lunedì 18 gennaio 2016

LA FESTA PER I 40 ANNI DI "DOMENICA IN..." (ANZI NO, 39 E QUALCOSA). LO STRANO TEMPISMO DELLA RAI E UNA CELEBRAZIONE EVITABILE

                            Il 45 giri della sigla di una delle prime edizioni di "Domenica in..."

"Domenica in..." non meritava un "omaggio" simile. E vien da piangere pensando alla triste opinione che, del passato di questa trasmissione - pilastro del servizio pubblico, si saranno fatti i più giovani, assistendo allo special che Rai 1 ha dedicato, ieri pomeriggio, ai quarant'anni del popolare contenitore festivo. Tanti interrogativi, a partire dallo strano senso del tempismo che da qualche tempo alberga nei corridoi dell'ente tv di Stato. Prima le lancette dell'orologio troppo avanti in occasione del recente San Silvestro "fantozziano", ora la celebrazione dell'importante traguardo raggiunto da "Domenica in..." messa in calendario con circa nove mesi di anticipo. E sì, perché festeggiare questo compleanno a gennaio 2016 non ha senso, visto che la prima puntata del programma andò in onda nell'autunno del 1976. 
Fosse solo quello. Lo "specialone" di ieri, spiace dirlo, è stato un inno alla bassa qualità televisiva, fra approssimazioni nel racconto e infelice scelta degli ospiti. Attorno a Pippo Baudo, poco e male impiegato, una sarabanda caotica e una rappresentazione del tutto parziale di questi quattro decenni. "Domenica in..." fu, in quella cupa metà dei Settanta, in pieni anni di piombo, uno dei progetti più geniali partoriti da una Rai che era in pieno fervore creativo, lontana anni luce da quella di oggi, che troppo spesso rimastica stancamente vecchie idee ripetendole ad libitum (Vedi "Fatti vostri" et similia). Una novità semplice ma rivoluzionaria: riempire la domenica pomeriggio con una trasmissione fiume, che accompagnasse il settimanale dì di festa degli italiani dal pranzo alla cena, con leggerezza ma anche momenti di sostanza culturale, parlando di spettacolo, di cinema, di musica, di letteratura e di sport. Di tutto di più, ma sempre in perfetto equilibrio, senza cadere nella noia ma anche tenendosi lontani da picchi eccessivamente trash. 
Ebbene: cosa c'era, di tutto ciò, nell'omaggio di ieri, condotto da Paola Perego e da un Salvo Sottile del tutto fuori contesto? Solo pochi e scarsamente significativi filmati di repertorio, nella conferma di un vizio Rai che, francamente, sta cominciando a stufare: il sottoutilizzo di quell'immenso patrimonio rappresentato dalle Teche, con pillole relegate a trasmissioni come "Techetecheté" e poco altro, fra l'altro spesso gli stessi reperti proposti e riproposti all'infinito. Almeno un lustro della storia della trasmissione letteralmente saltato a piè pari: è mai possibile andare in onda, come ha fatto Sottile, introducendo Alba Parietti come prima donna presentatrice di "Domenica in.."? "Alba, abbiamo dovuto aspettare più di quindici anni per vedere una 'Domenica in...' condotta da una donna: perché?", è riuscito a chiedere alla sua ospite. Raffaella Carrà, Marisa Laurito ed Edwige Fenech, padrone di casa fra il 1986 e il 1990, sentitamente ringraziano. Quando poi le redini dei ricordi sono state sottratte al Pippo nazionale è calato il gelo: su un'ora scarsa di trasmissione, oltre quindici minuti sono stati monopolizzati dal ripescato Giucas Casella e dai suoi esperimenti, dita intrecciate e amenità varie, che erano già insopportabili all'epoca della "prima volta" e della cui riproposizione non si avvertiva francamente il bisogno. 
Ecco: guardando lo special di ventiquattr'ore fa, il simbolo dei primi quarant'anni di "Domenica in..." pare esser stato Casella, visto lo spazio dedicatogli. Chiaro che qualcosa non torni; tornano invece gli interrogativi con cui ho aperto l'articolo: io spettatore sono qui, a chiedermi il senso della messa in onda di un prodotto così mal confezionato, oltretutto con un anticipo, va ribadito, del tutto ingiustificato (perché l'età effettiva del programma, al momento, è di circa 39 anni e 4 mesi: che fretta c'era?), mentre i vertici Rai dovrebbero cominciare a porsi qualche domanda circa l'attenzione, la cura, la precisione, la passione con cui vengono allestiti certi capolavori. No, la "domenica degli italiani" non meritava un simile omaggio: e non lo meritava chi, come me, in fondo è diventato adulto anche seguendo quello che, perlomeno fino ai primi anni Novanta, è stato davvero un gioiellino di trasmissione. Proporre qualcosa di meglio, soprattutto nei giorni del martellamento pubblicitario sulle nuove modalità di pagamento del canone, sarebbe il minimo sindacale. Chiediamo troppo? 

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