venerdì 14 dicembre 2012

SANREMO 2013: I PIU' E I MENO DEL CAST DEI BIG

                                    Raphael Gualazzi: prima volta fra i Big sanremesi

Habemus cast! Fabio Fazio ha infine estratto dalla manica gli assi del suo Sanremo 2013. L'accoglienza dei critici, degli addetti ai lavori e degli appassionati veri, in queste prime 24 ore, è stata quasi trionfale, mentre non è nemmeno il caso di tener conto delle immancabili grida di dolore dei fans dell'uno o dell'altro cantante non ammesso: basta girare per la rete per trovarsi di fronte ad atteggiamenti da autentici ultras, con offese agli artisti che a Sanremo ci saranno e difese a oltranza dei propri beniamini, esaltati oltre il limite del buon senso e del buon gusto, nonché, naturalmente, ritenuti vittime della cecità e incompetenza degli organizzatori e di chissà quali oscure e losche manovre di corridoio. Vergogniamoci per questi perdigiorno del web, e passiamo oltre. 
CAST ALTERNATIVO - Entusiasmo generalizzato, si diceva, e in linea di massima non si può non essere d'accordo. Fazio e Mauro Pagani hanno messo insieme un cast per certi versi spiazzante, direi quasi alternativo e d'avanguardia, almeno  per quelli che sono i canoni tradizionali della kermesse sanremese; un cast piacevolmente aperto alla gioventù e a territori sonori che non sempre hanno trovato terreno fertile in riviera.
L'attuale conduttore di "Che tempo che fa" era atteso già a fine anni Novanta come potenziale innovatore della liturgia festivaliera, da rivoltare come un calzino per salvarla dalla piattezza e dal declino: ebbene, all'epoca il rinnovamento ci fu, ma più nella forma dello spettacolo, nella struttura del contenitore, che nella sostanza musicale. Il riferimento è alla formula rivoluzionaria del suo primo Festival, quello del '99, del Sanremo presentato da tutti, astronauti, calciatori, attori, casalinghe e premi Nobel. Riguardo al cast dei cantanti, un certo svecchiamento ci fu, con la proposta di nuove leve rampanti e solitamente poco presenti al Festivalone, ma nulla a che vedere con l'invasione di grandissimi nomi della musica italiana che tutti si attendevano. Questa volta è andata un po' diversamente: la rottura dei meccanismi di allestimento del listone dei Big è evidente: basti citare la presenza di Almamegretta, Marta sui Tubi, ma anche il ritorno di Elio e di Simona Molinari, in coppia con Peter Cincotti. Scelte coraggiose, comunque non convenzionali, che meritano un plauso incondizionato.
DOV'E' IL CANTAUTORATO NOBILE? - Certo, oltre ai "più" ci sono anche i "meno". Mancano le star, i volti in grado di far saltare il banco, di monopolizzare i pronostici assicurando nel contempo un sicuro apporto qualitativo: i nomi, tanto strombazzati nelle scorse settimane, di Gino Paoli, Fiorella Mannoia, Carmen Consoli e Mario Biondi sono rimasti lettera morta. Anche quest'anno il tanto atteso cantautorato nobile storico, il clou dell'alta scuola italiana, se ne starà accuratamente lontano dall'Ariston. La presenza di qualche grande cantautore nostrano era una delle "innovazioni" che si chiedevano a Fazio, puntando anche sui contatti ripetuti con quell'ambiente sviluppati dall'anchorman savonese in tante edizioni della sua trasmissione su Rai Tre, ma su questo punto è forse il caso di mettersi una buona volta il cuore in pace: certi personaggi a Sanremo non li vedremo mai (o rarissimamente...). Vale anzi la pena di ricordare che qualcuno di questi mostri sacri ha calcato quel palco proprio quando nessuno se lo aspettava, ossia durante l'ultimo quadriennio, quello gestito da Gianmarco Mazzi e frettolosamente liquidato da molti come il periodo del "Sanremo - talent": ebbene, nel 2011 abbiamo visto esibirsi all'Ariston, in gara, Vecchioni e Battiato, e nel 2012 Lucio Dalla, poche settimane prima della sua improvvisa scomparsa. Il fatto che solo il primo lo abbia fatto da protagonista, laddove gli altri due hanno scelto delle presenze più discrete, come ospiti di altri artisti, cambia di poco il discorso.

                                            Max Gazzè: è al quarto Festival

SEMPRE MENO "VETERANI" - I più e i meno, si diceva. Fra i più possiamo senz'altro inserire l'accantonamento (definitivo?) di certi "ultra - veterani" della nostra musica leggera, ormai da un paio di decenni fuori tempo massimo ma tenuti mediaticamente in vita fino a pochi anni fa proprio da Sanremo. E tuttavia anche in questo caso si fa torto al buon Mazzi, il quale, soprattutto a partire dal 2010 e con rare eccezioni, aveva provveduto a svecchiare il cast del Festival, dando sempre più spazio ai "giovani Big", sia quelli prodotti dal vivaio sanremese sia quelli usciti dai vari talent show. Certo, bravi Fazio e Pagani a seguire il solco, ma la strada l'hanno tracciata altri. Se, comunque, non si può non tirare un sospiro di sollievo di fronte all'assenza dei vari Leali, Al Bano e Patty Pravo, persiste una incomprensibile idiosincrasia alla cosiddetta "generazione di mezzo" della nostra musica, quella dei cantanti emersi negli anni Novanta e ai quali non è più stata data una chance che pure avrebbero meritato, penso a gente come Mariella Nava, Massimo Di Cataldo o Silvia Salemi (non so se avessero presentato brani, ma sono alcuni esempi del buono che la nostra canzone seppe produrre in quel periodo)
PERPLESSITA' SU CHIARA - Come previsto e come ampiamente ribadito su questo blog, il presunto ostracismo di Fazio nei confronti dei talent show era molto, molto.... presunto, per l'appunto. Non ci risultava avesse mai lanciato simili diktat, e la lista diramata ieri lo conferma: c'è Mengoni, talento vero che oltretutto si è ormai sdoganato dal suo passato "X factoresco" e ha già in curriculum una positiva esperienza sanremese (nel 2010), ma ci sono anche Annalisa Scarrone e Chiara Galiazzo. La prima, già accostata al Festival l'anno passato (non si sa se con fondatezza), è ormai entrata abbastanza stabilmente nel circuito discografico che conta e approda a Sanremo per cercare la consacrazione definitiva e il lancio presso un pubblico più ampio; sulla seconda non nascondo qualche perplessità: balzata agli onori delle cronache da pochi giorni, già celebrata come il nuovo fenomeno della canzone italiana degli anni Dieci, mi pare che vi sia stata troppa fretta di farle bruciare le tappe.
Si dirà:  identico percorso negli anni scorsi seguirono lo stesso Mengoni e Nathalie, ma non è una buona ragione per perseverare; in effetti Nathalie, dopo l'esperienza del 2011 (con un brano di buona fattura, oltretutto), è entrata in un pericoloso limbo, mentre il buon Marco, nonostante il consistente exploit di "Credimi ancora" che sfiorò la vittoria, ha faticato non poco per mantenere quei livelli di popolarità e di successo commerciale. In sintesi, credo che almeno un anno preparatorio dopo l'uscita dallo show ex Rai e ora Sky sarebbe un toccasana, sia per la crescita di questi giovani artisti, sia per un ulteriore miglioramento della qualità del prodotto musicale proposto, sia, infine, per farsi quelle "spalle larghe" necessarie per mantenersi a lungo a galla nel sempre più ostico panorama musicale nostrano. Detto questo, poi, magari, ci troveremo di fronte la nuova Pausini, o la nuova Giorgia, e allora tutti zitti...

                                          Simona Molinari: graditissimo ritorno

LE NUOVE LEVE CANTAUTORIALI - In ogni caso, lo ripetiamo, non c'è proprio da strapparsi i capelli. Se non ci sono i cantautori storici della nostra canzone, ci sono quelli di scuola più recente, una scuola della quale Max Gazzè e Daniele Silvestri sono forse i rappresentanti più originali: le loro precedenti apparizioni in riviera non sono mai state banali, così come quelle di Simone Cristicchi, che va atteso con fiducia perché centellina le sue partecipazioni ma quando arriva all'Ariston sa sempre regalare piccole perle, che siano intense e sofferte come "Ti regalerò una rosa" o fortemente ironiche come l'ultima "Meno male".
GUALAZZI E MOLINARI SU, NAZIONALE GIU' - Di solito, quando viene annunciato il listone compaiono, invariabilmente, dei nomi che mai erano stati fatti nella ridda di anticipazioni giornalistiche. Quest'anno, però, il fenomeno si è accentuato: di Elio, di Marta sui Tubi, dello stesso Cristicchi nessuno aveva parlato, così come di Maria Nazionale, la cui presenza fra i Big è estremamente discutibile, ma d'altronde ogni Sanremo ha le sue stranezze (ricordo ancora meteore come Cattivi Pensieri, Alessandro Safina e Piero Mazzocchetti inseriti nella categoria "regina", quindi perché stupirsi?). Il sottoscritto era stato uno dei pochi, nelle settimane scorse, a invocare il ritorno di Gualazzi, ritorno che mi pareva assolutamente "maturo" dopo i successi mietuti su scala internazionale, e sono contento di averci azzeccato; di converso, fino a poche ore dall'annuncio di Fazio, molti davano per certa la presenza in gara dei Musica Nuda, che molto modestamente avevo "sponsorizzato" qualche settimana fa sul mio blog: spero che venga presto anche il loro momento.  Festival aperto a vari generi, si diceva: in questo senso, Marta sui Tubi rappresentano un azzardo, a parer mio, molto più rischioso degli Afterhours o dei Marlene Kuntz visti di recente. Da accogliere con entusiasmo il ritorno di Simona Molinari, uno dei prodotti migliori del vivaio festivaliero degli anni Duemila, abile a ritagliarsi una sua nicchia fra pop, swing e jazz, con risultati assai lusinghieri sul versante critico e, ultimamente, anche presso il grosso pubblico.
SANREMO ED ELEZIONI - Il ritorno di Elio e le Storie Tese è la sorpresa che nessuno, ma proprio nessuno, si aspettava: con i Modà, Malika e almeno uno dei "talent boys", potrebbero giocarsi la vittoria finale, ma parlarne adesso è assolutamente prematuro. Anche perché non si sa nemmeno... quando il Festival si svolgerà. L'ultimo rinvio della manifestazione, che io ricordi, avvenne nel 1974, nientemeno, ma per motivi "interni" alla macchina organizzativa festivaliera. Oggi è diverso, ma se davvero le elezioni venissero fissate per il 17, lo spostamento di una o due settimane sarebbe fondamentale per la buona riuscita della rassegna, che altrimenti verrebbe fagocitata da una settimana di feroce campagna elettorale televisiva.
Lasciamo dunque che la Rai consegni i propri schermi ai tanti talk show, infestati da politici parolai che all'abilità dialettica non hanno mai fatto seguire i fatti: ore e ore di discussioni e soprattutto di battibecchi, in diretta e in differita, che non sono affatto serviti, negli ultimi vent'anni, a fare dell'Italia un Paese migliore (anzi...). Meglio Sanremo, una delle poche cose serie (ebbene sì) rimaste in questa sventurata nazione. Se poi il problema è anche la probabilissima satira di Littizzetto o del possibile ospite Albanese, beh, c'è da rimpiangere il Sanremo di una volta, quello che era soprattutto concorso canoro, con pochi momenti extra - musicali, che sbancava l'Auditel e che faceva il pieno nei negozi di dischi. Ma è un discorso già fatto, e che ci porterebbe comunque troppo lontano...

2 commenti:

  1. impeccabile come sempre la tua analisi che condivido quasi in toto, visto che io, pur non lesinando perplessità sulla loro resa artistica, punto forte sui Marta sui Tubi, se non altro per destabilizzare la gara. E' vero, sono molto distanti da certe istanze musicali care al Festival, ma c'è pure da dire che si stanno normalizzando, addolcendo direi, basta sentire appunto il duetto postumo uscito con Lucio Dalla.. il brano è davvero di grande impatto e non mi stupirei se volessero portare in gara un pezzo simile. Credo che saranno gli Almamegretta i meno in vista dell'edizione, insieme alla Nazionale, anche se confido in una bella canzone di tradizione folk. Chiara è molto acerba, non potrebbe essere altrimenti ma proprio perchè appena uscita dal talent avrà parecchi occhi addosso e lei, tutt'altro che sprovveduta come potrebbe sembrare dal modo in cui si pone, è meno timida della Nathalie del 2011.. credo si giocherà bene le sue carte, puntando su una canzone d'amore. Annalisa farà benone, me lo sento, la seguo dagli inizi, è un'interprete straordinaria. Il resto, direi ok... con un plauso al ritorno in pista del grande Gualazzi, autentico talento della musica italiana. Petra Magoni e Spinetti non ce li vedo al Festival, apprezzo il loro modo di presentare e arrangiare i brani, per sola voce e contrabbasso (strumento che vorrei imparare a suonare, ma questa è una parentesi personale) ma non lo reputo di forte impatto a Sanremo..meglio che continuino a esibirsi con successo al Tenco... i Cattivi Pensieri approdarono tra i big grazie ad alcune hit estive ma la sostanza scarseggiava. Magari rivedere Massimo Di Cataldo su un palco così prestigioso, se lo meriterebbe.. inspiegabile il suo repentino oblio... poi pure la Salemi ma pure Baccini, gli Audio 2 (li ho sempre amati)e Alexia... e che dire di Nek, Raf... beh, qui si vola più alto però sarebbe ora si rimettessero in gioco, no?
    Gianni

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  2. Poco altro da aggiungere, siamo sostanzialmente d'accordo, tuttavia penso che Magoni e Spinetti all'Ariston potrebbero starci benissimo, anche se magari, comprendo, per la maggior parte del pubblico sarebbero difficili da digerire. Ma sono rischi che una direzione artistica deve correre...
    Di Cataldo ormai è un nostro chiodo fisso, eheh! Però, dai, riascoltando oggi buona parte della sua produzione, non si può negare che fossero canzoni di grande impatto, ottimamente confezionate, che sono rimaste nella mente: speriamo davvero possa tornare protagonista. Ripeto, non capisco perché i divi degli anni Sessanta li abbiano spinti e pompati fino all'altroieri, mentre gli artisti venuti alla ribalta alla fine degli Ottanta e nei Novanta siano stati frettolosamente messi da parte. Riguardo a Raf, ha detto che non si sente ancora pronto "psicologicamente" per affrontare quel palco, pare che le sue precedenti esperienze sanremesi siano state molto stressanti sotto quel punto di vista (l'ho letto su qualche blog). Peccato, ma non disperiamo...

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