martedì 20 marzo 2018

RIPARTE L'AVVENTURA AZZURRA. IL "RINNOVAMENTO CON GIUDIZIO" DI DI BIAGIO, CT AD INTERIM


Sta per tornare in campo la Nazionale. Dopo il disastro svedese di novembre, dovrebbe essere uno dei momenti clou della stagione: l'inizio della rinascita, della ricostruzione, per porre le basi di un futuro che pretendiamo migliore e che già bussa alla porta, con la nuova Nations League che partirà a settembre. Invece, il nuovo corso azzurro è iniziato a fari spenti, messo in secondo piano dall'attesa per il derby italo - spagnolo in Champions e dalla lotta scudetto riapertasi nel fine settimana. Si dirà: in fondo sono solo amichevoli, quelle che attendono i nostri prodi. Già, ma a parte che si tratta di amichevoli extralusso (Argentina venerdì e Inghilterra martedì), rappresentano comunque il primo passo di un nuovo capitolo, il più oscuro e intricato di sempre, del romanzo calcistico nostrano. 
STAGIONE CAOTICA E TRAGICA - Nulla di cui sorprendersi, del resto. Dall'eliminazione dai Mondiali a oggi, il pallone nostrano è stato travolto dal caos e da eventi persino tragici, che hanno confinato il derelitto Club Italia a ultimo dei pensieri dei media e degli appassionati tricolori. Prima le dimissioni di Tavecchio, poi il commissariamento della federazione, e già ce n'era abbastanza. Poi è arrivata la disgrazia vera, la morte assurda e incomprensibile di Davide Astori, un azzurro, un volto amico e familiare. Anche in suo nome e nel suo ricordo, urge riannodare i fili agonistici di un discorso innaturalmente interrotto a San Siro nell'autunno scorso.
Certo le premesse tecniche non sono le migliori: c'è infatti da chiedersi come possa essere messo in cantiere un rinnovamento effettivo, se nei primi test in programma in quest'ultimo scorcio di stagione la rappresentativa sarà guidata da un cittì "a tempo". L'impegno primario di Di Biagio, in questi mesi, sarebbe dovuto essere la preparazione dell'Under 21 all'Europeo casalingo in programma nel 2019, e invece si trova a dover gestire una fase di transizione fra le più delicate di tutta la storia della Nazionale maggiore. Una fase in cui non ci si può permettere di traccheggiare, occorrendo invece gettare semi che possano dare frutti duraturi.
DI BIAGIO E' SOLO DI PASSAGGIO? - Un traghettatore? Probabile, ma non certo. Del resto, ricordiamo che anche l'avventura di Enzo Bearzot era cominciata in forma "precaria", come collaboratore del grande Fulvio Bernardini, e già pochi mesi dopo il suo debutto, anche a causa di una infelice prestazione casalinga contro la modesta Finlandia, in molti iniziarono a chiederne la testa, invocando l'ingaggio di allenatori "veri" come Vinicio, Liedholm e Giagnoni, allora sulla cresta dell'onda. E invece, passo dopo passo, il vecio prima conquistò la guida tecnica in solitaria e poi dimostrò le sue capacità di trainer di statura planetaria, costruendo quel capolavoro di squadra che trovò la sua sublimazione ad Argentina '78 e a Spagna '82. Altri tempi, certo, e soprattutto altro serbatoio di talenti a disposizione, ma, insomma, certe sorprese nel football sono all'ordine del giorno: se il buon  Gigi dovesse ottenere risultati insperati in queste prime uscite, metterlo poi da parte a giugno per far spazio a un coach di altissimo profilo (Mancini? Conte? Ranieri? Ancelotti?) potrebbe non esser facile per i vertici federali. 
QUALCHE VOLTO NUOVO E I GIOVANI "NON CAPITI" DA VENTURA - Leggo che da più parti ci si attendeva una vera e propria rivoluzione nelle convocazioni, rivoluzione che invece non vi è stata. Le novità o "quasi novità", si badi bene, ci sono: Cristante (che aveva già fatto capolino), Cutrone e Chiesa, senza dubbio i migliori prospetti giovani espressi dall'attuale Serie A assieme a Barella, quest'ultimo per il momento costretto ancora all'anticamera come i difensori Romagnoli e Caldara, che sarebbero di certo stati della partita se non fossero alle prese con fastidiosi malanni. Poteva starci il milanista Calabria, per il quale tuttavia sono attese ulteriori conferme dell'attuale buon rendimento, e avrebbe meritato anche l'ottimo El Shaarawy di questa annata, ma è stato chiamato Ferrari, valido rappresentante della Samp rivelazione di Giampaolo (almeno fino a due settimane fa), e ritorna giustamente l'indemoniato Bonavenura ammirato negli ultimi mesi rossoneri.
Per il resto, c'è ben poco da criticare, perché gli emergenti su cui lavorare non mancano, ma quelli già totalmente pronti per i confronti sul palcoscenico internazionale sono... quelli che sono. E poi, come era possibile non ripartire anche dai vari Darmian e Florenzi, Rugani e Zappacosta, Pellegrini e Verratti, e dal trio Insigne - Immobile - Belotti? E' vero, erano tutti parte integrante del gruppo affondato con Ventura, ma si tratta di elementi di indiscutibile valore, non certo i principali responsabili della disfatta mondiale: in un contesto diverso, con una guida diversa, con nuove motivazioni e la mente serena, potranno senz'altro fornire un miglior contributo alla causa. 
I VETERANI: SITUAZIONI DIVERSE - Riguardo ai veterani e agli anziani rimasti in gruppo, ci si potrà accapigliare all'infinito, ma la verità in tasca non ce l'ha nessuno. Un coach carismatico forse avrebbe avuto meno remore e operato un restyling pressoché totale, mentre Di Biagio, conscio della sua posizione in un indefinibile limbo tecnico, non ha voluto rinunciare al collante dello spogliatoio. Ma per Buffon si è trattato probabilmente solo di un gesto di riconoscenza per uno dei più grandi portieri di tutti i tempi, che non poteva chiudere la sua storia azzurra con le lacrime post Svezia (ma Zoff chiuse con lo 0-2, proprio in Svezia, che nell'83 sancì l'eliminazione dei campioni del mondo dall'Euro '84, e nessuno ebbe da ridire...), Bonucci e Chiellini resteranno probabilmente le uniche chiocce dello spogliatoio nel futuro prossimo, mentre sarà da definire la posizione di Candreva, spesso contestato nell'Inter ma che, anche nei mesi nefasti che hanno condotto all'eliminazione iridata, è stato uno dei pochi a saper movimentare il gioco offensivo della nostra selezione. 
FUTURO CON BALOTELLI E RINNOVAMENTO SENZA FRETTA - Sullo sfondo, c'è sempre il discorso Balotelli: il CT ha spiegato la sua esclusione con motivazioni legate al gioco e non al comportamento, ma un elemento che ha ritrovato se stesso dopo alcuni anni bui, che sa inventare gol quasi dal nulla e che nel Club Italia ha quasi sempre fornito prestazioni all'altezza, condite da gol belli e importanti, non potrà restare a lungo ai margini, piaccia o non piaccia come personaggio. Per il resto, il passato insegna che certi rinnovamenti non possono essere fulminei e totali, neppure in epoche di vacche grasse (dopo Mexico '86, Azeglio Vicini inserì i ragazzi d'oro della sua memorabile Under a poco a poco, col contagocce), e che non bisogna mai fare di tutta l'erba un fascio, ossia buttare tutto a mare dopo un fallimento, senza ben distinguere le responsabilità. Fallimento che, nel caso di Russia 2018, ha un nome e un cognome precisi, perché rimango convinto che, con un altro allenatore, non solo lo spareggio sarebbe stato vinto, ma avremmo persino conservato qualche possibilità di prevalere nel girone sulla Spagna (che Conte aveva sonoramente battuto all'Europeo francese, non dimentichiamolo mai). Ora basta, dunque: cerchiamo di lasciarci definitivamente alle spalle questa brutta avventura e di ripartire verso orizzonti meno nebbiosi. Si comincia venerdì sera a Manchester, contro l'Albiceleste. 

4 commenti:

  1. sono pienamente d'accordo con quanto hai scritto CARLO. Le convocazioni rispecchiano il meglio che il calcio italiano, così depresso e derelitto, sta esprimendo. Mi fa piacere che abbia riconfermato alcuni elementi ma per altri invece è giusto secondo me voltare pagina. Tutti insieme magari no, ma non bisogna correre il rischio di non far sbocciare a certi palcoscenici giovani molto capaci e talentuosi come Barella, Chiesa, Cutrone, lo stesso Gagliardini, tanto criticato, Pellegrini, Caldara (che quest'anno per vari motivi non sta avendo un rendimento sontuoso come lo scorso anno)... in avanti si attende il salto almeno di uno tra Immobile, Insigne, Bernardeschi o Belotti, quest'ultimo autentico flop stagionale, attenuante dell'infortunio a parte. Felice che Verdi faccia parte ancora della partita, così come Jorginho. Verratti deve una volta per tutte mostrare il suo status di talento internazionale, altrimenti via al nuovo corso da subito con Pellegrini, Barella, Gagliardini, magari anche Mandragora. In difesa secondo me non siamo male, considerando anche il rientro imminente di Conti, satanasso sulla destra (ma come dici tu abbiamo anche Caldara e aggiungo Zappacosta, bene nelle sporadiche occasioni concesse da Conte al Chelsea). A sinistra oltre a Spinazzola volendo c'è Emerson, non uno qualsiasi. Sono moderatamente fiducioso anche se ammetto che avrei preferito un altro tecnico.

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  2. Vero che molti meritavano una riconferma, perché non è giusto essere esclusi per demeriti non propri (leggasi: più colpa di Ventura che degli interpreti). Ma queste convocazioni potevano essere un segnale per certi versi... politico, se riesco a dare un'idea.
    Convocare 16-17 interpreti della rosa di Ventura significa in un certo senso essere troppo indulgenti con i giocatori. Mi rendo conto che non si può comporre una rosa con 25 elementi se escludiamo i convocati dello spareggio, ma così mi sembra francamente troppo. Quelli potevano essere reintegrati magari più in là nel percorso, in modo da costringerli a conquistarsi (di nuovo) quello status di veterani maturi e alfieri del gruppo.
    Poi anche a me non fa impazzire l'idea Di Biagio, per lo stesso motivo che hai detto anche tu: che senso ha? Sono mesi persi questi? E l'Under-21, ora affidata all'ottimo Evani, dopo deve essere ripresa da Di Biagio, quindi trattata come qualcosa di secondario? Perché non può esserci continuità anche con gli Azzurrini?

    Non si direbbe, ma in realtà sono ottimista per le potenzialità dei ragazzi che dovrebbero arrivare a Euro2020, ma vorrei una gestione - ai piani alti - un po' più ragionata, meno improvvisata.

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  3. Rispondo a entrambi con un ulteriore mio ragionamento. Essendo voi due dei lettori più affezionati al blog, sapete bene che il "largo ai giovani in Nazionale" è sempre stato uno dei miei leit motiv su queste pagine. Se oggi freno un po', è per tutta una serie di motivi: perché, come detto, oggi non abbiamo quell'abbondanza che avrebbe permesso una rivoluzione radicale tipo quella che avvenne dopo il fiasco al Mondiale del 1974 (al quale almeno partecipammo...); perché comunque il materiale umano a disposizione di Ventura, sicuramente non eccelso, era comunque dignitoso, nonché passibile di una ulteriore crescita a breve termine, e non lo si poteva liquidare tanto a cuor leggero; e perché, infine, Di Biagio si trova a dover operare in una situazione assolutamente precaria e indefinita, un limbo tecnico fatto di provvisorietà e incertezza. Cosa poteva fare di diverso? Secondo me, non molto, non è il giovane in più o in meno che sposta i termini della questione. Il problema è che si sarebbe dovuto evitare il commissariamento e avere da subito una presidenza federale in grado di nominare un CT di polso e di carisma, che potesse fare piazza pulita senza troppi rimorsi di coscienza. Di Biagio naviga a vista, e spero solo che questo interim non pregiudichi la preparazione dell'Under 21, che sarà anche un serbatoio della Maggiore ma che se tornasse a vincere qualcosa dopo lustri non darebbe fastidio.

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  4. Valida comunque anche l'idea di Alessandro di tenere "in naftalina" alcuni elementi "venturiani", per poi ripescarli eventualmente più avanti. Il problema è che probabilmente non ci sono uomini in quantità e talento sufficiente per osare questo azzardo. Coi giovani si cammina sempre sul filo: se li tieni troppo in anticamera li perdi, come è capitato a tanti, troppi delle ultime generazioni azzurre, ma se li butti subito allo sbaraglio dopo una manciata di buone prestazioni coi club rischi di bruciarteli per sempre.

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