alta: l'elenco comprende, in rigoroso ordine alfabetico, Alexia, Luca Barbarossa, Karima, Marco Masini, Mietta, Paola e Chiara, Povia ed Enrico Ruggeri. Come si vede, non si è ceduto alla tentazione di mettere in piedi una compagnia di vecchi dinosauri delle sette note, peccato in cui, tanto per dire, troppe volte è caduto anche il Festival di Sanremo in anni recenti. Si tratta in larga parte di artisti di quella "generazione di mezzo" di cui tante volte ho parlato (cantanti emersi e affermatisi fra la fine degli anni Ottanta e durante i Novanta), eccezion fatta per due veterani come Ruggeri e Barbarossa, i cui picchi di successo non risalgono però certo a epoche... antidiluviane, e, sul fronte apposto, per due prodotti della musica italiana anni  Duemila, il contestato Povia e Karima, una fuoriclasse che ancora non ha trovato la giusta consacrazione. Personaggi ben presenti nel cuore della gente, ancora con un senso a livello di mercato discografico, magari in cerca di rilancio ma non certo da rottamare. Nomi di sicuro appeal.
GLI INEDITI - Vecchi successi rivisitati, come detto: televisivamente, lo spettacolo potrà tenere sulla lunga distanza solo se il repertorio di brani sarà più ampio e variegato rispetto alla limitatezza di cui si diceva poco sopra. In tal senso, la prima puntata della sfida ha lasciato qualche speranza, pensando a un pezzo non banale e non ipersfruttato come "Non credere" di Mina, affidato alla sapiente voce di Alexia. L'opportunità, concessa a uno dei Big in ciascuna delle puntate, di presentare al pubblico un inedito (sabato scorso è toccato a Povia) è ciò che più avvicina questo revival alla Canzonissima che fu. Un'occasione di visibilità e di promozione veramente ghiotta per i cantanti. E anche un chiaro messaggio lanciato agli addetti ai lavori: questo esperimento, questa Canzonissima... 2.0, potrebbe tornare molto utile all'industria musicale italiana. 
L'UTILITA' DI UNA NUOVA CANZONISSIMA - Sanremo a parte, le rassegne canore, osteggiate dai più ma in realtà formidabili volani per la crescita del mercato del disco negli anni d'oro, sono oggi quasi del tutto scomparse. Eppure avrebbero ancora una loro utilità, anzi forse più che in passato: la musica in tv ha spazi sempre più esigui, laddove la crisi del mercato necessiterebbe invece di vetrine promozionali sostanziose, sul piano qualitativo e quantitativo. Insomma, una via di mezzo fra l'eccesso di manifestazioni degli anni Sessanta e Ottanta e il quasi nulla attuale dovrà pure esserci, no?
Una gara come quella partita sabato, con gli opportuni aggiustamenti, rappresenterebbe un toccasana per tutto l'ambiente. Quali aggiustamenti? Beh, ad esempio la collocazione a ridosso del Festivalone è penalizzante sul piano strettamente commerciale: i dischi lanciati dagli otto de "I migliori anni" entreranno in concorrenza diretta con quelli che, fra qualche settimana, spiccheranno il volo dall'Ariston.  Ecco perché un progetto come la nuova Canzonissima avrebbe più logica in quella che resta la sua "casella temporale" storica: autunno - inizio inverno, da ottobre a gennaio, per spingere il mercato nel periodo delle festività natalizie. E avrebbe ancor più senso se gli inediti, da un certo momento in poi, diventassero protagonisti assoluti della gara, proprio come avveniva un tempo. Ma per ora è il caso di accontentarsi. L'azzardo di Conti e della sua squadra merita fiducia: a sostenerlo, un'impalcatura spettacolare collaudata e fin troppo tradizionale, come detto all'inizio: dagli ospiti prezzemolino (quel Massimo Ranieri la cui presenza sugli schermi Rai sta entrando in concorrenza con quella di Al Bano, per frequenza di esposizione) alla comicità di Frassica, ferma a vent'anni fa. Elementi triti e ritriti ma che il pubblico generalista del primo canale sembra sempre gradire. 

2 commenti:

  1. premesso che il cast mi sembra ben strutturato, anche se francamente gente come Ruggeri o Povia è già abbastanza presente in tv e magari avrei messo al loro posto artisti quali gli Audio 2 (che apprezzavo tantissimo) o la Salemi, rimango dubbioso sull'efficacia della proposta. Come dici tu, la tv italiana è piena zeppa di artisti più o meno stagionati che si cimentano con pezzi altrui e gira e rigira sono sempre i soliti pezzi. Se, come spiegato, gente come Masini, Paola e Chiara (era ora che tornassero, da adolescente presi una cotta per Paola :-) )o Mietta avrà modo anche di presentare degli inediti, allora la cosa avrà un senso, un ritorno, altrimenti la vedo dura, visto che tra l'altro andrà in concomitanza, se non sbaglio, con la corazzata "Amici". Boh. vedremo... in ogni caso, è inutile che Conti che la smeni, è un revival bello e buono, del marchio storico, di musica da preservare... tutto giusto, ma che punti alla componente nostalgica mi sembra lampante

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  2. Sì, gli inediti sono previsti, il primo è stato presentato da Povia, poi seguiranno gli altri, uno per puntata. Sulla Salemi sono d'accordissimo, sugli Audio 2 un po' dubbioso, se non altro perché, al contrario degli otto partecipanti, loro sono davvero fuori dal giro da un bel po', e forse non hanno mai avuto quella visibilità, quella popolarità generalizzata che ne avrebbe mantenuto vivido il ricordo anche dopo un silenzio di qualche anno, rendendo quindi appetibile una loro réntrée in quel de "I migliori anni". Sono considerazioni un po' ciniche e antipatiche, ma cerco di mettermi nella testa di chi comunque deve allestire uno spettacolo del sabato sera per la tv generalista, ecco... Fosse una gara musicale tout court, i criteri di scelta cambierebbero.
    Gli Audio 2 non sono mai stati fra i miei preferiti, però ammetto che qualche canzone l'hanno azzeccata nei Novanta: a me piacciono molto "Sì che non sei tu" e soprattutto "Dentro ad ogni cosa", ripresa anche da Mina e presentata da Little Tony alle selezioni per il Sanremo '94, dove però fu bocciata. Invece, non ho mai sopportato "Alle venti", ma è questione di gusti...

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