martedì 3 luglio 2012

EURO 2012: LE MAGNIFICHE 16 AI RAGGI X, OVVERO... IL PAGELLONE



Chissà quanti ne leggerete, in questi giorni, di voti e di giudizi. Eppure non posso sfuggire alla tentazione di compilare il  pagellone finale, un classico giornalistico a chiusura di queste manifestazioni. Ecco dunque le magnifiche 16 di Euro 2012 di fronte alla commissione d'esame, formata da... me stesso. 
SPAGNA: la più bella del mondo. Il suo gioco morbido ed elaboratissimo, le sue trame inesorabili, oltre a renderla padrona a centrocampo e mortifera in attacco le hanno pure donato una impermeabilità difensiva da record: un solo gol subito in tutto il torneo, nella prima partita, dal nostro Di Natale. Sergio Ramos, come carisma, possanza atletica e puntualità nell'arginare gli attacchi avversari, è il vero erede di Puyol, Iniesta merita di stare nella galleria dei grandi centrocampisti di tutti i tempi, per personalità, completezza tecnico - tattica, capacità di costruzione ed efficacia negli inserimenti, Fabregas e Silva sono due folletti fantasiosi e incontrollabili. VOTO: 9
ITALIA: una "grande storica" recuperata al football che conta, dalla polvere sudafricana agli altari di un trono europeo sfiorato. Bilancio in largo attivo, nonostante la gestione, superficiale e non all'altezza, della finalissima, che abbiamo analizzato qui nel post dedicato. I "Mundialisti" del 2006, Buffon, Barzagli (mai così convincente in campo internazionale), De Rossi (fondamentale il suo eclettismo tattico) e il sublime Pirlo tutti in stato di grazia: Andrea merita una citazione speciale, playmaker lucido, ispirato e geniale, determinante anche in fase di filtro, perno imprescindibile della manovra ed esempio per carattere, calma e dedizione alla causa. Fra i "nuovi" si segnala la crescita di Abate e Bonucci e il riscatto di Balzaretti e Montolivo, partiti ingiustamente fra le riserve. Cassano più incisivo del solito nei momenti che contavano, Marchisio, centrocampista polivalente e "guastatore" delle linee difensive avversarie, ad alti livelli fino alla semifinale e poi naufragato come tutti nell'atto conclusivo. Balotelli boom, ma Super Mario ora deve confermarsi. Per il Brasile, e per ciò che ci sarà dopo, ci vogliono nomi nuovi e una nuova mentalità in tutto il movimento calcistico nostrano. VOTO: 8
GERMANIA: Una possente macchina da gioco e da gol che ha trovato sulla sua strada un'Italia all'apice della propria parabola, artefice della classica partita perfetta. Come per il Brasile dell'82, solo così si può spiegare il tramonto improvviso delle speranze di Coppa dei teutonici. Che lasciano comunque l'impressione di un complesso ad elevato tasso di competitività, ancora giovane e in grado di poter cogliere, in futuro, gli allori che tutto sommato merita, per sé e per il calcio tedesco tutto, che continua a rappresentare un esempio per il nostro, sia sul piano logistico sia per il coraggio che ha avuto nell'investire massicciamente sui settori giovanili. Il solito impagabile Lahm, efficace sia dietro che in avanti, Badstuber - Hummels cerniera centrale di ampia affidabilità, almeno fin quando non si è trovata davanti Super Mario e l'ispirato Cassano (più meriti dei nostri che demeriti loro), Khedira tuttofare in gran spolvero, in ombra Ozil, spesso indolente, e l'atteso Mueller, bomber di Sudafrica 2010. Per Gomez un avvio fulminante, poi la solita, progressiva emarginazione e il ripescaggio in semifinale, quando i muscoli si erano ormai intorpiditi e il feeling col gol raffreddato. VOTO: 7,5
PORTOGALLO: quando Cristiano Ronaldo ha cominciato a travolgere le retroguardie avversarie, sembrava che potesse diventare per i suoi ciò che Maradona era stato per l'Argentina '86. Illusione: il fascino emanato dalla Spagna ha... intorpidito i lusitani in semifinale, piegandoli a una gara di pura attesa e mortificando un gioco offensivo che, al di là di CR7, aveva mostrato in precedenza sviluppi apprezzabilissimi. Resta la continuità agli alti livelli ormai acquisita, restano elementi di assoluta statura internazionale come l'inesauribile Coentrao e il geometrico Meireles, e un Pepe sempre sicuro e ringhiante dietro, ma non più preda di certi eccessi caratteriali del passato. VOTO: 7
INGHILTERRA: senza una precisa bussola tecnica a guidarla (cambiare allenatore, e che allenatore, a pochi mesi da una kermesse come questa non è mai evento foriero di buon risultati), piena di troppi elementi di non grandissimo spessore internazionale, fra piedi operai e buoni giocatori che non hanno la statura del campione. La perdita di Lampard è un'attenuante, ma non può bastare a giustificare tutto. Fra i nomi nuovi, Lescott è un difensore di stampo tradizionale ma alquanto efficace, Milner è cresciuto strada facendo con un gran lavoro, quantità e qualità, sul versante destro, Welbeck è una punta ancora in sboccio ma che ha buoni margini di miglioramento, così come Carroll, mento dotato in fatto di classe ma tipico centravanti boa in grado di lavorare soprattutto per i compagni. Urge il recupero completo di Walcott. Inverecondo il catenaccio nel quarto con l'Italia. VOTO: 5,5
REP. CECA: ha probabilmente raggiunto il massimo, in rapporto alle potenzialità buone ma non eccelse, rialzando la testa con grande forza d'animo dopo la batosta iniziale con la Russia. Sono piaciuti l'instancabile laterale destro Gebre Selassie, a proprio agio nelle due fasi, il centrale Sibok, il ragionatore Hubschman e gli incursori Pilar e Jiracek, due schegge impazzite che hanno allargato il ventaglio delle soluzioni offensive. In declino Baros, ex cannoniere europeo. VOTO: 6,5
GRECIA: i soliti ellenici, maestri di difesa, controgioco e ripartenze fulminee in contropiede. L'unica strategia concessa loro dai limitati mezzi tecnici, ma, come già sottolineato, per andare avanti in un Europeo ci vuole ben altro, anche perché il miracolo, con il medesimo sistema, lo si era già fatto otto anni fa, ed era già stata troppa grazia. Papadopoulos e Sokratis "pignatte" in retroguardia, Karagounis trascinatore nel mezzo, qualcosa di più di un semplice leader carismatico, Samaras cavallone dai grandi slanci offensivi, ancorché non sempre sorretto dalla necessaria lucidità. VOTO: 6
FRANCIA: per i transalpini, è come se l'Europeo non fosse mai iniziato. Una sola partita vera, quella vinta sull'Ucraina che di fatto è valsa il superamento del turno; prima, il "nascondino" con l'Inghilterra, e dopo, il crollo contro la Svezia già eliminata e una recita all'insegna dell'impotenza contro i campioni uscenti (e poi... entranti).  Non un guizzo, non una trovata tattica dalla panchina, due anni di ricostruzione gettati alle ortiche con una spedizione all'insegna del bassissimo profilo, una modestia generale, la sensazione di potenzialità notevoli rimaste inespresse: Blanc, il cittì del futuro, già al capolinea, gran confusione nell'Esagono. Tanto fumo e poco arrosto per Ribery, esplosione mancata per Nasri, il nulla offensivo da parte di Benzema (in rapporto alle attese, forse, la delusione singola più grossa). Son piaciuti il versatile difensore Debuchy, il prezioso Cabaye, continuo e sostanzioso fervore nel mezzo e pericolosi inserimenti, e il sicuro portiere Lloris. Troppo poco. VOTO: 4,5
RUSSIA: forse è entrata in forma troppo presto. Travolgente successo in amichevole sull'Italia, lezione di gioco e vittoria schiacciante sui cechi al debutto. Poi si è trovata di fronte la miglior Polonia del suo deficitario torneo, e una Grecia ripresentatasi per una volta in versione 2004. Una serata non irresistibile, quella, per i russi, ma anche sfortunata, con grandi occasioni mancate e Dzagoev a un passo dal gol qualificazione nel finale. Euro 2012 avrebbe guadagnato parecchio, in termini di qualità di gioco e spettacolarità, dal passaggio del turno del team di Advocaat: sugli scudi i poderosi affondo del laterale sinistro Zhirkov, la paziente tessitura di Denisov, le percussioni di Kerzhakov e i guizzi sotto porta della citata rivelazione Dzagoev. Meritavano di più. VOTO: 6+
CROAZIA: biscotto o non biscotto, ha fatto il suo e alla fine, nel suo girone, è passato chi lo meritava di più (Spagna e Italia). Una buona gara d'esordio con l'Eire, ingigantita dai grossi limiti degli avversari e da qualche decisione arbitrale favorevole, poi un'ora a subire l'iniziativa di una brillante Italia, che ha avuto il solo demerito di non raddoppiare, come avrebbe potuto; infine, una recita fondamentalmente in soggezione di fronte  alle Furie Rosse, ancorché condita da un paio di occasioni clamorose che avrebbero potuto cambiare la storia  dell'Europeo (non solo del nostro, ma magari anche di quello iberico). Il vecchio Pletikosa è sempre un discreto numero uno, Corluka e Schildenfeld hanno fatto buona guardia dietro, con qualche sbavatura legata anche al notevolissimo valore degli attaccanti affrontati; Modric e Rakitic ispirati assai in fase di produzione del gioco. VOTO: 6-. 
SVEZIA: squadra non irresistibile, aggrappata alle troppo alterne lune di Ibrahimovic. Ha scontato al debutto il furore casalingo dell'Ucraina e l'ultima recita da campione del sublime Shevchenko, ha gettato il cuore oltre l'ostacolo con gli inglesi, ha letteralmente dominato i francesi, ma a eliminazione già maturata. Insomma, la solita Svezia, non in grado di andare oltre qualche exploit isolato. Si è rivisto su livelli di eccellenza Mellberg, califfo dietro e incisivo in avanti, Wilhelmsson inafferrabile movimentatore offensivo nell'ultima gara. VOTO: 5,5
UCRAINA: lo slancio del primo match aveva addirittura fatto pensare a un cammino lungo e fruttuoso. Il fattore campo sembrava averne moltiplicato le risorse, Sheva era risorto a nuova vita, castigando gli svedesi. La sfida con la Francia è stato l'esame di maturità internazionale mancato: troppo timidi e a corto di soluzioni tattiche, praticamente impotenti, gli uomini di Blokhin. Generosa e sfortunata la prova con gli inglesi, ma, al di là del gol non visto dal giudice di linea, troppe incertezze in fase conclusiva: la mancanza di lucidità e precisione a tu per tu col portiere è uno dei fattori che determinano lo stacco fra discrete, buone e grandi squadre. Cosa rimane: l'applicazione difensiva di Kacheridi, le vertiginose percussioni di Konoplyanka, i buoni mezzi tecnici di Garmash, regista ancora discontinuo, l'irriducibilità dei veterani Voronin e Tymoshchuk. VOTO: 6
DANIMARCA: di più non poteva fare, e col successo (diciamo la verità, un po' fortunoso) sull'Olanda ha comunque realizzato una piccola impresa, di quelle che impreziosiscono l'Europeo di certe Nazionali di livello medio. Rabbiosa ma inutile rimonta col Portogallo, tenace resistenza di fronte alla Germania dalle mille risorse. Simon Poulsen è un difensore di cui sentiremo parlare, Kvist un generoso gregario, Khron - Dehli una punta di discreta affidabilità. VOTO: 6--
POLONIA: l'appuntamento era di quelli storici, ma è stato miseramente fallito, complice una pochezza tecnica che, del resto, dava ben poche prospettive alla squadra di Smuda. Eppure, sarebbe bastato vincere il non impossibile esordio con la Grecia, rovinato da clamorose incertezze difensive, per incanalare l'Europeo su binari forse diversi. Non molto da salvare: l'impetuoso incursore Blaszcsykowski, gran movimento e piedi buoni, gli ordinati tessitori Murawski e Polanski. Sotto le attese Lewandowski, che spesso ha dovuto fare per tre, agendo anche in rifinitura, perdendo così lucidità e killer instinct sotto porta. VOTO: 4,5
OLANDA: era attesa fra le prime quattro, ha chiuso con l'avvilente bilancio di tre sconfitte. La delusione più grossa: condizione atletica e psicologica precaria per troppi uomini chiave, manovra non sorretta da adeguati dinamismo e brillantezza, scelte tattiche discutibili soprattutto per la difesa, Van Persie divoratore di gol, Robben alla lunga un po' monocorde nelle sue azioni. Eppure, nonostante il motore quasi spento, una gragnuola di palle gol, segno che le potenzialità della squadra, se gestite nella maniera giusta e se sfrondate da certe imperfezioni, sono ancora notevolissime. Qualcosa da cambiare (e da svecchiare) c'è, ma molti di questi giocatori possono arrivare a Rio de Janeiro. VOTO: 4
EIRE: ai precedenti appuntamenti internazionali, purtroppo lontani nel tempo (l'ultimo prima di questo, il mondiale nippo - coreano del 2002) si era presentata con ben altri mezzi tecnici. Una formazione davvero povera di classe, cui non ha giovato la mentalità sparagnina di Trapattoni, che può senz'altro andare bene per superare i turni eliminatori, ma è destinata a insuccesso sicuro nelle fasi finali, come già ampiamente sperimentato in passato anche con formazioni assai più qualitative (l'Italia del 2002 e quella del 2004, disastri targati Trap). Incredibilmente involuto il portiere Given. VOTO. 4+


4 commenti:

  1. Ottimo articolo Carlo, direi che ci siamo! Io, come detto, non ho dato voti, ma credo che altri se ne siano occupati.. ho scritto giudizi e analisi non dissimili dalle tue, ma non ti anticipo nulla :-) a mio avviso la vera delusione è stata l'Olanda, senza dubbio! Francia e Inghilterra da subito hanno dato l'impressione di non avere molte cartucce da sparare.. sull'Inghilterra non nutrivo grandi aspettative, mentre i Blues sono capaci di grandi imprese... penso che, al di là degli sbagli di un tecnico come Blanc che sinora aveva fatto molto bene, siano state le solite fratture all'interno dello spogliatoio a creare imbarazzi nella squadra. Senza gruppo, a maggior ragione, in competizioni come queste, non si fa molto strada

    RispondiElimina
  2. Grandissima delusione, la Francia. Aveva tutto non per vincere, ma di certo per piazzarsi. Il suo Europeo è stato davvero pessimo e ha cancellato tutto il lavoro del biennio targato Blanc. L'ex difensore campione del mondo '98 ha dato l'impressione di non avere la statura tecnica e caratteriale per reggere, da allenatore, una ribalta simile. Dello spogliatoio non so nulla, ma possibile che si sia rimasti alle fratture di Sudafrica 2010?

    RispondiElimina
  3. Non mi sono mai appassionato allo sport passivo, quello "fatto" stando seduti sul divano. Ma qualche partita di questo Europeo l'ho vista. La sera di Italia-Germania ero ... in Germania, e il gestore del ristorante dove cenavo con mia moglie ci ha spiritosamente ricordato che "per strada, stasera, ci saranno più tedeschi che italiani"; a buon intenditor...
    Finita la partita siamo scesi in strada per sgranchirci le gambe. Una coppia che aveva cenato accanto a noi ci è venuta incontro per stringere la mano "agli italiani vincitori". Beh, caro Carlo, questo gesto mi ha fatto fare la pace con lo sport da divano... e coi tifosi tedeschi, avversari ma non nemici. Gcm

    RispondiElimina
  4. Una bella testimonianza! E' anche per questo che nonostante tutto il calcio mi appassiona ancora: perché sa regalare grandi emozioni, anche se emozioni frivole, e soprattutto, se vissuto in maniera sana, sa avvicinare e affratellare. E comunque la Germania è un Paese di grande civiltà, ne avremmo di cose da imparare da loro, al netto di ogni patriottismo.

    RispondiElimina