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lunedì 1 luglio 2019

EURO UNDER 21: TRIONFO SPAGNA, VINCONO I MIGLIORI. VISTE LE SEMIFINALISTE, L'ITALIA POTEVA STARCI...

                       Fabian Ruiz, una delle grandi figure dell'Europeo (foto Guerin Sportivo)

La Spagna trova sempre il modo di entrare nei nostri incubi. Anche dopo averla nettamente battuta, all'inizio di quello che poteva essere il "nostro" Europeo Under 21. E invece, ieri sera, sono state le Furie Rosse a riprendersi il titolo che avevano conquistato l'ultima volta sei anni fa. Un epilogo corretto e lineare, per ciò che si è visto sul campo, ma che non può non alimentare ulteriormente rimpianti che già erano in in crescita esponenziale dal giorno dell'imprevista e precoce eliminazione azzurra. Era un torneo alla portata del team di Di Biagio, è evidente: averlo gettato alle ortiche rimane una colpa imperdonabile, per di più dopo un esordio che avrebbe dovuto rappresentare un carburante formidabile per giungere quantomeno fra le prime quattro. Chi parla di bilancio positivo forse non ha ben chiaro il quadro della situazione: con una squadra competitiva, col fattore campo a favore, col vento in poppa del trionfo sulla Roja, aver fallito rasenta l'assurdo. Il calo di tensione alla seconda partita e/o contro l'avversario sulla carta più abbordabile, se n'è già parlato da queste parti qualche giorno fa: un vizio che ha ormai ampiamente stufato e sul quale dovrà essere compiuto un lavoro particolarmente approfondito, da parte dello staff azzurro a tutti i suoi livelli, dalla Maggiore alle varie Under. E poi, un trainer che ha mostrato scarsa lungimiranza tattica e poco polso nella gestione di un gruppo che infatti, in un paio di elementi, gli è sfuggito di mano. L'augurio è che il successore sappia fare di meglio, e col materiale in arrivo dalla squadra "sub20" non dovrebbe essere difficile. Forse l'ex grande centrocampista azzurro ha fatto un biennio di troppo. Saprà rifarsi, scommetto, ma dovrà migliorarsi sotto molti aspetti.
SPAGNA CON MERITO - Mi scuso per la lunga introduzione azzurra al commento di una finale che gli azzurri li ha avuti invece solo come spettatori, ma il ko dei nostri ha rappresentato la vera sensazione di un torneo che per il resto, exploit della Romania a parte, ha fornito solo una secca conferma di Cracovia 2017, tanto da proporre lo stesso atto conclusivo. A Udine gli spagnoli hanno mantenuto l'eccellente livello di rendimento raggiunto a partire dalla goleada con la Polonia. Un'altra prova di gran spessore, certo diversa rispetto al dominio assoluto esercitato nelle precedenti due gare, perché la Germania ben altra consistenza aveva rispetto a polacchi e francesi. Ma alla fine i rischi corsi da Ceballos e compagni sono stati più teorici che reali, legati essenzialmente a un paio di eventi casuali (deviazione fortuita di testa di Vallejo e Sivera mal posizionato, sul tiro ad effetto di Amiri dalla lunga distanza che ha fruttato l'1-2): il 2-0 che stava maturando fino a un paio di minuti dal termine rispecchiava assai più fedelmente la differenza di valori e di prestazione fra le due rivali.
POCHI RISCHI PER LA ROJA - Prima del punto della bandiera teutonico, il team di De La Fuente era in totale controllo del match, magari col solo limite di aver mancato in due occasioni la rete dell'assoluta sicurezza: un diagonale di Fabian Ruiz al culmine di una meravigliosa azione corale finito a lato di un soffio, e una traversa colpita da Soler con un tiro da fuori. Poi, dopo un bel duetto nell'area piccola fra Nmecha e Waldschmidt che portava quest'ultimo a concludere pericolosamente sull'esterno della rete, giungeva il citato e rocambolesco gol di Amiri, ma nei minuti finali la Spagna controllava con sufficiente disinvoltura e conduceva in porto il successo. Un trionfo le cui basi erano state poste in un primo tempo di grana fine: in particolare, una prima mezz'ora tutta "in rosso", col risultato sbloccato all'8' da un'incursione solitaria di Fabian Ruiz, chiusa con un sinistro dalla distanza al contempo morbido e potente, imprendibile per Nubel. Una buona Germania, ma sostanzialmente sterile, fra la fine della prima frazione e la prima metà della ripresa, una reazione fiaccata però dal 2-0 che ha visto ancora il napoletano Ruiz protagonista: altra botta da fuori, palla non trattenuta da Nubel e pallonetto vincente di Olmo. 
LE DOTI BALISTICHE DEI TEDESCHI - Ripetiamo, vittoria legittima per quanto gli iberici hanno mostrato negli ultimi tre incontri disputati, quelli decisivi: grande prolificità offensiva accompagnata però da un gioco corale fluido, elegante, bello a vedersi: una squadra che strada facendo ha ritrovato la propria identità... manovriera, dopo che al vernissage con l'Italia era parsa essere tornata indietro ai tempi pre tiqui taca, quelli della Spagna dai modi spicci sul piano agonistico e con un approccio a tratti più diretto ed essenziale all'area avversaria. Nella parte conclusiva della kermesse, De La Fuente ha saputo fondere le due anime della sua compagine, quella giocoliera e quella pratica, creando un mix esplosivo contro cui né Francia né Germania avevano probabilità di spuntarla. I tedeschi, comunque degni secondi, hanno meno impressionato sul piano della qualità del gioco, sapendo trovare altre vie per perforare ripetutamente le altrui difese: fondamentali, in tal senso, le doti balistiche a lunga gittata di Waldschmidt e Amiri. 
RIMPIANTI AZZURRI E SUCCESSO ORGANIZZATIVO - Già tessute nei giorni scorsi le lodi della brillante Romania, rimane il rimpianto per la presenza fra le quattro finaliste, e quindi fra le qualificate olimpiche, di una Francia grigia e modesta, mentre mi tocca ripetere il concetto con cui ho aperto l'articolo: l'Italia aveva tutti i titoli tecnici per arrivare alle ultime sfide. Altro che ragazzotti viziati e sopravvalutati, come si legge in giro: Di Biagio poteva contare su talenti veri; non essere riuscito a valorizzarli appieno, e a incanalarne le esuberanze giovanili, è una sua evidente colpa. Chiesa, Barella, Mancini, Pellegrini, Meret sono già da categoria superiore, e lo si sapeva, ma lo hanno dimostrato anche nelle poche partite disputate in questo giugno. Del resto, il buongiorno si vedeva dal mattino di due stagioni fatte di amichevoli quasi mai convincenti: non è vero, quantomeno non sempre, che i test match non siano attendibili... 
Peccato, peccato davvero: senza esagerare, questa rimarrà una delle più grandi occasioni gettate alle ortiche dal calcio azzurro, a tutti i livelli, sullo stesso piano di altre nostre epiche disfatte da favoriti. Ci consola il successo organizzativo: le gare dell'Europeo hanno richiamato negli impianti un buon numero di spettatori. Chiaro che il tutto esaurito sia stato registrato solo per le partite dei nostri, ma in linea di massima il pubblico non è mai mancato, e anche la finale di Udine ha avuto una cornice assolutamente degna. Non è poco, anzi, per confronti fra squadre giovanili straniere. E allora, diciamolo sommessamente: il Paese è pronto ad ospitare di nuovo eventi calcistici più lunghi e complessi. Rivedremo nella Penisola, prima o poi, un Europeo o un Mondiale dei grandi? Gli incontri dell'Euro 2020 itinerante saranno un ultima, decisiva prova del fuoco.

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