domenica 5 maggio 2013

LE MIE RECENSIONI: "PASSIONE SINISTRA"


Destra contro Sinistra, la dicotomia che ha inasprito e avvelenato il clima politico e sociale del nostro Paese negli ultimi vent'anni, è il fil rouge lungo il quale si snodano le vicende di "Passione sinistra", commediola giovane e leggera firmata Marco Ponti, attualmente nelle sale italiane. Leggera ma non troppo, nonostante le apparenze, perché la contrapposizione, ideologica e di stili di vita, è in quest'opera qualcosa di più di un semplice sottotesto: è presente in ogni anfratto del film, condiziona e addirittura indirizza le scelte dei protagonisti. 
Pruderie di analisi politologiche? Certo che no, perché il confronto fra le due "visioni del mondo"  rimane sostanzialmente di grana grossa. Ma c'è una satira lieve, delicata, eppure chiaramente presente e incisiva. E c'è anche, questo sì, una qualche timida velleità di approfondimento sociologico. Si potrebbe quasi dire che siamo davanti alla trasposizione in celluloide del celebre divertissement di Giorgio Gaber, "Destra sinistra", appunto, canzone in cui venivano elencati oggetti e comportamenti assolutamente banali e ordinari,  classificandoli  "di destra" o "di sinistra" sulla base dei più vieti luoghi comuni. E non è un caso che proprio quel brano faccia da sigla al film, nella versione del cantante più "alla moda" del momento, il lanciatissimo Marco Mengoni. 
NON SOLO STEREOTIPI - Così', in "Passione sinistra" le due fazioni vengono disegnate secondo schemi abbastanza standard e prevedibili, il che non vuol dire banali: Nina (Valentina Lodovini) è la "progressista" tutt'altro che benestante che lotta per le fasce deboli, difende l'ambiente e mangia biologico, Giulio (Alessandro Preziosi) è il conservatore carico di quattrini, cinico fino alla crudeltà, realista, materialista. Stereotipi, forse, ma fino a un certo punto. Tipi umani come i due rappresentati nel film, piaccia o no, esistono eccome in Italia, anche se non ne rappresentano la maggioranza: ma ce ne sono di persone le cui esistenze sono in ogni secondo condizionate dal loro pensiero politico, che poi spesso va a coincidere con il censo.
Ed ecco dunque la piacevole sorpresa: un film tutto sommato poco reclamizzato, uscito quasi sottovoce, riesce ad alzare l'asticella delle proprie ambizioni, impreziosendo le consuete peripezie di vita e d'amore dei protagonisti dandone una lettura meno convenzionale e più complessa, intrecciandole con schemi ideologici e appartenenze sociali. Cosa accade, dunque, se una ragazza "di sinistra" perde la testa per un uomo "di destra"? Il tema centrale del film è questo, ed è sviluppato come sopra: con tonalità che tendono allo scanzonato e al sentimentale, certo, e che però inducono a qualche riflessione, e offrono una visione tutto sommato non troppo lontana dalla realtà dell'Italia della Seconda Repubblica. Perché insomma, alzi la mano chi non ha incrociato almeno una volta nella vita, anche solo per pochi minuti, una ragazza come Nina o un ragazzo come Giulio. E l'interrogativo che grava, come un convitato di pietra, sulle fasi decisive della liaison fra i due è assai più sottile e problematico di quanto si sarebbe indotti a pensare da un'analisi superficiale: può l'amore vincere sulle proprie convinzioni ideologiche? E si può mettere in un cantuccio la propria idea di politica, la propria visione del mondo, scendendo a compromessi con .... l'altra "fazione" o addirittura cambiando bandiera solo perché ci si è lasciati travolgere dal cuore e dai sensi? 
INCIUCIO - Come si vede, "Passione sinistra" offre tanti spunti, anche se li coniuga secondo l'unica strada realmente praticabile per quella che resta pur sempre una commedia, cioè con sguardo ironico e disincantato, ma senza rinunciare a piccole punture di spillo. E' una pellicola, diremmo, che cade come il cacio sui maccheroni in queste tristi settimane di italico inciucio. Sembra quasi che il messaggio sia: l'inciucio, il compromesso fra le due parti "in lotta", è... comune per la gente comune, si consuma tutti i giorni per amore, o per lavoro o per affari, e perché, dunque, non dovrebbe esserlo nelle alte stanze del potere? Insomma, più "sostanzioso" e meno effimero di quanto sembri, questo delizioso filmetto che alla politica irride anche nel tratteggiare la patetica figura del candidato sindaco di Roma, il giovane Splendore tutto fumo progressista e niente arrosto (ossia, vuoto pneumatico mentale e culturale riempito da una schiera di assistenti e addetti stampa, fra cui anche la povera Nina). 
EVA E GLI ALTRI - Una pellicola che scorre via senza tempi morti, proponendo momenti autenticamente esilaranti (Giulio - Preziosi che ordina un normalissimo caffè in un sofisticato bar "biologico", venendo per questo guardato con sospetto dalla cameriera, che lo scambia per un agente della Digos) e offrendo una serie di convincenti prove attoriali: per la Lodovini è forse la performance migliore della fin qui breve carriera: la sua prorompente fisicità è sempre bene in evidenza, ma questa volta la verve brillante e la carica comica fanno capolino con decisione, mentre Preziosi pare tagliato su misura per il ruolo del "destrorso" abbiente, un pochino "stronzo" ma capace di amare davvero. C'è anche una rivelazione: Eva Riccobono, che si cala con grande autoironia  nella parte della "belloccia un po' (un po' tanto...) scemotta", una... vamp svampita che però alla fine si rivela assai più profonda e acuta del previsto nel saper valutare il peso e la sostanza dei sentimenti...  Dimenticavamo: c'è anche Geppi Cucciari, che forse sarebbe dovuta essere la figura di maggior richiamo ma che si limita al piccolo cabotaggio, nelle vesti di collega e confidente della protagonista: fa il suo con dignità ma senza strafare, attendiamo di vederla all'opera in un film da mattatrice:  ad occhio e croce dovrebbe averne le doti. 

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