martedì 9 febbraio 2016

SANREMO 2016: AL VIA UN FESTIVAL "OPEN" E LIVELLATO, CON UN GRUPPONE DI PAPABILI PER IL SUCCESSO FINALE


A poche ore dal via, la domanda più banale eppure inevitabile: che Festival sarà, il 66esimo della serie? Sarà un Sanremo "open", la prima cosa che mi viene da dire. "Open" in quanto la porta verso la gloria, verso il trionfo finale, è teoricamente aperta a un numero elevatissimo di pretendenti, come raramente è accaduto in passato. Appena dodici mesi fa ci trovavamo a fare la cronaca di una vittoria annunciatissima (su "Note d'azzurro" l'avevo prevista fin da dicembre, senza fare supremi sforzi di fantasia), quella del Volo che, in extremis, dovette vedersela con l'imprevedibile colpo di coda di Nek, ormai però troppo attardato per puntare al bersaglio grosso. Altre volte, i "papabili" avevano formato gruppi un tantino più numerosi ma comunque ristretti (due anni fa si parlava di Arisa, Renga, Gualazzi e pochi altri). 
PIU' DI DIECI POSSONO SOGNARE - Quest'anno no. Quest'anno almeno la metà dei Campioni in concorso possono legittimamente ambire a fare il colpaccio. Questo sulla carta, intendiamoci, perché il primo ascolto dei brani potrà diradare molte nubi e fare una prima, consistente scrematura. Sta di fatto che, in mancanza del nome "che spacca" (poteva essere Alessandra Amoroso, che ha invece deciso di far uscire il nuovo album poco prima della kermesse, tenendosi ancora una volta alla larga dalla Riviera dei Fiori), il patron Carlo Conti ha puntato su quello che in termini sportivi viene definito "livellamento": un campionato della canzone equilibrato, senza assi pigliatutto, e ciò gioverà assai al pathos della tenzone; che poi tale livellamento sia verso l'alto o verso il basso, sarà il pentagramma a dircelo. Alla vigilia, possono essere considerate da podio Dolcenera, Arisa, Noemi e Annalisa, la nouvelle vague rosa della nostra canzone leggera, con le ultime due ormai affrancatesi da tempo dai loro esordi in ambito talent; poi i tre veterani Patty Pravo, Enrico Ruggeri e Stadio, e quel Lorenzo Fragola che cerca la consacrazione dopo la prima, convincente apparizione all'Ariston e il buon esito del disco d'esordio. 
LA FORZA DEL DUETTO? - Ancora: Rocco Hunt pare molto quotato, e non è detto che non si possa assistere al definitivo sdoganamento festivaliero del genere rap hip-hop. Neffa ed Elio e le Storie Tese rappresentano le schegge impazzite, ma il pezzo proposto dagli Elii ha fatto il pieno di consensi fra gli addetti ai lavori che han potuto ascoltare in anteprima le canzoni, e una loro affermazione dopo due secondi posti non stupirebbe. Nelle ultime ore, poi, sono date in poderoso crescendo le chance della coppia Deborah Iurato - Giovanni Caccamo, e la cosa per dire la verità mi lascia un tantino perplesso, a meno che non si sia in presenza di una composizione di struggente bellezza e possente impatto: chi dice che le coppie han sempre fatto centro presso la platea sanremese racconta una verità parziale, perché ai trionfi di Al Bano & Romina o di Anna Oxa e Fausto Leali, per citare due esempi, hanno fatto da contraltare tonfi clamorosi, come i duetti Minghi - Nava del 2000 o Tatangelo - Stragà del 2003, e pure quello fra lo stesso Leali e Luisa Corna nel 2002 (che funzionò sul momento ma alla lunga lasciò poche tracce); l'abbinamento fra i due giovani siciliani, oltretutto, sconta in partenza una certa debolezza, in fatto di curriculum e popolarità. Vedremo. 
BRIO ALLA CONDUZIONE - Sul Festival nel suo complesso, sulla struttura del carrozzone, ho già scritto molto nei mesi scorsi: avendo individuato una formula semplice ma vincente, e forse in grado di reggere per diverso tempo, Conti ha giustamente limitato al minimo le innovazioni. Però l'inserimento nel cast dei conduttori di un "valletto", Gabriel Garko, e di una battitrice libera di immenso e poliedrico talento come Virginia Raffaele, che da anni meritava tale traguardo, dovrebbero dare al tutto la giusta dose di brio, magari avvicinando la frizzante squadra che pilotò la fragile nave di Sanremo 2004 (Simona Ventura, Gene Gnocchi, Paola Cortellesi e Maurizio Crozza, ricordate?). 
SUPEROSPITI, ELITE ACCETTABILE - Riguardo agli ospiti, si insiste ormai con pervicacia sulla suddivisione fra italiani in gara e italiani a far passerella, ma se nelle ultime edizioni si è assistito spesso a presenze ingiustificate (su tutte quelle di Ligabue e Tiziano Ferro), quest'anno almeno esistono valide ragioni per celebrare la grandezza euromondiale di Laura Pausini ed Eros Ramazzotti o la réunion pre - scioglimento dei Pooh con Riccardo Fogli, mentre magari Elisa canterà in inglese, cosa che al momento ai concorrenti non è concessa (in passato si poteva) ed è un'artista che, per modalità espressive, definire "italiana" è perfino riduttivo. L'unica ospitata di cui mi sfugge il significato è quella di Renato Zero, che poteva comparire tranquillamente fra i big in competizione. Quanto a Cristina D'Avena, che vedremo sabato sera, va tenuta fuori da tutti questi discorsi: è una grandissima a tutto tondo, che ha fatto cantare e sognare generazioni di bambini e ragazzi, ma che ha sempre battuto un territorio sonoro lontano anni luce da quelli tipici della gara sanremese, e mai si è cimentata in brani, diciamo così, "adulti": la sua presenza fuori concorso ci sta, ed è anzi un doveroso tributo. 
POLEMICHE FUORI LUOGO - Le polemiche su Elton John e il marito sono incommentabili, se non dicendo che fanno bene certi Paesi esteri più avanzati, ma forse sarebbe meglio dire solo più civili, a canzonarci e prenderci per i fondelli. O meglio, a prendere per i fondelli chi alimenta certe discussioni, perché io me ne chiamo fuori e mi sento, in questo senso, pochissimo italiano. Allo stesso modo, non trovo normale che, durante la prima conferenza stampa sanremese della settimana, un giornalista ritenga "inevitabile" fare a un membro del cast (Gabriel Garko) una domanda sul ddl Cirinnà. Fermo restando che ognuno è assolutamente libero di porre i quesiti che più ritiene opportuni, mi sembra francamente fuori contesto e anche piuttosto triste andare a Sanremo per chiedere a uno dei presentatori, come prima curiosità, l'opinione su un disegno di legge che non ha alcun legame diretto con l'evento specifico.Voglio dire: ci sono tempi e luoghi per parlare di tutto (e anzi, di spazi di discussione in tv ne esistono fin troppi...), al Festival sarebbe bello, confermando la positiva tendenza dell'anno scorso, tornare a concentrarsi esclusivamente sulla musica, che negli ultimi tempi, grazie anche alla nascita di nuove rassegne canore (su tutte il Summer Festival di Canale 5) ha dimostrato di aver riconquistato una certa appetibilità anche sul piano catodico. 
INUTILE SFIDA CALCIO VS. MUSICA - A tal proposito, sarà interessante la sfida del sabato sera fra la finale rivierasca e il match scudetto Juve - Napoli: scontro assurdo (con lo spezzatino ormai abituale per la nostra Serie A, non si poteva proprio trovare un'altra collocazione oraria, magari la cara vecchia domenica pomeriggio?), ma che perlomeno pone un po' di sale sulla coda del carrozzone ligure, da anni adagiatosi sugli allori di una contro-programmazione soft da parte dei concorrenti. Conti e compagnia non dovrebbero comunque subire troppi danni da una rivale, benché prestigiosissima, confinata su una piattaforma a pagamento. 

3 commenti:

  1. E' vero, anche leggendo i vari giudizi dei giornalisti (alcuni molto "fidati") risulta difficile avventurarsi in pronostici. Al di là di un brano certamente catalizzatore come quello degli Elii, e del colpo di coda di alcuni mostri sacri (paiono ben quotati Rouge e la Pravo), secondo me sarà più opportuno giocare le proprie fisches su gente come Dolcenera (anche se porterà un pezzo non immediatissimo), Noemi e la "solita" Arisa. Rocco Hunt in realtà porterà un rap sui generis, mi aspettavo alla vigilia qualcosa di "alternativo" da gente come Clementino e Neffa ma da quel che ho letto, mi sa che mi lasceranno l'amaro in bocca.Addirittura di Valerio Scanu da più parti ho letto meraviglie, penso per merito di Fabrizio Moro (poi perà subentrerà l'interpretazione del cantante in gara e qui, ahimè, mi ha sempre trasmesso poco, nonostante la pulizia della voce). Anch'io ho percepito odor di outsider per l'improbabile coppia Caccamo-Iurato ma ho l'impressione che non faranno leva sul cuore dei giovanissimi, protesi presumo a dare un minimo di slancio ai flop annunciati di Dear Jack e Bernabei. A questo punto, se devo scegliere col cuore, allora dico Stadio, e non certo per l'investitura del Blasco, ma perchè credo sarebbe un grande e meritato suggello alla loro splendida carriera. Ciao

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    1. Il primo ascolto delle prime dieci canzoni non ha diradato le nubi, ma ne parlerò domani nel dettaglio. Certo sugli Stadio sfondi una porta aperta; meriterebbero un riconoscimento, il loro brano mi è sembrato di buon livello, ma è ancora presto per dire dove potrà arrivare. I veterani di stasera mi sono parsi tutti particolarmente in palla, anche i Bluvertigo, che sul piano compositivo han fatto centro ma purtroppo hanno scontato la precaria forma vocale del loro ritrovato leader.

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    2. in effetti il brano dei Bluvertigo sentito in radio, quindi versione studio, rende molto ma molto di più. Confido in una ripresa di Morgan

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