giovedì 23 luglio 2015

"L'ULTIMO GIORNO DI LUIGI TENCO" DI FERDINANDO MOLTENI, LIBRO DI TESI SUGGESTIVE E CERTEZZE INOPPORTUNE: SICURI CHE L'ESIBIZIONE SANREMESE DELL'ARTISTA NON PASSO' IN TV?


Dopo quasi cinquant'anni siamo ancora qui a parlare della morte di Luigi Tenco come di un caso in buona sostanza irrisolto: per certi versi è inaccettabile, per altri un sollievo. Inaccettabile perché emblematico di certi limiti della giustizia italiana, mai veramente riuscita a diradare le ombre addensatesi attorno a quel decesso, adagiandosi su una conclusione ufficiale (suicidio) poco convincente; un sollievo perché se non altro, dopo lustri in cui mediaticamente ha dominato la sola versione dell'insano gesto, il muro di gomma sta cominciando a sgretolarsi, si parla di ipotesi alternative sostenute, se non da prove, da elementi di notevole peso. E allora, in tale contesto, è pur sempre benvenuto un nuovo libro sul tema, se può servir da stimolo a rivedere posizioni ormai cristallizzate.
QUALE SUICIDIO? - In quest'ottica "L'ultimo giorno di Luigi Tenco", scritto da Ferdinando Molteni per Giunti Editore, assolve con dignità il proprio compito, mettendo a nudo i punti deboli della "verità" tramandata alla storia, ed è forse l'unico pregio di un'opera per altri aspetti largamente deludente. Fa bene, Molteni, a smontare una "realtà", quella del cantautore tormentato che decide di porre fine ai propri giorni, che realtà non sembra proprio essere, pur essendosi consolidata nella cultura collettiva: Tenco era semplicemente un artista che stava per chiudere una fase della propria carriera per aprirne un'altra, da vivere forse maggiormente dietro le quinte, più come autore che come interprete; coltivava progetti importanti, cercava una nuova via al folk italiano e in tal senso aveva già messo in cantiere un album, da lanciare dopo il Sanremo 1967. 
IPOTESI SUGGESTIVE - Alle corte: secondo l'autore, il povero Luigi non morì nella camera 219 dell'Hotel Savoy: nessuno udì la detonazione del colpo di pistola. Questo è un punto fermo, uno dei pochi: la ricostruzione è rigorosa fino alla fatidica mezz'ora di buio, quella in cui, fra l'una e mezza e le due della notte del 27 gennaio, si consuma la tragedia. Qui la narrazione si fa un po' troppo romanzesca: Molteni azzarda ipotesi, e nulla più. Certo, sono suggestive assai, magari più razionali di altre circolate in questi anni, e sono fondate su deduzioni anche logiche e su alcuni elementi degni di nota; ma pur sempre ipotesi rimangono. Perché sapere cosa accadde in quei trenta minuti è al momento impossibile, e  risulta tutto sommato sterile ricamare sui movimenti in auto di Tenco e del suo misterioso compagno di viaggio, nonché sulle contemporanee mosse della comitiva (Dalida, Lucien Morisse, Mario Simone, Paolo Dossena) che uscì trafelata dal ristorante "U Nostromu", dopo che la cantante francese aveva ricevuto una telefonata il cui contenuto, e il cui mittente, rimangono ignoti. 
MORISSE E MOLINARI - Nessun gesto estremo, nessuna congiura: le cose, probabilmente, sono andate in maniera più tristemente banale. Ma nel libro non c'è alcunché di autenticamente concreto che possa indirizzarci in tal senso. Suggestioni degne di approfondimento, lo ripetiamo, ma nessuna prova definitiva. Un passo importante, si diceva all'inizio, viene comunque fatto smontando la tesi suicidaria: quella pistola senza caricatore, caricatore che viene ritrovato sotto la gamba di Tenco...E poi il fatto, indubbiamente indicativo, che Luigi mai avrebbe scritto un biglietto d'addio senza dedicare un saluto all'amatissima mamma. Il resto è nebbia, compreso il presunto ruolo di Morisse, manager francese, scopritore ed ex marito di Dalida ma comunque sempre al suo fianco, anche in quella notte: una figura su cui tanto si dice, nel libro, senza che si approdi a qualcosa di "sostanzioso", idem per l'enigmatico commissario Arrigo Molinari. 
TROPPE CERTEZZE INOPPORTUNE - Insomma, la sensazione è quella del classico "più fumo che arrosto". Ci sono, lo si è detto, tesi storiche contestate in maniera credibile, sulla base di testimonianze d'epoca, come l'andirivieni della salma di Tenco (all'obitorio e ritorno, per esporre il corpo ai flash dei giornalisti). Ma su altri punti il rigore dell'autore viene meno. Si insiste con sicumera eccessiva su fatti non verificabili in maniera definitiva. Un esempio: Molteni scrive che Tenco fu l'ultimo a esibirsi, trentesimo su trenta, in quella prima serata del Festival '67: mi permetto di dubitare e ho elementi per farlo. 
Sono in possesso di una bobina Geloso registrata quella sera: c'è l'esibizione di Dalida, al termine un applauso prolungato e infine le parole di  Mike Bongiorno, presentatore assieme a Renata Mauro: "Signore e signori, amici ascoltatori, con 'Ciao amore' (la chiama proprio così, ndr) abbiamo terminato la prima serata del diciassettesimo...", poi la registrazione si interrompe ("diciassettesimo" è riferito al Festival, che celebra quell'anno la sua edizione numero diciassette), ma direi che ce n'è abbastanza per dedurne che l'ultima a esibirsi fu invece la partner francese del cantautore. Del resto, l'Unità del giorno dopo scrive che Tenco, dopo la sua performance, "è stato visto battere le mani freneticamente a Dalida, che replicava la sua canzone". 
TENCO OSCURATO DALLA TV? - Altro punto su cui l'autore ostenta immotivata sicurezza: l'esibizione di Tenco, secondo lui, non sarebbe stata trasmessa in tv. "Le telecamere del Secondo Canale Rai - dice - si sono spente dopo i primi quindici - venti cantanti, poi è andato in onda il documentario "Un giorno alle corse", ma probabilmente è già finito quando Tenco appare in scena: sul video, nelle case degli italiani, c'è il monoscopio". Mai sentita una cosa del genere. Parrebbe proprio uno scoop, ma è fondato su basi assai fragili. Molteni osserva che il palinsesto prevedeva, per la prima serata del Festival, un collegamento di un'ora e mezza, dalle 21 e 15 alle 22 e 45: troppo poco per farci star dentro trenta canzoni e le relative presentazioni, da ciò la deduzione che "Ciao amore ciao" non sia stata ripresa dalle telecamere. 
La domanda mi è sorta spontanea: chi ci dice che i tempi siano stati rispettati al minuto? Gli "sforamenti" sono da sempre all'ordine del giorno, in casa Rai. Una verifica diretta non è possibile, e non può quindi averla fatta nemmeno lo scrittore, in quanto non esistono, o non sono al momento reperibili, registrazioni tv della prima serata di quel Sanremo. Ci viene in aiuto "Stampa Sera" del giorno dopo, che in un articolo dedicato alla programmazione di venerdì 27 gennaio scrive: "Alle 21 e 15 seconda serata eliminatoria del Festival... Il collegamento dovrebbe durare novanta minuti ma è facile prevedere che si finirà per superare, anche stavolta, le due ore, nel qual caso cadrà, come già nella prima trasmissione, il documentario annunciato per le 22 e 45...". Più chiaro di così... Lo stesso articolo, del resto, inizia con queste parole, altrettanto inequivocabili: "Sul video campeggia anche stasera il Festival di Sanremo, sul quale ha gettato un'ombra lugubre la tragica scomparsa del cantautore Luigi Tenco, che poche ore prima milioni di spettatori avevano visto inquadrato dalle telecamere durante la sua ultima esibizione. La manifestazione canora occuperà, probabilmente, tutto il tempo di trasmissione del Secondo Canale, com'è avvenuto ieri; in appendice è tuttavia previsto dal programma un documentario zoologico".

                                                Tenco sul palco di Sanremo '67

PROVE CONTRARIE - E allora perché tanta sicumera? Molteni si spinge a scrivere "non è vero niente, nessuno lo vide" riguardo a quanti, negli anni successivi, asseriranno di aver assistito all'esibizione di Luigi sul piccolo schermo. Al di là dell'articolo sopra citato che taglia la testa al toro (ma teniamoci comunque il beneficio del dubbio, legato all'impossibilità di visionare direttamente la serata), il fatto è che in tanti scrissero di quella performance già a caldo: Ugo Zatterin sul Radiocorriere ("Luigi Tenco non cantò al suo livello abituale, i teleschermi mostrarono un uomo stupefatto, a tratti dissociato"), Emio Donaggio su Stampa Sera ("Tenco, sulla ribalta, muove i suoi passi a fatica, come un ubriaco: l'hanno visto tutti alla televisione"), con relativa didascalia sotto una foto dell'artista ("Così Luigi Tenco è apparso ieri sera alla televisione"), e ancora La Stampa sulla prima pagina del 27 gennaio '67 ("Tenco si era presentato ieri sera al pubblico del Casinò ed era stato visto da milioni di italiani"), per finire con Sorrisi e Canzoni, nel commento d'apertura firmato "Tiemme": "Nessuno ha inteso la detonazione che ha trasformato per sempre in un corpo immobile 'quel ragazzo un po' strano' su cui qualche ora prima si erano fermati gli sguardi di milioni di telespettatori...". Un clamoroso caso di allucinazione collettiva? 
SANREMO DIMEZZATO DALLA RAI? DIFFICILE... - Oltretutto, Sanremo era all'epoca (più di oggi) una faccenda tremendamente seria, un affare da miliardi in cui erano in gioco i fatturati di un'industria colossale come quella della musica leggera, che girava a pieno regime: immaginatevi il polverone che avrebbero sollevato le case discografiche, se la Rai avesse arbitrariamente deciso di escludere dalle dirette le esibizioni di alcuni cantanti. E invece, sui giornali non ho trovato traccia di tale taglio e di conseguenti polemiche: semplicemente, perché il "taglio" pare proprio non esserci stato.
Molteni dice che, per ascoltare la performance di Tenco, gli italiani dovettero ricorrere alla radio, dove "le canzoni vanno avanti ancora per un'ora, fino a mezzanotte": ma i palinsesti dell'epoca riportano, per la trasmissione radiofonica della prima serata sanremese, la stessa identica durata prevista per il collegamento televisivo, un'ora e mezza, dalle 21 e 15 alle 22 e 45; quindi, seguendo il ragionamento da lui adottato per la ripresa "catodica", anche in radio buona parte delle canzoni dovrebbero esser state oscurate. E allora come la mettiamo? L'audio dell'esibizione di Luigi, in possesso di molti collezionisti, può essere stato ottenuto, tramite apparecchio Geloso, dalla trasmissione radiofonica come pure da quella televisiva.
OCCASIONE SFRUTTATA A META' - In conclusione, Molteni ha ostentato sicurezza su fatti a proposito dei quali certezze granitiche ritengo non ne possa avere. Un peccato, perché tale scivolone getta ombra sul resto del libro, in cui non mancano momenti di alto livello: penso alla ricostruzione della genesi di "Ciao amore ciao", al tributo a Valentino, fratello di Luigi, alla sottolineatura del brutto articolo che Ugo Zatterin, grande figura della Rai dell'epoca, scrisse sul numero del Radiocorriere uscito dopo la kermesse ligure. Insomma, "L'ultimo giorno di Luigi Tenco" è un'occasione sfruttata a metà, o forse solo per un terzo: qualche dubbio e qualche condizionale in più, che non sono segni di debolezza ma di rigore storico, avrebbero  reso l'opera più solida e credibile. Ed è triste che chi, fra le altre cose, si propone di smentire leggende metropolitane circolate nel tempo sulla vicenda, finisca per alimentarne di nuove. 

4 commenti:

  1. Per età, posso confermare che l'esibizione di Luigi Tenco venne trasmessa dalla Rai: io c'ero, ho visto e il giorno dopo commentato (negativamente, ma questa è una opinione - ero e resto per la musica sgambettante) con gli amici.
    Ergo, un libro farlocco.
    Ciao.
    Gcm

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie signor Mauri, ennesima testimonianza che va nella direzione di quelle elencate nella recensione, nonché di altre che mi sono pervenute in questi giorni privatamente. Mah.

      Elimina
  2. Bell'articolo, complimenti.

    RispondiElimina