venerdì 20 settembre 2013

VERSO SANREMO 2014: FABIO FAZIO BATTE QUATTRO, FORMULA CHE VINCE NON SI CAMBIA?

                                          Fabio Fazio verso il suo quarto Festival

Questa volta non ci sono stati annunci in pompa magna e solenni conferenze stampa. No, nel 2013 anche un'istituzione come il Festival di Sanremo non si può più sottrarre alla dittatura di Twitter, il social network che pare costruito su misura per le esternazioni (più o meno interessanti) di vipponi e vippettini. Così, quello che era il segreto di Pulcinella da diversi mesi è diventato verità assoluta nei giorni scorsi, al culmine di uno scambio di "cinguettii" fra il direttore di Rai Uno, Giancarlo Leone, e Fabio Fazio: l'anchorman savonese sarà al timone della kermesse rivierasca anche nel 2014. 
LA VOGLIA DI CAMBIARE - Il "Fazio quater" è quanto di più scontato potesse esservi, ma in fondo è giusto così. C'è stato un periodo, in particolare nel primo decennio di questo secolo, in cui a Sanremo cambiare timoniere di anno in anno era diventata una regola quasi aurea. Cambiare, cambiare sempre, anche dopo un grande successo di pubblico e di critica: Bonolis per due volte (2005 e 2009) e Antonella Clerici (2010) passarono immediatamente la mano dopo edizioni trionfali. Una delle conseguenze più evidenti della deriva televisiva della manifestazione, sempre più spettacolo d'arte varia e sempre meno tenzone canora: la conduzione era diventata più importante dei cantanti e delle canzoni in gara, anzi non era più una semplice conduzione, doveva esserci un progetto artistico originale e articolato costruito addosso ai padroni di casa, che potesse sorprendere e spiazzare, e si era diffusa la convinzione che tale progetto e gli interpreti a cui affidarlo dovessero essere, possibilmente, diversi ogni volta. Volti nuovi e nuovi modi di declinare la liturgia sanremese, per solleticare l'attenzione del pubblico: così, filotti come quelli inanellati da Mike Bongiorno e Pippo Baudo (ma anche da Claudio Cecchetto, tre volte dal 1980 al 1982) sono diventati pressoché irripetibili.
PRESENTATORI PROTAGONISTI - Un equivoco nella costruzione dello show che tradisce lo spirito storico del Festival: all'Ariston i presentatori non dovrebbero mai oscurare con le loro gesta i partecipanti alla kermesse, e invece per troppo tempo si è lavorato più al pregio e alla visibilità della cornice che alla qualità del quadro, ossia al livello dei brani selezionati e al valore degli interpreti. Ecco, con Fazio quest'anno si è raggiunto un accettabile equilibrio fra le due cose: una presentazione non convenzionale e brillante (con la riproposizione in un contesto più istituzionale della collaudata coppia con la Littizzetto), ma che non ha oscurato l'essenza del Festival, ossia la musica, e l'ha anzi valorizzata e proposta in una chiave inedita, più "alta", rispetto al passato. 
IL BIS DI LUCIANA - Così, dopo un Sanremo 2013 che è stato un successo di audience, che ha riscosso i consensi dei critici (solitamente incontentabili quando analizzano il Festivalone), che ha rinfrescato l'immagine della kermesse modificandone il canovaccio spettacolare, strizzando l'occhio a espressioni artistiche meno pop e più ricercate, affidarsi di nuovo a Fazio era inevitabile e anzi auspicabile. La novità clamorosa, casomai, è la conferma, al suo fianco, della sua ormai consolidata "metà televisiva", Lucianina nostra. E' un elemento rivoluzionario che non tutti hanno colto: nella storia del Festival, anche quando i presentatori maschili, i Mike e i Pippo, rimanevano gli stessi per diversi anni di seguito, accanto a loro mutavano vorticosamente, continuamente, sistematicamente le partner femminili. Due sole eccezioni: Gabriella Farinon sul palco del Casinò nel '73 come nel '74, e un'altra storica annunciatrice Rai, Maria Giovanna Elmi, presente sia nel '77 sia nel '78.
Ma erano situazioni diverse: l'impegno richiesto per quelle edizioni era relativo (tre serate, oltretutto neanche lunghissime, e solo l'ultima trasmessa in tv), certo non paragonabile allo sforzo che comporta la gestione di un Sanremo del ventunesimo secolo, e comunque le due "signorine buonasera" erano pur sempre delle semplici collaboratrici dei presentatori principali. Peggio di loro tante altre venute prima e dopo, ragazze che, nonostante il battage pubblicitario che ne accompagnava la partecipazione al Festival, altro non erano che vallette, spiace dirlo: belle presenze buone per i flash dei fotografi, confinate in un cono d'ombra da compagni di palco troppo ingombranti o dalla loro inadeguatezza a un compito così improbo, o semplicemente dal maschilismo che per troppo tempo, e in parte anche oggi, ha infestato i palinsesti delle nostre emittenti. 
LA SQUADRA SI ALLARGA? - Con la Littizzetto si è svoltato anche in questo senso: presentazione nel segno dell'uguaglianza di genere, parità fra maschio e femmina, ed era ora. Il rischio è però una stanca ripetizione degli schemi spettacolari applicati per l'edizione 2013, una sovraesposizione del duo già presente settimanalmente sugli schermi: ecco perché, stando ai pochi rumors usciti dalle segrete stanze di viale Mazzini, il gruppo dei presentatori dovrebbe allargarsi ad altre presenze. Si sono fatti i nomi di Jovanotti (che il suo concerto trasmesso di recente da Rai Uno fosse una sorta di esperimento apripista, in vista di un più massiccio impegno di Lorenzo con la tv pubblica?), di Alex Del Piero, in seguito a una mezza frase pronunciata durante un'ospitata a "Che tempo che fa" nella scorsa primavera, di Geppi Cucciari, che con Luciana potrebbe far... diventare matto Fabio, e movimentare ancora più le cose sul palco.
PIU' GLAMOUR E LEGGEREZZA - Su tutto il resto, sul format dello spettacolo nel suo complesso e su quello della gara, nulla trapela, verosimilmente perché tutto resterà come prima. In questo senso, qualche riserva la avevo avanzata in tempi non sospetti, ossia durante e subito dopo Sanremo 2013: si era costruito un Festival fin troppo "alto" per i canoni tradizionali della manifestazione. Nulla di male, anzi, nel variare il registro dello spettacolo intercettando ambiti artistici meno "commerciali", ma con una impostazione del genere il rischio di passare dal serio al serioso è elevatissimo, e alla lunga non gioverebbe alla rassegna.
In parole povere: la via di mezzo, come in tutte le cose della vita, sarebbe l'ideale. Sanremo ha bisogno di quel tocco di glamour, di leggerezza, di "nazionalpopolare" che fa parte del suo DNA e che non stona, se mantenuto in dosi contenute (in certe edizioni, è vero, si è esagerato in tal senso). Insomma, pop e impegno, semplicità e ricercatezza a braccetto. Tradotto in termini pratici, un cast che preveda qualche cantante "di facile presa" (il termine non va assolutamente letto con accezione negativa)  e un pizzico di easy listening in più; ma da alleggerire sarebbe soprattutto il parco ospiti: d'accordo i direttori d'orchestra, d'accordo i musicisti di nicchia, ma la storia sanremese è stata scritta anche da presenze epiche di vedettes del pop rock internazionale, che sono poi quelle che si fanno ricordare anche a distanza di decenni: ecco, scritturare qualche divetto da classifica del momento non sarebbe male, anche se mi rendo conto che qui il problema è soprattutto di natura economica.
SUGGERIMENTI - Poi ci sarebbero le modifiche che chiedo da tempo, e che prescindono dalla filosofia di base ("d'élite" o "popolare") dello spettacolo: in primis l'aumento quantitativo dei Big (fra i quali, per inciso, dovrebbero trovar spazio diversi esponenti del mondo rap, che piaccia o no è il fenomeno del 2013). In Rai si sono fissati su quattordici concorrenti, ma, senza arrivare agli eccessi degli anni Ottanta (24 o addirittura 26 in lizza), sinceramente non vedo quale danno possa procurare l'aggiunta di due miseri posti: garantendo visibilità e promozione ad altri due artisti, si farebbero contenti loro e si darebbe respiro a chi attorno ad essi lavora. Sarebbe oltremodo doveroso, visto che ogni anno le richieste di partecipazione giungono in numero elevatissimo e i musi lunghi post selezione sono sempre troppi.
Stesso discorso per la sezione giovani, otto sono davvero una miseria, una competizione ridotta ai minimi termini e che meriterebbe ben altro trattamento: in primis un maggiore rilievo durante le serate, come venne fatto nel 2009. Invece di continuare a confinare questi ragazzi ad orari assurdi, perché non prendere esempio dai Festival di Aragozzini, durante i quali gli esordienti si esibivano alternati ai Big? Tutti discorsi fatti e rifatti, qui su Note d'Azzurro. Vedremo: dopo il nulla quasi assoluto dei mesi estivi, ancora qualche settimana e comincerà l'inevitabile girandola di voci e indiscrezioni. 

2 commenti:

  1. francamente sono felice per questa scelta all'insegna della continuità... credo che ne uscirà una versione sanremese comunque modificata, dopo l'esperienza dello scorso anno, di per sè largamente positiva. E poi hai ragione, il focus non si dovrebbe mai spostare verso il presentatore, per quanto bravo possa essere, penso alle edizioni con Bonolis ad esempio.. al centro devono rimanere le canzoni! Poi assolutamente d'accordo sul fatto che è giusto dare l'opportunità alle nuove proposte di esibirsi in orari decenti.. per non parlare del numero dei big in gara, per i quali, a differenza dello scorso anno, riproporrei il brano unico in gara, le eliminazioni e la classifica finale completa.. sono troppo retrò??? :-)

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    1. Tu che mi segui sin dall'inizio, sai che queste proposte le porto avanti praticamente da sempre: onestamente mi sembrano logiche e, ben lungi dal compromettere la struttura attuale del Festival, la migliorerebbero, aumentando il potenziale promozionale della rassegna e le possibilità di crescita delle nuove leve. Anche a me il doppio brano non ha entusiasmato, ma per gli artisti e per le case discografiche, bisogna riconoscerlo, è un toccasana, consente di pubblicizzare in maniera più esauriente i nuovi dischi in uscita e, ai cantanti, di fare una vera e propria performance e non il breve passaggio - vetrina da 3 - 4 minuti.

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