lunedì 13 ottobre 2014

L'ALLUVIONE DI GENOVA: IL DISASTRO AL TEATRO DELLA GIOVENTU' E LE ALTRE VITTIME DELL'INCURIA E DELL'INCAPACITA'

                       Volontari al lavoro per salvare il Teatro della gioventù (dal profilo FB del TKC)

A Genova, il TKC Teatro della Gioventù è il teatro "giovane" per eccellenza. Rinato a nuova vita a inizio 2012, animato da una compagnia stabile "under 30" (la The Kitchen Company, da cui l'acronimo), in quasi tre anni si è costruito un consistente zoccolo duro di pubblico grazie a brillanti spettacoli di produzione interna, a scelte artistiche spesso coraggiose e fuori dagli schemi, a iniziative pressoché uniche nel panorama nazionale, come le rappresentazioni in piena estate. Da venerdì notte, il TKC fa parte del lungo elenco delle vittime dell'ennesima alluvione che ha colpito la Superba. Teatro allagato, e il delizioso bistrot, civettuolo luogo di ritrovo pre e post spettacoli, ideale per consumare un aperitivo e far due chiacchiere fra amici (o magari con gli stessi attori), completamente distrutto. Un colpo al cuore per chi, come me, ha visto crescere il gruppo di lavoro guidato, fra mille difficoltà, da Massimo Chiesa ed Eleonora D'Urso. Intendiamoci, nelle medesime condizioni del teatro di via Cesarea (centro di Genova, una delle zone più colpite dall'esondazione e dalle piogge torrenziali) ci sono tantissimi altri esercizi commerciali, garage con auto alluvionate, abitazioni ai piani bassi: tutto sommerso dall'acqua e dalla fanghiglia, milioni di euro di danni, che in molti casi hanno oltretutto colpito chi aveva dovuto faticosamente ricostruire le proprie abitazioni e le proprie attività, con sacrifici spesso insostenibili, dopo i danni della precedente "bomba d'acqua", quella devastante del 4 novembre 2011. Questa volta forse è stato anche peggio, come dimensioni del fenomeno: ce ne accorgeremo col passare dei giorni, quando il disastro si paleserà in tutta la sua enormità. E anche questa volta c'è chi ha perso la vita, travolto dall'ondata di piena in un tunnel nei pressi della Stazione Brignole: solo per pura fortuna non si è ripetuta la strage di tre anni fa, ma anche una sola vittima è un tributo assolutamente inaccettabile. 
Il TKC sta già cercando di risalire la china, di farsi largo fra le macerie, grazie all'aiuto pratico di decine di volontari, i famosi "Angeli del fango"; chi, per i motivi più svariati, non ha la possibilità di prestare la propria opera con la forza delle braccia, può farlo attingendo alle proprie finanze, dando un contributo seguendo questi estremi: IBAN IT51U0333201400000000947866, intestato a Hurly Burly Srl c/Teatro della Gioventù. L'invito, da parte mia, è quello di seguire con attenzione queste iniziative benefiche ben mirate, di partecipare laddove è possibile avere conoscenza diretta della destinazione del nostro obolo, sapere, cioè, dove e a chi vanno effettivamente i nostri fondi: in passato, in circostanze del genere, non sempre è successo, e acutamente rimpiango soldi distribuiti con leggerezza senza sapere in che modo siano stati poi impiegati... 
Sta di fatto che l'Italia rimane a galla (è proprio il caso di dirlo) solo ed esclusivamente grazie alla solidarietà dei cittadini comuni, quelli con meno risorse, con più difficoltà a tirare la fine del mese. La solidarietà è una cosa bellissima, che tiene unite le comunità anche nei momenti difficili, è un elemento basilare e fondante dell'esistenza stessa del genere umano. Ma una nazione, e una città, non possono essere costruite unicamente sulla solidarietà: un Paese che con le mobilitazioni spontanee di cittadini, e con le raccolte fondi, tenta in parte di colmare l'insipienza di chi ci governa, non è un Paese serio, ma un'entità geografica destinata ad affondare sempre più nella melma. 
Tre anni. Tre anni sono passati dall'ultimo disastro. Tre anni gonfi di parole, di vuoti proclami, da un sindaco all'altro. Senza contare che di alluvioni Genova ne ha subite parecchie anche ben prima del 2011, come dire che di segnali d'allarme ce n'erano stati, e il tempo per mettere in sicurezza il territorio non è mancato. I torrenti pieni di erbacce, vegetazione, sterpaglie, ma anche di rifiuti; le opere di canalizzazione e regolazione dei numerosi corsi d'acqua cittadini, a partire del famoso scolmatore di cui si ciancia da secoli, rimasti lettera morta. L'orribile burocrazia italica che rallenta ogni tentativo di intervento fino a farlo arenare; l'incapacità di razionalizzare risorse finanziarie che ci sono, checché se ne dica, ma vengono usate per progetti inutili o non della massima urgenza, se non addirittura sperperati in maniera ignobile. 
Siamo nelle mani peggiori possibili, gestiti da istituzioni avulse dalla realtà, a Genova e in Liguria come a Roma. E lo spot governativo "Italiasicura" che ha invaso i teleschermi da ieri pare l'ennesima presa in giro da parte di questa classe dirigente fallimentare, una beffa atroce a poche ore dalla sciagura. E' un Paese in autogestione, che deve far da sé perché chi detiene le leve del potere è chiuso nella sua torre d'avorio; certo poi la gente dovrebbe ricordarsi di certe cose al momento di andare alle urne, ma purtroppo Genova è ancora prigioniera di scelte politiche fortemente ideologizzate, che spesso prevalgono sulla valutazione dello spessore umano e dell'operato concreto dei candidati. E poi, certo, la comunità ha le proprie colpe: perché l'inciviltà e la maleducazione sono galoppanti, e magari ad emergenza finita si tornerà a gettare i propri rifiuti più o meno ingombranti nei letti dei torrenti, ponendo le basi per le prossime esondazioni e le prossime tragedie. Questo è: ma tanto ci sono i giovanotti che spalano il fango e noi che versiamo fondi in beneficenza, a tenere in piedi una Penisola dalle fondamenta sempre più fatiscenti. E ora datemi pure del populista. 

2 commenti:

  1. Ce ne fossero tanti di "populisti" così....
    Grazie Carlo ...e coraggio.
    Gcm

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    1. Grazie Signor Mauri. Che malinconia e che angoscia...

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