giovedì 24 luglio 2014

IL PUNTO SUL MERCATO DEL GENOA: QUANTO MANCA GILARDINO! PERIN E ANTONELLI BANDIERE, MATRI E RAGUSA SCOMMESSE

                                                 Antonelli, bandiera rossoblù

Il calciomercato italiano 2014 è roba da Ghostbusters: inconsistente come i fantasmi. Non poteva essere altrimenti, del resto, dopo il ridimensionamento del nostro movimento pallonaro, sancito dal secondo consecutivo fallimento mundial e da tante stagioni europee coi nostri club a fare tappezzeria. Lo si sapeva: le autostrade dei grandi trasferimenti corrono lontane dallo Stivale, i campionissimi si accasano altrove (sempre nelle stesse società pigliatutto, peraltro, ma il discorso sarebbe troppo lungo), mentre da noi arrivano vecchie glorie (Evra, Ashley Cole), emergenti tutti da scoprire (lo sfortunato Morata), oscure scommesse e modesti mestieranti. Calma piatta anche sul versante dei movimenti interni, se si esclude il colpaccio Iturbe messo a segno dalla Roma. In questo sconfortante contesto, il Genoa non può ovviamente fare eccezione. Le difficoltà economiche, per quanto non da ultima spiaggia come dipinte da qualche testata locale, indubbiamente esistono, nuovi proprietari, cinesi o svizzeri che siano, non paiono essere alle porte, nonostante qualcosa si stia muovendo (altro che "questione di ore", come avevano vergato due illustri firme cittadine qualcosa come tre mesi fa...), e Preziosi fa quel che può, in un contesto globale (il calcio tricolore) già depresso di per sé. 
GILA, ASSENZA CHE PESA - Il mercato è ancora lungo, ma sarà il caso di fare un primo punto della situazione, visto che le vacanze sono finite e il Grifo sta già lavorando nell'ormai abituale ritiro austriaco di Neustift. La sensazione, al momento, è di un Genoa complessivamente indebolito, seppur in maniera non drammatica, e destinato a una stagione di discreta sofferenza, se Gasperini non trarrà fuori dal cilindro una di quelle alzate di ingegno che gli avevano consentito, anni fa, di diventare un tecnico fra i più apprezzati della nouvelle vague italiana. Non giriamoci troppo attorno: la perdita di Gilardino è gravissima, come può esserla quella di un ex campione del mondo ed ex Nazionale ancora nel pieno delle proprie forze. 
Personalmente, ho sempre avuto l'impressione che Alberto sia stato più che altro "sopportato", in rossoblù: mai stimato fino in fondo, mai considerato perno inamovibile di un progetto a lunga scadenza, come invece avrebbe meritato per curriculum e professionalità. Per non parlare di una consistente parte di tifoseria, che davanti a lui ha sempre storto il naso sbavando invece per Borriello (che di Gila, chiariamolo subito, in termini qualitativi vale sì e no la metà, a voler esser generosi). L'attaccante piemontese ha disputato una "temporada" da 7 - 7,5: ha segnato gol importanti, quindici in totale, ne avrebbe potuti fare di più ma ha scontato le difficoltà tattiche di una squadra in cui il peso del reparto avanzato è gravato troppo spesso solo sulle sue spalle. Ha forse perso l'azzurro a causa della netta flessione fatta registrare dalla "Gaspe - band" negli ultimi due mesi di campionato, la meno scandalosa delle tante scandalose decisioni prese dal cittì Prandelli al momento di selezionare i ventitré per il Brasile. Era, insomma, un "tesoro calcistico" che avrebbe meritato ben altra valorizzazione. 
E SE MATRI... - Intendiamoci, al suo posto è arrivato Matri, e non c'è proprio da strapparsi i capelli: anche lui nel giro del Club Italia fino a tre anni fa, oggi va però considerato come una scelta a rischio, dopo la deludente mezza stagione alla Fiorentina. Certo, era stato chiamato in viola per non far rimpiangere Pepito Rossi, impresa titanica per chiunque, ma qualcosa in più del magro bottino di quattro reti era lecito attendersi. E' comunque un buonissimo attaccante, uno che in un contesto come quello rossoblù, circondato dalla fiducia dell'ambiente, con compagni che lavorano per lui, inserito in un meccanismo offensivo dinamico e ricco di soluzioni, potrebbe rifiorire a livelli insperati: proprio come il Borriello di qualche tempo fa, in fondo. Ma il "cinese" Alberto era, ed è, un'altra cosa. 
ATTESA PER RAGUSA - La vitalità e l'imprevedibilità in prima linea dovrebbero essere garantite dal rientrante Kucka, che l'anno scorso, prima della rottura del crociato, utilizzato come esterno nel trio d'attacco aveva sfoderato doti da fromboliere prima ignote, e anche dal giovane e poliedrico Ragusa, ottimo in B col Pescara e tornato alla casa madre perché, a 24 anni, è giunta l'ora di esplodere, lanciando magari qualche segnale al prossimo selezionatore azzurro. Tutto ciò nell'attesa di vedere di che pasta sia fatto Diego Perotti, che nelle ultime stagioni, fra Spagna e Argentina, ha accumulato poche presenze e ancor meno prodezze sotto porta (anche per grossi guai fisici, intendiamoci): insomma, uno di quegli azzardi  di fuorivia per i quali non impazzisco (eufemismo), ma sono ovviamente pronto a rivedere il giudizio in caso di responsi incoraggianti del rettangolo verde; stesso discorso applicabile, per inciso, al terzino Edenilson, che pare prossimo all'arrivo dall'Udinese. 
MATUZALEM VIA, STURARO PROMESSO BIANCONERO - Anche difesa e centrocampo hanno perso pedine importanti: il laterale basso Vrsaljko, uno dei migliori prospetti europei, ceduto al Sassuolo, e nel mezzo Matuzalem, elemento chiave per la manovra in fatto di agonismo, carisma ed efficacia nelle due fasi: non è un caso che il Genoa 2013/14 sia calato bruscamente dopo l'uscita di scena del brasiliano per infortunio. Aggiungiamoci anche Sturaro, che è il presente ma non il futuro: divenuto a tutti gli effetti un giocatore della Juventus, dovrebbe rimanere dodici mesi a Genova, per fare esperienza e trovare quegli spazi da titolare che nelle big, ahimé, per i virgulti italiani è sempre difficile conquistare; pure Marco Motta, rinato sotto la Lanterna dopo tanti tornei anonimi che l'avevano fatto sprofondare nel limbo delle promesse mancate, è rientrato alla Vecchia Signora dopo il prestito semestrale, mentre sarebbe stato un puntello importante per la terza linea. 
VECCHIA GUARDIA AFFIDABILE - Ci si affida a una vecchia guardia tutto sommato qualitativa, e già questa è una bella conquista, dopo anni di rivoluzioni estive che avevano reso chimerico il consolidamento di un gruppo storico, fondamentale per acquisire un'anima di squadra e continuità sul lungo periodo: Perin, esponente della rinvigorita scuola italiana dei portieri, è stato fin qui trattenuto, Antonelli (misteriosamente sparito dagli orizzonti prandelliani al termine del suo miglior campionato in carriera) è diventato una bandiera; dovrebbe rimanere Burdisso, sperando che le défaillance della prima stagione genoana siano state frutto di un momento negativo e non, piuttosto, i sintomi del declino fisico; ci sono ancora De Maio, che deve limare gli eccessivi alti e bassi della prima esperienza in rossoblù, Marchese, una garanzia, e soprattutto Antonini, che è però alle prese con problemi al ginocchio di non facile soluzione. 
CHI E' ARRIVATO, COSA SERVE - E' rimasto anche Bertolacci, che però deve uscire dal bozzolo e fare il salto di qualità definitivo, avendo i mezzi tecnici per diventare un califfo della zona nevralgica, così come è lecito chiedere al furetto Fetfatzidis un contributo di brillantezza e imprevedibilità più sostanzioso, anche se il gol alla Roma con cui ha chiuso l'ultimo campionato fa in fondo ben sperare. Si è stranamente rinunciato al rientrante Tachtsidis, organizzatore di gioco di buona grana per quanto non ancora del tutto convincente agli alti livelli: nel cuore della manovra manca qualcosa, è evidente. Fra i nuovi al momento arrivati, dietro ci si aspetta molto da Rosi, a patto che sia il Rosi del Parma di due anni fa, sicuro in copertura e abile negli inserimenti offensivi; quanto a Greco, è certamente un elemento utile per la sua duttilità, uno in grado di lavorare molti palloni e di portare in dote intensità e applicazione, ma non certo un campione, uno di quelli che fanno alzare l'asticella delle ambizioni. E', insomma, un Genoa che necessita ancora di tre - quattro innesti, equamente divisi fra difesa e reparto di mezzo, con in più un'alternativa valida per la prima linea. Ma siamo ancora all'inizio dei giochi... 

4 commenti:

  1. Fai bene a dire che siamo ancora all'inizio e trarre un bilancio già da oggi è senz'altro prematuro.
    Personalmente vedo il Genoa ancora "costretto" a lottare per la salvezza in questa stagione, anche se ha grandi potenzialità nel complesso e non è escluso il raggiungimento di 38 punti già a inizio aprile.
    Il miglior acquisto rossoblù di questa stagione deve essere Kucka, forse nel trio d'attacco potrebbe lasciare il posto a Perotti e Fetfatzidis, per tornare in mezzo. Anche se pare sia stato devastante come ala.
    Su Perotti posso dire che lo conosco come giocatore, ha giocato a Siviglia e qualche anno fa era uno dei prospetti più brillanti del calcio mondiale (almeno così dicevano loro). Ha avuto un netto calo, probabilmente dovuto a suoi problemi di testa che non lo renderanno mai un grande e (sicuramente) perché si è ritrovato in un Siviglia in fase calante, una fase di transizione dopo le vittorie tra il 2006 e il 2008, tutto questo non lo ha aiutato. Però posso assicurare che potenzialmente può rovesciare un campionato intero.
    Tra gli italiani mi piacerebbe vedere una buona stagione dei vari Perin, Sturaro e anche Antonelli. Ragazzi che potrebbero vestire l'azzurro insomma...

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    1. Confido anche io nel nucleo italiano della squadra, sperando non venga ulteriormente mutilato dopo la rinuncia a Gila e quella, in prospettiva, a Sturaro. Per il resto, attendiamo: effettivamente, al di là di Perotti, arrivasse qualcun altro in avanti Kucka potrebbe tornare alle origini, comunque è un giocatore eclettico e per questo risulterà utilissimo. Ci vuole altro, tutti i reparti necessitano di adeguati puntelli, anche se già così il livello generale della rosa non induce certo alla disperazione, ma in molti (i citati Burdisso e De Maio, ad esempio) dovranno fare qualcosa in più rispetto allo scorso torneo.

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  2. www.pianetasamp.blogspot.com

    Matri è reduce da un'annata negativa ma è il primo, vero inciampo dell'ex bianconero da quando nel 2007 è approdato in serie A, non può aver dimenticato tutt'assieme come si butta dentro un pallone...
    Kucka è un pò un'incognita visto il lungo infortunio mentre sono curiosissimo anch'io di vedere finalmente Ragusa in serie A e mi chiedo se è mai possibile che un ragazzo che in B ha spesso fatto la differenza debba avere la sua prima chance nella massima serie ad addirittura 24 anni!
    Ad oggi collocherei il Grifone in quel nutritissimo gruppetto di squadre che definirei nè carne nè pesce: non sufficientemente attrezzate per ambire a un piazzamento europeo e troppo superiori rispetto a quelle 4/5 squadre che presumibilmente si giocheranno la permanenza in A...
    Per sognare in grande dovrebbe funzionare tutto a meraviglia e contemporaneamente esserci più di qualche big che stecca, viceversa per ritrovarsi invischiati nei bassifondi dovrebbe andare tutto storto o quasi con provinciali che invece azzeccano il campionato del secolo e mi sembrano combinazioni francamente di difficile realizzazione...ciao!

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    1. Direi che al momento sono abbastanza d'accordo con te, anche se questa prima "infornata" di infortuni (fra cui quelli a Matri e Ragusa) non lascia ben sperare... Anche se è molto presto per fare queste valutazioni, fra le squadre sulla carta candidate a soffrire non sottovaluterei il neopromosso Palermo, bisognerà poi vedere se il Verona saprà ripetersi sui livelli dell'anno scorso, mentre il Sassuolo potrebbe fare un discreto salto di qualità e affrancarsi da eccessivi timori. Ne riparleremo.

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