giovedì 10 luglio 2014

MONDIALI DI CALCIO 2014: LA SEMIFINALE PIU' BRUTTA PROMUOVE L'ARGENTINA. SARA' SFIDA CON LA GERMANIA, UN CLASSICO

                                                 Romero: ha parato due rigori

Dopo la partita da sogno, la partita da sonno. Proprio così: ventiquattr'ore dopo averci regalato un Germania - Brasile di cui si parlerà ancora fra decenni, questo contraddittorio Mundial 2014 ci ha costretti a sopportare, fino a notte alta, un'Olanda - Argentina di raro squallore. Sicuramente la semifinale più brutta fra quelle di cui sono stato testimone in diretta (televisiva) dacché seguo il calcio, direi quindi da Messico '86 in avanti: il paragone, per una triste competizione al ribasso, è possibile solo con la sfida Germania - Corea del Sud del 2002, ma in quell'occasione i temi tattici della partita furono differenti e comunque, alla fine, una delle due squadre, quella tedesca, riuscì a spuntarla senza dover ricorrere a faticosi prolungamenti. 
IL MONDIALE DEI MONDIALI? - Insomma, il presunto "Mondiale dei Mondiali" (ma chi ha lanciato per primo questo già irritante slogan?) è quantomeno assai schizofrenico: se è innegabile che sia stato impreziosito da match di buono, se non ottimo, livello spettacolare, emozionanti e ben giocati (per la verità concentrati soprattutto nella pletorica prima fase), è altresì evidente che strada facendo si sia gradualmente convertito al ritorno a un football più razionale, fondato sull'equilibrio, la solidità e l'arguzia strategica più che sulle luminarie di manovra. Il confronto di Sao Paulo, ennesima rivincita della contestata finale del 1978, ha raggiunto l'apice di questa... restaurazione tecnica, riportandoci alla più deteriore tradizione del pallone, quella che fa rima con attendismo, atteggiamento speculativo, prudenza portata fino agli estremi. No, non si onora così una semifinale Mondiale: perché una cosa è essere guardinghi, un'altra è rintanarsi in attesa o del primo errore dell'avversario, o dell'estemporanea giocata di uno dei propri campionissimi. 
L'OCCASIONE PERSA DEGLI ORANJE - Olanda - Argentina è stata una partita mai nata, mai sbocciata. E a dover dare la testa nel muro è la compagine Oranje, non solo per l'esito conclusivo, ma perché l'occasione della vita, la possibilità di centrare la quarta finalissima per inseguire finalmente il primo titolo, se l'è giocata come peggio non avrebbe potuto, rinunciando al coraggio e alla voglia di osare che fanno pur sempre parte del bagaglio di questa rappresentativa, anche nella versione più accorta e "con i piedi per terra" impostata da Van Gaal in questo torneo. Intendiamoci, non credo che le due formazioni mirassero esplicitamente ai rigori, come ipotizzato da qualcuno: sarebbe stata una follia, un giocarsi un numero alla roulette e nulla più. Sono mancati il gusto di rischiare e i diversivi tattici: ne è venuta fuori una lagna insopportabile andata avanti per troppo tempo. Certo, le due retroguardie meritano l'elogio pieno: Garay e Demichelis da una parte, Vlaar e De Vrij dall'altra sono stati impressionanti per tempismo, senso dell'anticipo, abilità nel chiudere sia di piede che di testa; poi, però, il football prevede anche una fase offensiva, che ieri è rimasta nei sogni (o nei sonni, come detto all'inizio) degli spettatori. 
KUYT, SUPERFLUO - Certo, si possono in parte comprendere le difficoltà dei Tulipani: del resto avevo già scritto che questa Argentina ha la capacità di far giocare male anche gli avversari più reputati, basti ricordare come ha neutralizzato il devastante potenziale del Belgio. Uno schieramento difensivo così saldo e folto è sempre difficile da forzare: per avere qualche chance in più di riuscirvi, occorrerebbe agire in velocità, disporre di elementi in grado di saltare l'uomo, e sfruttare maniacalmente le fasce. Gli olandesi sono mancati in tutti e tre questi fattori: la rapidità nelle avanzate è rimasta nelle intenzioni, l'unico elemento dotato di sublime palleggio e capace di aggirare le più ferree marcature, dicasi Robben, è stato poco e male attivato ed è parso comunque più timido e meno esplosivo rispetto a tante precedenti uscite, anche se un suo ubriacante spunto in dribbling nel finale di tempi regolamentari per poco non fruttava il vantaggio; quanto al gioco sulle corsie esterne, Blind è spesso e volentieri rimasto rintanato dietro, mentre Kuyt, sballottato da un lato all'altro, pur giocando perlopiù arretrato è andato al traversone più volte, mostrandosi impreciso e prevedibile e risultando, in pratica, un uomo regalato agli avversari; un po' di vivacità in più l'ha poi portata Janmaat, a destra, ma ci voleva ben altro. 
ARGENTINA AI PUNTI - Leggermente meglio l'Argentina, allora, che dal canto suo non ha fatto altro che accentuare i caratteri sparagnini di un dispositivo tattico già di per sé non particolarmente incline ai fuochi d'artificio. Detto di una retroguardia scolpita nel marmo, Rojo ha almeno cercato di affacciarsi qualche volta in avanti, mentre fondamentale è risultato lo schermo protettivo creato da Biglia e Mascherano: se il laziale ha fatto filtro con profitto senza però offrire contributi in fase creativa, il veterano della Seléccion, oggetto del desiderio del Napoli, ha giostrato a tutto campo, in un florilegio di chiusure e contrasti, per poi cercare (spesso inutilmente) di far ripartire l'azione e di smistare efficacemente palla. 
Il fatto è che, per i sudamericani come anche per gli europei, fra centrocampo e attacco c'era come una voragine, e mancavano la rapidità e la verticalità che avrebbero potuto dare sale offensivo alla gara. Merito del team di Sabella l'averci provato un tantino di più: se Lavezzi declinava presto dopo un furente avvio sulla destra,  e se Messi non riusciva a venir fuori dalle sabbie mobili in cui lo avevano cacciato i difensori olandesi, Perez, il modesto sostituto dell'insostituibile Di Maria, nella ripresa riusciva a liberare in area Higuain che al volo, di destro, mandava il pallone sull'esterno della rete dando l'illusione ottica del gol, e nei supplementari Palacio, di testa, falliva una colossale opportunità a tu per tu con Cillessen. Troppo poco, comunque, per nobilitare come sarebbe stato doveroso una semifinale iridata. 
LA LOTTERIA DEI RIGORI E LE PROSPETTIVE DELLA SELECCION - Sui rigori, poco da dire: confermata ancora una volta tutta la loro aleatorietà, che continuo cocciutamente a sostenere nonostante in molti asseriscano che non sia assolutamente una lotteria: ma se fallisce uno dei migliori arancioni (Sneijder), e se si erge a eroe un Romero che i tifosi della Sampdoria ricordano come un incubo, allora vale tutto... E Van Gaal non poteva neppure più giocarsi la carta Krul: una di quelle mosse geniali che, forse, possono funzionare una volta, ma alla seconda risultano già depotenziate. Sarà dunque la finale tris Germania - Argentina: al momento, immaginare un risultato diverso dal quarto titolo dei tedeschi pare arduo, ma gli uomini di Low per primi si renderanno conto che, a prescindere dalla loro scintillante prestazione col Brasile, un risultato come quello di ieri ha caratteri di assoluta eccezionalità e non può essere preso per oro colato, a maggior ragione se stai per confrontarti col più impenetrabile degli assetti di copertura del Mondiale, la squadra più chiusa, rocciosa, abile a mandare in tilt anche gli attacchi più reputati. E con un Messi a cui bastano pochi minuti di operatività e pochi centimetri di libertà per risultare devastante. 

2 commenti:

  1. www.pianetasamp.blogspot.com

    Vedendo le due semifinali viene davvero difficile immaginare che possano essere i sudamericani ad "alzarla" al cielo, sui quali oltretutto potrebbe e dovrebbe pesare il giorno in meno di riposo e il fatto di aver giocato per 120'.
    A voler poi essere ingenerosi si potrebbe anche rimarcare il fatto che la Germania non scende in campo dal quarto di finale con la Francia per cui, altro che freschi e riposati saranno i teutonici...ma in una partita secca, come ben sappiamo, può succedere davvero di tutto...
    E a meno che domenica sera tutto non si ribalti direi che per la continuità di rendimento che ha dimostrato durante quasi tutto l'arco del torneo la coppa meriti di approdare a casa...Merkel.
    Sono rimasto un pò spiazzato dal tuo giudizio dato alla lotteria dei rigori, mi sembrava di aver colto in passato che la ritenessi comunque...affidabile mentre ora leggo che invece la reputi, come me, del tutto aleatoria, evidentemente avevo letto in maniera un pò distratta...
    Volevo poi sapere una tua opinione su un mio vecchio cavallo di battaglia, ossia quello che queste competizioni si dovrebbero giocare a inizio stagione, diciamo indicativamente da metà agosto a metà settembre e non alla fine, con logica traslazione dei campionati nazionali a inizio ottobre: i protagonisti sarebbero teoricamente più freschi e non logorati da una massacrante stagione appena terminata e si giocherebbe ( anche qui in linea teorica ovviamente...) con migliori condizioni climatiche, che ne pensi?
    Ciao!

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    1. Ciao, sì sì, confermo la mia radicata convinzione sui rigori - lotteria, ne parlai sicuramente l'anno scorso, in occasione delle due partite degli azzurri in Confederations terminate ai penalties e con esito diametralmente opposto. In senso assoluto è vero che si tratta di una figura tecnica, ma i rigori di spareggio sono tutt'altra cosa rispetto a quelli che vengono battuti in partita: è una gara a parte, c'è un clima particolare, entrano in gioco troppi fattori extracalcistici, che finiscono col prevalere sulla classe e sulla freddezza di chi tira.
      Sulla data dei Mondiali, boh, sono un po' combattuto. Per me Mondiale significa estate (o comunque inizio estate), ma è più che altro una questione affettiva e di legame con una tradizione quasi secolare. Però all'inizio di stagione, se c'è sicuramente più freschezza, c'è anche il rischio di avere fisici imballati dalla preparazione, squadre non ancora a punto. Hai presente cosa accade nelle prime giornate di campionato, quando si verificano risultati senza apparente senso tecnico? Partenze a razzo tipo Livorno quest'anno, il Brescia qualche anno fa... Si rischia cioè di avere un Mondiale con verdetti inattendibili. Senza contare poi che la stagione di club dovrebbe subire un mutamento radicale nella programmazione e nella gestione.
      Forse per i calciatori il periodo ideale sarebbe fra novembre e febbraio: gli atleti hanno già carburato, sono rodati e potrebbero giocare in un clima fresco, se non freddo. In questo caso si tratterebbe di anticipare a inizio agosto il campionato, interromperlo e poi riprenderlo,magari facendolo finire a giugno inoltrato. Però la collocazione attuale è la medesima, settimana più settimana meno, dal 1930: se è vero che molti atleti vi arrivano logori, è altresì innegabile che molte squadre sono comunque in grado di presentarsi tirate a lucido. E' un bel dilemma.

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