lunedì 28 ottobre 2013

MISS ITALIA 2013: LA DECADENZA CONTINUA, NONOSTANTE LA7


Miss Italia 2013 mi ha ricordato uno di quei Festival di Sanremo decadenti degli anni Settanta, snobbati dai grandi big della canzone e ridotti a un'unica serata televisiva. Paragone fin troppo ovvio, ma con i dovuti distinguo: perché il Festivalone rivierasco sopravvisse a quella fase delicatissima e si è poi saputo produrre in una clamorosa ripresa, mentre, allo stato delle cose, e dopo aver visionato la kermesse di ieri sera, non mi sentirei di pronosticare il medesimo, radioso futuro al più importante e popolare concorso di bellezza nazionale. 
POLEMICHE GRATUITE - Il caso Miss Italia è stato ampiamente dibattuto negli ultimi mesi. Diciamo subito che la questione va vista da una duplice prospettiva: l'esistenza stessa del concorso, il suo spirito, la sua essenza, da una parte, e dall'altra la sua trasposizione sul piccolo schermo. Ecco, riguardo al primo aspetto, la polemica sorta attorno ad esso mi è parsa del tutto gratuita, e la cosa ha amareggiato ancora di più perché ad alimentarla è stata una presa di posizione del Presidente della Camera Laura Boldrini, con uno di quei rigurgiti di femminismo deteriore che hanno portato, e continuano a portare, più danni che benefici alla sacrosanta causa della pari dignità fra uomo e donna. Scorgere in una innocua tenzone fra belle fanciulle i segni inequivocabili dell'arretratezza morale e culturale della società nostrana è spaventosamente superficiale: sfidarsi sul terreno dell'avvenenza fisica è in fondo un gioco come tanti altri, del tutto innocente se pensiamo che fin dai tempi della scuola bambini e bambine fanno graduatorie sul "fascino" di compagni e amichetti dell'altro sesso, come a dire che si tratta di un qualcosa che fa parte della natura umana.
Il fatto è che si tende a caricare di troppi significati, culturali se non addirittura politici, eventi che invece appartengono alla sfera dell'evasione, della leggerezza. Una sfilata di giovani ragazze nel fiore della bellezza, in un Paese maturo, non dovrebbe offendere nessuno, essere presa per quel che è, sorvolando sul fatto che esistono analoghe manifestazioni dedicate agli uomini (come "Il più bello d'Italia", che lanciò fra gli altri Gabriel Garko), e se hanno minor visibilità non è certo per maschilismo, ma semplicemente perché la kermesse inventata da Mirigliani ha più storia e più radicamento nel costume e nel tessuto sociale. Senza tralasciare il fatto che Miss Italia ha fatto la fortuna di molte ragazze, creando dal nulla attrici, modelle, presentatrici televisive la cui fama, in alcuni casi, ha valicato i patrii confini. 
INNOVAZIONE MANCATA - Dunque, giù le mani dalle Miss, in linea generale. Il problema è ciò che di questo concorso viene fatto a livello televisivo. Da La7 ci si attendeva una boccata d'aria fresca, un rinnovamento della formula, dopo la bulimia delle scorse edizioni, con numerose e lunghissime serate di stampo antico e di modesto livello spettacolare. La delusione è stata massima, e va detto che non è la prima volta che la giovane emittente erede di TMC non fa seguire i fatti alle promesse. Quello che doveva essere il rivoluzionario terzo polo televisivo sta solo inseguendo i due colossi concorrenti sullo stesso terreno, con format simili e spesso con gli stessi personaggi, senza un guizzo di originalità se non nelle intenzioni. 
Ecco, Miss Italia 2013 è stata "nuova" solo nelle intenzioni, nelle premesse: tutto si è fermato alla scelta anticonvenzionale dei padroni di casa. Anticonvenzionale fino a un certo punto: il passato della nostra tv insegna che affidare ruoli di presentatore a chi presentatore non è produce spesso effetti nefasti, a maggior ragione se il prodotto che viene affidato all'improvvisato anchorman non è di prima qualità. Così, dopo aver assistito alla soirée di Jesolo, la speranza è di poter vedere Massimo Ghini e Cesare Bocci tornare al più presto alle occupazioni abituali, magari regalandoci un'altra irresistibile versione teatrale del Vizietto, che avevo recensito qui sul blog l'anno scorso. 
PRESENTATORI INADEGUATI - Impaccio, ritmi modesti, appiattimento persino ostentato sul provvidenziale "gobbo elettronico" e su copioni mandati a memoria, sketch di dubbio valore artistico come il "processo a Miss Italia" allestito all'inizio. Certo, meglio loro di una Francesca Chillemi visibilmente a disagio, il cui splendido sorriso non è certo bastato a coprire lacune, inciampi e una generale scarsa dimestichezza coi tempi televisivi. La7 è una rete che da anni ha puntato forte sull'informazione, sui talk show: ma se decide di dedicare più spazio all'intrattenimento, al varietà, a manifestazioni di evasione come quella griffata Mirigliani, allora è il caso che apra una sorta di "vivaio" per presentatori, perché di fatto al momento non ha in casa professionisti del settore, un Carlo Conti o un Fabrizio Frizzi, è costretta a improvvisare e i risultati sono quelli prodotti dal precario trio "ammirato" poche ore fa. 
PRODOTTO DEBOLE - Il naufragio dei padroni di casa, come detto, è stato facilitato da un prodotto debole: le innovazioni auspicate non si sono viste, se non nella provvidenziale riduzione del numero di serate, peraltro "compensata" da una finalissima interminabile, diluita in quattro ore e mezzo. Le dinamiche della gara son sempre le stesse, le domande poste alle concorrenti idem, e le risposte non grondavano certo originalità, ma del resto cosa si pretendeva? Questo è un altro dei grandi equivoci che hanno minato le fondamenta della manifestazione. A Miss Italia deve vincere la bellezza fisica, chiedere a queste fanciulle saggi di cultura o di talento artistico è fuori luogo: dopo il concorso, avranno tempo di coltivare le loro qualità, di formarsi, di imparare e, se meritevoli, di sfondare. 
OSPITI SBAGLIATI - Del tutto infelice la scelta degli ospiti canori, Max Gazzè e Nina Zilli, presentatisi con un repertorio oltremodo datato: proprio in un autunno che si sta caratterizzando per il lancio sul mercato di nuovi dischi da parte di tanti big della canzone nostrana (Elisa, Giorgia, Emis Killa e Alessandra Amoroso su tutti) si poteva investire su altri cantanti e offrire loro una buona vetrina promozionale. Anche il bravissimo Alessandro Siani si è limitato al compitino, con un monologo discreto ma non all'altezza di altri precedenti, pensiamo a quello che sfoderò fra gli applausi a Sanremo 2012: forse ha avvertito la freddezza di un pubblico incredibilmente ingessato, e un comico esuberante come il napoletano certe cose le patisce... 
LO SCIVOLONE DI SOTTILE - Lo stesso esito finale della sfida ha premiato un volto, quello di Giulia Arena, tutto sommato ordinario (si parla comunque di bellissime donne, sia ben chiaro...), così come il livello generale delle concorrenti era buono ma abbastanza piatto, senza nessuna che balzasse agli occhi più delle altre o che brillasse di una luce o di un fascino particolari. Una vincitrice che tende a confondersi con altre che l'hanno preceduta, e che quindi dovrà dimostrare di avere davvero qualcosa in più dell'avvenenza fisica per ritagliarsi un posto al sole. 
Poco da dire sulla giuria (le giurie di "esperti vip" sono ormai il prezzemolino di ogni appuntamento televisivo in cui vi sia un qualunque tipo di gara) e soprattutto su un Salvo Sottile che ha ritenuto opportuno dichiarare di non voler più tornare a Miss Italia, e non ha saputo rinunciare al saluto a Enrico Mentana, fra l'altro uno dei più fieri oppositori del trasloco su La7 del concorso. E' un modo un po' curioso di fare il bastian contrario, quello del conduttore di "Linea gialla": se non piace il progetto, non si partecipa, si sta a casa e ci si dedica ad altro, invece di fare il membro della giuria e incidere dunque sull'esito della gara. Un tentativo un po' maldestro di contestazione "dal di dentro" di un colosso mediatico poco amato? Chi lo sa: di certo non ve n'era il bisogno, perché Miss Italia 2013 si è già fatta del male abbondantemente con la sola messa in onda. 
REINVENTARSI - Si torna al punto di partenza: questa storica manifestazione può sopravvivere senza scandalo, perché è innocua per lo status sociale e culturale del Paese e del "gentil sesso" e, anzi, aiuta qualcuna delle partecipanti a farsi largo nel difficile mondo dello spettacolo. Ma non può sopravvivere ridotta in certe vesti catodiche: il giovanilismo di facciata che maschera rughe profonde, una confezione nuova per un prodotto vecchio e immutabile, è un bluff che non può reggere a lungo. E comunque, sarà un paradosso ma Miss Italia ha goduto di salute florida e ha lanciato volti di spessore anche e soprattutto negli anni in cui l'attenzione mediatica era ridottissima, e addirittura la finale nemmeno veniva trasmessa in tv... Forse alcuni anni di basso profilo e bassa esposizione, magari ripartendo da circuiti televisivi minori se non addirittura dal web, per "ripensarsi" con calma e reinventarsi su standard più moderni, potrebbe non essere un'idea del tutto malvagia. 

2 commenti:

  1. ero via domenica sera ma sono riuscito a vedere proprio le fasi finali, quando avevano nominato la terna da cui sarebbe scaturita la vincitrice. Quindi mi fido di ciò che scrivi :-) conoscendo poi la tua obbiettività. Concordo sulle polemiche davvero sterili che hanno condotto a questa deriva e a La7 faccio comunque un plauso per aver mantenuto la trasmissione, anche se le modalità dovranno essere modificate in futuro, come hai scritto. Strano a ben pensare che una rete considerata "alternativa", per non dire "snob" in senso buono sia stata molto più flessibile su certe questioni riguardo la RAI, tradizionalista per antonomasia. ps comunque la vincitrice, sentita poi nelle varie interviste mi pare simpatica e per nulla montata, certamente carina, anche se non di quelle da togliere il fiato, e le auguro un futuro radioso

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    1. Rivedere e svecchiare il format televisivo è fondamentale, lo ribadisco, ma svecchiarlo veramente, non con operazioni di facciata come fatto a La7. Ad esempio una presentazione di Geppi Cucciari, cioè di una donna ironica in un contesto femminile "istituzionale", già avrebbe avuto un impatto più frizzante, anticonvenzionale e fresco. Ma è proprio la struttura della gara da cambiare, accorciandone la durata, sfrondandola dei vari passaggi a base di eliminazioni, ripescaggi e ri - eliminazioni, abolendo la giuria di "esperti" a favore di un classico gruppo demoscopico, evitando domande e risposte imbarazzanti per le concorrenti e cercando di inserire le ragazze in un contesto che ne valorizzi ancor di più il fascino senza doverne ad ogni costo scovare un qualche talento artistico, per la qual cosa, ripeto, ci sarà tempo dopo il concorso. E fare, in definitiva, una trasmissione tv da ventunesimo secolo: caspita, ci si è riusciti con successo con un totem apparentemente immutabile come Sanremo, perché la cosa non dovrebbe funzionare con Miss Italia?

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