martedì 2 settembre 2014

LE PAGELLE DEL CALCIOMERCATO - SECONDA PARTE: DAL MILAN AL VERONA

                                               Saviola, colpaccio dell'Hellas

MILAN - Il vero colpo potrebbe essere Pippo Inzaghi, mentalità vincente, profilo basso, giusto approccio a una realtà complessa e frustrata da anni di insuccessi. Per il resto, mercato che non sempre ha seguito logiche tecniche individuabili. Si è lasciato partire Balotelli (sulla gestione del caso mi sono già ampiamente espresso in questo post) sostituendolo con un Torres che da tempo ha perso lo smalto dei primi, formidabili anni di exploit internazionali, anche se per far bene in un contesto dimesso come la Serie A basta anche l'ultima, sbiadita versione del niño. Si è inseguito un Biabany che non è da grande squadra, e una volta sfumato ci si è buttati a pesce su Bonaventura, ottima scelta, elemento in grado di dare alla manovra offensiva un notevole quid di imprevedibilità, però si è lasciato andare Cristante, uno dei centrocampisti più interessanti della nouvelle vague di casa nostra. Ne risulta comunque un equilibrato mix fra italiani e stranieri: in attesa del fondamentale recupero di Montolivo, si punta con decisione su De Sciglio, Poli ed un El Shaarawy che vuole riprendere la sua vertiginosa ascesa, bruscamente interrotta un anno fa, mentre Diego Lopez fra i pali, Alex dietro e Menez sulla trequarti sono acquisti magari non di primissimo piano, ma in grado di portare un certo miglioramento alla caratura complessiva dei quadri rossoneri. 
NAPOLI - Stranieri, solo stranieri, fortissimamente stranieri. Ma mezze figure, in rapporto alle ambizioni partenopee, mentre il povero e spaurito Insigne si sente sempre più solo e incompreso e De Laurentiis sembra più intento a disfare che a costruire. Un mercato all'insegna dell'attendismo ha prodotto l'uscita immediata dalla Champions, rovinosa sotto diversi aspetti, se ne sono andati elementi magari non fenomenali ma di sicura utilità come Behrami, Dzemaili e Pandev, mentre risulta inspiegabile la rinuncia a Reina, andato a scaldar la panchina al Bayern. Dei nuovi arrivi, nessuno sposta sensibilmente gli equilibri e incrementa il valore della rosa: Koulibaly e De Guzman non sono dei campioni. Rimane un buon Napoli, aggrappato soprattutto al ritorno in forze di Maggio, al "cervello" di Jorginho e alla solita, pimpante banda di incursori (Hamsik, Callejon, Mertens), oltre che al cacciatore di gol Higuain, ma il divario con le primissime della classe non è stato colmato, anzi...
PALERMO - Non è stata una campagna acquisti esaltante. Troppe scommesse esotiche e movimenti di scarso rilievo sul fronte interno. Meglio aggrapparsi agli eroi che hanno fatto il vuoto in Serie B: Sorrentino e Munoz, Daprelà e Morganella, Vazquez e Dybala, il bomberino Belotti e quel Bolzoni che vuole finalmente dimostrarsi califfo della zona nevralgica anche nella massima categoria. Mantovani e Rigoni sono degnissimi professionisti ma non aggiungono granché, Bamba e Makienok degli emeriti sconosciuti, mentre è partito Hernandez che poteva essere un notevole asso da calare sul tavolo della lotta per la sopravvivenza. La sensazione  è che i tempi del Palermo scheggia impazzita della A siano lontani. 
PARMA - Il pasticciaccio UEFA è stato una mazzata, avendo di fatto vanificato il lavoro di un anno intero. Difficile rialzarsi, e in effetti il mercato ne ha risentito pesantemente. Se pensiamo che il vero colpo è stato trattenere Biabany, inspiegabilmente salito al rango di oggetto del desiderio milanista nell'ultimo giorno di mercato, le prospettive non sono allegre. Gravissima la perdita di Parolo, meno drammatica quella di Amauri, importanti le conferme di Mirante, Acquah e dei nazionali Paletta e Cassano, che in azzurro hanno trapanato l'acqua ma che nel contesto di casa rappresentano discrete garanzie, Poi tante, troppe scommesse: gli eterni incompiuti Santacroce e De Ceglie, Belfodil reduce dalla doppia fallimentare esperienza di Inter e Livorno, un Lodi enormemente ridimensionato dopo la brutta parentesi genoana. Ci si aggrappa al realismo e all'arguzia di Donadoni. Basterà? 
ROMA - Partenza alla grande, con due arrivi che, nel depresso mercato nazionale, possono senz'altro considerarsi dei gran colpi: Astori, che a ventisette anni e mezzo è ancora considerato un "emergente" ma che nella Capitale ha l'ultima possibilità per limare i difetti del suo gioco e mostrarsi difensore affidabile come i suoi mezzi tecnici e fisici gli impongono; e Iturbe, il giocoliere che ha mandato in visibilio per un anno i tifosi del Verona. Poi il rallentamento: Ashley Cole giunge in Italia dopo aver ampiamente già dato il meglio di sé, Emanuelson è una seconda linea, mentre dietro, per supplire alla partenza di Benatia, invece di responsabilizzare Romagnoli si sono andati a pescare Manolas e Yanga - Mbiwa, oltre ad altri presunti fenomeni esteri. Comunque il potenziamento, seppur lieve, rispetto alla scorsa stagione c'è stato, il che vuol dire che questa è una Roma da scudetto. De Sanctis, De Rossi e Totti non arretrano di un millimetro, Gervinho e Pianjc sono elementi di statura mondiale, Florenzi e Destro vogliono smaltire la delusione del mancato Mundial e inserirsi stabilmente nel giro azzurro. In Curva Sud si divertiranno.

                                              Astori, rinforzo per la Roma

SAMPDORIA - L'arrivo del pittoresco Ferrero faceva presagire chissà quali sfracelli, ma colpi a sensazione non ce ne sono stati, né potevano esserci, perché non siamo di certo di fronte a un emiro dalle illimitate disponibilità finanziarie. Comunque ingressi ben mirati: Viviano dovrebbe aver risolto il problema del portiere, anche se è reduce da una lunga inattività, il citato Romagnoli, Cacciatore (impeccabile a Verona) e un Silvestre in cerca di rivincite innervano una difesa già competitiva in De Silvestri, Gastaldello e Regini: l'addio inevitabile a Mustafi dovrebbe essere ben assorbito. Nel mezzo, da verificare la tenuta di Marchionni e di Palombo, ma l'effervescenza di Obiang e Soriano dovrebbe essere una garanzia, così come, dalla trequarti in su, il movimento e la potenza di tiro di Gabbiadini e la prolificità di Eder. Attesa per Bergessio, che però deve essere opportunamente assistito. Compagine da salvezza tranquilla. 
SASSUOLO - L'anno scorso ha sofferto fin quasi alla fine solo per aver buttato due mesi, con l'incomprensibile parentesi Malesani. Protagonista nel mercato di gennaio, protagonista di questa sessione estiva: Consigli è un portiere da leccarsi i baffi, Vrsaljko e Peluso esterni bassi da media - alta classifica, Taider porta personalità e dinamismo nel mezzo, e ci sono sempre Paolo Cannavaro, Brighi, Missiroli, Berardi, Sansone e Zaza. Con un gruppo, così, puntare a salvare la ghirba pare quasi riduttivo.  
TORINO - Povero Toro, verrebbe da dire: ha perso i due principali artefici della cavalcata culminata con la rocambolesca qualificazione UEFA "a tavolino", i nazionali Immobile e Cerci, e a sostituirli sono arrivati Amauri e Quagliarella. La differenza balza agli occhi: l'italo - brasiliano non ha mai brillato né per continuità né per grande prolificità, il napoletano ha iniziato col piede giusto ma, nel complesso, il paragone con i due illustri predecessori è improponibile. C'è però ancora Darmian, fra i più positivi della disastrosa spedizione azzurra in Brasile, è arrivato Molinaro che ha fatto bene, a Parma, nella stagione del ritorno in Italia, bravo a coprire e a inserirsi in avanti, mentre merita fiducia Benassi, tempra, cervello e buone intuizioni in avanti. Le sicurezze sono Padelli (ma la chiamata in Nazionale mi sembra un premio eccessivo), Glik, Moretti ed El Kaddouri.  Se Ventura vuole, come si spera, tenere fede al doppio impegno, ripetere l'ultimo campionato sarà dura, ma l'Europa deve essere onorata. Per lo spirito granata e per il ranking italico... 
UDINESE - Il solito porto di mare, la solita infornata di stranieri sconosciuti e sul cui valore solo il tempo potrà dire qualcosa. Inutile persino citarli. Persi Basta e Pereyra, è entrato Thereau, attaccante da sfide salvezza che irrobustirà il reparto avanzato, aggrappato alle alterne lune di Muriel e, come ha testimioniato la prima giornata, al sempreverde Di Natale, che marcia verso quota duececento gol. Fra i pali attesi ulteriori progressi da Scuffet; Hertaux e Danilo non dovrebbero tradire, Kone è un centrocampista svelto di testa e dai micidiali inserimenti. L'incognita è in panchina: finita la lunga era Guidolin, saprà il giovin Stramaccioni mantenere intatte filosofia e tranquillità ambientale che hanno fatto la fortuna dei friulani in questi anni dorati? 
VERONA - Spiace constatare come anche l'Hellas abbia sposato la linea dell'esterofilia più spinta. Solo Toni, nella formazione titolare, dovrebbe tenere alta la bandiera del calcio italiano. Per il resto, inevitabilmente perso Iturbe, i gialloblù hanno piazzato in dirittura d'arrivo il colpo Saviola: certo, non è come averlo preso sette - otto anni fa, ma a certi livelli la differenza è ancora in grado di farla, eccome. In pratica, un furetto d'attacco che dovrebbe garantire un altro torneo più che tranquillo agli scaligeri: aggiungiamoci un altro vecchietto terribile come Marquez, dominatore della retroguardia per carisma, classe e doti agonistiche, e avremo una formazione magari non freschissima nei suoi punti cardine ma potenzialmente in grado di recitare ancora il ruolo della mina vagante. Colpi così hanno fatto passare in secondo piano gli arrivi del tuttofare Lazaros, di Brivio, di Tachtisdis e di Nené, che pure un discreto contributo dovrebbero portarlo alla causa. (2 - FINE). 

4 commenti:

  1. Da più parti ho ufficiosamente pronosticato il Milan come possibile outsider del torneo. Non comprendo certe loro logiche di mercato, lo ammetto e su Cristante scriverò a breve, al di là che Galliani ha ammesso che sia stato lo stesso giocatore a chiedere la cessione. Peccato. Ma mi fido di Inzaghi e del suo profilo apparentemente basso. Di fatto è molto ambizioso ma realista, diciamo così. Ma in un campionato così scarso a livello tecnico, magari ti bastano i recuperi di De Sciglio, El Shaarawy e Torres per puntare verosimilmente in alto, visto che a mio avviso difficilmente Napoli (su cui mi sono già ampiamente espresso) e Fiorentina si sapranno ripetere. Prevedo un buon ritorno delle milanesi ma le prime due posizioni sembrano irraggiungibili. Non ne farei un dramma per la cessione di Benatia. L'anno scorso se ne andò Marquinhos e più o i meno i dubbi sulla sua sostituzione erano i medesimi. Astori lo conosciamo, può far bene in una grande, Manolas lo sto segnalando dal Mondiale e Yanga Mbiwa non è uno sconosciuto, vinse uno splendido scudetto due anni fa in Francia col Montpellier, davanti al Psg già di Ibra, anche se poi non seppe ripetersi in Premier al Newcastle. Ma è già stato nel giro della Nazionale Francese, è giovane e di gran talento. Poi ok si è venduto Romagnoli in prestito, ma sulla questione giovani ho sprecato tutto il mio fiato. Sassuolo e Samp credo dormiranno sonni tranquilli, gli emiliani poi erano tra i pochi a disporre di soldi veri e lo si è visto. Shock Toro, non dico altro. Inevitabile la cessione di Cerci, sarebbe stato opportuno rimpiazzarlo per tempo: speriamo in mago Ventura. Ottimo Benassi, ma mi sarebbe piaciuto pure Faraoni, un nuovo potenziale Darmian, credo abbia ancora tempo per recuperare quello perduto. Sul Verona mi sono abbastanza espresso in questi giorni. E' la mia squadra, e obbiettivamente, come si è visto nella difficile trasferta di Bergamo, non credo proprio troverà difficoltà a salvarsi. Mancherà l'imprevedibilità di Iturbe e Romulo ma da tifoso sono pure orgoglioso che i nostri tre migliori giocatori (ci metto dentro pure Jorginho, con noi da quando aveva 15 anni) siano passati alle migliori 3 dell'anno scorso. Marquez ha già sistemato la difesa e il suo contributo sarà simile a quello di Toni in avanti. Saviola ha già dato il meglio di sè ma è un professionista serio, se sta bene fisicamente per noi sarò la ciliegina sulla torta. Gianni G.

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  2. Batto le mani al mercato del Sassuolo. Mi piace il gioco aggressivo e sbarazzino di Di Francesco. Mi piace che abbiano investito, e mi piace che abbiano tenuto/preso diversi italiani (Consigli, Peluso, Zaza, Berardi, Sansone).
    Sul Milan avrei usato più o meno le stesse parole: Bene Inzaghi. Da schiaffi la gestione di Cristante (vuoto colmato dal Blue Van Ginkel... ma che modi sono?) Possono essere fiduciosi.
    Male il Napoli, ma da napoletano direi che i primi acquisti dovranno essere Zuniga e Hamsik, insieme a una ritrovata quadratura tattica (forse la stanno ancora cercando).
    Per quanto riguarda Toro e Parma penso che quel parapiglia abbia danneggiato entrambe le società: il Parma è visibilmente vinto dalla situazione. Il Toro ha perso le sue pedine migliori e si trova a lottare su due fronti. Negli ultimi anni avevano fatto vedere grandi cose, con crescita constante. Quest'anno li metto in lotta strenua per la salvezza.

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  3. Non so se Toro e Parma lotteranno per la salvezza, ma credo sia quasi impossibile che possano ripetersi sui livelli dell'anno passato: quando oltretutto hanno reso al di là del loro effettivo valore: i partenti valgono di più di chi è arrivato, mentre altre compagini di fascia media si sono rinforzate e potrebbero prendere il loro posto (magari lo stesso Verona, completando il discorso intrapreso nell'ultimo torneo). Riguardo al discorso Roma, non nego che Manolas e Yanga - Mbiwa siano elementi di valore, ma, ripeto, aveva un giovane di prospettiva in casa e poteva investirci sopra, invece di cercare le solite avventure oltre frontiera. Alla fine diventa pure una questione di principio.

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  4. l'importante è che Romagnoli trovi spazio anche a Genova ma in effetti ero convinto che la Roma lo avrebbe tenuto in rosa. Gianni G.

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