lunedì 12 marzo 2012

LE MIE RECENSIONI: IL CONCERTO GENOVESE DI GIORGIA





Sono passati diciotto anni, da quel suo esordio in punta di piedi al Festival di Sanremo del 1994 (in punta di piedi perché rimase intruppata nel centro classifica della categoria Nuove Proposte, anche se la critica si accorse eccome di lei). In tutto questo tempo, Giorgia e le sue canzoni sono state un sottofondo discreto, quasi timido, mai martellante, della mia vita e delle mie giornate spesso trascorse (soprattutto ai tempi dell'Università) con la radio accesa. All'inizio, non era una delle mie cantanti preferite, e in fondo non lo è nemmeno adesso, ma, per il mio modo di valutare e pesare la musica pop, la cosa non va considerata negativa: nel senso che, semplicemente, da anni non ho più cantanti preferiti, e mi limito a giudicare il livello di ogni singolo brano, di ogni album. 
Dopodiché, quando tiri le fila e cerchi di azzardare un bilancio, ti accorgi che tanti brani di un cantante o di una band hanno punteggiato in maniera decisa e continuativa, pur senza assurgere al ruolo di tormentoni autentici, tanti momenti della tua esistenza, e ti sono rimaste dentro, quasi senza accorgertene. Ecco, è ciò che ho realizzato ieri sera, durante il concerto che Giorgia ha tenuto al Pala105 di Genova. Diciamoci la verità, recensire una performance live dell'artista "romana de Roma", per un giornalista, deve essere terribilmente difficile, e forse anche un po' noioso. Nell'ottica dei.... critici ipercritici che albergano in tante redazioni, non vi è proprio nulla a cui ci si possa aggrappare per "picchiare duro": questo fenomeno delle sette note non presta il fianco a nessun attacco, non riuscirai mai a scovare una piccola stonatura, una leggera incrinatura della voce, un nanosecondo di incertezza interpretativa. E' mostruosamente perfetta, e vivaddio. Se nel mondo celebrano la Pausini che, per carità, è bravissima, Giorgia, che pur usare una terminologia calcistica "ha le stimmate della fuoriclasse", dovrebbe essere un'artista dalla popolarità planetaria, il che purtroppo non mi risulta essere. 
Si diceva del concerto genovese. Ecco, forse l'unica cosa a cui la critica si sarebbe potuta aggrappare, fino a poco tempo fa, poteva essere il suo carattere, l'empatia, il feeling che la Todrani riesce a creare col pubblico. Tecnicamente impeccabile ma troppo fredda e "professional" per risultare pure coinvolgente, si diceva un tempo. Ebbene, anche questo luogo comune è stato definitivamente spazzato via. Giorgia sa rapire e trascinare, altroché. Lo fa con interpretazioni mai banali, mai troppo aderenti alle versioni originali dei pezzi, alle quali, pur senza stravolgerle, ogni volta aggiunge qualcosa di nuovo e di emozionante. E lo fa anche instaurando un rapporto diretto e confidenziale col pubblico: più volte, ieri sera, ha lasciato spazio ai suoi pensieri, sempre in tono amichevole, confidenziale; ha parlato di zia Anna, la sua parente genovese che la aspettava a casa coi "baci di dama" (deliziosi dolci al cioccolato), ha trovato il tempo per firmare autografi e copie di cd ai giovanissimi fans che si erano radunati sotto il palco per ballare al ritmo dei suoi brani più travolgenti, da "Vivi davvero" a "Spirito libero". 
Torniamo dunque alle canzoni: apertura affidata al brano che l'ha consacrata, quel "Come saprei" che la portò al trionfo a Sanremo '95, dove tuttavia, per inciso, ne presentò una versione accorciata di una strofa, questo non sono in molti a ricordarlo. Poi il suo ultimo successo, uno dei suoi pezzi di maggior impatto popolare, meno sofisticato e quindi maggiormente in grado di colpire al cuore con immediatezza, "E' l'amore che conta". Dopo, si diceva, un lungo e suggestivo viaggio attraverso piccole grandi gemme che solo ora mi rendo conto pienamente quale peso emozionale abbiano avuto (e ancora abbiano) nel mio personalissimo "armadio dei ricordi musicali". 
Ecco dunque scorrere le note di "Girasole", "Gocce di memoria", la sua celebre rivisitazione di "Un'ora sola ti vorrei", la primissima "E poi", canzone del debutto, sia pur riarrangiata in maniera troppo soft e allungata un po' oltre il necessario, e soprattutto "Di sole d'azzurro", che nel 2001 ebbe la sola sfortuna di imbattersi, al Festival di Sanremo, in un capolavoro come "Luce" di Elisa, ma che tuttavia è emersa alla distanza fino a diventare ugualmente un evergreen della canzone italiana. E ancora, l'ironica e sensuale "La gatta sul tetto", "L'eternità", una pillola di "Strano il mio destino" (che non ho mai particolarmente apprezzato, in verità, considerandolo un pezzo costruito più che altro come esercizio di stile per i suoi virtuosismi vocali), alcuni estratti dall'ultimo album, da "Dove sei" a "Resta la musica", che ha chiuso una serata dalla lunghezza giusta e calibrata (un paio di orette piene e intense, senza fronzoli e senza "allungamenti di brodo") e vivacizzata dalla partecipazione di un pubblico variegato, fatto di ragazzine in visibilio ma anche di pacati signori sulla cinquantina e oltre e di quelli come me, della generazione di mezzo. 
Platea trasversale, come trasversale è Giorgia, un'artista per tutte le età, sofisticata ma non troppo, commerciale ma non troppo, capace di spaziare fra diversi generi musicali, di regalare performance frizzanti ma anche dolci e intimiste. Il tutto, sostenuto da una voce che è una delle migliori mai espresse dalla nostra musica, alla faccia di chi dice che dopo gli anni Ottanta, dalle nostre parti, non siano più nati cantanti autenticamente di alto livello. E invece quello di questa serata di fine inverno è stato un evento all'insegna della musica di qualità, senza se e senza ma. Che sarebbe stato perfetto se nella scaletta fossero state inserite due delle mie canzoni preferite di Giorgia, "Un amore da favola" e soprattutto "C'è da fare", rimembranze dei cari vecchi anni Novanta, dei miei pomeriggi trascorsi con gli occhi sui libri e le orecchie alla radio. E già, una vita fa: una vita in cui, ora lo comprendo e lo apprezzo appieno, Giorgia c'è sempre stata.

2 commenti:

  1. neanch'io ormai ho più delle cantanti "preferiti", anche se ammetto che Carmen Consoli, di cui posseggo ogni album, lo sia stata a lungo. Giorgia tuttavia, come dici tu, esula dai giudizi, è una fuoriclasse della musica italiana, alla quale l'aggettivo "leggera" sta pure un po' stretta. Diversa dalla pur brava Pausini, più raffinata e tecnica. Ma le emozioni le sa dare eccome all'ascoltatore. Ti dirò, non vado matto nè per il suo ultimo successo "E'l'amore che conta", nè tantomeno per il banalissimo duetto con Eros, però i pezzi sanremesi sono tutti bellissimi a mio avviso (compreso Strano il mio destino che doveva vincere il Festival quell'anno.. ti ricordi, vero, le polemiche sui voti falsi?), poi adoravo l'album con Come Saprei, quasi interamente composto da un cantautore che stimo molto: Gatto Panceri. Eh, sì, Un amore da favola e soprattutto C'è da fare... erano da fare, assolutamente! Grande artista, indubbiamente

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  2. Ma pensa te! Carmen a lungo è stata anche la mia cantante preferita: quando ancora era (relativamente) poco conosciuta, quando venne sbattuta fuori da Sanremo con "Confusa e felice", che mi colpì a tal punto da spingermi ad acquistare il cd di quella giovane artista. Non me ne pentii, e ho continuato a comprarne i dischi per un po'. Alla lunga, mi pare abbia un po' perso la spinta ispirata e fortemente innovativa che aveva all'inizio, ma c'è sempre tempo per ricredersi, io non sono uno da giudizi granitici e immutabili.
    Dopo di lei, ho preferito evitare di fidelizzarmi a un unico o a pochi cantanti, perché penso che l'importante sia l'opera, non chi la realizza. L'album di "Come saprei" era, se non sbaglio, "Come Thelma e Louise", anno '95. Belle cose, bei ricordi.

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