giovedì 8 novembre 2012

RETROSPETTIVA AZZURRA: I PRIMI PASSI VERSO BRASILE 2014

                                           El Shaarawy: il futuro azzurro è suo

La mia prolungata assenza dal blog, di cui ho fornito spiegazioni qualche post più sotto, mi ha impedito di commentare le prime quattro uscite della Nazionale azzurra nelle qualificazioni al Mondiale brasiliano. Poiché la rappresentativa maggiore del nostro calcio è, da sempre, una delle tematiche principali di "Note d'azzurro", torno ora sull'argomento, con qualche riflessione a freddo e... scusandomi per il ritardo. 
FALSA PARTENZA, POI RISCATTO - Alle corte: per due partite e mezza, abbiamo visto una Nazionale francamente impresentabile, talmente brutta da insinuare il sospetto che il secondo posto all'Europeo fosse stato un illusorio fuoco di paglia. Chi aveva seguito il gruppo di Prandelli nel biennio precedente sapeva che non poteva essere così, sapeva che quell'insperata medaglia d'argento era stata il giusto premio per una compagine cresciuta e maturata cercando sempre di fare gioco, di aggredire con intelligenza, di prendere l'iniziativa. Una squadra con un progetto tattico ben definito, con una personalità via via emersa sempre più nitidamente, con una dotazione di classe pura non disprezzabile, che non poteva essersi dissolta nel giro di pochi mesi. E in effetti, a partire dal secondo tempo della gara con l'Armenia, De Rossi e compagni si sono riavvicinati ai loro abituali standard di rendimento. Pur senza miracol mostrare, si è rivista un'Italia più equilibrata, razionale, produttiva, in grado di far valere la legge del più forte.
L'ultima "azzurra", quella trionfatrice sulla Danimarca in un Meazza desolatamente mezzo vuoto (che bello quando anche le amichevoli facevano registrare il tutto esaurito o quasi: poi dicono che il calcio non sia peggiorato...) è stata la migliore, più per solidità del complesso e carattere che per qualità di manovra, in particolare con un Balotelli mai così bene inserito nel collettivo, disposto al sacrificio a tutto campo ben al di là delle proprie mansioni specifiche. Del resto, le grandi squadre, e questa di Prandelli ne ha le stimmate, devono avere nel Dna anche la capacità di imporsi giocando male, o comunque senza sciorinare football di finissima caratura, e allora... 
TOCCATO IL FONDO CON MALTA - Insomma, certi picchi spettacolari raggiunti a Euro 2012 permangono lontani, ma di certo con armeni e danesi un bel passo avanti è stato compiuto, rispetto alla pena provata osservando le prestazioni contro Bulgaria e Malta: fu, quella, un'Italia "ancien régime", l'Italia vista tante, troppe volte in passato, la squadra timorosa e sparagnina che, una volta andata in vantaggio, viene improvvisamente colta da "paura di vincere" e, invece di affondare i colpi, lascia progressivamente campo all'avversario, cercando di gestire il risultato senza averne (ancora) la capacità. Una défaillance pagata a caro prezzo coi bulgari (due preziosissimi punti persi sulla strada per il Brasile), mentre contro i maltesi la vittoria è stata salvata per oggettiva modestia dell'avversario, domato però definitivamente solo nel finale e dopo avergli concesso inusitate opportunità di andare alla conclusione. Insomma, qualcosa di peggiore della consueta idiosincrasia della nostra Selezione alle partite facili. 
EL SHAARAWY SU, GIOVINCO GIU' - Fra Nazionale e stagione di club, sono nel frattempo giunte a Prandelli indicazioni di una certa attendibilità, riguardanti l'effettivo spessore internazionale di taluni elementi da tempo sotto la lente di ingrandimento. Due nomi su tutti, uno in positivo e l'altro in negativo. Sugli altari El Shaarawy, senza alcun dubbio protagonista assoluto di questo primo scorcio di annata. Era dai tempi dell'esordio di Balotelli con l'Inter che non si assisteva a un impatto così devastante di un giovane italiano col calcio di altissimo livello. Stephan, coi suoi gol e con la sua classe, sta tenendo in piedi praticamente da solo un Milan molto male in arnese; e in azzurro, a Erevan, poco c'è mancato che trovasse la sua prima segnatura in Nazionale. Chiaro che il ragazzo non potrà restare a lungo fuori dalla formazione titolare: la concorrenza in prima linea è quantomai agguerrita, ma l'ex Genoa ha caratteristiche uniche (opportunismo, rapidità di movimenti e di esecuzione, fantasia, eclettismo) che potrebbero presto renderlo indispensabile.
Pollice verso invece per Giovinco. Sia con l'Italia, sia in maglia Juve, la "formica atomica" in questi primi mesi  di attività ha purtroppo confermato i dubbi emersi negli anni scorsi: è giocatore che immancabilmente si smarrisce nelle grandi sfide al di fuori dei confini nazionali, palesando scarsa personalità e incisività pressoché nulla; rimane invece un'arma spesso micidiale negli impegni... sul suolo patrio, ma al cittì serve ben altro...

                                              Balotelli: più maturo e altruista

CENTROCAMPO: FLORENZI PER IL FUTURO? - Il centrocampo è ormai cristallizzato sul poderoso asse De Rossi - Pirlo - Marchisio - Montolivo, con quest'ultimo in crescendo vistoso, più continuo nella sua azione di tessitura e sempre più deciso e convinto in zona tiro. Verratti, in leggero calo in Francia dopo un avvio al fulmicotone, rimane comunque una sicurezza per il futuro, mentre la nostra Serie A sta portando prepotentemente alla ribalta Florenzi, già diventato un perno della zona nevralgica romanista:  qualità, quantità, intelligenza tattica, corsa e gol.
DESTRO E INSIGNE IN STAND BY - Contro Malta, Destro ha trovato il suo (bel) primo gol in Nazionale, poi ha patito oltremisura la concorrenza in giallorosso di Osvaldo (efficacissimo anche con la maglia tricolore) e di Lamela, in gran forma, ma le qualità, sia pur da smussare, sono emerse e di certo il ragazzo è destinato a restare nel giro. Dovrà fare ancora un po' di anticamera Insigne, che nel Napoli, quando viene chiamato in causa, non si comporta affatto male (molti alti e qualche comprensibile basso), ma che viene giudicato dalla critica con eccessiva severità, quasi dovesse essere questo talentuoso ma imberbe ragazzino la panacea di tutti i mali partenopei... Il futuro farà giustizia dell'impazienza e dell'incontentabilità di certe "prime firme".
RIFIORISCONO CRISCITO E RANOCCHIA, CHIELLINI INVOLUTO - In difesa si sono rivisti Criscito e Ranocchia. Mimmo, in Armenia, ha fornito una delle sue prove più convincenti in azzurro, per efficacia nelle due fasi: la sua assurda esclusione dalla spedizione europea, mai giustificata in maniera esauriente dallo staff azzurro, grida e continuerà a gridare vendetta per anni, ma l'ex laterale del Genoa, pur privato di una così grande occasione professionale, non può non essere contento di essersi riappropriato di un posto che, per talento e rendimento, gli spetta di diritto da anni. Tramontata invece, come sospettavamo, la cometa Peluso, buon giocatore ma non più di primo pelo e non dello spessore tecnico necessario per reggere le luci della ribalta mondiale (gli resta comunque come ricordo azzurro il fortunoso gol ai maltesi).
Ranocchia, come auspicavamo, è riapparso in questa stagione letteralmente rigenerato, mentre nella prima metà del 2012 per molti era scaduto a livello di brocco, o poco più: la dimostrazione di come l'andazzo negativo di una squadra possa condizionare pesantemente anche il rendimento dei migliori, ma anche l'ennesima conferma della totale incapacità dell'italico calcio, in tutte le sue componenti,  di valorizzare e aspettare i giovani, che vengono messi alla berlina ai primi errori e ai primi cali di forma. Nel frattempo si attende il ritorno in pista di Ogbonna, perché l'unica sicurezza autentica nel "pacchetto centrale" della terza linea pare essere Barzagli: Chiellini è da mesi in fase involutiva e anche all'Europeo si era espresso nettamente al di sotto delle sue possibilità, Bonucci non si è ancora riappropriato delle misure di difensore completo sciorinate  in Polonia  e Ucraina, e alcune amnesie contro avversari non certo trascendentali hanno lasciato non poche inquietudini per l'avvenire. 

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