martedì 7 maggio 2013

CAROSELLO RELOADED: UN RIPESCAGGIO SENZA SENSO


Il ritorno in tv di "Carosello", oltre 36 anni dopo l'ultima messa in onda (gennaio 1977), sarebbe dovuto essere, sulla carta, uno di quegli eventi destinati a segnare la storia del nostro piccolo schermo. Mi ha stupito, in proposito, la rilevanza, notevole ma tutt'altro che debordante, che tale "rinascita" ha avuto a livello mediatico. Ci si sarebbero potute riempire pagine di giornale e costruire documentari rievocativi di durata chilometrica. Il tutto sarebbe stato giustificato da un marchio il cui valore, per lo sviluppo e il percorso della nostra televisione, ha avuto un'importanza paragonabile a poche altre trasmissioni, penso a "Lascia o raddoppia" o "Canzonissima" (lasciamo stare eventi come il Festival di Sanremo o i Mondiali di calcio, il cui significato trascende quello di "programmi televisivi" tout court). 
C'è stato, forse, un po' di pudore da parte della grande stampa e dei commentatori di cose... catodiche, in previsione di ciò che questo "Carosello reloaded", al debutto ieri sera su Rai Uno prima del Commissario Montalbano, avrebbe potuto riservare. Se così è stato, devo dire che tale pudore era del tutto giustificato. Questo nuovo Carosello non ha nulla a che fare con quello che, a partire dal 1957, rivoluzionò il modo di fare tv in Italia e il mondo della pubblicità e del marketing. Al di là della consueta, orrida parolina "british" apposta accanto al vecchio nome (insopportabile davvero, questo desiderio di ostentare presunta cultura "international" per mascherare un pauroso vuoto creativo, ormai dilagante su tutte le emittenti generaliste), il problema emerso da questa prima messa in onda è più ampio della qualità intrinseca del "répechage" operato da mamma Rai. 
E già, perché c'è da chiedersi che senso abbia oggi un "Carosello" così fatto, in un palinsesto invaso a intervalli sempre più fitti da messaggi promozionali. La scena, ieri sera, è stata per certi versi surreale, con  l'atteso debutto di Carosello che propone, però, una serie (brevissima) di spot concepiti in modo tale che potevano benissimo essere inseriti in un qualsiasi altro stacco pubblicitario della giornata,  fine della trasmissione e, poco più avanti, altri "consigli per gli acquisti" che, viceversa, potevano stare benissimo dentro il nuovo Carosello. Ecco, non so se mi sono spiegato: così come è stato impostato in questa nuova versione, Carosello (reloaded) è perfettamente inutile: con spot uguali a quelli che vediamo in maniera ossessiva per 24 ore, o magari solo in versione un po' più lunga (come quello del dipendente della famosa catena di supermercati che si sveglia di notte per andare a controllare la bontà dei prodotti in vendita...). 
La sensazione è che una buona idea sia stata bruciata in partenza dalla mancanza di coraggio e di spirito innovativo. Sì, perché ritengo che, tutto sommato, la rinascita di Carosello avrebbe potuto rappresentare una buona occasione per svecchiare il mondo delle campagne pubblicitarie: per trovare nuove strade creative, per tornare alla semplicità del messaggio, mettendo da parte l'eccesso di sofisticazione e di esterofilia che da troppo tempo ha pervaso il marketing di certi settori (penso ad esempio alle automobili o ai profumi, ma non solo). 
Il vecchio Carosello fu un boom (di ascolti e, di riflesso, di vendite per le aziende che lo utilizzarono) perché veicolava messaggi immediati e non cervellotici, perché mostrò un volto inedito di grossi nomi dello spettacolo e dello sport  inserendoli in deliziosi "sketch - réclame" sostenuti da sceneggiature di grande efficacia, e perché lanciò una serie di slogan e, soprattutto, di personaggi animati (Calimero, l'Olandesina, ecc.) entrati nell'immaginario collettivo. Tutta questa non è roba vecchia, si chiama semplicemente fantasia, capacità di inventare, arte: tutte cose che funzionerebbero alla grande anche oggi, in versione riveduta e corretta, con nuovi sketch, nuovi eroi immaginari, e i volti più popolari degli anni Duemila. Invece, nulla di tutto ciò: "Carosello reloaded" è uno stanco dejavu  racchiuso oltretutto in un minutaggio ridottissimo, una pillola che, lo ripetiamo, si fatica a distinguere dal consueto bombardamento giornaliero di spot. E l'inserimento, in apertura, di una "intramuscolo" di nostalgia (ieri è toccato a Jo Condor) è ai limiti del grottesco: perché omaggiare il passato avrebbe senso in un contesto come quello sopra descritto, cioè di rinnovamento del format nella tradizione. Così, invece, è solo una captatio benevolentiae indirizzata principalmente agli spettatori più in là con gli anni: ma per solleticare i ricordi bastano "Da da da" o i dvd rievocativi venduti in edicola. 

1 commento:

  1. Assolutamente d'accordo. Hanno trovato anche il modo di come rovinare quei bei ricordi della vera vecchia edizione di Carosello.

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