lunedì 19 novembre 2012

GENOA ALLO SBANDO, MA IL "CREPUSCOLO PREZIOSIANO" PUO' E DEVE ESSERE MIGLIORE

                                 Borriello: il Genoa punta sui suoi gol per risalire
                                        
Il lungo crepuscolo dell'era Preziosi è diventato una via crucis sportiva, per il Genoa e per la sua tifoseria. Un cammino della disperazione disseminato di bocconi amari, di pagine nere. Ieri sera l'ultimo capitolo di questo libro horror, un duplice pugno nello stomaco: nella stessa domenica, sconfitta in uno dei derby tecnicamente più poveri di sempre contro una Sampdoria fra le più modeste della sua quasi settantennale storia, e conseguente ultimo posto in classifica. Quest'ultima, più dell'altra, è la vera onta: andando a memoria, e quindi scusandomi per eventuali "falle" nei miei ricordi, negli ultimi quarant'anni solo una volta il Grifo era venuto a trovarsi in coda alla graduatoria in una fase avanzata del campionato: Serie A 1973/74, torneo  chiuso con la retrocessione. Da allora, di tempeste il club rossoblù ne ha attraversate, alcune anche con esiti nefasti; ma mai, nemmeno nelle sue edizioni più... spelacchiate, nemmeno nelle più oscure stagioni in B e in C, il vecchio Grifone era stato costretto a indossare la... "maglia nera" del gruppo. 
2010, GLI ULTIMI FUOCHI - E' la più naturale conclusione di una "discesa agli inferi" iniziata circa due anni fa, non prima. Perché le cose vanno raccontate con precisione storica e cronistica: fino all'estate del 2010, un "progetto Preziosi", espressione oggi oggetto di amare ironie in città e fuori, esisteva davvero. Dopo la stagione della Champions sfiorata e dopo quella del ritorno in Europa (League), il Joker aveva dato l'impressione di voler continuare a perseguire la crescita tecnica della squadra, di puntare con sempre maggior decisione a un inserimento nei quartieri medio - alti della massima serie: sotto la Lanterna erano arrivati top player italiani e stranieri come Rafinha, Veloso e Toni (per tacere del portiere Eduardo, in realtà un bluff che trasse beneficio da un paio di prestazioni eccezionali, e mai più neanche avvicinate, ai Mondiali sudafricani), un difensore dell'esperienza e del carisma di Kaladze, due dei giovani nostrani di maggiore prospettiva, Ranocchia e Destro. In più, la conferma di Palacio, l'uomo simbolo del Genoa del dopo Milito. Ecco, in quella circostanza "il re dei giocattoli" fu davvero sfortunato oltre ogni immaginazione: perché può capitare di prendere un giocatore di alto livello che poi delude completamente le aspettative, ma difficilmente succede che tanti campioni di statura internazionale falliscano tutti, contemporaneamente. Fatto sta che una campagna acquisti potenzialmente da boom si rivelò, e non per colpa del presidente, un buco nell'acqua destinato a fare storia. 
IL CROLLO - Da quel momento, nulla è stato più come prima. Patron Preziosi ha perso la bussola tecnica e dirigenziale. Forse perché l'amore per il Genoa si è raffreddato, quasi spento. Forse perché non vede l'ora di trovare qualche altro facoltoso (si spera) imprenditore a cui passare una patata bollente che, oramai, gli procura solo mal di fegato e nessuna emozione. Fatto sta che l'arguto intenditore di calcio, quello che pescava dal nulla Milito, quello che dava fiducia a un Thiago Motta considerato non più proponibile, per motivi fisici, in un football di alto livello, si è smarrito in un vorticoso e infruttuoso turn over di calciatori. 
Fra affrettate cessioni eccellenti e acquisti di elementi di acclarata modestia, è stato messo in opera un depauperamento qualitativo sempre più marcato. E le strategie di mercato hanno continuato a seguire logiche imperscrutabili: il Genoa ha rischiato di retrocedere per colpa di una difesa colabrodo? Ebbene, la retroguardia è rimasta quasi uguale, con il solo Canini a puntellarla (?), per tacere di un Ferronetti la cui fragilità fisica era nota a tutti gli addetti ai lavori (e infatti è entrato puntualmente ai box). Da Veloso, che per la verità a Genova raramente si è coperto di gloria, ma che resta comunque elemento di classe e di esperienza internazionale, si è passati all'inconsistente Tozser. E nelle fasi finali della sessione di mercato di agosto, sono sì arrivati Vargas e Borriello, ma è stata di fatto azzerata la fascia destra di difesa, affidata in pratica al solo, giovanissimo Sampirisi, partito bene ma poi smarritosi, perché se tutta la squadra va male non si può chiedere ai "pulcini" di tirarla fuori dalle sabbie mobili. 
CREDIBILITA' SOCIETARIA - Ma, quel che è peggio, in questi due anni è stato quasi azzerato l'ottimo lavoro di ricostruzione della credibilità della società Genoa, messo in atto dal Prez e dai suoi collaboratori nel quinquennio precedente. Dopo la devastante retrocessione in C per illecito, passo dopo passo il club aveva acquisito un'autorevolezza che da tempo immemore non possedeva più. Questa autorevolezza, questa credibilità, si erano tradotte in risultati sportivi concreti: non solo la lunga permanenza in Serie A, costantemente fra le prime dieci squadre e addirittura con un quarto posto ex aequo con la Fiorentina, ma il passaggio, da Marassi, di giocatori di altissimo livello, giovani o affermati, già nazionali o diventati tali grazie alle prodezze in maglia genoana. 
Ecco, oggi, al tramonto di questo disgraziato 2012, tutto ciò non esiste più, o almeno questa è l'impressione che trasmette la realtà rossoblù. Il Genoa di oggi, nei pensieri di tifosi e giornalisti (non tutti, beninteso), è un club di parcheggio per le grandi (soprattutto le milanesi). E' una società in cui i giocatori ruotano a ritmo vertiginoso, senza il tempo di ambientarsi, di creare un legame con l'ambiente e con la città, al punto che molti di essi risultano essere, in campo, autentici corpi estranei, gente che gioca senza impegno e senza cuore. Dire ciò non è in contraddizione con quanto tante volte ho scritto sul blog in difesa del Presidente: c'è stato un Preziosi efficace e illuminato, ora ce n'è un altro smarrito e in crisi. Cose che capitano, i cicli finiscono, succede in tutte le aziende. 
LO SCEMPIO DEL DERBY - Tutto questo ha prodotto lo scempio del derby del 18 novembre. Lo ribadisco: gara di scultorea bruttezza, una stracittadina già da Serie B per il livello qualitativo di inaudita modestia mostrato da entrambe le contendenti. Contro una Samp ridotta al lumicino dalle assenze, svuotata di contenuto tecnico, psicologicamente a disagio alla luce del fardello di sette sconfitte consecutive, il Genoa ha disputato un primo tempo da encefalogramma piatto, che poteva terminare con un punteggio talmente largo da configurare una disfatta storica. Il fatto che nella ripresa sia bastato premere modestamente sull'acceleratore per sfiorare in più di una circostanza un pareggio che, ebbene sì, non avrebbe fatto gridare allo scandalo, è una ulteriore dimostrazione della pochezza blucerchiata e suona a condanna aggiuntiva per un Genoa davvero ai minimi termini in fatto di competitività. 

                            Delneri: nessun beneficio per il Genoa dal suo arrivo in panchina

DELNERI E... PASSARELLA - Il Genoa di ieri sera non ha alcuna chance di arrampicarsi fino alla quota salvezza. Tatticamente una difesa imbarazzante negli automatismi più elementari, un centrocampo acefalo, un attacco che fa quel che può (povero Immobile, sbaglia tanto ma ci prova, tira, conclude, si danna l'anima), tanti giocatori nettamente al di sotto dei loro standard (Granqvist e Jankovic, per dirne due), e un animus pugnandi spesso inesistente, il che è la condanna peggiore per una compagine che deve lottare per non retrocedere. In tutto questo, i continui cambi di guida tecnica contano fino a un certo punto, se il materiale che viene messo a disposizione dei vari trainer è sempre meno... prezioso. Però va anche sottolineato che l'impatto di Gigi Delneri sulla classifica della squadra è stato devastante come poche altre volte è accaduto nella storia della Serie A: all'esonero di De Canio il Grifo era salvo; dopo cinque turni, e cinque ko, si ritrova malinconicamente sul fondo della graduatoria. Qualcosa di simile accadde ai tempi di Passarella al Parma, nel 2001: subentrò a Ulivieri, collezionò cinque sconfitte in cinque partite e tolse il disturbo. Mi ricorda sinistramente qualcosa... 
Non torno sui miei passi: continuo a considerare De Canio un allenatore mediocre, e non da oggi. Dopo una partenza incoraggiante, il suo Genoa era andato via via scolorando, cominciando a manifestare quelle lacune tattiche e quei problemi di identità esplosi poi in maniera deflagrante. La gara con la Roma fu gestita in maniera calcisticamente assurda, ribadiamolo. Ma è altresì innegabile che Delneri, dopo quasi un mese di permanenza sotto la Lanterna, non abbia ancora cavato un ragno dal buco, anzi, la squadra si è ulteriormente avvitata in una crisi tecnica di cui non si intravedono sbocchi. E aggrapparsi alla bella ora di gioco contro il Napoli è solo una ingenua speranza: anche il Grifo nella "De Canio version" aveva messo alle corde per un tempo e più la corazzata Juventus, ma poi ne era stato puntualmente travolto e mai più era tornato a esprimersi su tali standard... 
SQUADRA DA RIFARE - Insomma, si gioca male e si perde, si gioca bene (raramente) e si perde. E' il trend classico della retrocedenda, e sperare in un miracoloso mercato di gennaio significa crogiolarsi in  pericolose illusioni: a prescindere dal fatto che non sarà facile convincere giocatori di spessore a venire in una squadra così male in arnese, parliamoci chiaro: dopo l'Epifania, servirebbero un centrale difensivo rocciosissimo, un mucchietto di esterni alti e bassi (soprattutto a destra), un regista di quantità e qualità e un ricambio per l'attacco. Davvero tutto questo ben di Dio sarà disponibile? E davvero Preziosi avrà voglia di dar fondo a tutte le risorse economiche per rivoltare la squadra come un calzino? Ma prima di tutto ci sarà da valutare la questione panchina: se il Joker, se la squadra, se tutto l'ambiente credono in Delneri, allora si continui con fiducia totale a puntare su di lui, senza farsi influenzare dalle ultime brutture, seguendo l'esempio dell'Udinese dell'anno scorso con Guidolin, e anche, ebbene sì, quello dei dirimpettai cittadini nei confronti di Ciro Ferrara. Altrimenti, si valutino bene il non gioco, la mancanza di personalità, il regresso tecnico emersi sotto la gestione dell'ex coach juventino, e se ne traggano le conclusioni. 
E DOPO PREZIOSI? - Alla base resta però l'elemento da cui avevamo cominciato il discorso. Ossia, il crepuscolo preziosiano, che però ha precipitato tutta l'ambiente in una situazione quasi kafkiana. Cioè, è chiaro a tutti che il... regno dell'imprenditore irpino ha imboccato la parabola discendente. Eppure, l'ambiente genoano, soprattutto quello tifoso, è paralizzato dalla paura di ciò che potrebbe accadere se il joker mollasse. Perché è così ed è paradossale: al momento alternative imprenditoriali autentiche e credibili non ve ne sono, e allora non si può che continuare con questo piccolo cabotaggio, nell'attesa che la situazione societaria si sblocchi in positivo. 
Ecco dunque che Enrico Preziosi ridiventa, e non potrebbe essere altrimenti, il solo uomo chiave per uscire dallo stallo: anche se di malavoglia, si riappropri, per qualche mese, dei pieni poteri di presidente. Torni a essere presente in seno alla squadra, al campo di allenamento, prima e dopo le partite. Faccia un mercato di reale potenziamento a gennaio, metta per una volta da parte plusvalenze e discorsi simili. Poi si potrà anche retrocedere, perché in questi primi tre mesi di campionato di terreno se n'è già perso fin troppo, ma almeno si scenderà con la sensazione che esista di nuovo una società, e che abbia fatto di tutto per tentare di salvare la baracca. 

2 commenti:

  1. ci siamo già confrontati ieri a caldo sulla situazione del Genoa. Ora questo post è certamente meno impulsivo rispetto ai primi, giustissimi, bilanci in tempo reale, al cospetto di una prestazione modestissima. Direi che non hai tralasciato nulla, a parte che le presunte soluzioni non sono di facile attuazione. In casi come questi occorrono anche delle congiunture astrali favorevoli. Perdona la considerazione banale e ovviamente non corroborata da fatti, ma questa sembra la classica stagione nata male e proseguita peggio. Le lacune tecniche le hai evidenziate benissimo tu, a mio avviso era necessario sin dal principio affidarsi a un tecnico emergente... esperto ma emergente... con il giusto entusiasmo e le idee tattiche chiare. Come sottolineato più volte, alla luce del fatto che lo conosco e che l'ho visto all'opera molte volte durante i suoi splendidi trascorsi al Chievo, Delneri abbisogna di iniziare la stagione dal principio, valutando gli uomini adatti al suo scacchiere, specie per quanto riguardo la fase difensiva. Poi fa conto che ruota al massimo 15/16 giocatori, faceva così pure all'Atalanta e alla Sampdoria.. insomma, arrivare al Genoa, doversi giostrare tra una trentina di giocatori, con falle evidenti in alcune zone del campo (dove sono gli esterni, fondamentali per il suo gioco, a meno che non si rispolveri il vecchio Marco Rossi?)... il tecnico friuliano, ahimè, in un contesto simile, difficilmente potrà dare giovamento alla squadra, io fossi in lui mi dimetterei e lascerei la patata bollente a un altro. Non si può perseverare, per il bene del Genoa

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    1. Non mi hanno mai entusiasmato gli allenatori troppo rigidi e schematici, legati a un solo modulo vita natural durante... Meno che mai al giorno d'oggi, con un calcio che richiede ai tecnici il massimo della flessibilità e dell'elasticità tattica. Poi, per carità, riconosco che Delneri, fra qualche inciampo, nella sua carriera ha realizzato autentici capolavori con Chievo, Atalanta e Sampdoria. In quest'ultimo caso pure aveva avuto una lunga fase di crisi, con risultati fallimentari, per poi, come già ricordato giorni fa, risollevarsi e volare addirittura verso il quarto posto. Situazione in ogni caso diversa da quella attuale, con una Samp più attrezzata qualitativamente di questo Genoa.
      Per cui, anch'io ho diverse perplessità su di lui, ma, fermo restando che è meglio di De Canio, a cosa porterebbe l'ennesimo avvicendamento in panchina? Ricominciare daccapo un'altra volta, in una situazione così delicata e precaria, è fortemente sconsigliabile. Tanto vale dare fiducia al Gigi e dargli, a gennaio, tutto ciò di cui necessita, anche se, ribadisco, il mercato invernale sarà estremamente difficile, sia per l'oggettiva difficoltà di reperire gente valida, sia perché su tutto grava l'incognita della politica di Preziosi: ancora piccolo cabotaggio o autentica volontà di uscire finalmente da questo impasse che danneggia soprattutto il Genoa, ma anche lui? Io sono ottimista, nonostante tutto, e continuo a credere alla seconda ipotesi. Dopodiché, beninteso, la salvezza resterà tutta da conquistare.

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