mercoledì 4 luglio 2012

WIND MUSIC AWARDS 2012: LA MUSICA CHE NON EMOZIONA. E DOVE SONO LE CANZONI DELL'ESTATE?

                                       Giorgia, unica vera regina dei WMA 2012

Avendo vissuto gli anni Ottanta e i Novanta, la stagione d'oro delle rassegne canore estive, ho provato una strana sensazione, lunedì scorso, guardando alla tv la serata dei Wind Music Awards 2012. Che tipo di sensazione? Un misto di disagio, distacco, noia, malinconia. Qualcuno continua a considerare questa manifestazione come l'erede ideale del Festivalbar, defunto nel 2007: ma in comune con la gara creata da Vittorio Salvetti, i WMA  hanno solo la sede, l'Arena di Verona. Che è pur sempre uno scenario di gran suggestione, ma che non può donare magia a un evento senz'anima.
FESTIVAL "GOVERNATIVO" - I Wind Music Awards, trasmessi quest'anno per la prima volta dalla Rai (in differita di oltre un mese), rappresentano il più "governativo" dei festival musicali, e non a caso hanno l'appoggio diretto e il benestare delle tre grandi associazioni discografiche, AFI, FIMI e PMI. Governativo perché rassicurante: nessun rischio per i partecipanti, niente gara, ma nemmeno pura e semplice passerella, bensì un continuo, inarrestabile premiarsi e contropremiarsi. E già questo è un format spettacolare che ha ben poco appeal televisivo: le cerimonie, le consegne di statuette e trofei, il continuo e affettato complimentarsi reciproco fra premianti e premiati, è quanto di più stucchevole possa esserci da vedere, sul piccolo schermo, in una serata di inizio estate. Tutto risulta artificioso, freddo, non trasmette emozioni. Sì, di fronte a questo happening non sono minimamente riuscito a emozionarmi: sarò io che invecchio, sarà che una volta queste kermesse erano costruite con molta più brillantezza, molto più coraggio.
Ma il disastro, la vera sciagura è che manca la materia prima. Può sembrare una sparata senza senso, di fronte a un cast che ha proposto Laura Pausini e Pino Daniele, Ligabue e Venditti, la Mannoia e Tiziano Ferro, fra i tanti. No, non è questo il punto: se davvero i WMA hanno una sia pur minima pretesa di rimpiazzare in una certa misura il Festivalbar, dovrebbero osare di più. Andare oltre i soliti strombazzatissimi nomi, che vediamo in tutte le salse e in ogni dove, in radio come alla tv. E, al di là di quella che è la mission dichiarata, ossia  "medagliare" i grandi venditori di dischi, una serata musicale posta in questa collocazione temporale dovrebbe, soprattutto, cercare di orientare le tendenze canore dell'estate. 
LA SCOMPARSA DELLA MUSICA "DA OMBRELLONE" - Ecco: all'Arena di Verona, la musica estiva non si è vista. Tanto che viene persino il dubbio che se ne produca ancora, di musica estiva, nel nostro Paese. Mi si dirà: la canzone non può e non deve essere "stagionale", dev'essere di qualità e basta, e in quanto tale risulterà piacevole all'ascolto sia a dicembre che ad agosto. Vero fino a un certo punto, perché, se questo teorema è in linea generale validissimo, l'estate fino a pochi anni fa ha sempre rappresentato un'eccezione, una parentesi di vera, autentica evasione: da maggio in poi, le case discografiche sfornavano motivetti leggeri, allegri, freschi, frizzanti, che sapevano di "bella stagione" fin dalle prime note. E puntualmente arrivavano i successi, nei negozi, alla radio, nei juke box e negli ascolti tv. Nascevano, soprattutto, i mitici tormentoni: roba scanzonata, iper commerciale, dalla presa immediata, ma che se ben confezionata poteva entrare nelle nostre vite per non uscirne più, e farsi ricordare a distanza di decenni.
GIORGIA E POCO ALTRO - Si è perso lo stampo di questa usanza, oggi la produzione è in buona parte  tendenzialmente appiattita, da Capodanno a San Silvestro. Forse non si è più capaci di scrivere canzoni così, o forse le si ritengono troppo banali, troppo "culturalmente basse". Fatto sta che l'altra sera, ai WMA, le canzoni estive sono state le grandi assenti. Fra quelle ascoltate, solo "Tu mi porti su" di Giorgia, "Come un pittore" della... strana alleanza Modà - Jarabe de Palo e "Cercavo amore" di Emma hanno le stimmate dei brani da ombrellone, la prima per vivacità, le altre due per orecchiabilità assoluta.
I SOLITI VOLTI, SOTTOTONO - Troppo poco. Il resto è stato, lo si è detto, un interminabile transitare di volti e voci inflazionatissimi e in larga parte non al massimo delle loro espressioni: Antonello Venditti, uno dei miei idoli in gioventù, alle prese con una canzone d'amore, "Unica", che scivola via come l'acqua fresca e fa rimpiangere persino i tempi di "Ogni volta", che già non erano più i suoi migliori; Biagio Antonacci si è cimentato in un playback di altri tempi, addirittura senza microfono come Patty Pravo a Sanremo '84 (ma "Non vivo più senza te" è almeno discretamente accattivante), mentre Ligabue ("Sotto bombardamento") ha impreziosito con la sua carica un rock scialbo e di scarso impatto. 
Toccante e doveroso, questo sì, l'omaggio di Gino Paoli a Lucio Dalla, con una personalissima versione di "L'anno che verrà". Peccato per Noemi, poco e male impiegata, in pratica solo per i duetti con Venditti in "Sono solo parole" (che perlomeno regge egregiamente a quasi cinque mesi da Sanremo) e con Fiorella Mannoia per "Quello che le donne non dicono". Sull'artista romana, prediletta dai cantautori nostrani, interprete di autentici evergreen della musica italiana, una parentesi: la sua proposta etnica mi è parsa un po' sopra le righe e vagamente retorica. Assolutamente nulla, da parte mia, contro questo genere musicale e contro le cosiddette contaminazioni con la canzone italiana, però quando la ricercatezza raffinata sconfina nell'ostentazione dell'impegno socio - culturale, il rischio di risultare quantomeno irritanti esiste. Parere mio, ovviamente. E lo dice uno che ha profonda e sincera stima di Fiorella, e che ha nel cuore alcuni suoi pezzi, pezzi che hanno davvero segnato la mia giovinezza in maniera indelebile.
TORMENTONI LONTANI DA VERONA - Rimane la questione di fondo: dove sono finiti i tormentoni? Fuori dall'atmosfera convenzionale, e dannosamente autocelebrativa di una italica discografia che avrebbe ben poco da festeggiare, respirata in Arena, ci sono le proposte di Nina Zilli, via Eurovision Song Contest ("L'amore è femmina") e del sempre ottimo Cremonini ("Il comico"), in attesa di ulteriori novità. Più leggere, orecchiabili e scanzonate le produzioni di fuorivia: una ipotetica compilation dell'estate 2012 potrebbe comprendere, lo diciamo a mo' di suggerimento, "Summer paradise" di Simple Plan, "Dance again" della sempre ispirata Jennifer Lopez, "Only the horses" degli Scissor Sisters, "Call me maybe" di Carly Rae Jepsen e, ovviamente, "Endless summer" di Oceana, canzone ufficiale di Euro 2012. Ma nessuna rassegna ci proporrà, nemmeno in parte, queste hits. I Wind Music Awards sono l'unico evento canoro televisivo di spessore dell'estate, per quanto riguarda le nostre reti generaliste. La musica targata "spiaggia, sole e mare" in Italia non esiste più, e non esistono nemmeno più le manifestazioni catodiche che possano promuoverla. In pochi anni la tv è diventata nemica della musica. Forse è per questo che è diventata anche più cupa, rassegnata alla mediocrità, ripiegata su se stessa. Saranno solo canzonette, ma colorerebbero e alleggerirebbero la nostra vita. E il nostro piccolo schermo. 

2 commenti:

  1. non ho visto la manifestazione, ma certo, rammentare il festivalbar mi mette malinconia. Quando ero più giovane, l'attesa per quella manifestazione era spasmodica e i premi importanti, potevano valere una carriera.. pensa solo alle lacrime sincere di un giovane Tiziano Ferro in una delle ultime manifestazioni, forse l'ultima... erano anni bellissimi, e chi è più vecchio di noi ricorda altre bellissime manifestazioni canore estive, mi pare ci fosse anche Azzurro negli anni '80. I Wind ecc sono solo una parata di stelle, nulla a che vedere.. la musica in tv è appannaggio dei talent ma capirai che non basta.. programmi come cd live sanno di finto, sono tutti registrati.. io apprezzavo tanto anche superclassifica show, appuntamento imperdibile della domenica a pranzo, e pure super negli anni '90 mi piaceva.. teniamoci almeno i ricordi!

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  2. Ah, grandissimo Azzurro, la gara canora a squadre che, non so se lo sai, nacque nell'82 proprio come manifestazione augurale per la Nazionale di Bearzot in vista dei Mondiali di Spagna!
    Le rassegne musicali estive, Festivalbar in primis, mancano terribilmente, e non è solo questione di nostalgia per i bei tempi andati: sarebbero ancora, se ben strutturate, di un'utilità clamorosa per la discografia italiana.

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