giovedì 25 giugno 2015

EURO UNDER 21: VA A CASA UN'ITALIA IN CRESCITA E DI PROSPETTIVA, VITTIMA DI ERRORI PROPRI E CONVENIENZE ALTRUI

                                          Belotti, fra i migliori azzurrini in Rep. Ceca

Tre sole partite e già l'Italia è fuori dell'Europeo Under 21. Un altro passo falso per il calcio azzurro, che da un paio d'anni a questa parte sembra aver smarrito la strada maestra dei risultati (quelli pesanti, nelle fasi finali dei tornei). Premesso che ci faremo rapidamente una ragione della seconda esclusione consecutiva dai Giochi Olimpici (manifestazione di scarsa attendibilità tecnica, per come è concepita attualmente), non è da questo scivolone che si possono trarre auspici nefasti sul futuro del pallone tricolore: anche volendo sorvolare sui tristi spunti che fornisce la cronaca in tal senso (gli ultimi: Parma fallito, Catania invischiato fino al collo in una storiaccia di presunti illeciti), chi segue da un po' di tempo questo blog sa bene quali siano le criticità del sistema football Italia, qui puntualmente sottolineate fin quasi alla noia. Fra queste, certo, c'è anche la fiducia ridottissima concessa ai giovani del nostro vivaio, dal che in molti hanno già tratto la più scontata delle equazioni: pochi ragazzi di valore, Under mediocre e risultati deludenti inevitabili.
GIOCATORI CHE VALGONO - Però stavolta la storia è un po' diversa. Preso atto del fatto che quella presentata in Repubblica Ceca da Gigi Di Biagio non è stata la migliore selezione di azzurrini della storia (sicuramente inferiore, è chiaro, a quella seconda in Europa nel 2013), non si può non ricordare che in passato si è visto di peggio, pensiamo alla modesta rappresentativa del biennio 2009 - 2011 (fatta fuori ai playoff dalla Bielorussia). Scendendo nel dettaglio, questa Italia eliminata con onore ha potuto mettere sul tavolo valori non indifferenti. Ad esempio, dire che Rugani sia già pronto per la Nazionale maggiore è persino riduttivo: contro il Portogallo ha fatto praticamente reparto da solo, e più in generale ha sciorinato un repertorio completo, costanza, precisione negli interventi, sicurezza e personalità svettante; a mio modesto parere, siamo davanti a qualcosa di più di un ottimo difensore, vedremo se il tempo mi darà ragione o meno. 
Anche Romagnoli e Zappacosta sono sulla strada buona per convincere Antonio Conte, mentre Berardi in queste due settimane ha mostrato solo in minima parte le doti che, invece, ha più volte messo a disposizione del Sassuolo, penalizzato forse da un modulo che ha cercato di valorizzarne le qualità di rifinitore, più che quelle di stoccatore puro: ma una promozione al... piano superiore la si potrebbe tranquillamente azzardare, visto anche il mal di gol che affligge l'Italia "adulta". Altri ragazzi, in primis Cataldi e Benassi, hanno bisogno di ancora un po' di esperienza agli alti livelli, ma il talento è evidente; Belotti, che ha oggettivamente fatto un buonissimo Europeo, spesso costretto a lotte impari contro le soverchianti difese avversarie, deve invece ottenere maggiore spazio nel suo club, giocare e accumulare minutaggio, insomma. 
TITOLARI NEI CLUB - Minutaggio che invece non è mancato, a molti esponenti di questa Under: se spesso, nell'attuale delicata congiuntura storica, i nostri migliori giovani si intristiscono confinati in panchina o in tribuna, o sono costretti a scendere di categoria per poter vedere il campo, stavolta avevamo un buon lotto di titolari in squadre di A, sebbene in buona parte di secondo piano: pensiamo ai citati Zappacosta, Rugani, Romagnoli, Cataldi, Berardi, ma anche a Crisetig e Benassi. Certo, si potrà obiettare che diversi ragazzi delle altre rappresentative vantano invece già corpose esperienze nelle competizioni europee (fra gli azzurrini solo Sturaro può mettere in curriculum questa voce), ma già il fatto che molti dei nostri siano riusciti a farsi spazio in una massima serie votata all'esterofilia è un passo avanti, rispetto al recente passato. 
PROSPETTIVE NOTEVOLI - E dunque, non è per abbracciare la filosofia della volpe e dell'uva, ma, per una volta, cerchiamo di guardare la situazione in prospettiva, senza rimanere legati al risultato immediato. Del resto, quanti elementi di Under 21 azzurre vincenti abbiamo visto, poi, perdersi nei meandri del calcio professionistico senza riuscire ad emergere? Viceversa, ricordiamo che una delle selezioni giovanili più deludenti in quanto a traguardi raggiunti, quella del biennio 1996 - 98, eliminata nella fase di qualificazione dall'Inghilterra dopo aver perso anche con la Georgia, annoverava nelle sue file gente come Buffon, Iaquinta (campioni del mondo 2006), Fiore, Ambrosini (vicecampioni d'Europa nel 2000), Cristiano Lucarelli e Tacchinardi. La funzione dell'Under dovrebbe essere questa: rendere i giovani competitivi per i palcoscenici dei grandi. Sotto questo aspetto, il gruppo di Di Biagio potrebbe rivelarsi molto più prolifico di quanto adesso si sia indotti a pensare. 
DISASTRO IN AVVIO - In Repubblica Ceca la nostra sorte è stata inevitabilmente subordinata alla falsa partenza con la Svezia: un'ora giocata con sufficiente autorità, in perfetto controllo della situazione, ma con una gestione troppo passiva dell'esiguo vantaggio, quando si sarebbe potuto tranquillamente affondare i colpi su un avversario ridotto in dieci; poi, l'inopinato pareggio su corner e la follia di Sturaro: è sempre sgradevole gettare la croce addosso a un solo elemento, ma non si può negare che le colpe della sconfitta con gli scandinavi ricadano in larga parte sullo juventino, che per la sua esperienza agli alti livelli mai avrebbe dovuto lasciarsi andare a una reazione del genere. 
Giornata infelice anche per il cittì, quella: una formazione sbagliata, come evidenziato anche dalla girandola di cambi nella gara successiva. Troppi "pretoriani" in campo, gente come Bianchetti e Battocchio la cui "titolarità" azzurra è stata in questi mesi superata dagli eventi, nel senso che la stagione di club ha messo in evidenza giocatori più pronti e più meritevoli, ma il buon Gigi ha avuto se non altro il merito di accorgersi dell'errore e di tornare sui propri passi, anche se certi abbagli generalmente si pagano, in una competizione breve come questo Europeo. 
CRESCITA NELLE ULTIME DUE GARE - Con il Portogallo le cose sono andate decisamente meglio: non c'è stato il dominio assoluto del campo descritto da alcuni cronisti in estasi, ma una gara di grana buona, purtroppo caratterizzata dall'eccessiva prodigalità in zona d'attacco, con almeno sei occasioni nitide sprecate: e il fatto che l'ultima, quella che poteva dare una svolta al nostro cammino, sia capitata sui piedi di Biraghi, non certo un bomber, è stato forse il segnale che questa manifestazione sarebbe stata stregata fino in fondo, per noi. I gol sono poi arrivati tutti insieme ieri sera, con l'Inghilterra, che al contrario dei lusitani ha accettato la sfida in campo aperto (per esigenze di classifica) e ci ha consentito una più ampia libertà di manovra. Insomma, un'Italia in vistoso crescendo, con prestazioni che hanno confermato le buone doti della rappresentativa, sia come singoli sia come meccanismi di squadra. 
NESSUN BISCOTTO, MA MENTALITA' "ADULTA" - E' poi vero che bisogna mettersi nelle condizioni di non dipendere dai risultati degli altri, però si può anche sbagliare il primo match e poi recuperare: il fatto che anche a livello giovanile prevalgano atteggiamenti sparagnini volti a salvaguardare l'utilità del pari piuttosto che a giocarsi comunque la partita, come accaduto ieri fra Portogallo e Svezia, è oltremodo triste. La storia parla chiaro, e dice che, nelle grandi competizioni internazionali, la tanto bistrattata Italia certe situazioni quasi sempre le ha subite, mentre quando si è trovata a disputare l'ultima partita del girone in condizioni di privilegio (già qualificata, se non già sicura del primo posto), mai ha "sbracato" ma si è sempre giocata la partita (penso ad Argentina '78 o a Euro 2000, i primi due esempi che mi vengono in mente). Si badi bene, qui non si vuole accusare lusitani e scandinavi di disonestà, così come in fondo non fu disonesto nemmeno quello che i grandi media ribattezzarono "biscottone", il famigerato Svezia (ops) - Danimarca del 2004: si tratta semplicemente di un adattamento alla mentalità più deteriore del football adulto, la convenienza che  porta ad accontentarsi di un determinato risultato. Nessuna irregolarità, ma sia chiaro che lezioni, in tal senso, nessuno ce ne potrà più dare. 

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