domenica 12 febbraio 2017

FESTIVAL DI SANREMO 2017: IL PAGELLONE DEI "CAMPIONI". PAOLA TURCI SU TUTTI


Il classico pagellone dei Big chiude la settimana sanremese del blog. Cantanti e canzoni sono elencati in ordine di classifica, dal primo in giù. 
FRANCESCO GABBANI - "Occidentali's karma": il vincitore del Festival riesce in un'impresa titanica: bissare un tormentone a soli dodici mesi di distanza. Quello di quest'anno pare inoltre più elaborato e complesso rispetto ad "Amen". Il testo, pur sferzante e ironico, è tutt'altro che demenziale e nonsense, l'arrangiamento è curatissimo, contemporaneo ma con vaghe reminiscenze di un qualche sound anni Ottanta, almeno così mi è parso. VOTO: 8. 
FIORELLA MANNOIA - "Che sia benedetta": brano dalla scrittura cantautoriale, tutto sommato classicheggiante, che trova il suo valore aggiunto nel testo e nell'interpretazione moderatamente enfatica della "rossa", protagonista di un ritorno convincente sul palco dell'Ariston. Poteva anche vincere, ma in fondo è giusto che il trofeo sia andato a un brano e a un interprete più "futuribili". VOTO: 7
ERMAL META - "Vietato morire": ecco un altro emergente che, dopo solo un anno, ha ottenuto una fragorosa conferma, restando fedelissimo allo stile che lo impose nelle Nuove proposte. Testo crudo e diretto nelle strofe, con aperture alla speranza nel refrain e nella chiusa, su un tappeto sonoro incalzante, a tratti drammatico, in un mix fra parole e musica efficace e al passo coi tempi. Anche lui sarebbe stato un degno vincitore. VOTO: 8
MICHELE BRAVI - "Il diario degli errori": devo essere sincero: non mi ha convinto all'inizio e non mi convince tuttora. A parte il fatto che non è un "Campione", ha sfoderato una buona tenuta del palco e una voce di grana notevole, ma il pezzo mi pare tutto sommato banale nella tessitura musicale, e il testo, pur dicendo cose anche "pesanti" e scavando nel vissuto, non brilla per maturità compositiva. Il quarto posto è un premio eccessivo. Michele è probabilmente il primo Youtuber a farsi largo con onore nella categoria regina di Sanremo. Anche questo è un segno dei tempi. VOTO: 5,5. 
PAOLA TURCI - "Fatti bella per te": per quanto mi sforzi, non riesco a trovare alcuna sbavatura nella splendida performance sanremese di "Paoletta". Impeccabile e trascinante nelle sue esibizioni, e con una canzone del tutto in linea coi gusti e le tendenze attuali, dal ritmo energico e sostenuto, con un testo profondo e che va dritto al cuore, un inno alla bellezza delle donne nel senso più pieno e ampio del termine, una bellezza che vola al di sopra del tempo che passa e degli incidenti della vita. Un'altra artista che avrebbe meritato il massimo alloro, e non sarebbe stato un premio alla carriera, perché, lo ripetiamo, la canzone è "à la page" e lei è ancora in pista con vigore e tante idee. VOTO: 9
SERGIO SYLVESTRE - "Con te": il ragazzone ha messo la sua possanza interpretativa al servizio di un brano fin troppo antico nella costruzione, direi "sanremese" nel senso più "nostalgico" del termine, impreziosito dal coretto gospel nel finale. Ma per puntare alla vittoria, e a una lunga carriera canora, ci vuole qualcosa di più ficcante. VOTO. 6+
FABRIZIO MORO - "Portami via": il Moro delle ballad poetiche, intense e sentimentali è quello che si fa preferire. Con questa, rinfresca il ricordo della bella "Eppure mi hai cambiato la vita" che portò fino al terzo posto a Sanremo 2008. La sua particolarissima grinta vocale, che spezza l'andamento inizialmente soffuso del brano, dà il tocco in più. VOTO: 7.
ELODIE - "Tutta colpa mia": lo interpreto come un dichiarato, palese omaggio alla più tipica canzone "da Sanremo". Erano anni, vado a memoria, che su quel palco non si ascoltavano proposte in cui la parola "amore" fosse presente in maniera così massiccia e ridondante: forse dai tempi di "Amore amore" di Marisa Sannia, edizione '84, ma quella era composizione ben più leggerina. Elodie ha comunque ben impressionato, riuscendo ad unire perizia tecnica a calore della voce, al contrario di altri ragazzi usciti dai talent, perfettini ma che non trasmettono emozioni. E' una su cui insistere. VOTO: 6 +.  
BIANCA ATZEI - "Ora esisti solo tu": in vistosa crescita, al secondo tentativo sanremese. Voliamo al di sopra delle critiche e dei dubbi (legittimi) sulla sua autentica caratura di Big, e parliamo di una prestazione tutto sommato dignitosa e di una canzone, pur se non originalissima, di grande effetto, grazie alla sapienza di Kekko Silvestre nel cesellare pezzi che "arrivano" subito; affascinante la salita di tono e l'esplosione nel ritornello. Nulla di eccezionale, insomma, ma si fa ascoltare senza scandalo. VOTO. 6,5
SAMUEL - "Vedrai": il backgrund del frontman dei Subsonica si riconosce subito, in questo brano contemporaneo pur se debitore di sonorità a cavallo fra ventesimo e ventunesimo secolo. Una ventata di ritmo in una edizione in cui anche molti cantanti emergenti hanno riscoperto la morbidezza delle melodie all'italiana. L'ingresso nella top ten finale non era scontato. VOTO: 7
MICHELE ZARRILLO - "Mani nelle mani": un buon ritorno dopo anni duri anche sul piano personale (un serio problema di salute ottimamente superato), una canzone totalmente nel suo stile romantico, ben costruita ma che necessita di più di un ascolto. Ha un difetto: manca del "colpo in più" da Serie A, quello che avrebbe potuto riportare Michele al top del gradimento come, ad esempio, capitò a Fausto Leali col boom di "Io amo", giunto dopo un lungo periodo oscuro. Ma la luce dell'artista ispirato non si è comunque spenta.  Continuerà a far innamorare giovani e meno giovani. VOTO: 6,5
LODOVICA COMELLO - "Il cielo non mi basta": ha pagato dazio all'emozione nelle prime uscite, per poi venire fuori alla distanza, fino all'ineccepibile performance nella serata finale. Mi aspettavo da lei una canzone più frizzante, anche pensando al suo precedente singolo "Non cadiamo mai", invece ha sposato una linea melodica tradizionale ma di taglio tutto sommato in linea coi tempi, con l'apertura nel ritornello che dà al tutto la giusta dose di cantabilità. Proposta quindi non trascendentale, ma con una sua dignità. La ragazza vale e ne sentiremo parlare a lungo. VOTO: 6 +
MARCO MASINI - "Spostato di un secondo": pezzo meno immediato e diretto di quello che ce lo ripropose su ottimi livelli nell'edizione 2015, ma che alla lunga viene comunque fuori. La costruzione del brano è tutt'altro che banale, con quel racconto di vita quasi a perdifiato nelle strofe e col sostegno del solito refrain di ottima presa. Masini è uno che, pur non tradendo mai la sua linea compositiva, cerca sempre di inserire qualche moderato guizzo innovativo nelle sue produzioni, riesce a non restare indietro pur senza rinnegarsi. VOTO: 6,5. 
CHIARA - "Nessun posto è casa mia": come accennato nell'articolo di questa mattina, più della canzone, di stampo classico e di una certa eleganza ma non particolarmente penetrante, conta la prestazione della giovane, che ha mostrato maggiore maturità e consapevolezza artistica, in definitiva una maggiore credibilità che ha spazzato via certi dubbi del passato, legati soprattutto a una certa "freddezza" nel proporsi. Vale la pena investire su di lei. VOTO: 6,5. 
ALESSIO BERNABEI - "Nel mezzo di un applauso": non è un fuoriclasse né lo sarà mai, ma c'è stato un accanimento eccessivo nei suoi confronti. La proposta mi è parsa pure un tantinello migliore rispetto a quella  del 2016. E' una dance che funziona, un genere nel quale Alessio sta specializzandosi. Nulla di male. VOTO: 6 +
CLEMENTINO - "Ragazzi fuori": il livello è lo stesso dell'anno scorso, discreto e nulla più. Impegno di grana grossa, fra retorica e buoni sentimenti, niente cattiveria da rapper. La canzone inizia col refrain, che si fissa così più facilmente in testa. VOTO: 6

ELIMINATE
AL BANO - "Di rose e di spine": una romanza di matrice tradizionale, costruita apposta per esaltare le doti vocali del veterano pugliese che, però, nella prima uscita non è stato particolarmente a fuoco, per poi migliorare. VOTO: 6 -
GIUSY FERRERI - "Fa talmente male": con quelle di Gabbani, Turci, Samuel e Bernabei, la canzone più radiofonica dell'edizione. Funzionerà, ed è strano che non abbia funzionato anche nella settimana festivaliera: forse qualche intoppo di esecuzione la sera del debutto, ma la proposta è di gran sostanza e un posticino nella finalissima l'avrebbe meritato. VOTO: 7
GIGI D'ALESSIO - "La prima stella": melodia old style senza particolari slanci, tipicamente "dalessiana", ma con un testo sentito e commovente. Una decina d'anni fa sarebbe stata da podio, ma farà la sua strada fuori dall'Ariston. VOTO: 5,5
RON - "L'ottava meraviglia": sottovalutato. Il refrain è all'altezza delle sue espressioni migliori del passato, struggente ed evocativo. Era da finale. VOTO: 6,5
NESLI E ALICE PABA - "Do retta a te": buon impasto vocale per una proposta convenzionale, orecchiabile, che fa molto Sanremo anni Novanta ma che è apparsa tutto sommato di scarsa consistenza. VOTO: 5,5
RAIGE E GIULIA LUZI - "Togliamoci la voglia":  testo audace e accoppiata che funziona sia come mix di voci sia come resa complessiva sul palco, ma sound solo in apparenza moderno, in realtà un rap all'acqua di rose un tantino obsoleto. VOTO: 5,5

3 commenti:

  1. belle analisi e giudizi sostanzialmente equilibrati... impossibile condividere in toto, in fondo di gusti si tratta, e mai come la musica mi pare di capire che siano arbitrari.
    Ci sono canzoni che indubbiamente hanno colpito maggiormente l'immaginario, certi ritorni come quello fragrante di Paola Turci o un convincente Masini alle prese con un brano non propriamente nelle sue corde. Dissento in alcuni giudizi, mi sono già espresso su Alessio Bernabei e Michele Bravi, personalmente preferisco di gran lunga il secondo, che è un artista a tutto tondo, non solo uno youtuber. Direi anzi che è stato bravo a reinventarsi dopo essere passato sotto il tritacarne di X Factor (acclamatissimo durante il programma, che vinse a mani basse, e poi lasciato da solo, senza promozione e fiducia). Il primo invece,l'ex Dear Jack, sta cercando di sfruttare al massimo l'ondata di popolarità ma artisticamente parlando la sua proposta mi pare priva di sostanza, inzuppata di suoni che vestono male i pezzi.. quella pop dance che in lingua italiana convince poco. Mi aspettavo relativamente di più da Samuel, non credo che il Festival rappresenterà per lui un serio viatico alla carriera solista... direi decisamente più accattivante nella versione col gruppo.. Nemmeno Chiara e Giusy mi hanno fatto gridare al miracolo, meglio in questa edizione secondo me Bianca Atzei, anche se per la Ferreri mi concedo qualche ascolto.. la radio in questo aiuta, visto che come si poteva immaginare, è già in heavy rotation e "suona meglio" rispetto che all'Ariston. Felice per la vittoria di Gabbani, il brano è trascinante e lui un volto simpatico, di certo non uno venuto dal nulla. E' un fatto inedito che vinca la rassegna un brano così scanzonato, per quanto probabilmente gli Elii ci fossero riusciti 21 anni fa. Una discreta edizione, ma come detto, ho preferito, delle tre edizioni Contiane, proprio la primissima

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    1. Bentrovato Gian. Ahah, beh, chissà se gli Elii vinsero davvero nel '96! C'è chi dice Giorgia, anche se poi, a me, non dispiacque affatto la vittoria di Ron... Ma questo è un altro discorso. Riguardo all'oggi, in fondo posso essere d'accordo su Bernabei: sì, non è un proposta di gran sostanza, ma nella storia della musica leggera ci sta anche questo. Per ora sfrutta questo filone, poi chiaro che dovrà rinnovarsi, sennò è dura. Bianca Atzei come detto meglio del previsto, la canzone di Giusy obiettivamente mi è piaciuta da subito, ma qualcosa sul palco non ha funzionato e l'handicap iniziale alla lunga è stato pagato. Anche io penso che per Samuel non ci saranno svolte particolari. Riguardo a Bravi, come detto mi riprometto di "studiarlo" meglio, ho sottolineato l'aspetto dell'essere youtuber ma so bene che c'è dell'altro. La canzone, ti dirò, mi è parsa molto scontata ed elementare, ma vedo che è piaciuta a molti. Dei tre Festival di Conti questo, secondo me, è stato forse non il migliore in senso complessivo, ma il più significativo per il tipo di spettacolo offerto e per l'eredità che ha lasciato ai posteri.

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  2. sì, nella messa a punto finale, in fondo si è chiuso egregiamente il cerchio con questa edizione, molto riuscita. Leggo i vari commenti sul tuo facebook riguardo i successori, sui quali mi sono già espresso... io credo che realisticamente, senza disperdere la grande ventata di novità e attualità/contemporaneità che questo Festival ci lascia in dote, il successore dovrebbe puntare su una kermesse "semplice", per quanto lo possa essere una simile manifestazione e con pochi fronzoli. Tentare di emulare Conti o Bonolis sarebbe deleterio.

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