venerdì 28 dicembre 2012

LE MIE RECENSIONI: "COLPI DI FULMINE". IL CINEPANETTONE E' MORTO, ABBASSO IL CINEPANETTONE



La saga dei cinepanettoni è una storia finita? Sembrerebbe di sì, a giudicare da "Colpi di fulmine", strenna in celluloide confezionata dalla coppia Christian De Sica - Neri Parenti per queste vacanze natalizie 2012/2013. Lo stacco rispetto ai ben poco illustri predecessori pare infatti piuttosto netto. Consentite un sospiro di sollievo: le ultime versioni di questa tradizione cinematografica di fine anno (lontanissime dalla semplice genuinità del capostipite targato 1983) avevano mostrato ampiamente la corda, ad essere buoni, attingendo in misura sempre più massiccia al cattivo gusto (in tal senso, "Natale in Sudafrica" del 2010 raggiunse "vette" inarrivabili) e avvitandosi verso una assoluta povertà di battute e situazioni esilaranti, parabola discendente che nemmeno il defilarsi dell'iper sopravvalutato Massimo Boldi, classico esempio di comico che non fa ridere, aveva consentito di arginare. 
Con "Colpi di fulmine" si sale di tono, per fortuna. Certo, la comicità continua spesso ad essere "di grana grossa", senza cioè raffinatezza di scrittura o grossi picchi di originalità: ma si torna a ridere "pulito", vivaddio,  lasciandosi alle spalle quel retrogusto amaro che si provava di fronte al trash più spinto, agli eccessi pruriginosi, a scene semplicemente inqualificabili come quelle con gli animali e le loro... sostanze organiche ampiamente sciorinate nel citato episodio africano. Si ride spesso di gusto, in maniera sempliciotta, forse, ma personalmente a una pellicola natalizia leggera, dopo un anno cupo, sinceramente non mi sentivo di chiedere di più. 
UN OMAGGIO A PAPA'... - Due episodi ben distinti, senza punti di contatto o intrecci di trama: formula in apparenza fuori dal tempo eppure da riscoprire, visto che soprattutto negli anni Settanta / Ottanta, quando venne ampiamente praticata, produsse per questo stesso filone autentiche opere cult. Nel primo c'è un De Sica oramai abile mestierante ma comunque capace di recitare sempre con discreta brillantezza. La vicenda del falso prete (scanzonato omaggio, forse, di Christian al papà Vittorio de "I due marescialli"), travolto dalle pene d'amore nel momento meno opportuno, viene resa con sufficiente efficacia da una sceneggiatura tutto sommato frizzante, compresa anche l'immancabile strizzatina d'occhio alla contemporaneità tecnologica (la Santa Messa recitata con l'aiuto di You Tube è uno dei momenti più riusciti dell'intero film).
SORPRESA ARISA - Spiazzante in senso negativo la scena iniziale dell'incidente d'auto, benché ovviamente senza conseguenze nefaste: lo confesso, mi ha lasciato addosso un certo turbamento, e l'ho trovata decisamente fuori posto ed evitabile in un contesto così ridanciano. Arisa, nei panni della perpetua, è una rivelazione: sebbene paia, comprensibilmente, uno po' legata e "scolastica" in certe movenze sceniche, la sua recitazione scorre via fluida e convincente, e non solo per la parlata "lucana" che ne accentua comunque il carattere di piacevole macchietta. Anno dopo anno lo spaurito scricciolo del primo Sanremo si sta scoprendo artista poliedrica, sebbene ancora da "smussare" in diversi angoli. Vale la pena insistervi. 
BARBATO FUORI CONTESTO, CHIARA SANI OK - Il ricorso a uno dei nuovi "divi" del piccolo schermo, Simone Barbato, il mimo di Zelig e di "Avanti un altro!", conferma il talento specifico di questo personaggio che ha trovato una via nuova al cabaret, tuttavia il ragazzo pare avulso dal contesto, una presenza che sostanzialmente nulla aggiunge al film sotto il profilo della carica esilarante e degli sviluppi della vicenda narrata: la scelta di infilare nel cast il volto televisivo del momento, facendogli fare grosso modo ciò che fa in tv, può essere considerata uno scaltro espediente per suscitare ulteriore curiosità attorno alla pellicola e catturare fasce di pubblico più catodiche che cinefile: ci può stare, non è la prima volta e non sarà l'ultima. Poco convincente e scarsamente spontanea Luisa Ranieri, molto meglio la sua "spalla", la rediviva Chiara Sani, sciolta e spigliata e però confinata in un ruolo risicato assai (è il suo destino: bravina, bellina, simpatica ed esuberante, non ha mai trovato una collocazione e un'identità artistica precise), sorvolando sul fatto che fisicamente, per lei, gli anni sembrano non passare mai, anzi... 
LILLO E GREG SUGLI SCUDI - In ogni caso, più incisivo e ben congegnato l'episodio 2, una versione innovativa e non rimasticata dell'inflazionatissima, a livello cinematografico, favola dell'amore fra il nobile / ricco / altolocato e la popolana. Episodio che ha anche il merito di rivelare le insospettabili doti da comici tradizionali di Lillo e Greg, che abbiamo imparato a conoscere alle prese con modalità recitative un tantino più sofisticate, con una comicità stralunata, non convenzionale, sperimentale e per questo non sempre in grado di toccare le corde del grande pubblico. Il duo romano si trova invece qui confezionato su misura un vestito "nazionalpopolare", teso a strappare la risata facile senza tuttavia ricorrere a sketch scontati e banali. I personaggi calzano loro a pennello (Greg l'ambasciatore altero, di nobile rango e grondante cultura, Lillo l'autista "romano de Roma" ma dal curriculum... insospettabile) e il loro brio consente alla vicenda di non subire cali di tensione. 
ANNA FOGLIETTA, UNA SICUREZZA - Ottima coprotagonista è Anna Foglietta, senza sbavature nel ruolo della coatta romanaccia (negli ultimi anni il cinema italiano si è fastidiosamente riempito di "coattitudine" fino all'esasperazione, e fornirne versioni gradevoli senza provocare insofferenza nello spettatore è comunque impresa non da poco...); la "Jennifer Lopez de noantri" conferma così di possedere talento e un buon eclettismo attoriale, pur essendo forse la meno reclamizzata ed esposta mediaticamente fra le tante attrici italiane dell'ultima leva. Attorno ai tre, uno stuolo di buoni esponenti dell'universo "caratteristi", gli eredi, anche se non con la stessa classe, dei vari Bombolo e Cannavale, da Lallo Circosta al duo Pignotta & Avaro che avrebbe forse meritato più spazio, alla luce della verve che sa mostrare nei suoi spettacoli teatrali. E, a proposito di caratteristi, senz'altro meritevole di segnalazione, per i cultori di tutto ciò che è anni Ottanta  e Novanta, la presenza nel cast di Luis Molteni e Armando De Razza. Mitici, come diciamo noi nostalgici di quelle epoche...
Peccato che i due mini - film perdano un po' di brio in dirittura d'arrivo, con finali scontati che potevano magari essere resi un tantino più movimentati con qualche risvolto imprevedibile e fuori dagli schemi. Ma in definitiva un buon prodotto, che non fa gridare al miracolo ma fa riscoprire la leggerezza del sorriso non greve, non sboccato, non scollacciato. Sì, del cinepanettone propriamente detto non sentiamo davvero la mancanza.

2 commenti:

  1. il mio film natalizio è stato LoHobbit :-) e prima ancora avevo visto la graziosa commedia "Si può fare l'amore vestiti?" con una bravissima Bianca Guaccero (ne parlai sul mio blog, è un film che ti consiglio)
    Da tempo ho abbandonato i cinepanettoni, ora su Sky cinema, cui sono abbonato, li stanno passando tutti in rassegna e ammetto che alcuni sono più riusciti di altri (penso a quello con Dylan di Beverly Hills e un'esordiente Cristiana Capotondi o a quello con Megan Gale e un divertente Nino d'Angelo, oltre al capostipite di 30 anni fa ovviamente) ma in genere non li ho mai amati, preferendo di gran lunga commedie italiane più intelligenti, se mi si può consentire il genere.. ora sono in crisi pure quelle, vedi il pessimo film di De Luigi, ma c'è Zalone che ci pensa a farmi ridere. Mi mancano i primi film del trio Aldo Giovanni Giacomo /(tra l'altro Giacomo Poretti ha di fatto annunciato la sua volontà di provare a battere strade nuove da solo, vedi il romanzo da poco pubblicato)o quelli di Benigni... il top è stato Non ci resta che piangere con l'immenso Troisi. Quelli sì che erano tempi!

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    1. "Non ci resta che piangere": grande film, davvero. La grandezza di certi film la si misura, oltreché dalla loro qualità intrinseca, anche dalla quantità di battute celebri che rimangono nella storia fino a tramandarsi di generazione in generazione: e quella pellicola dell'84 ha lanciato tanti tormentoni che ancora oggi resistono alla grande. Anch'io non ho mai amato i cinepanettoni, poi, come scritto, quello di due anni fa lo trovai davvero pessimo... "Colpi di fulmine" mi incuriosiva più che altro per l'inedita performance di Arisa (promossa!), ma nel complesso l'ho trovato un film gradevole.

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