domenica 8 luglio 2018

RUSSIA 2018: PIU' CHE UN MONDIALE, UN EUROMUNDIAL. IL PUNTO DOPO I QUARTI DI FINALE


Più che un Mondiale, lo si può definire un Euromundial, rubando affettuosamente un titolo al Guerin Sportivo dei tempi di Spagna '82. Oggi come allora, a contendersi il trofeo iridato sono rimaste quattro squadre europee, evento peraltro verificatosi in altre tre occasioni, nel '34, '66 e 2006. Nulla di strano: è la conferma di quanto il Vecchio, bistrattato Continente eserciti ancora un'egemonia pressoché totale nel mondo del pallone. Sono oltre dieci anni, del resto, che i verdetti della massima competizione per nazioni parlano chiaro in tal senso: per la quarta edizione consecutiva, la coppa resterà in Europa; nelle ultime quattro edizioni, compresa quella in corso, su un totale di sedici semifinaliste ne troviamo tredici europee; nelle medesime quattro edizioni, sette finaliste su otto (unica "intrusa", l'Argentina che contese il titolo alla Germania a Rio 2014).
L'EUROPA DOMINA, MA LA FIFA... - Ce n'è abbastanza, dunque, per considerare inattaccabile un primato planetario che però, paradossalmente, è proprio la FIFA a mettere in discussione, avendo proporzionalmente ridotto, nel tempo, il numero di posti a disposizione del nostro continente nella fase finale del torneo, fino al paradosso delle sole sedici caselle su ben quarantotto partecipanti assegnate per la rassegna 2026. Un non senso tecnico e storico: si penalizzano i movimenti calcistici maggiormente competitivi allargando sempre più le porte al cosiddetto "terzo mondo", il quale peraltro rimane sostanzialmente sempre al punto di partenza: stiamo ancora aspettando una africana fra le prime quattro del Mondiale (quest'anno tutte fuori ai gironi...), l'Asia c'è riuscita solo con la discutibile Sud Corea del 2002, il Nord America si affida a sporadici exploit (USA 2002 e Costarica 2014 nelle prime otto) o al solito Messico che si ferma sempre agli ottavi... Contenta la Federazione internazionale, scontenti tutti. Ma vediamo ora in sintesi come Russia 2018 si è effettivamente trasformata in Euromundial. 
BELGIO: FIORETTO E SCIABOLA - Il top match dei quarti è stato Belgio - Brasile, perché ha coniugato qualità degli interpreti con spettacolarità, tono emozionale ed equilibrio. In molti hanno parlato di sorpresa clamorosa, a proposito del verdetto finale: evidentemente, non erano a conoscenza dei più recenti sviluppi del football mondiale. Ormai da anni il Belgio è una splendida realtà ad altissimo livello, staziona stabilmente nelle prime posizione del ranking FIFA e ha sfornato la sua generazione d'oro, migliore, sul piano della classe pura, persino di quella epica maturata a cavallo fra fine Settanta e inizio Ottanta, la covata di Pfaff, Gerets, Millecamps, Vercauteren, Vandereycken, Van Der Elst, Vandenbergh, Ceulemans. Allo stato attuale, i Diavoli Rossi sono superiori alla Seleçao, ragion per cui il risultato era ampiamente prevedibile, anche se gli uomini di Martinez hanno faticato non poco per venire a capo dell'avversario: un primo tempo su uno standard a tratti sontuoso, con incursioni offensive fulminanti per rapidità, essenzialità, efficacia e pregevolezza estetica, con Hazard a menare le danze, Lukaku ad abbinare fisicità straripante, movimenti felpati e capacità di essere sempre al posto giusto nel momento giusto, De Bruyne a trovare il guizzo del 2-0 (dopo l'autogol di Fernandinho) con un chirurgico destro dal limite.
Ripresa di pura sofferenza in trincea, ma con Kompany autoritario dietro e Witsel e Fellaini a formare una meravigliosa diga in fase di filtro. Cionondimeno, il Brasile nulla avrebbe rubato portandosi fino ai supplementari: Courtois ha messo una seria ipoteca sul titolo di miglior portiere del torneo, con interventi strepitosi su Coutinho, Paulinho, Douglas Costa (due volte),  e sulla stoccata di Neymar in chiusura, mentre Firmino e Renato Augusto hanno fallito notevoli occasioni, dopo che quest'ultimo aveva riaperto il match con un imperioso colpo di testa; c'è stato anche un intervento dubbio in area di Kompany, e sull'altro fronte una sola vera occasione per il terzo gol, mancato di pochissimo dallo scatenato Hazard. 
IL BRASILE RESTA INCOMPIUTO - Era forse destino che questo Brasile in versione 2018 rimanesse una compagine "a metà del guado", come già aveva dato la sensazione di essere nelle prime quattro uscite: complesso dalle buone doti ma che non riusciva a liberare tutto il suo potenziale, mancando soprattutto di adeguata concretezza in fase conclusiva. Sostenuta da una buonissima difesa, da un centrocampo solido e continuo in Paulinho, da un Coutinho ispirato e da un Douglas Costa che ben altro spazio avrebbe meritato, la selezione verdeoro è stata tradita da Gabriel Jesus, atteso come bomber e andato sistematicamente in bianco, e parzialmente dal suo asso Neymar, decisivo solo a intermittenza ed eccessivo con quel suo modo di accentuare di falli, che alla lunga gli arbitri non gli hanno perdonato: più che un fuoriclasse risolutivo, un lusso che il Brasile attuale non può permettersi. La parabola dei pentacampioni è peraltro emblematica di come un Mondiale sfugga a regole tecniche ben precise: quarti nel 2014 al culmine di un torneo modesto e macchiato dall'epocale 1-7 coi tedeschi, fuori prima delle semifinali quest'anno, dopo un cammino dignitosissimo e dopo averle tentate tutte per raddrizzare la sfida coi belgi. 
FRANCIA: COMPITINO - Deludente nel complesso Uruguay - Francia: senza il suo "gemello" Cavani, ko per infortunio, Suarez è risultato totalmente depotenziato e la Celeste ha di fatto perso la sua verve offensiva, puntando su una paziente difesa nel tentativo di stanare i Bleus. In partite così bloccate, per passare occorrono una giocata d'alta scuola o un tiro piazzato: è arrivato il secondo, con punizione di Griezmann telecomandata sulla testa di Varane. La risposta sudamericana si è concretata in una sola, doppia, palla gol: testa di Caceres su punizione - cross, respinta d'istinto di Lloris e Godin che ha sparato alto da pochi passi. Dopo, tranquilla gestione dell'équipe transalpina, che ha controllato il match con la personalità della squadra di spessore internazionale e ha trovato anche l'aiuto della buona sorte, sul tiro, forte ma non irresistibile, di Griezmann non trattenuto da Muslera. Diremmo dunque che la Francia ha fatto poco più del compitino, certo meritando la semifinale, ma contro il Belgio sarà chiamata a gettare sul banco tutte le sue carte e alzare il livello delle sue performance, come aveva fatto nell'ottavo contro l'Argentina, per poter dire di aspirare legittimamente alla Coppa. 
L'INGHILTERRA VOLA SULLE FASCE - Più convincente del team di Deschamps è parsa l'Inghilterra. Quello con la Svezia è stato un match old - style, giocato come tante partite del tempo che fu in ambito europeo. La Nazionale coi tre Leoni sul petto è cambiata sì, tatticamente, ma fino a un certo punto: le percussioni continue sulle fasce laterali e i cross in area a cercare colpitori di testa non sono formule che si discostano granché dalla tradizione britannica, anzi... Ma tornare al passato non è detto che sia un regresso: Southgate si è ritrovato fra le mani due splendidi laterali di spinta, Trippier a destra e soprattutto il devastante Young a sinistra, ed è giusto sfruttarne adeguatamente doti dinamiche e perizia balistica. In più, l'Inghilterra ha un Pickford sempre più decisivo fra i pali, uno Stones che dietro non manca un intervento, un centrocampo manovriero in Lingard, Henderson e Dele Alli. Non solo Kane, dunque, in una selezione che sta proponendo alla ribalta tante nuove stelle. E' stata una sfida fra colossi dell'area di rigore, e l'hanno vinta Maguire e il citato Alli con le loro inzuccate perentorie, ma gli scandinavi sono usciti a testa altissima: pur rimanendo fedeli al loro solito canovaccio strategico, nella ripresa hanno costruito tre occasionissime, una sullo 0-1 (Berg di testa a colpo sicuro) e due sullo 0-2 (Claesson di destro dopo splendida azione manovrata, e girata di sinistro ancora di Berg), tutte sventate dal sorprendente numero uno inglese: di più, i gialloblù non potevano proprio fare, e al ritorno a casa meritano di essere accolti fra applausi e ovazioni. 
PADRONI DI CASA FUORI, MA RUSSIA DI NUOVO COMPETITIVA - Non tornano a casa i russi, semplicemente perché... ci sono già. Il Mondiale degli anfitrioni è finito: del resto, dopo quanto visto  a Corea del Sud - Giappone 2002, l'incidenza del fattore campo si è notevolmente attenuata nelle successive competizioni internazionali, con molte squadre ospitanti addirittura uscite al primo turno. Dovrebbe essere la normalità: se il livello tecnico è quello che è e i direttori di gara fanno il loro dovere, non può certo bastare l'appoggio del pubblico per arrivare fino in fondo. Il team di Cherchesov è anzi andato oltre le aspettative: galvanizzato dal brillante inizio contro avversarie alla portata (Arabia Saudita ed Egitto), ha fatto fuori con merito la sopravvalutata Spagna con una saggia partita di contenimento e sfruttando una delle poche occasioni avute, per poi prevalere ai rigori.
Il bis non è riuscito con la Croazia, semplicemente perché la Croazia, oltre ad essere superiore ai russi, è in questo momento anche più forte delle Furie Rosse, è uno dei valori assoluti del football planetario. Dopo un discreto dominio, è stata freddata dall'alzata d'ingegno di Cherishev, ma ha ben reagito e colto il pari con Kramaric. Modric e compagni hanno poi menato le danze dall'alto di una superiorità di talento indiscutibile, alla quale però non sono riusciti a dare contorni concreti, complici la gara dei russi, eccezionale per attenzione e furore agonistico, e un pizzico di sfortuna (clamoroso il palo di Perisic). Dopo un altro scambio di colpi nei supplementari (in rete Vida e Mario Fernandes, sempre sugli sviluppi di calci da fermo),i rigori, sovente una lotteria, hanno poi fatto giustizia, ma gli sportivi di casa devono essere orgogliosi del torneo disputato dalla loro rappresentativa: la Russia ha di nuovo una Nazionale, ha recuperato Cherishev su ottime misure e trovato uno Dzyuba di gran sostanza. Ora occorre non disperdere questo patrimonio. 

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