mercoledì 13 novembre 2013

"EMOZIONI" SU RAIDUE CELEBRA TOTO CUTUGNO, CERVELLO IN FUGA DELLA SEMPLICITA' CANORA NOSTRANA


Uno special dedicato a Toto Cutugno, e per di più su una rete Rai. Qualcosa di raro, in Italia, dove ai paladini nostrani dell'easy listening più spinto (qualcuno direbbe del nazionalpopolare) come il cantante di Fosdinovo, vengono al massimo riservate le tristi ribalte dei contenitori pomeridiani, fra un gossip sulla divetta (s)vestita del momento e le ultime news (ovviamente in esclusiva) sull'omicidio più recente in qualche sperduta landa della penisola. No, questa volta è stata una cosa seria, una gradevole biografia in parole e immagini con tutti i crismi: grazie a "Emozioni", trasmissione monografica già in onda l'anno passato, che racconta il percorso professionale e umano di grandi star della musica pop, e che è ripartita lunedì scorso con una puntata dedicata, per l'appunto, all'autore dell'immortale "L'italiano". Una ripartenza col botto, dunque, ed è bene precisare subito che non vi è alcuna ironia in questa espressione: stimo profondamente Toto, praticamente da sempre, al contrario di larghissima parte della critica nostrana. Anche di questa frattura mai sanata fra il cantautore spezzino e certi esperti un tantino snob, inevitabilmente, si è parlato nel programma: ci ritorneremo. 
COME "SFIDE" - Del format "Emozioni" in sé per sé, nulla che già non si sapesse, per chi in passato aveva avuto modo di seguirlo: è in pratica una versione in salsa... musicale del più celebre e celebrato "Sfide", e non solo perché la voce narrante è la stessa di tante indimenticabili puntate della trasmissione gioiello di Raitre, quella calda e rassicurante di Ughetta Lanari. Dell'illustre "confratella" sportiva, "Emozioni" mantiene il medesimo tono epico, il taglio elogiativo e la quasi totale assenza di venature critiche, una ricostruzione storica  nel complesso apprezzabile anche se, per quanto visto in questa prima puntata, non sempre rigorosissima, che sconfina a volte nella tendenza a "romanzare" i fatti per accentuarne i caratteri avventurosi, drammatici o esaltanti. 
GRAVI OMISSIONI - Sembra quasi che la trasmissione debba seguire il filo conduttore costruito dagli autori, e pazienza se ciò significa ogni tanto uscire dalla retta via della biografia vera e propria del personaggio (per poi rientrare subito in carreggiata, va detto). Ad esempio, il percorso sanremese di Cutugno viene fatto partire erroneamente dal 1977, tralasciando invece l'esordio dell'anno precedente con gli Albatros e con la canzone "Volo AZ 504", della quale pure è stato mostrato uno spezzone tratto però da "Adesso musica". E' risaputo che la Rai non possiede più la registrazione di quella edizione della kermesse rivierasca (qui sotto, un filmato di You Tube tratto da un replica del Festival '76 andata in onda in Spagna), ma ciò non basta a giustificare una tale mancanza. Omissione non da poco, visto che con quella canzone Toto e il suo complesso si piazzarono terzi nella gara e vendettero una discreta quantità di dischi, anche oltreconfine. 

                                L'esordio di Cutugno a Sanremo, con gli Albatros, nel '76

Perché questo buco narrativo? Ipotesi maliziosa: mostrando l'incerta esibizione vocale di Cutugno al Sanremo '77 con "Gran premio", si voleva avvalorare la tesi esposta successivamente, ossia di un artista ancora non pronto per cantare i suoi pezzi in prima persona e più adatto a una carriera da autore, lontano dai riflettori: tesi discutibile, visto il citato e positivo debutto di dodici mesi prima, così come, per contro, qualche imperfezione tecnica nell'esecuzione delle sue canzoni il buon Toto l'ha mostrata anche in esibizioni di molto successive.
Allo stesso modo, si è troppo filosofeggiato sul Cutugno più volte favorito al Festival e troppe volte deluso: favorito non lo era nell'84, come invece lascia intuire il suo collaboratore Popi Minellono, certo non più della coppia Al Bano e Romina Power, poi risultata vincente. E, in tema di omissioni, gravissima quella del trionfo all'Eurovision Song Contest del 1990, per due motivi: perché fu il secondo e ultimo artista italiano a imporsi nella kermesse internazionale, e perché si è trattato senza dubbio di uno dei momenti più alti della sua carriera. Ed "Emozioni" ha anche smarrito le tracce dei suoi primi successi da solista, come la celeberrima "Voglio l'anima" del 1979. 
VANTO ITALIANO - Di buono, la monografia tv di Cutugno ha proposto una lodevole ricerca di immagini d'epoca, soprattutto alcuni "dietro le quinte" sanremesi e il filmato della grottesca premiazione al Festival 1980, con il vincitore decretato nientepopodimenoché... da un notaio, che ne storpiò il nome (Cotugno) e il titolo del pezzo (Noi solo noi), alcuni tocchi benevolmente perfidi (l'intervista a Tiziana Rivale che gli negò, nell'83, una vittoria al Festival da molti considerata scontata), la giusta sottolineatura dello spessore autoriale del protagonista (gli evergreen scritti per Fausto Leali e Celentano) e soprattutto la valorizzazione della sua eccezionale carriera internazionale. In definitiva, un tributo per troppo tempo atteso, eppur doveroso, a un artista che tiene alto il nome della canzone italiana a livello planetario. E qui torniamo al punto di partenza, all'eterno contrasto con i critici specializzati. 
Non era un eccesso di vittimismo di Toto, ma nemmeno si può dire che i giornalisti avessero, con lui, un fatto personale. Più semplicemente, gli esperti hanno da sempre una visione piuttosto pretenziosa, sofisticata ed elitaria della musica leggera, manifestando una notevole puzza sotto il naso soprattutto quando sono chiamati a commentare protagonisti e vicende del Festivalone per eccellenza. Sono in guerra perenne con le strofe semplici e le melodie orecchiabili e di impatto immediato, e lo erano con maggior vigore negli anni d'oro del pop melodico moderno, nei favolosi Eighties che proprio al Teatro Ariston videro celebrare i fasti degli esponenti di spicco di questo filone canzonettistico tutto tricolore, da Christian ad Al Bano e Romina, dai Ricchi e Poveri a, per l'appunto, Cutugno. Brani, i loro, scritti con un linguaggio diretto, senza filosofeggiare troppo, con accordi essenziali e che entravano subito in testa. 
MIOPIA CRITICA - Ognuno ha i propri gusti, le proprie propensioni musicali, ma è sbagliatissimo non saper riconoscere che anche comporre canzoni nel segno della semplicità  e della "facile presa" è un'arte, difficile da esercitare quanto quella di comporre opere cantautorali di ampio respiro e pregne di contenuti: e quanto sia difficile lo si percepisce in maniera netta oggi, perché in questi anni sono ben pochi gli interpreti e gli autori che riescono a sfornare brani capaci di entrare nella testa al primo ascolto, e si è anzi perso lo stampo di certe canzoncine dal tessuto musicale e testuale esile, eppure dotate del dono di essere fischiettabili e canticchiabili in ogni momento del dì.
NEMO PROPHETA IN PATRIA - Ecco, in questo senso Cutugno, se non perseguitato, sicuramente si può definire "incompreso": "Nemo propheta in patria", diremmo. Trattato come un modesto mestierante del pentagramma dalle nostre parti, buono solo per qualche giro di Do in quel di Sanremo, all'estero è osannato, è un divo vero. Si potrebbe dire, e non suoni blasfemo l'accostamento con realtà più brucianti dei nostri anni, un ennesimo cervello in fuga (in anticipo sui grami tempi attuali, però), non capito e non adeguatamente coltivato nel suo Paese e accolto con l'affetto che merita lontano da casa. 
Si sostiene che nell'Est europeo, dove Toto miete tutt'oggi i suoi più grandi successi, il gusto musicale sia più arretrato, quasi primitivo (e lo stesso viene scritto e detto per giustificare altri trionfi incomprensibili agli occhi dei nostri "esperti", come quelli che certi artisti italiani ottengono nei Paesi dell'America Latina). Banale, inaccettabile. Francamente non credo che Russia e dintorni siano popolati da centinaia di migliaia di decerebrati che godono ascoltando per ore i concerti di Toto e dei suoi simili. Gusti più semplici, forse, questo sì, di chi sa ancora apprezzare l'essenzialità e l'immediatezza della canzone, di chi sa riconoscere che anche una musica meno "alta intellettualmente" ha la sua dignità, se concepita con passione e costruita con professionalità tecnica, e se capace di toccare direttamente le corde dell'animo, senza tanti arzigogoli. Non va infine dimenticato un dettaglio fondamentale: Cutugno è portabandiera di un pop melodico lineare, ossia di quella tradizione che viene ancora oggi riconosciuta ovunque come il tratto predominante della canzone italiana, uno stile che da noi è stato portato a vette sublimi e che è tuttora la "branca" più apprezzata universalmente fra le tante che caratterizzano la musica leggera tricolore. 

1 commento:

  1. bell'articolo CARLO, assolutamente condivisibile.. penso che con Internet dilagante da anni, sia scorretto dire che nei Paesi dell'Est siano più arretrati.. magari sarà stato così in passato, come tra l'altro era accaduto fino agli anni 70 con gli artisti italiani rispetto alle tendenze provenienti da USA e UK, ma ora appunto le distanze fisiche e mentali si sono affievolite di molto. Significa che i pezzi italiani piacciono eccome, che quel tipo di sonorità, per noi anacronistiche, funzionano e sanno emozionare anche le generazioni più giovani...

    RispondiElimina