mercoledì 7 marzo 2012

IBRA COME MESSI E CRISTIANO RONALDO? IO DICO NO

Ibrahimovic come Messi e Cristiano Ronaldo? Il... sasso nello stagno è stato gettato da Gianni Gardon, amico e valente collaboratore del Guerin Sportivo. Tutto è nato da uno scambio di opinioni fra me, lui e altri appassionati su Facebook, in seguito alla strepitosa tripletta con cui l'attaccante del Milan ha steso il Palermo a domicilio sabato scorso, e Gianni ne ha tratto spunto per un approfondimento critico pubblicato sul suo blog e sul sito web del Guerino. In sintesi, è suo convincimento che Ibra sia ormai giunto ai livelli dei due "fenomeni" di Barcellona e Real Madrid, in quanto a statura assoluta di fuoriclasse e a capacità di incidere, con le proprie prestazioni e i propri gol, sui successi del club di appartenenza. In ogni caso, per farsi una idea completa del suo pensiero, ecco qui di seguito i link al suo articolo, sia sul blog    Ibra come Messi e Ronaldo (?)  sia sul Guerin  Ibra come Messi e Cristiano Ronaldo (?) - GS
Come già ho avuto modo di dirgli, sul tema la penso in maniera assai diversa. Ed è un tema che non si può esaurire nella semplice valutazione delle doti tecniche e di personalità di un campione quale lo svedesone, ma che chiama in causa una molteplicità di fattori "esterni". Penso soprattutto ai contesti in cui il giocatore agisce: il campionato italiano di oggi e le manifestazioni internazionali, coi colori del club e con quelli gialloblù della Nazionale svedese. 
Veniamo al punto: a parer mio, Ibra non può ancora essere considerato alla stregua dei due "mostri" sopra citati. In primis, c'è da discutere sul valore dei gol a grappoli da lui realizzati nella nostra Serie A, il cui livello qualitativo si è notevolmente abbassato, nell'ultimo quinquennio, per una molteplicità di fattori, dall'indebolimento economico di molti club, che impedisce l'arrivo dalle nostre parti di grossi campioni di fuorivia, all'importazione massiccia di stranieri mediocri che non possono che... "mediocrizzare" tutto il torneo, dall'allargamento della forbice finanziaria  tra grandi e piccoli club alla mancanza di coraggio nell'investire sui nostri giovani, che finiscono per intristirsi nelle formazioni Primavera e nelle categorie inferiori e non maturano mai o maturano troppo tardi, facendo mancare linfa tecnica vitale al movimento, alla minore attenzione tattica alla fase difensiva o, meglio ancora, all'inaridimento della fortissima scuola di difensori italiani, e via, metteteci tutto quel che volete, perché di fattori di crisi nel nostro football ce ne sono tanti altri e ci vorrebbero interi tomi per analizzarli compiutamente. Gianni Gardon contesta questo punto, così come contesta il fatto che la Liga, palcoscenico in cui si esibiscono Messi e CR9, in questa fase storica sia un torneo superiore alla nostra Serie A. 
Lo ammetto con onestà, fare una valutazione del genere (ossia sul valore complessivo di un campionato rispetto a un altro) è impresa titanica: ci sono troppi elementi da prendere in considerazione e da confrontare, e in ultima analisi occorrerebbe guardare con occhio analitico decine, centinaia di partite dei due tornei per giungere a un quadro, se non esaustivo, quantomeno plausibile. Un lavoro immane che porterebbe via un sacco di tempo. Pertanto, in casi come questi non ci si può che affidare alla visione di quelle poche partite (tante rispetto a un tempo, ma sempre poche rispetto al totale) che le televisioni ci mostrano, e ai giudizi critici di giornalisti che, seguendo determinate realtà con costanza, devono essere considerati estremamente competenti in materia, fino a prova contraria. Ma soprattutto, bisogna affidarsi a parametri oggettivi: andamento nelle Coppe europee, classifiche Uefa, e anche la classifica Fifa per nazionali, che di primo acchito sembrerebbe non avere molto a che fare col rendimento e col valore dei club, ma che  rappresenta un'attendibile cartina di tornasole quantomeno sullo stato di salute dei vari movimenti calcistici, in relazione all'efficacia del "prodotto interno" e alla produzione di giovani di valore già pronti per le grandi ribalte. 
Ebbene, tutti questi parametri, in parte aleatori e soggettivi, in parte statistici e matematici, negli ultimi anni hanno fatto registrare una decisa superiorità della prima divisione spagnola rispetto a quella italiana. Si dice: ma Real e Barça stanno asfaltando quasi chiunque nel loro campionato, è una corsa a due, da noi c'è più equilibrio. Vero, ma: 1) Real e Barça sono due squadroni di livello mondiale (soprattutto il secondo); 2) Maggior equilibrio può voler dire livellamento verso il basso a partire dalle squadre leader: è ciò che sta accadendo adesso, secondo me, ed era ciò che si diceva del campionato italiano fine Settanta - primi Ottanta, in cui ci si batteva per il titolo fino all'ultima giornata e le classifiche erano sovente corte, ma in cui gli spettacoli sul campo, a detta di quasi tutti (anche del Guerino del tempo) lasciavano spesso e volentieri a desiderare. 
Altro punto chiave: l'incidenza di Ibra a livello internazionale. Anche qui, le statistiche e gli albi d'oro parlano abbastanza chiaro. Soprattutto per Messi, assolutamente decisivo nelle finali di Champions del 2009 e del 2011 e nell'Intercontinentale (chiamiamola ancora così...) del dicembre scorso, per tacere delle caterve di gol realizzate in altre partite di queste competizioni. Ma anche Ronaldo non scherza, visto che i dati aggiornati parlano di 34 gol europei, di cui uno nella finale di Champions 2008 (quando sbagliò anche un penalty nella serie conclusiva, ma accadde anche a Platini e Baggio, se è per questo...). Il confronto con Ibra è impietoso per quest'ultimo: nelle sue avventure europee con Juve, Inter, Barcellona e Milan, non si ricordano prodezze autenticamente decisive, gol pesanti realizzati in turni avanzati: è vero che quest'anno il suo rendimento si è impennato anche fuori dei confini, ma di polvere ne deve ancora mangiare parecchia prima di avvicinare l'efficacia dei due rivali, e francamente la vedo dura, visto che dei tre è lui il più anziano, quindi con minori margini di miglioramento e meno tempo a disposizione per accorciare il gap (sorvolando sul fatto che nella gara di ieri sera ben altro piglio ci si sarebbe aspettati da parte sua nel reggere la buriana inglese). Il discorso sull'apporto dato alle rispettive rappresentative si fa meno punitivo nei confronti dello svedese, che il suo l'ha fatto, anche se dopo le prodezze di Euro 2004 non è che si sia coperto di gloria imperitura. Però questo è il grande tallone d'Achille di Messi, il cui rendimento in blanquiceleste permane tuttora un mistero, almeno per me; anche qui, però, bisogna andare oltre la facciata: a Sudafrica 2010, ad esempio, ricordo la Pulce che, pur non segnando, giocò spesso su buoni livelli dispensando assist e giocate di qualità (escluso il crollo finale con la Germania). 
La chiudo così, perché ovviamente ognuno resterà della propria opinione. Spero però di aver portato un contributo sufficientemente valido alla discussione, ricordando che, quando si tratta di scambiarsi idee e considerazioni su questioni di tecnica, tattica o storia del calcio, io ci sono e ci sarò sempre, mentre sempre tenderò a.... nascondermi se il discorso verterà su movioloni, bufale di calciomercato e amenità simili. Alla prossima!

2 commenti:

  1. ehi, Carlo, mai avuto una risposta così esaustiva :-) beh, non aggiungo altro, io ho detto la mia e tu la tua e, per quanto le posizioni non convergano, mi fa sempre più piacere confrontarmi con una persona equilibrata, preparata e competente come te! alle prossime... certo, se Ibra il giorno dopo che ho scritto l'articolo mi fa una partitaccia così :-)

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  2. Eheheh, è vero, sei stato "sfortunato" con Ibra, ma come hai visto ho volutamente dato pochissimo spazio alla sua prestazione di ieri, in un match nel quale peraltro tutta la squadra ha fatto naufragio, soprattutto psicologico (Abbiati a parte). Per il resto, grazie di tutto e, ribadisco, confrontarsi su queste tematiche è e sarà sempre stimolante e affascinante, peccato che la stampa italica (Guerino escluso) perda tempo ad azzuffarsi su argomenti che, per usare una frase fatta, "non fanno bene al calcio".

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