martedì 7 febbraio 2017

SANREMO 2017: UN FESTIVAL AVANTI ANNI LUCE RISPETTO ALLA MEDIA DELLA RAI. MANNOIA IN POLE POSITION, MA OCCHIO AI GIOVANI TERRIBILI...


Sanremo 2017? Un Festival "straniero" in terra televisiva generalista. L'impressione è maturata negli ultimi giorni, dando uno sguardo alle tante trasmissioni Rai che nell'occasione diventano monotematiche, parlando dell'evento ligure fin quasi allo sfinimento. Spiego meglio, riallacciandomi alla lettura che avevo già dato in dicembre di questa edizione della kermesse, l'ultima della prima serie firmata da Carlo Conti (perché fra qualche anno ci sarà una seconda serie, ci scommetterei): un Festival con un cast di Big coraggioso, per certi versi azzardato, alla luce dell'ampia fiducia concessa alla nouvelle vague della canzone italiana. Completo ora il ragionamento: è un Festival anni luce avanti rispetto a quello raccontato e vagheggiato nelle trasmissioni di Rai 1, ancorate a un modello Sanremo che definirei non solo pre Baudo, ma anche pre Ravera (organizzatore principe negli anni Ottanta) e perfino pre Salvetti (il patron che salvò la rassegna dalla scomparsa a metà anni Settanta), un Sanremo che non esiste più, superato dalla naturale evoluzione dell'estetica musicale e "catodica".
RAI 1 FUORI DAL TEMPO - Dalla mattina al tardo pomeriggio, sull'ammiraglia Rai, Sanremo 2017 è soprattutto Al Bano, e il resto un riempitivo o poco più; la sigla è sempre "Perché Sanremo è Sanremo", nonostante sia stata messa in soffitta da una decina d'anni circa; i poveri cittadini intervistati per le vie della città rivierasca (un classico dei servizi in esterna di questo periodo, sai che fantasia), ricordano le canzoni preferite citando sempre le stesse: "Felicità", "Volare" e poco altro, gli opinionisti si lamentano del fatto che larga parte dei Big siano di scarsa popolarità. Ma sono trasmissioni fuori dal tempo: un appassionato di musica leggera che sia almeno mediamente informato sull'attuale panorama pop nostrano non può non conoscere almeno il 99 per cento dei partecipanti. Conti ha fatto quel che ha potuto, col materiale avuto a disposizione (fra chi si è presentato e chi è stato probabilmente cercato direttamente da lui): avremo in gara una recente dominatrice delle charts come Giusy Ferreri, giovani prodotti del vivaio sanremese già affermati come Gabbani e Meta (autore per tanti big, fra cui Renga e Mengoni), Samuel che ha mietuto successi coi Subsonica, Lodovica Comello che è una teen idol la cui notorietà si estende ben oltre i confini nazionali, ma è anche showgirl a tutto tondo (cantante, attrice, presentatrice), e poi gli ultimi reduci dai talent, Elodie e Sylvestre, entrambi con due dischi d'oro all'attivo, che non saranno molto ma, insomma, buttali via... E', in buona sostanza, un cartellone allineato alla realtà canora odierna, nonostante tutte le riserve e i rimpianti per chi poteva e doveva esserci e non c'è. 
CORPO ESTRANEO - Ecco perché Sanremo sembra quasi un corpo estraneo in casa Rai. E' una trasmissione più moderna, fresca, contemporanea, rispetto alla mentalità e alla cultura di settore che emergono prepotentemente dai vari talk dell'azienda, e anche rispetto alle caratteristiche generali degli altri spettacoli prodotti dall'ente tv di Stato: è uno show che è pure diventato social, da qualche anno, che sta scoprendo le potenzialità offerte dal web e che, soprattutto, porta all'Ariston artisti che piacciono ai giovani, adempiendo con ciò al proprio dovere, che è quello di stare al passo coi tempi, recependo gli indirizzi del mercato e casomai anticipando tendenze, non quello di confezionare cast fuori dalla realtà, obsoleti, nostalgici, per il solo gusto di compiacere il pubblico più attempato, che sarà anche la fascia principale dell'audience di Rai 1, ma la cui conservazione non può andare a discapito della ricerca di nuovi spettatori. 
NON SOLO MANNOIA - E dunque, si mettano l'animo in pace le varie Eleonora Daniele et similia, Sanremo 2017 non si esaurirà con l'esibizione di Al Bano. Favorita sembra essere un'altra veterana, Fiorella Mannoia, per la quale da qualche giorno i critici sono in brodo di giuggiole. Verdetto che non mi sorprenderebbe, ma la "rossa" si troverà di fronte una vasta concorrenza: basandosi sui giudizi di chi ha potuto ascoltare in anteprima i brani, daranno battaglia soprattutto i "radiofonici" Ferreri e Gabbani, i testi impegnati e sofferti di Meta e Turci, un Masini che al Festival si presenta sempre con pezzi di spessore, una Chiara ringalluzzita dal tocco magico di Mauro Pagani, un Sylvestre con una suggestiva interpretazione di un brano scritto anche da Giorgia. Da tenere d'occhio, per la grande presa popolare, la citata Comello e D'Alessio. Ma altre sorprese potrebbero arrivare dall'ascolto delle canzoni che sarà, come è giusto che sia, fondamentale. 
OSPITI ITALIANI, REALTA' DA ACCETTARE - Da qualche anno, il Festivalone vive anche una "contraddizione" interna, quella fra gli italiani in gara e gli italiani "superospiti". Da che esiste questo blog, mi sono sempre espresso negativamente su tale disparità di trattamento, ma credo che a questo punto sia il caso di alzare bandiera bianca. La situazione è ormai cristallizzata, i nostri artisti fuori concorso sono diventati un elemento cardine della struttura sanremese, e pare siano accettati di buon grado anche da chi invece è chiamato a cimentarsi con la competizione. Sanremo 2017 vedrà sfilare Tiziano Ferro con Carmen Consoli, Giorgia, Zucchero. A parte quest'ultimo, gli altri potevano tranquillamente figurare in lizza senza scandalo, ma tant'è. 
Non si può più tornare indietro, un po' perché i grossissimi nomi fanno comunque audience, e soprattutto perché a questo punto avere anche solo un "super" fra i concorrenti significherebbe "drogare" la gara, toglierle pathos, con un vincitore annunciatissimo come è a volte accaduto in passato. Ci vorrebbero almeno tre - quattro assi in concorso, tutti in una volta: innalzerebbero l'appeal e il livello qualitativo dello rassegna e farebbero splendere di luce riflessa anche gli altri partecipanti, lasciando comunque incertezza sul risultato finale. Ma pare un obiettivo irrealizzabile, e allora è giusto che Sanremo confermi la vocazione acquisita dagli anni Ottanta in poi: lanciare giovani, rilanciare qualche veterano un po' "spompato", consacrare emergenti in rampa di lancio o big di fresco conio, dare ampia visibilità a tutta quella classe media di cantanti che è composta da professionisti degnissimi, i quali però troppo spesso non trovano spazio sui media, oscurati dallo sparuto gruppetto di grossi e inflazionatissimi vip sbanca hit parade. 

1 commento:

  1. direi ottima riflessione... in effetti la Rai non sembra al passo coi tempi e se Sanremo sta cercando di farlo è soprattutto grazie alle intuizioni e alla passione di Conti. Per il resto ho seguito poco il contorno e forse rispetto agli anni precedenti (purtroppo) non mi vivrò momento per momento le serate cause vari impegni ma di certo sarò aggiornato. Sono curioso di sentire i brani di GABBANI e META, così come della MANNOIA, alla quale sembra quasi scontato dare i favori del pronostico, non solo per la sua storia e popolarità, ma proprio per la qualità indubbia della gran parte delle sue canzoni. Curioso di sentire Masini e D'Alessio, che presentano brani interessanti, sulla carta, il primo per un arrangiamento insolito, l'altro per il testo molto sentito e personale, dedicato alla madre. Non mi esaltano in realtà molti nomi, penso a NESLI,RAIGE o la ATZEI, nemmeno CHIARA mi fa impazzire, ma alla fine come giusto che sia valuterò le canzoni... saranno loro a fare la differenza. Buon Festival

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