lunedì 29 settembre 2014

VERSO SANREMO 2015: IL REGOLAMENTO C'E', IL FESTIVAL NON ANCORA. MA QUALE RESTAURAZIONE?


                            Carlo Conti: è stato pubblicato oggi il regolamento del suo Festival

Il regolamento c'è, il "Sanremo" non ancora. La pubblicazione delle "tavole della legge" della più popolare rassegna canora, rese note in mattinata, non ha sollevato il velo di mistero che continua ad avvolgere il Festivalone prossimo venturo, il 65esimo della serie, targato Carlo Conti. A una prima lettura, è un regolamento "finto nuovo": ci sono tante piccole modifiche, ma nessuna talmente eclatante da far prevedere uno stravolgimento della struttura stessa della kermesse; ci sono alcune idee ripescate dal passato recente e altre da quello un po' più remoto, ma non certo le più coraggiose, quelle in grado di segnare una netta inversione di tendenza rispetto al generale andazzo dell'ultimo quinquennio, con tutti i suoi pro (tanti) e contro (pochi). 
RINNOVAMENTO DI FACCIATA - Insomma, il primo mattoncino nella costruzione dell'edificio "Sanremo 2015" (che si svolgerà dal 10 al 14 febbraio prossimi) non depone propriamente a favore dello slancio organizzativo di Conti: che ha denunciato scarsa fantasia e ha preferito non rischiare, muovendosi in direzione di un sostanziale "rinnovamento nella continuità", espressione abusata in tanti campi, da quello sportivo a quello politico, e che sovente nasconde solo una realtà immutabile "rinfrescata" con rattoppi esteriori. Nulla di male, per carità: su questo blog ho tante volte scritto che il Festival di Sanremo deve sapersi adeguare ai tempi senza però rinnegare la sua identità storica e i capisaldi, regolamentari e di costruzione dello spettacolo, che ne hanno decretato il successo attraverso i decenni: la filosofia di base fatta di uno spirito un po' nazionalpopolare, leggero, glamour, e poi l'impianto competitivo che non piacerà a molti cantanti ed è odiato da quasi tutti i critici, ma che rappresenta la quintessenza di questo adorabile e incrollabile carrozzone musical - televisivo. 
PASSAGGIO BUROCRATICO - E poi, parliamoci chiaro, la stesura del regolamento è più che altro un passaggio burocratico che fornisce agli addetti ai lavori (artisti e loro entourage) i paletti entro i quali muoversi: come sarà davvero il Sanremo di Conti lo potremo intuire solo da dicembre in poi, prima con la scelta dei cantanti in gara e poi con l'allestimento del cartellone degli ospiti, che darà un'idea del clima generale e della "linea editoriale" che indirizzerà lo show. Prima, sono solo discorsi al vento: Baudo, con regolamenti ingessati e "tradizionalisti", ispirati cioè alla formula lanciata anni prima dal suo "maestro sanremese" Gianni Ravera, ha costruito dei Festival tutto sommato godibilissimi; certi presunti portatori di ventate di novità, penso a Panariello e soprattutto all'ultimo Fazio, sono andati alla deriva con insopportabili edizioni sovradimensionate, appesantite e indigeribili. 
NESSUNA RESTAURAZIONE - Leggo di una "restaurazione" in atto: ma il ritorno al brano unico in gara per ciascuno dei big non è restaurazione, è semplicemente il ripristino di un meccanismo elementare di gara che è da sempre parte vitale del DNA della kermesse: il corpo estraneo erano, semmai, le due canzoni a testa. Esaurito nel 2013 l'effetto novità, l'esperimento ha mostrato la corda: scarsamente funzionale alla vitalità del concorso, altro non era che una stanca appendice, con ridottissimo appeal televisivo, della fase di selezione dei pezzi; in questi ultimi due anni, il Festival vero è sempre iniziato nella serata del giovedì, con i Big in lizza con la sola proposta sopravvissuta alla prima selezione. 
Allo stesso modo, non si può certo parlare di restaurazione per il ritorno dell'eliminazione anche nella categoria regina (fatto peraltro già noto da mesi), visto che, per diversi lustri, a partire dagli anni Ottanta, un'altra delle caratteristiche salienti della kermesse è stata quella di portare in finale, in massa, tutti gli artisti "campioni" (uniche eccezioni, le edizioni 1992 e 1993). L'eliminazione è invece un'eredità di una gestione recente, quella duplice di Gianmarco Mazzi (2005 - 2006 e 2009 - 2012), ma è tutto sommato all'acqua di rose, un giusto compromesso fra la "voglia di sangue" del pubblico e il desiderio dei cantanti di non essere esposti a umiliazioni (come se perdere una competizione canora fosse una vergogna, poi...): saranno solo quattro su sedici i Big non ammessi alla finalissima, e comunque tutti arriveranno alla serata del venerdì, quando scatteranno le uniche esclusioni. 
SEMPRE POCHI I CANTANTI IN GARA - A proposito di Big: saranno sedici, come detto, soltanto due in più rispetto ai classici quattordici delle quattro precedenti edizioni, mentre rimangono sempre otto i Giovani. No, in questo senso Carlo Conti non si è decisamente sprecato: un significativo aumento dei partecipanti nelle due categorie, Note d'azzurro lo sottolinea da anni, sarebbe fondamentale per aumentare l'effetto vetrina del Festival, dando visibilità a più artisti e respiro al nostro asfittico mercato discografico, oltre a garantire la copertura di un più ampio spettro di generi musicali. Senza dimenticare che, negli ultimi anni, il numero di aspiranti all'Ariston è sempre stato assai elevato, con conseguente infoltimento della schiera dei musi lunghi a selezioni concluse: che male farebbero anche solo due posti in più per ogni sezione, arrivando rispettivamente a diciotto e a dieci concorrenti? Meno cantanti vuol dire anche più spazio per riempitivi superflui e di scarsa consistenza artistica, lo abbiamo tristemente imparato negli ultimi anni. 
Considerazioni che valgono a maggior ragione per le Nuove proposte, categoria davvero ridotta al lumicino: che Conti si prenda almeno l'impegno di non ghettizzarla come hanno fatto molti dei suoi predecessori, dando invece a questi ragazzi una ribalta all'altezza, con collocazioni orarie consone: l'ideale sarebbe ripercorrere le orme di un antico patron, Adriano Aragozzini, che faceva esibire, nelle prime serate, un veterano e un esordiente in alternanza: una forma di scaletta "democratica" e rispettosa delle esigenze di giovani desiderosi di mostrarsi a una platea sconfinata. 
Anche il meccanismo di gara studiato per loro è fortemente penalizzante: le sfide uno contro l'altro a eliminazione diretta (sul modello di Sanremo '77, ma pure utilizzate qualche anno fa da Morandi) sono forche caudine senza appello, mentre in una gara canora ogni proposta dovrebbe essere messa a confronto con tutte le altre: così, accoppiamenti infelici rischiano di mandare subito fuori pista opere di spessore e spingere avanti prodotti più modesti. E' una situazione in cui l'elemento competitivo, come detto fondamentale per la riuscita del Festival, assume un peso eccessivo, andando a fare aggio sulle valutazioni più prettamente artistiche. 
RITORNANO I DEMOSCOPICI! - L'altra "grande" novità è il ritorno in pompa magna della "famigerata" giuria demoscopica, oggetto nel passato di strali spesso giustificatissimi per via di scelte e votazioni incomprensibili, a volte prive di qualsivoglia significato tecnico; va anche detto che le altre giurie utilizzate negli anni non si sono propriamente coperte di gloria, in questo senso: sul televoto è meglio stendere un pietoso velo, ma anche i vari gruppi di giurati "di qualità" (quest'anno si chiamano "esperti") hanno sovente fatto inorridire per le loro valutazioni, per tacere dei personaggi che spesso sono stati inseriti in questi "comitati di saggi" senza vantare titoli rilevanti in fatto di competenze musicali. Ad ogni modo, per quanto mi riguarda, sono dettagli secondari: le classifiche artisticamente attendibili, a Sanremo, storicamente rappresentano delle eccezioni. Enormemente più frequenti sono le graduatorie "bislacche": in questo senso, ho sempre visto le giurie sanremesi come un mezzo per aumentare il chiacchiericcio polemico attorno alla rassegna e nulla più, e va detto che l'obiettivo è stato sempre centrato in pieno. 
Da segnalare, infine, il rilievo dato nel regolamento all'evento Eurovision Song Contest come manifestazione legata da un fil rouge a quella rivierasca: una legittimazione che completa il percorso iniziato nel 2011, col rientro dell'Italia (apripista fu Gualazzi) nell'arengo canoro internazionale dopo un'assenza di tredici anni (dal '97: gli ultimi erano stati i Jalisse); ebbene, quest'anno il vincitore assoluto di Sanremo avrà "facoltà" di prender parte all'Eurofestival, nel senso che non sarà obbligato a farlo, ma nel caso manifestasse la propria disponibilità rappresenterà la "prima scelta". 
IL REQUISITO DELL'INEDITO - Il resto, come detto, è solo un'imbiancata alle pareti. Identici i criteri di ammissione nelle due categorie, confermata la "serata evento" (il giovedì), quest'anno dedicata all'esecuzione, da parte dei sedici Big, di cover di grandi evergreen della musica italiana e internazionale. Da elogiare, questo sì, il mantenimento del requisito dell'inedito (anche se da qualche anno il regolamento parla, con una interpretazione più estensiva, di "canzoni nuove"), in tempi in cui moltissimi lo considerano fuori tempo: sbagliano, perché una delle maggiori attrattive del Festivalone è da sempre il lancio, in contemporanea, di venti - trenta brani "appena sfornati", nuovi in assoluto, mai ascoltati prima. E' già tanto che, da qualche edizione a questa parte, si sia allentata la stretta per quanto riguarda i Giovani, i cui pezzi vengono messi online con alcune settimane di anticipo sul sito della Rai; ma per i Big l'obbligo rimane, giustamente, rigorosissimo. Questo è quanto, ed è inutile dilungarsi, perché rischiano di essere parole scritte sulla sabbia: sono i nomi a fare uno spettacolo, ancor di più uno spettacolo come il Festival. Solo quando saranno noti si potrà dire se il Sanremo di Conti avrà lo sguardo rivolto al futuro, al passato o, come sarebbe più giusto, in una terra di mezzo in cui c'è posto per tradizione e contemporaneità. 

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