mercoledì 16 gennaio 2013

GIUSEPPE ROSSI IN... VIOLA: LA SERIE A RITROVA UN CAMPIONE VERO


Il calcio italiano sta per riabbracciare uno dei suoi più grandi campioni, apripista internazionale e portabandiera dei giovani talenti nostrani faticosamente emersi nei primi anni Duemila. La Fiorentina ha riportato in Serie A Giuseppe Rossi, e, al di là delle tante voci, spifferi e indiscrezioni destinate a susseguirsi nei prossimi giorni, e spesso destinate a sfociare nel nulla, quello messo a segno dai toscani resterà uno dei colpi più importanti, se non il più importante in assoluto, del mercato di gennaio 2013. Un'operazione che va al di là del suo significato contingente per il club dei Della Valle, ossia di investimento sul futuro più che di rinforzo per il campionato in corso: Rossi, lo ricordiamo, è tuttora ai box per via di una lesione ai legamenti del ginocchio destro, di tornare in campo se ne parlerà, forse, fra febbraio e marzo, probabilmente troppo tardi per dare un contributo sostanzioso alla rincorsa Champions del team di Montella, ultimamente fattasi un po' più affannosa.  No, il ritorno di Giuseppe è qualcosa di più: significa riallacciare il filo di un discorso che era stato brutalmente interrotto dal destino, un discorso... "azzurro" prima ancora che "viola". 
L'AZZURRO DEL FUTURO - E sì: sembra passato un secolo, eppure, prima delle esplosioni di Balotelli ed El Shaarawy, era proprio il talentino italo - americano ad incarnare più di ogni altro il futuro del calcio italiano, la speranza più concreta a cui aggrapparsi per una Nazionale in grado di mantenersi ad elevati livelli di competitività. Rossi, il baby prodigio del Manchester United; Rossi, che assaggiò il nostro massimo campionato solo per una mezza stagione, la seconda metà del torneo 2006/07, più che sufficiente per trascinare, coi suoi nove gol, il Parma a una salvezza che pareva davvero problematica, dopo i miseri dodici punti del girone di andata. Rossi che poi se ne andò in Spagna, al rampante Villarreal dei tempi, continuando a infilare portieri nella Liga e in Europa.
Il compianto Enzo Bearzot lo soprannominò "Pepito", per accostarlo in qualche modo a un altro grande Rossi che fece le sue fortune da CT azzurro, il Pablito del '78 e dell'82. Due fuoriclasse d'attacco per certi aspetti simili, ma diversi nella sostanza tecnica: entrambi rapidi e guizzanti, ma il Rossi del Duemila non ha certo l'inimitabile rapinosità sotto porta, i riflessi fulminei, la capacità di cogliere in una frazione di secondo l'attimo fuggente del gol che possedeva il suo illustre predecessore. In compenso, è un giocatore più manovriero, dal raggio d'azione più ampio (Paolo viveva essenzialmente per dare il meglio nei sedici metri finali, anche se i suoi movimenti senza palla e le sue intuizioni per i compagni erano nettare per la riuscita del gioco offensivo), dotato di maggiori soluzioni per il tiro a rete, compresa la conclusione dalla lunga distanza. Come classe complessiva nei piedi, beh, diciamo che più o meno siamo sugli stessi livelli, elevati assai per entrambi... 
LIPPI E IL MONDIALE MANCATO - Per Pepito la Nazionale maggiore era un traguardo inevitabile: arrivò a metà 2009, giusto in tempo per giocare da protagonista (due reti per lui) la Confederations Cup, peraltro chiusasi negativamente per l'Italia. Quell'Italia campione del mondo in carica che Lippi non seppe rinnovare adeguatamente in vista della kermesse iridata del 2010: Rossi avrebbe dovuto rappresentare un punto fermo del processo di svecchiamento, e invece non superò la pre-convocazione e venne lasciato a casa, oltretutto al culmine di una delle sue stagioni migliori. Uno dei tanti, inammissibili errori compiuti dal cittì nella preparazione della spedizione in Sudafrica, con risultati che, ahimè, tutti ricordiamo. Pepito venne poi, come logica voleva, ripescato da Prandelli per il suo progetto di rilancio azzurro, e il ragazzo si mise in ottima evidenza proprio nella fase in cui la nuova Italia, dopo i primi mesi sperimentali, cominciò a "sbocciare", diciamo dalla famosa amichevole di Dortmund con la Germania del febbraio 2011, da me più volte citata in questo blog (fu lui, non a caso, a realizzare la rete del pareggio). 
COME ROBY BAGGIO - Ecco, questo era stato Giuseppe Rossi, il nuovo Golden boy del calcio italiano, l'uomo a cui affidare, tanto per cominciare, le speranze di una buona riuscita ad Euro 2012, se la sfortuna non si fosse accanita su di lui a partire dall'autunno del 2011, fra gravi infortuni e tremende ricadute. Riprendere dopo una tale odissea non è facile per nessuno, e le incognite sono tante; la domanda classica è: sarà ancora quello di prima? Ci vorranno settimane di rodaggio e di paziente attesa, in casa viola lo sanno. Ma la medicina ha fatto passi da gigante, il giocatore è clinicamente guarito, deve solo ritrovare pian piano i ritmi agonistici e superare le ovvie paure dei primi ruvidi approcci coi difensori.
Ce la può fare: pensi all'esempio di un altro ragazzo all'apparenza timido, spaurito e indifeso, ma nella realtà forte come un leone caratterialmente e fisicamente: Roby Baggio, anche lui perseguitato da gravi incidenti nella prima parte della carriera e in quella finale, ma sempre poderosamente risorto, forte come e più di prima. Sì, la Fiorentina ha fatto un affare e del resto, prima o poi, la Dea Bendata deve pur rivolgere uno sguardo di favore ai suoi figli un po' più tartassati. E in chiave azzurra, il rientro di Pepito accrescerebbe il ventaglio di carte offensive a disposizione di Prandelli, nell'attesa che Balotelli trovi finalmente pace interiore ed esteriore. Bentornato Pepito: prenditi il tempo che ti serve, e poi facci sognare come ai vecchi tempi. 

2 commenti:

  1. mi ha sorpreso parecchio questo colpo di calciomercato. Ovviamente laddove le big dormono o inseguono miraggi, ci sono società che si rinforzano con i fatti. Rossi è indiscutibilmente un campione, solo tanto sfortunato. Lo seguo dai tempi gloriosi degli allievi di Parma, quando furoreggiava con il compagno di reparto Lupoli, che poi fece bene in Inghilterra, prima di perdersi da noi e con Filippo Savi, autentico polmone del centrocampo, in pratica ritiratosi precocemente dopo un paio di tremendi infortuni. Ma Rossi era quel quid in più che fece sbaragliare i pronostici giovanili. un fenomeno, da molti accomunato al miglior Beppe Signori. Mancino e brevilineo, tecnico e in possesso di straordinaria personalità. Spero con tutto il cuore che recuperi dall'infortunio. Due anni non si regalano facilmente, e lui in pratica ha perso gli anni del possibile boom a livello europeo, visto cosa stava facendo con il Villareal dei miracoli e con l'Italia. E' ancora giovane, io ci credo ancora

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    1. Hai detto tutto tu, io non posso che ribadire il mio "forza Rossi!". E' vero, lo stop è stato lungo ed è giunto in un momento chiave, ma credo che le risorse di carattere per risalire la china non gli manchino.

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