mercoledì 28 novembre 2012

LE MIE RECENSIONI: "ARGO"


Una drammatica e romanzesca pagina della storia recente rimasta a lungo misteriosa, fino alla "declassificazione" operata da Bill Clinton nel 1997. Una vicenda in cui si intrecciano politica estera, acrobazie diplomatiche, conflittualità internazionali pericolosamente vicine al punto di rottura, e ancora servizi segreti, agenti sotto copertura, spionaggio: il... brodo di coltura ideale per allestire il più classico dei "thriller - action - spy movie" all'americana. Il rischio principale nella realizzazione di un'opera come "Argo" era proprio questo: annacquare e, in definitiva, svilire una storia vera, dall'enorme impatto narrativo eppure mai raccontata sul grande schermo, affogandola negli stilemi più triti e convenzionali delle pellicole made in USA del genere "alta tensione". 
LA VICENDA - Bene, si può dire che il rischio sia stato in larga parte brillantemente aggirato: "Argo", che ha in Ben Affleck, regista e protagonista, l'ispirato deus ex machina, ricostruisce con intenso realismo quel lontano episodio snodatosi fra 1979 e 1980. Ricordiamolo in breve: nel novembre '79, nell'Iran della rivoluzione, Repubblica islamica sotto la guida dell'Ayatollah Khomeini, una folla di manifestanti fa irruzione nell'ambasciata americana a Teheran, prendendo in ostaggio coloro che vi lavorano, eccezion fatta per sei funzionari che riescono a fuggire da un'uscita secondaria, rifugiandosi presso la dimora dell'ambasciatore canadese. Per riportare a casa i sei "ospiti" (così vengono definiti in codice) prima che gli iraniani li scoprano e li catturino, la CIA si affida a un suo giovane ma già esperto agente, Tony Mendez, che per centrare l'obiettivo studia un progetto talmente fuori dagli schemi da risultare geniale: spacciare le sei persone per membri di una troupe cinematografica, di cui lui si pone a capo, giunta in Iran alla ricerca di una location per girare un fittizio film di fantascienza ("Argo", per l'appunto, la più classica delle produzioni di terza categoria che vorrebbe scimmiottare i capisaldi del settore, tipo "Guerre stellari"), e come tali farli rientrare negli States sani e salvi. Geniale ma rischioso, quasi folle: per riuscire nell'impresa Mendez dovrà superare le perplessità dei suoi superiori e degli stessi funzionari americani che dovrebbe trarre in salvo, oltre all'ostilità  iraniana. 
RIGORE STORICO E RITMO... DIESEL - Ricostruzione rigorosa, si diceva, peraltro senza eccessi documentaristici, come è giusto che sia per un film comunque concepito e sviluppato come un thriller. Un thriller raffinato, però, che non violenta la Storia, la realtà come effettivamente si configurò, ma si limita ad adattarla, dove occorre, alle sue inevitabili esigenze "cattura spettatori". Di qui alcune innocenti e marginali concessioni a certi "tormentoni" della tradizione americana di genere (soprattutto nel finale), piccole cadute di tono qualitativo all'interno di un canovaccio stilisticamente di notevole levatura, privo di sovrastrutture, nel complesso ben costruito. 
Cercando il pelo nell'uovo, si può casomai evidenziare uno stacco piuttosto netto, sul piano dell'incisività  "cinematografica", fra prima e seconda parte: si inizia, e ci si mantiene a lungo, su un ritmo piuttosto lento. Il racconto scorre via faticosamente: indubbiamente, nel primo tempo la vicenda è ben contestualizzata e illustrata, ed è forse questo sforzo storiografico a far perdere mordente alla narrazione causando più di un calo di tensione. Ma era giusto portare per mano il pubblico all'interno di un episodio raramente rievocato dai grandi media, fornendogli tutti gli strumenti possibili per aiutarlo a capire.
AFFLECK SOPRA TUTTI - La tensione, comunque, recupera ampiamente terreno a film inoltrato, quando si staglia netta su tutti la figura del primattore, Affleck - Mendez. Forzando un po' la mano critica, si potrebbe parlare di "Argo" quasi come di un "one man film": nonostante la buona prova collettiva del cast, con un picco degno di nota in un John Goodman abilissimo nel tratteggiare il tipico mestierante di Hollywood, spregiudicato e disposto a sposare anche le idee cinematografiche più improbabili (un affarismo che nasconde però, in fondo, amore autentico per il mondo di celluloide), tutto ciò che non è ricostruzione dei fatti dell'epoca ruota attorno alla figura, in apparenza dimessa eppure dalla spiccata personalità, dell'agente in missione. Un eroe anti - eroe, Mendez, lontano anni luce dagli standard dei protagonisti senza paura, quasi superuomini, di tanti action movie: diremmo un eroe comune, con le sue fragilità personali e professionali, certo fiducioso nella riuscita dell'impresa ma non al punto da ostentare la incrollabile sicumera di uno Schwarzenegger o di un Seagal (o di tanti 007 prima dell'ultima versione "umana" di Skyfall). 
BUONISMO A PICCOLE DOSI - Meglio così, per non far scadere in commerciale baracconata una pellicola che non l'avrebbe meritato, e che rispetta invece dall'inizio alla fine la sua non nascosta ambizione divulgativa, la voglia di ripescare un episodio dal peso specifico notevole nella storia delle relazioni internazionali, eppure in buona parte tuttora misconosciuto. Né si fa eccessivamente leva sulla lacrima facile: la sceneggiatura punta anzi su un certo pudore dei sentimenti anche nei momenti più tesi, una sorta di sobrietà emotiva, concedendosi al buonismo giusto in occasione della vicenda della giovane Sahar, governante iraniana della residenza dell'ambasciatore canadese, inizialmente sospettata di poter spifferare ai rivoluzionari la presenza dei sei americani e invece coraggiosa nel coprirli anche a rischio della propria vita. 
Forse si indugia un po' troppo sul privato del protagonista, le cui traversie familiari appaiono come un surplus non richiesto né necessario, una serie di parentesi sostanzialmente slegate dal tema centrale dell'opera: certo, è il figlioletto di Mendez a dargli, indirettamente, l'ispirazione per l'idea del film di fantascienza, ma non basta a dare un senso alla presenza di questi scorci... casalinghi in una pellicola di ben più ampio respiro. 

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