venerdì 13 luglio 2012

ADDIO, "PROF" - IL MIO RICORDO DI ALFREDO PROVENZALI



Addio, prof. Per il sottoscritto, Alfredo Provenzali, spentosi oggi nel giorno del suo 78esimo compleanno, è stato qualcosa di più di un mito della radio e del racconto sportivo in presa diretta. Dal 1995 al 1998, una vita fa, fu mio insegnante all'Università di Genova, Diploma Universitario in giornalismo, per il corso di "Teoria e tecniche del linguaggio radiotelevisivo". E fu, soprattutto, relatore della mia tesi di laurea, che lui  volle titolare "Viaggio in un gioco di cronache", dedicata alla storia e alla contemporaneità del giornalismo sportivo radiofonico nel nostro Paese. 
Ecco perché, per me, chiamarlo "maestro" non è puro atto di retorica pelosa. Per me maestro lo è stato davvero, e sono fermamente convinto che quella sua lontana esperienza di docenza sia emblematica della grandezza del personaggio almeno quanto le sue gesta di cantore di vicende sportive. Sì, perché quella parentesi... universitaria rivela un Provenzali che credeva nei giovani, che non voleva tenere il suo sapere e la sua esperienza per sé, ma intendeva trasmetterla a tutti coloro (fra i quali, modestissimamente, il sottoscritto) che desideravano anche solo provare ad accostarsi al suo mestiere. 
Erano, le sue, lezioni rigorose ma mai noiose, condite qua e là, senza esagerare, di aneddoti estrapolati dalla sua già lunghissima  carriera, racconti mai fini a loro stessi, bensì funzionali all'insegnamento che, in un dato  momento, egli intendeva trasmetterci. Le ore trascorrevano fra test giornalistici "classici", come la stesura di una notizia da giornale radio (e io volli strafare, e scrissi qualcosa di molto simile a un articolo da carta stampata, roba indigeribile per un ascoltatore radiofonico...), e momenti in apparenza bizzarri, come quella "prova finestra" che stamane ho evocato con un mio collega di corso dell'epoca: in pratica, il "prof" ci fece posizionare, a turno, di fronte all'enorme finestra della nostra aula, che dava sulla strada sottostante, chiedendoci di descrivere, con modalità "cronistiche", tutto ciò che vedevamo, anche le cose e gli eventi più banali. Pareva un'esercitazione oltremodo buffa, e in effetti in molti di noi studenti suscitò ilarità: in realtà, erano i rudimenti per affinare, perfezionare una delle doti fondamentali del giornalista, ossia la capacità di osservare ciò che vediamo e di descriverlo in maniera chiara, semplice ed efficace. 
Grande scrupolo professionale, dunque: quello riversato nell'avventura del Diploma in giornalismo era, semplicemente, il medesimo dedicato a ogni esperienza affrontata in carriera da Alfredo Provenzali. Il classico cronista completo, perché sapeva seguire con eguale disinvoltura, medesima preparazione diverse  discipline sportive. Un grandissimo radiocronista, con una voce e una cadenza assolutamente inconfondibili, eleganti, quasi raffinate, eppure capaci di sconfinare nel massimo trasporto emotivo, senza però varcare il limite della sguaiataggine. Provenzali era, per questo suo tono carezzevole eppure incisivo, il vero "signore" di "Tutto il calcio minuto per minuto", ancora prima di diventarne il conduttore. Ruolo, quest'ultimo, che ha ricoperto fino alla fine della stagione calcistica per club conclusasi nel maggio scorso, nonostante nelle ultime settimane la sua voce fosse diventata meno fresca, più vulnerabile, facendo intuire che qualcosa si stava incrinando. 
Penso di non fare torto a nessuno, se dico che soprattutto grazie a lui la mitica trasmissione dedicata alle partite ha superato pressoché indenne la terribile prova offerta dalla concorrenza delle pay tv e dallo spezzettamento delle giornate di campionato, dalla distribuzione a pioggia dei match di Serie A in quasi tutti i giorni della settimana. C'erano solo quattro o cinque partite la domenica pomeriggio? E "Tutto il calcio" le seguiva, con la completezza cronistica e lo stile asciutto di sempre, con pochissime concessioni alla modernità: proprio la fedeltà alla linea storica del programma ha consentito di mantenere inalterato quello zoccolo duro di ascoltatori (fra i quali orgogliosamente mi annovero), convinti, oggi come venti o trent'anni fa, che senza il racconto di "Tutto il calcio" lo sport del pallone non avrebbe lo stesso fascino.  E di certo anche grazie al grande Alfredo la trasmissione ha potuto mantenere la sua efficacia, nel resoconto dell'evento sportivo, perché è stato lui a lanciare con sempre maggiore coraggio e a valorizzare tante nuove voci: e non parlo tanto di Riccardo Cucchi, che era già da tempo, e con pieno merito, "il principe", l'erede designato suo e dei grandi Ameri e Ciotti, ma di personaggi come Francesco Repice, ideale sintesi fra lo stile tradizionale dei radiocronisti di un tempo e quello un po' più vivace delle nuove leve. 
L'inverno scorso, in una delle giornate più fredde degli ultimi anni, il mio "prof" ebbe la soddisfazione di veder rinascere, per una sola domenica, il "Tutto il calcio" di una volta (lo raccontai qui): per ragioni squisitamente meteorologiche, quasi tutte le gare di Serie A, a parte due, si disputarono alla medesima ora, alle 3 del pomeriggio: ne venne fuori una domenica davvero... vintage, con tutti quei campi collegati e i convulsi rimbalzi di linea fra i vari inviati, proprio come negli anni Settanta, Ottanta, Novanta. Provenzali, ne sono personalmente convinto, avrebbe voluto fosse sempre così, lo si intuiva da alcuni riferimenti velatamente critici allo "spezzatino calcistico" durante le dirette, ma in fin dei conti non fu mai troppo acido o chiuso nei confronti delle novità, spesso negative, portate dall'avanzare dei tempi. Allo stesso modo in cui il suo stile e la sua professionalità non sono mai sembrati vecchi o demodé, mai, fino all'ultimo giorno di lavoro, perché la sobrietà, la passione, la preparazione e l'eleganza non passano mai di moda. Avercene, oggi. 

1 commento:

  1. davvero un bellissimo omaggio, un ricordo sentito il tuo, da un'ottica diversa, privilegiata, ma senza sconfinare nel autobiografismo, che pure sarebbe stato quantomeno curioso e a mio avviso efficace. Sei stato in grado di raccontare nel migliore dei modi il grande Provenzali, meglio di tanti altri articoli letti da firme prestigiose. Anch'io ho una nostalgia canaglia di Tutto il calcio minuto per minuto, con tutte le partite alla stessa ora! Ricordo già alle scuole medie le simulazioni mie e di un carissimo amico, Dennis, dei grandi radiocronisti dell'epoca. Imitavamo i tempi, le parole, le cadenze se necessario, perchè era davvero una scuola per gli appassionati. Ammirevole poi il fatto che Alfredo abbia voluto rimanere al timone sino all'ultimo, segno di encomiabile impegno e dedizione al lavoro. Un grande, davvero! Mancherà a tutti gli appassionati sportivi

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