martedì 22 luglio 2014

COCA COLA SUMMER FESTIVAL: IL VERO EREDE DEL FESTIVALBAR IN UNA ESTATE CANORA "OLD STYLE"


Televisivamente parlando, questa estate canora è una boccata d'aria fresca, dopo anni di oscurantismo pressoché totale. Ebbene sì: la musica del solleone (si fa per dire, visto il clima ballerino di queste settimane) pare aver finalmente ritrovato un degno "megafono" catodico. L'esperimento di dodici mesi fa, il Tezenis Live, già era stato confortante. Quest'anno il main sponsor è cambiato, l'evento si chiama "Coca Cola Summer Festival", ma poco importa: ciò che conta è la sensazione, netta, che Canale 5 abbia fatto centro, e che l'industria discografica italiana potrebbe giovarsi oltre ogni più rosea aspettativa di questo exploit in parte inatteso. 
E' DAVVERO IL NUOVO FESTIVALBAR - Abbiamo pianto per un lustro e oltre la dipartita del caro, vecchio Festivalbar, mentre i soliti soloni ci ripetevano fino alla nausea che non era proprio il caso di strapparsi i capelli, che oramai il "consumo" di musica pop passa attraverso altri canali mediatici e che, in ogni caso, manifestazioni di quel tipo erano ormai logore, avevano fatto il loro tempo: assunto che poteva essere condivisibile solo in riferimento alla stanca formula adottata dalla kermesse "made in Salvetti" nelle sue ultime edizioni. Il rimedio, poi, fu peggiore del male: ad erede della mitica "rassegna del juke box" venne eletto, non si sa bene su quali basi, lo show denominato "Music awards", piatta serata istituzionale e ingessatissima, all'insegna del "premiami tu che ti premio anch'io", dopodiché arrivava il nulla: i mesi canicolari proponevano il vuoto spinto, quanto a passerelle musicali sul piccolo schermo. 
Ora, invece, ci si accorge con piacevole stupore che quei "carrozzoni canzonettistici" non erano passati di moda, altroché. Servivano solo buone idee e contenuti di qualità, un'alchimia creatasi magicamente in questa estate 2014. L'esperimento Summer Festival, come detto, era stato azzardato già nel 2013: ma è con la seconda edizione, attualmente in onda sull'ammiraglia Mediaset, che pare aver raggiunto la quadratura del cerchio.
Sissignori, abbiamo il "vero" erede del glorioso Festivalbar, e pazienza se i puristi, i nostalgici a oltranza, non se ne faranno una ragione. Buone idee e buoni contenuti, si diceva: perché un'azzeccata strutturazione del format non basta da sola a decretare il successo di questi eventi, la cui riuscita è affidata in buona parte a un fattore imponderabile: nel caso specifico, incappare o meno in un'annata di pregevole produzione discografica. Ebbene, l'estate in corso mi riporta alla mente gli anni più felici della musica da ombrellone, orecchiabile e spensierata, i mai abbastanza rimpianti Ottanta e Novanta. C'è stata un'infornata di brani efficaci, di grosso impatto, semplici senza essere banali: "Niente al mondo" di Dolcenera e "Il mio giorno più bello nel mondo" di Francesco Renga rappresentano il mio top personale, ma in tanti hanno lavorato bene. 
ECCELLENTE INFORNATA - Forse la crisi e l'annoso problema del calo di vendite hanno aguzzato l'ingegno e fatto riscoprire la leggerezza, con insperati risultati: già lodato nelle settimane scorse il Killa di "Maracanà", davvero un tormentone vecchio stampo, il palco di Roma ci ha proposto il redivivo Nek con l'energica "Hey Dio", Alessandra Amoroso con la suadente "Non devi perdermi" e la classicheggiante "Bellezza, incanto e nostalgia", Emma che sta giustamente valorizzando a dovere "La mia città", maltrattata senza ragione all'Eurovision Song Contest, i Modà che hanno rinnovato con successo la partnership con Jarabe De Palo nella poetica "Dove è sempre sole", Noemi con la ritmata "Don't get me wrong",  la "melody dance" di Gabry Ponte in "Buonanotte giorno", l'azzeccata rentrée di Syria con un "Odiare" dall'ottimo arrangiamento, a metà strada fra tradizione e innovazione, e dalla buona cantabilità, Annalisa con una molto sanremese "Sento solo il presente"... E poi giovani di sicuro valore: mi ha molto colpito il Paolo Simoni dell'originale "Che stress" e di "15 agosto", tormentone estivo in chiave divertissement, mentre con la frizzante e ironica "Stanco" Antonio Maggio sta confermando quanto fosse meritato il trionfo fra le Nuove proposte del Festivalone di Fazio targa 2013; bene anche le ultime scoperte "defilippiane", i Dear Jack e soprattutto Deborah Iurato, con una "Anche se fuori è inverno" di stampo assolutamente contemporaneo e dal refrain trascinante. Tutto questo, mentre è stato (finalmente!) ridotto al minimo indispensabile lo spazio - tributo ai prezzemolini della musica, ai colossi delle hit parade che non avrebbero bisogno di vetrine promozionali in sovrabbondanza e che invece sono sempre i più presenti: le Pausini e gli Antonacci di turno non sono mancati, ma il loro è stato, tutto sommato, un passaggio non eccessivamente invasivo. 
FORMAT SENZA FRONZOLI - Poi, certo, se è vero che senza qualità della proposta musicale non si va lontano, è altresì innegabile che il contenitore conta, eccome. Ed ecco i grossi meriti degli ideatori del Summer Festival: una formula snella, senza inutili sovrastrutture, senza lungaggini. Attorno all'evento si respira, davvero, il magico clima dei... festival vacanzieri dei bei tempi andati. C'è la spigliatezza dei "padroni di casa", lo stesso stile informale dei presentatori di tanti Festivalbar, fra i quali non a caso vi era quell'Alessia Marcuzzi ripropostasi con intatta verve sul palco di piazza del Popolo; accanto alla vulcanica bionda, si muovono con buona disinvoltura un Rudy Zerbi che, fuori dai suoi contesti televisivi abituali, riesce ad apparirmi persino simpatico, e un Angelo Baiguini che ogni volta mi fa scendere una metaforica lacrimuccia, perché era una delle voci che accompagnavano i miei pomeriggi di studio universitario negli anni Novanta, quando la mia radio era sempre sintonizzata su RTL 102.5.... 
REGOLAMENTO PERFETTIBILE - Del primo Festivalbar "berlusconiano", invece, la kermesse griffata Coca Cola ha ripreso il gusto per la gara: c'è quella delle nuove leve, ma anche i big si sfidano a singolar tenzone, addirittura con un "vincitore di tappa" a chiusura di ogni puntata, anche se, fin qui, non mi è parso di scorgere nel meccanismo della competizione il rigore e la chiarezza che invece, nonostante tutto, caratterizzano in materia il tanto bistrattato Festival di Sanremo. Fra votazioni del pubblico a casa via web e peso dell'airplay radiofonico c'è stata forse un po' di confusione (ne hanno parlato, in maniera più dettagliata e polemica, diversi siti prima di me): uno dei motivi del contendere è stato il presunto sbilanciamento causato dalla rilevazione dei passaggi in radio, visto che, al momento della registrazione delle serate, alcuni brani erano già in rotazione e altri no. 
Da questo punto di vista, devono essere fatti passi avanti: è giusto insistere sulla "battaglia" fra cantanti, che continua a tirare nonostante da anni si asserisca il contrario e nonostante gli stessi artisti non la digeriscano fino in fondo (salvo poi scendere puntualmente nell'arena, al Summer come al Sanremone), ma che allora lo si faccia con un regolamento che non presti il fianco a critica alcuna; quest'anno le classifiche sono parse più che altro un pretesto per ravvivare la manifestazione. E da questo punto di vista sono risultate comunque funzionali alla bisogna, perché il suo scopo il "Coca Cola Summer Festival" l'ha raggiunto: ridare alle canzoni della bella stagione visibilità e una cornice all'altezza. Un juke box in versione ventunesimo secolo che diffonde, finalmente, note coinvolgenti e accattivanti: un'estate 2014 ricca di musica pop, testimonianza di una ritrovata vitalità dell'industria discografica nostrana. Mi piace interpretarlo come un segnale positivo in vista del prossimo Festival della canzone italiana che, se Carlo Conti saprà fare le cose per bene, potrebbe persino riavvicinarsi ai suoi fasti più gloriosi. Il "materiale" su cui lavorare sembra esserci, basta saper scegliere con oculatezza. 

2 commenti:

  1. cavoli, amico, quanto entusiasmo :-) non mi sembravi così convinto nel precedente post dedicato alla rassegna. Io, a onor del vero, non ho seguito molto, ho visto solo un piccolo spezzone mentre ero in vacanza e fuori pioveva. L'atmosfera era sì leggera il giusto e frizzante ma.. nulla di nuovo, comunque, se non la ritrovata voglia di vedere sullo stesso palco tanti nomi grossi della discografia, quasi tutta italiana fra l'altro. La classifica però è stata, come dire, pleonastica.. che gli frega ai cantanti di questa gara? La canzone di Renga mi piace, tutto l'album è discreto, il più pop mai prodotto dall'ex Timoria... ne scriverò a breve sul mio blog, in ogni caso questo pezzo è stato scritto da un talentuosissimo cantautore: Fortunato Zampaglione, nessuna parentela con i due fratelli dei Tiromancino, che anni fa esordì con la melodica e orecchiabile "Ti cancellerò".. te la ricordi? Benissimo anche Dolcenera, ho un debole per lei, e, va beh, pure i Dear Jack, basta che prendano la loro strada (le qualità per camminare da soli le hanno) senza incrociare troppe volte quelle del prezzemolino Kekko, che ultimamente sta scrivendo delle ciofeche (vedi l'ultimo, rabbrividente, singolo dato alla Tatangelo). Gianni G.

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    1. Ciao, beh, ribadisco, mi sono entusiasmato davvero perché mi è parso di cogliere lo stesso spirito del vecchio Festivalbar, e anche perché siamo incappati in un'estate canora di buona qualità, con brani leggeri, orecchiabili e ben confezionati. Una concentrazione di pezzi pop di alto livello che da tempo non si verificava durante la bella stagione, e per me la cosa è importante perché un'estate senza buone canzoni è un'estate dimezzata... Fortunato Zampaglione me lo ricordo bene, meno la canzone che citi, probabilmente è passato del tempo, faccio pubblica ammenda e vado a riascoltarmela.

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