lunedì 20 febbraio 2017

LA TRISTE PARABOLA DEL GENOA, DI JURIC E DI PREZIOSI. MANDORLINI RIMETTERA' INSIEME I COCCI?


Ieri è stata scritta una delle pagine più nere della storia recente del Genoa. La pallida scusa della mancanza di stimoli per un campionato che non offre più traguardi è tramontata, ma è sempre stata inconsistente. Nessuna squadra ha mai tirato i remi in barca a metà stagione, non avrebbe senso e, va da sé, non sarebbe nemmeno professionale. C’era dell’altro, e non era difficile accorgersene assistendo alle partite dei rossoblù. In ogni caso, se si parla di motivazioni, niente paura perché, d’ora in avanti, il Grifone (mai così spelacchiato) avrà un nuovo, imprescindibile obiettivo per cui lottare: la salvezza. Chi pensa che sia tutto già deciso in coda scherza col fuoco, come ha fatto la resistibile armata di Juric in questi due mesi, e come, contemporaneamente, ha fatto patron Preziosi rivoltando l’organico come un calzino. 
PATRIMONIO DILAPIDATO - Da dicembre in poi è stato dilapidato un patrimonio enorme, in termini di classifica e soprattutto di credibilità. I gradini verso la zona calda sono stati scesi uno a uno, inesorabilmente, tenendo una media punti raccapricciante: due in nove partite. Media punti del resto pienamente giustificata dagli spettacoli offerti in campo da Burdisso e compagni; media punti che, con questo andazzo di non – gioco e di fragilità psicologica, ha notevoli probabilità di essere mantenuta fino alla fine, sperando che chi sta dietro continui a rimanere fermo. Ma quando davanti ti trovi fantasmi, anche le compagini più mediocri (eufemismo) come le tre laggiù in fondo trovano risorse insospettabili e si avventano sulla preda. Non mi sorprenderebbe. Accadde alla Sampdoria, sei anni fa, senza andare troppo lontani geograficamente. 
CADUTA VERTICALE - I segnali inquietanti non sono mancati, in questi due mesi orribili. Il Palermo che ha allegramente banchettato a Marassi, dove anche il Crotone ha colto il pari con una doppia rimonta e due gol su calcio piazzato, a farsi beffe di una difesa statica e addormentata sugli allori. Gol assurdi come quello, sempre decisivo, incassato contro il Sassuolo nell’ultima uscita casalinga. Certo, nulla in confronto a quanto visto ieri all’Adriatico; il Pescara è già retrocesso e chi parla di “effetto Zeman” è fuori strada: in due giorni l’ottimo boemo (stima infinita per lui) non può aver fatto miracoli. Anzi, non può aver fatto assolutamente alcunché. Con tutto il carisma che possiede, nemmeno la sua sola presenza, nemmeno qualche parola detta al momento giusto per toccare le corde dell’orgoglio, avrebbero potuto resuscitare il fanalino di coda al punto di rimandare gli ospiti in Liguria con un 5 a 0 che non ammette repliche.  Nessun effetto Zeman, dunque, casomai la solita scossa dovuta al cambio di allenatore, cosa vista in mille altri contesti calcistici. Ma le dimensioni del punteggio parlano soprattutto di un effetto Grifo. Una squadra debole, bloccata psicologicamente, priva di mordente, con le idee ben poco chiare. 
L'ILLUSIONE JUVE - E’ stata una pagina umiliante: una delle più nere nella storia del club, si diceva, sul piano tecnico e morale. Dispiace per Juric: partito fra mille fanfare, erede designato e ideale di Gasperini, benvoluto dalla piazza e dalla stampa, aveva portato la squadra in quota di sicurezza. Eppure anche in quella buona prima parte di torneo qualche segnale negativo c’era stato, e nel mio piccolo l’avevo pur scritto: le mancate vittorie casalinghe contro Pescara, Empoli e Udinese erano già la spia della presenza di limiti ben precisi, sul piano del gioco, della continuità, della concretezza, della tenuta mentale. Dopo la bella affermazione sulla Juve, classica rondine che non fa primavera ma che avrebbe dovuto dare serenità per proseguire il campionato senza scossoni, sono successe cose che solo al Genoa possono accadere. E non regge più nemmeno l’alibi del ko col Palermo: certo, una sconfitta talmente assurda, nelle modalità, da minare certezze  e solidità dello spogliatoio, ma i cui effetti nefasti non possono protrarsi per così tanto tempo, se il gruppo gira alla perfezione in tutti i suoi componenti. 
Qualcosa si è rotto: del resto sono venuti a mancare, in rapida successione, i quattro pilastri della squadra, due per infortunio (Perin e Veloso, quest’ultimo con tanto di nefasta ricaduta: piove sul bagnato, come sempre) e Rincon e Pavoletti per questioni di mercato, con l'aggiunta poi della rinuncia a un Ocampos in crescendo. Non essendo arrivati sostituti all’altezza, chiaro che, senza la spina dorsale calcistica e umana, un team corre il serio rischio di sfaldarsi, a maggior ragione se non ci sono mani sicure a governarlo, in panchina ma anche nella stanza dei bottoni. 
MERCATO FALLIMENTARE - La società ha colpe precise, i giochi di mercato sono stati condotti, mai come quest’anno, secondo criteri che sfuggono ai più. Tre cose servivano soprattutto: un portiere titolare affidabile (Lamanna non lo è, oppure si è semplicemente trovato davanti a una pressione al momento troppo grande per lui, lo stiamo purtroppo scoprendo domenica dopo domenica), un rinforzo per una difesa che già da settimane cominciava a fare acqua, e un “mastino” di centrocampo. Nessuna di queste lacune è stata colmata: sono arrivati centrocampisti con caratteristiche offensive o comunque propositive, incursori, trequartisti, punte, creando confusione e una inutile abbondanza, e costringendo il trainer a fare i salti mortali sul piano strategico. 
LE COLPE DI JURIC - Non ci è riuscito, mostrando così chiari limiti che, al momento, ne precludono il prosieguo dell’avventura nella massima divisione: pur con una rosa costruita in maniera approssimativa, pur con l’evidente indebolimento maturato a gennaio, aveva a disposizione gli uomini per frenare l’emorragia di punti. Da Burdisso a Izzo, da Laxalt (peraltro irriconoscibile rispetto ai suoi precedenti standard) a Cataldi, da Rigoni a Simeone, per non parlare di Beghetto e Morosini, giovani rampanti tenuti troppo a lungo in anticamera. Non si poteva puntare alla top ten, la famosa "parte sinistra", ma di certo a raggranellare quel “tesoretto” che oggi renderebbe il futuro assai meno nero. Juric ha talento da mister di razza ma manca ancora di elasticità, eclettismo, malizia calcistica, esperienza, doti che consentono di restare saldi anche in situazioni buie e tempestose; ha perso il controllo della squadra, non è riuscito a trovare una accettabile quadra tattica: il buon Genoa visto fino al recupero con la Fiorentina è semplicemente sparito e, c’è da starne certi, non lo vedremo più fino alla fine, neanche con la nuova guida tecnica. 
MANDORLINI - Un tale scempio, una stagione tranquilla buttata al vento, il fallimento di un progetto mal congegnato e messo in pratica ancor peggio, non potranno restare senza strascichi: Juric è al capolinea, molti giocatori sembrano non aver più alcunché da dare alla causa rossoblù, e molte cose dovranno cambiare anche in società, perché con questo modus operandi si andrà giù l’anno venturo, se non accadrà già a maggio. Nel frattempo, però, bisogna fare di necessità virtù: Mandorlini, in arrivo oggi, dovrà prima di tutto scuotere la personalità di un gruppo spaesato, e poi sposare un sano realismo “ballardiniano” per racimolare quei pochi punti necessari a salvare la ghirba. Una decina dovrebbero bastare: la squadra delle figuracce in serie, che ha toccato il fondo a Pescara, non li conquisterà mai. Un Genoa magari disposto diversamente in campo, con giocatori finora sottoutilizzati, con le idee e la “cazzimma” di un coach discusso ma di indubbio valore, ansioso di riscattare il triste finale dell’avventura veronese, può centrare l’obiettivo senza affanni, e poi da luglio si riparta da zero o quasi. 

2 commenti:

  1. Alla società darei un bellissimo zero spaccato. Motivi chiarissimi e spiegati da te. Aggiungerei anche qualcosa in cui non credo molto ma che con il senno di poi ha un altro valore: qualcuno dai piani alti poteva intervenire in maniere più "diretta" sul campo, al fianco dell'allenatore con consigli o supporto, o finanche costringendo lo staff tecnico a determinate scelte. Non credo molto in questa linea, ma forse Juric ha davvero pagato l'inesperienza e poteva essere quanto meno scortato fino a fine stagione.

    Dubbia anche la scelta di puntare su mandorlini anche per la prossima stagione. Non mi sembra un allenatore eccelso, anche se io nutro antipatie particolari per lui.

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    1. In effetti a Genova si accusa anche la società di aver lasciato troppo solo un tecnico che, alla prima esperienza in Serie A, aveva bisogno di appoggio e sostegno totale. Non avendo agganci all'interno del club, non ho la possibilità di dire se ciò sia vero o falso. E' però un dato di fatto che, fino a ieri, il Genoa non avesse un ds, figura fondamentale nel calcio d'oggi (ora pare che arrivi Mario Donatelli).Riguardo a Mandorlini, comprendo le perplessità, ma in questo momento da genoano non faccio lo schizzinoso e guardo solo all'aspetto tecnico: a Verona aveva fatto bene prima del finale di esperienza in netto calando. La firma per l'anno prossimo? Boh. Certo parlare di progettualità in questa fase è piuttosto azzardato, ma magari lui non ci stava a fare il traghettatore, e viceversa per la società ci sarebbe stata solo la possibilità di puntare a un rattoppo di pochi mesi, con tutti i rischi del caso (l'allenatore della Primavera Stellini? Altro salto nel buio dopo aver bruciato Juric. De Canio? A Genova ha già dato, e personalmente non mi ha mai fatto impazzire).

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