giovedì 15 marzo 2012

OMAGGIO A SMOLAREK, CAMPIONE DIMENTICATO


La notizia è della settimana scorsa, e dalle nostre parti è passata pressoché inosservata, salvo poche righe su giornali e siti web. E' morto Wlodzimierz Smolarek, attaccante della Nazionale di calcio della Polonia negli anni Ottanta, ossia quando quella Nazionale era davvero competitiva ai massimi livelli. Scomparso a soli 54 anni, "lo ha comunicato la Federcalcio polacca", recitavano unanimi e freddi i dispacci di agenzia, e null'altro è dato sapere sulle cause di una fine così prematura. 
CAMPIONE VERO - Poco spazio sui nostri media, si diceva, e in fondo è assolutamente comprensibile. Perché Smolarek non faceva parte del ristretto novero delle grandissime figure dello sport mondiale, dei fuoriclasse assoluti che hanno segnato indelebilmente un'epoca con le loro imprese, le loro prodezze. E però, intendiamoci, non era nemmeno un Carneade. Diciamo che Smolarek apparteneva a una categoria particolare di campioni (perché campione lo era): quelli che riescono a lasciare un segno, più o meno marcato, nella fase storica in cui sono in attività, ma che poi, una volta ritiratisi, scompaiono dalla memoria di tutti, quantomeno di tutto il pubblico "generalista" (discorso non applicabile a chi segue da anni con passione il football internazionale, che un nome così dovrebbe a rigor di logica conoscerlo e ricordarlo). 
E già, perché Smolarek, classe 1957, è stato uno dei maggiori talenti espressi dal movimento calcistico polacco, il quale non sempre è stato prodigo di "geni del pallone", ma che per un determinato periodo, diciamo per due decenni, era improvvisamente assurto a gloria planetaria. Tutto ha inizio agli albori degli anni Settanta, con una straordinaria fioritura di talenti che, in qualche modo, accomuna la Polonia a ciò che contemporaneamente avviene in Olanda: se nella terra dei tulipani, infatti, spuntano fuori i Cruyff e i Neeskens, i Rep e i Van Hanegem, dalle parti di Varsavia c'è l'esplosione di Tomazsewski e Deyna, di Lato e Gadocha, di Lubanski e Szarmach. Giocatori che proiettano la Polonia ad altezze mai raggiunte, prima l'oro olimpico alle Olimpiadi di Monaco '72, poi il terzo posto ai Mondiali di calcio del '74, sempre in Germania. 
ENTRA IN SCENA SMOLAREK - Quella squadra, quasi immutata nell'organico, si spegne dignitosamente con un Mondiale, discreto ma senza squilli, in Argentina nel '78, ed è più o meno a questo punto che comincia la vicenda di Smolarek. Perché la Nazionale polacca viene sottoposta a un profondo e inevitabile rinnovamento, e di questo rinnovamento Wlodzimierz diventa pian piano un punto cardine. E' un'ala sinistra di buona stazza fisica ma anche assai rapido e guizzante, capace di prendere d'infilata le difese avversarie con poderose e irresistibili incursioni in progressione. Il suo più grande giorno di gloria, quello che lo consacra campione di autentica statura internazionale, lo vive il 10 ottobre del 1981. Sono in pieno svolgimento le qualificazioni al Mondiale di Spagna dell'anno successivo, la Polonia è inserita in uno strano gironcino di sole tre squadre (gli altri raggruppamenti europei sono tutti formati da cinque rappresentative), in cui, tolto il materasso Malta, l'unico avversario vero è la coriacea Germania Est. La gara di andata, sul terreno amico, ha già visto i polacchi prevalere per una rete a zero, ma il capolavoro lo compiono a Lipsia, nel retour match, davanti a 85mila spettatori che attendono solo il trionfo della DDR.
QUEL MEMORABILE POMERIGGIO A LIPSIA - Szarmach, uno dei pochi superstiti della mitica formazione "Seventies", porta immediatamente in vantaggio i biancorossi con la sua specialità, il colpo di testa. Ed ecco entrare fragorosamente in scena Smolarek:  raccoglie un lancio dal centrocampo, fugge in contropiede, resiste alla carica di un difensore e arriva solo davanti al portiere: lo supera, si porta la palla sul sinistro, tenta una prima conclusione ostacolato da un avversario nel frattempo rinvenuto alle sue spalle, ma poi riesce a ribadire in gol. Due a zero dopo cinque minuti, niente male, tuttavia i tedeschi est reagiscono, sia pur disordinatamente, e riescono ad accorciare le distanze su rigore in avvio di ripresa. Ma incombe ancora l'ala polacca: poco dopo il quarto d'ora dà vita a un altro micidiale contropiede, questa volta partendo addirittura dalla propria trequarti, fugge sulla sua fascia preferita, la sinistra, e si presenta davanti al portiere Graphentin che riesce solo a sfiorare il suo diagonale vincente. Poco dopo i locali accorciano ancora le distanze, ma finisce 3 a 2 e i polacchi staccano il biglietto per la Spagna. Qui di seguito il video del match. 


GLORIA SPAGNOLA - Al Mundial dell'82, la Polonia giunge circondata da buona considerazione, appare solida, quadrata e con alcune individualità di spicco, su tutti il fuoriclasse Boniek, ma le squadre che calamitano attenzioni e pronostici sono altre: il trio delle meraviglie Brasile - Germania Ovest - Argentina, la Spagna padrona di casa, la rinata URSS, il sorprendente Belgio vicecampione d'Europa, la tecnicissima ed estrosa Jugoslavia.   E invece, quella squadra farà strada, molta strada, fino al terzo posto finale, eguagliando  il suo miglior risultato di sempre (quello già citato del '74). E' la Polonia del portiere Mlynarczik che comanda una difesa ferrea, con colossi come Majewski e Janas, del coriaceo centrocampista Matysik, del tiratore Kupcewicz, del fantasioso ed incostante Buncol. Ci sono alcuni reduci dei gloriosi Settanta, ossia il centrale difensivo Zmuda (destinato poi a una sfortunata esperienza italiana con Hellas Verona e Cremonese), la formidabile ala tornante destra Lato e il bomber Szarmach, tuttavia non titolare. E poi, già citati, il superbo Boniek, nella storia di Spagna '82 per la tripletta al Belgio, e Smolarek, che realizza un gol importantissimo, quello che sblocca la sua Nazionale, dopo due contestati 0 a 0, nel secondo tempo dell'ultima partita del primo turno, contro il Perù: un bel diagonale sinistro a battere Quiroga in uscita, il via ai fuochi d'artificio, perché i polacchi finiranno con l'imporsi per 5 reti a 1. Per lui, in seguito, pure un palo colpito nella gara coi belgi.
GOL ANCHE IN MESSICO - Smolarek sarà ancora perno inamovibile della Polonia al Mondiale successivo, in Messico (dopo aver contribuito alla qualificazione dei suoi con tre marcature), una delle poche certezze in una squadra che cerca una adeguata fusione tra vecchi e nuovi ma che non in tutti ruoli ha trovato giovani all'altezza, e comincia ad avvertire i primi sintomi di un declino che ben presto si sarebbe palesato in tutta la sua crudezza. E tuttavia, ancora una volta Wlodzimierz mette una sua firma sul torneo, il gol con cui stende il Portogallo nella seconda partita, un maligno sinistro da distanza ravvicinata. Grazie a quel successo, la sua Nazionale approda agli ottavi, dove viene schiantata dal Brasile (0 a 4) dopo averlo peraltro fatto tremare in più di una occasione. A parte tutto questo, le fredde statistiche parlano per Smolarek di 13 gol in Nazionale, dove ha continuato a giocare fino ai primi anni Novanta, quando già la Polonia non era più tra le grandi d'Europa. E adesso, già da qualche anno, nelle file della rappresentativa polacca c'è il figlio, Euzebiusz Smolarek, a tentare di tenere alto il nome calcistico della famiglia. 
DIMENTICATI - Dicevo del singolare destino di questo e di altri calciatori che, popolari per giusti meriti nella loro epoca, cadono poi nell'oblìo più completo. Sempre di quel periodo, ad esempio, come non ricordare l'inglese Tony Woodcock, che, per dire, era protagonista quasi tutte le settimane sulle pagine del Guerin Sportivo, ai tempi unica voce italiana affidabile in tema di calcio internazionale? O gli spagnoli Zamora (regista) e Satrustegui (centravanti)? O il piccolo e fantasioso sovietico Shengeljia? Tutti giocatori che hanno inciso più o meno profondamente nei fatti del calcio internazionale, e che oggi solo gli appassionati autentici ricordano. Perché? Preferisco non addentrarmi in riflessioni che comporterebbero anche considerazioni di natura socio - psicologica. Forse, per entrare nella memoria collettiva  e restarci, un tempo non bastava fare qualcosa di grande, occorreva fare cose grandissime. Oggi non è più così: oggi si celebrano falsi miti e presunti campioni dopo che hanno giocato tre partite buone in Serie A. Tanti dei falsi miti di oggi, al compianto Smolarek potrebbero solo allacciare gli scarpini.

1 commento:

  1. mi è piaciuto questo tuo omaggio, così toccante a un giocatore che meritava di certo maggior risalto, e invece come dici tu la notizia è apparsa quasi in sordina. Un grande giocatore e un calcio, quello degli '80 che comincia a mancarmi sempre più

    RispondiElimina