martedì 16 settembre 2014

LE MIE RECENSIONI: "SI ALZA IL VENTO" DEL MAESTRO HAYAO MIYAZAKI


Hayao Miyazaki è arte e poesia allo stato puro. Lo si sapeva da tempo, e l'ultima sua creatura, "Si alza il vento", lo certifica definitivamente, consegnando alla storia dell'animazione un capolavoro realizzato in punta di matita, quasi sottovoce, lieve e soffuso anche nel tratteggiare le tonalità narrative più aspre. Il film ha chiuso oggi la sua breve avventura italiana: quattro giorni nelle sale, troppo pochi per.... diffondere adeguatamente nel nostro Paese il verbo di un autore fra i più geniali a cavallo fra Novecento e Duemila.  
SOGNO E SEMPLICITA' - Miyazaki è l'anima semplice, naif e sognatrice della variopinta galassia dei cartoni giapponesi, sia in forma seriale per tv che nella dimensione cinematografica. "Conan il ragazzo del futuro" (per inciso, uno degli anime che più hanno segnato la mia vita emotivamente e culturalmente) va considerato un punto di riferimento obbligato quando si parla del poliedrico fondatore dello Studio Ghibli, e già in quel gioiellino anni Settanta comparivano tematiche e leit motiv che avrebbero poi caratterizzato quasi costantemente l'opera del maestro: l'esaltazione della natura, senza però nasconderne le minacce per l'uomo, il ripudio della guerra e delle mostruose derive a cui può portare un massivo sviluppo della tecnologia, e poi i sentimenti più genuini, l'amore e l'amicizia, vissuti con candore e pienezza fino in fondo.
AMORE E GUERRA - Tutti elementi che si ritrovano in "Si alza il vento", la storia di Jiro, un ragazzino giapponese appassionato di aviazione, che vive idealizzando la figura del progettista di aerei Giovanni Battista Caproni, viaggiatore, quest'ultimo, sulle ali di una dimensione sognante che permea integralmente il film; il ragazzo è in costante simbiosi onirica col suo personale mito italiano: Caproni lo ispira, lo indirizza e lo sostiene, rendendolo partecipe dei suoi progetti a volte realistici, a volte visionari.
Jiro col tempo si realizzerà professionalmente, affermandosi proprio nel settore dell'ingegneria aeronautica (verrà assunto dalla Mitsubishi), conoscerà l'amore nella fragile figura di Naoko, già incrociata in gioventù durante un viaggio in treno proprio nel giorno in cui un terremoto devastò Tokyo. E sarà un amore intenso e dolcissimo, minato dalla grave malattia di lei. L'amarezza e la malinconia prenderanno così gradatamente il sopravvento, perché, alla fine, anche l'entusiasmo riversato da Jiro nel lavoro è servito solo ad alimentare indirettamente gli impeti guerrafondai del suo Paese, che utilizzerà su larga scala gli aerei da lui progettati nelle azioni belliche del secondo conflitto mondiale. 
NATURA E TECNOLOGIA - Una summa del Miyazaki pensiero, si diceva. Il contrasto natura - tecnologia: la giovinezza di Jiro e la sua storia d'amore con Naoko sono avvolte da ambienti puri e incontaminati: la campagna, interminabili distese di verde, e il "vento" del titolo che sottolinea, col suo periodico levarsi, i momenti più significativi della loro vicenda, gli incontri e le separazioni, come un magico orologio del cielo, senza lancette, senza ingranaggi, eppure preciso al secondo. Di contro, il lavoro del ragazzo è quanto di più "moderno" e industriale potesse essere concepito all'epoca, negli anni fra le due grandi guerre. Una dicotomia non priva di spigoli aguzzi: la natura può essere anche matrigna, vedasi il terrificante terremoto di cui si è detto, che richiama alla mente i frequenti maremoti della citata storia di Conan; ed è in chiaroscuro, direi persino ambigua, la "missione" professionale del protagonista: che ama il volo, la tecnologia dell'aviazione, gli aerei da combattimento, vive la sua avventura con spirito positivista, all'ingenuo inseguimento del progresso, ma in cuor suo sa benissimo che le sue creazioni non potranno avere, alla lunga, che un solo, triste impiego. Jiro non ha fatto altro che assecondare il suo istinto, la sua passione di ragazzino, il suo talento innato, il genio ingegneristico. Non poteva e non voleva fare altrimenti, probabilmente, ma a volte percorrere la propria strada, coltivare le proprie propensioni, significa addentrarsi in un cammino pieno di sofferenza, che riserva spine dolorose, angoli bui, e spacca l'animo in due, come nel suo caso. E' la vita, e forse non si può fare altrimenti. 
GUERRA E PACIFISMO - Del resto il ripudio della guerra, altro punto fermo della filosofia del maestro, nelle sue opere mai è disgiunto dall'inevitabilità di doversi confrontare appieno con lo stesso mostro bellico. Accade in "Si alza il vento" come in "Conan", ove i protagonisti lottano per creare un mondo in cui regni la pace, ma per farlo devono immergersi fino agli occhi nelle più cupe atmosfere da battaglia, scontrandosi con reduci di antichi eserciti armati fino ai denti, districandosi fra torture, rapimenti e colossali fortezze volanti (il "Gigante", di cui in questo film compare una quasi - copia, un aereo ad esso molto somigliante, soprattutto nelle enormi ali). Ma mentre nella serie di quasi quarant'anni fa questo contrasto era infine risolto positivamente, qui rimane sospeso in una terra di mezzo che, in definitiva, imprigiona il protagonista in un involucro di incompiutezza e insoddisfazione.
Il sollievo non può che arrivare dall'amore, delicato e pulito, fatto di piccoli gesti teneramente adolescenziali ma anche di grandi dimostrazioni di un affetto maturo e radicato, come da tradizione miyazakiana. Devozione reciproca, fra Jiro e Naoko, con toni, linguaggi e comportamenti lontanissimi dalla nostra epoca. Un amore amaro ma favolistico, destinato all'infinito, più forte della tubercolosi della ragazza,
GRANDE STORIA E QUOTIDIANITA' - Poesia e levità, ma anche tormento e inquietudine di fronte alle tensioni di anni carichi di presagi nefasti, poi concretizzatisi. C'è un mondo in armi sullo sfondo, c'è il nazismo, il tutto ritratto con pennellate rarefatte, ma sono ombre che si percepiscono ben presenti e concrete. C'è la voglia, la necessità di una vita pura, alimentata da genuini entusiasmi, che deve però convivere con gli aspetti peggiori della quotidianità. C'è l'anima di Miyazaki, insomma, in tutte le sue sfaccettature. C'è il suo tratto immutabile, riconoscibile e non inquinato dalla moderna computer grafica, impreziosito da dialoghi ricercati ed eleganti, a tratti barocchi, ma comunque alla portata di tutti. C'è, infine, la speranza in un ripensamento del maestro: che questo non sia, davvero, il suo canto del cigno artistico.  

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