mercoledì 7 febbraio 2018

SANREMO 2018, LA PRIMA SERATA: CANZONI "A DIGERIBILITA LENTA'. FRA POCO EASY LISTENING E MOLTA RICERCATEZZA, SPICCA LA BUONA VENA DI RED CANZIAN


A giudicare dal vernissage, sembra essere un Festival a digeribilità lenta. Il riferimento è alla "ciccia" dell'evento, ossia ai brani in concorso; dello show, premiato da un ottimo esito in termini di audience, parleremo in conclusione di articolo. Digeribilità lenta perché, a parte tre o quattro eccezioni, il pacchetto - canzoni di Sanremo 2018 parrebbe mancare, a un primo ascolto, di quella forza d'impatto che è determinante non tanto per l'esito della gara, quanto per la capacità di questi prodotti di sfondare a livello commerciale.  In questo senso, il cambio di rotta rispetto alla gestione Conti è stato autenticamente radicale: soprattutto l'ultima edizione firmata dall'anchorman toscano era stata all'insegna del più assoluto easy listening, pur con numerosi picchi qualitativi. Claudio Baglioni ha fatto una scelta diversa: lo si era capito, è stato ripetuto fino alla nausea nelle settimane di vigilia, ma ora ne abbiamo la conferma. La quasi totalità delle opere presentate dai Campioni necessiterà di un'assimilazione graduale, ponderata: risulta dunque provvidenziale il nuovo regolamento, che ci consentirà di ascoltare ogni pezzo quattro volte (una delle quali "rielaborata" attraverso i duetti) prima della "superfinalissima" di sabato notte fra i tre più votati. 
PIU' RICERCATEZZA, MENO "PRIMO IMPATTO" - Se dodici mesi fa il coraggio di Conti era consistito nel proporre un cast di Big in larghissima parte à la page, in linea coi gusti dei giovani e lontano, di converso, da quelli del pubblico un po' attempato di Rai 1, quest'anno il cantautore romano ha osato su due fronti: proporre pezzi non "da primo ascolto", caratterizzati da una maggior ricercatezza compositiva, e offrire un ventaglio di generi, di territori musicali, decisamente più ampio del solito. Vedremo se questa linea artistica pagherà nel dopo Sanremo: la sensazione è che la kermesse numero 68 avrà una forza di penetrazione sul mercato minore rispetto a quella che l'ha preceduta, e questo è comunque un male, perché il compito principale del Festivalone rivierasco rimane lo stesso del passato: aiutare i cantanti a vendere dischi (in versione "solida" o digitale) e incrementarne la popolarità anche in chiave di presenze ai loro live. 
CANZIAN, KOLORS E STATO SOCIALE: I "RADIOFONICI" - Orecchiabilità da rivedere, si diceva. Certo non mancano le eccezioni. Ne ho finora contate quattro, per l'esattezza: il sound contemporaneo, pur su diversi piani stilistici, dei The Kolors e dello Stato Sociale (che con l'ausilio di un'attempata ballerina hanno fornito la performance di maggior effetto scenico della serata), la ritrovata vena delle ricomposte Vibrazioni, ispirate nel loro pop romantico come ai tempi degli exploit negli anni Zero, e il vivace Red Canzian, al quale attribuisco la mia personalissima palma di migliore della puntata inaugurale. Un gradino più sotto, in fatto di immediatezza, Annalisa e Noemi, che però dovrebbero presto emergere, anche se la proposta della "rossa" non sembra poter aggiungere granché alla strada artistica finora percorsa. Di notevole spessore il crescendo emotivo di "Adesso", a cura di Diodato e Roy Paci, apprezzabili il nuovo inno al femminile di Nina Zilli e il moderato rock in salsa anni Ottanta dei Decibel; meno penetranti lo stornello modernizzato di Barbarossa e il soffuso jazz di Biondi, fin troppo sofisticato anche per un Sanremo che si vorrebbe più "culturalmente alto" del solito. 
PICCHI DI RAFFINATEZZA: DA GAZZE' AD AVITABILE - Carina, ma non particolarmente originale la melodia di Facchinetti e Fogli, col primo che deve stare attento a non scadere nel caricaturale, con quel suo insistere nel calcare la mano su certe vocali fin troppo aperte... Sul piano della raffinatezza, spiccano la delicata opera di Lucio Dalla affidata alla sensibilità di Ron, il favolistico Gazzè in versione cantastorie, il pezzo d'atmosfera del trio Vanoni - Bungaro - Pacifico e il sound napoletano di Avitabile e Servillo, a metà tra tradizione e avanguardia. Elio e le Storie tese sembrano aver confermato il trend in discesa dei loro Sanremo: dal tormentone "La terra dei cachi" e dalla bizzarra "Canzone mononota", sono passati alla non eccelsa "Vincere l'odio" per terminare con questa "Arrivedorci" fin troppo autocelebrativa e priva di veri guizzi, anche se l'arguzia lessicale rimane intatta.
META E MORO RISCHIANO - Riguardo ai favoriti Ermal Meta e Fabrizio Moro, per tensione emozionale e cantabilità la loro "Non mi avete fatto niente" potrebbe effettivamente vincere, pur se lontana dalla forza d'impatto di "Pensa", altra canzone di impegno civile, con la quale il romano sbancò la sezione Giovani nel 2007. Il problema è che, per loro, il rischio squalifica esiste davvero: le somiglianze col brano "Silenzio", presentato senza successo da Ambra Calvani e Gabriele De Pascali alle selezioni per le Nuove proposte 2016, ci sono, non lo si può negare. Vedremo come se la caveranno i due, e vedremo come la direzione artistica si muoverà nei meandri del regolamento, ma di certo questo "giallo" rappresenta già un punto debole nel corpo del neonato Sanremo 68. 
BASTA COI CAVALLI PAZZI! - Non potevamo farci mancare l'ennesima invasione di campo in apertura da parte del Cavallo Pazzo di turno. Curioso: entrare all'Ariston da spettatori è impresa titanica, ma sul palco pare si possa arrivare, a volte, con relativa facilità; la cosa non diverte più (aveva già stufato ai tempi del fu Appignani), ma che avvenga nel 2018, in tempi di allarmi terroristici ancora vivi, è inaccettabile. Tirem innanz... Fiorello ha fatto ciò che gli viene meglio, cioè l'istrione improvvisatore: vedremo domani se il bel riscontro Auditel del debutto festivaliero sarà stato più o meno "drogato" dalla sua presenza. Dopo tre anni di conduzione sicura e rassicurante, in perfetto stile baudiano, c'era grande attesa per scoprire la formula top secret ideata da Baglioni, e va detto che è risultata tutto sommato riuscita e funzionale. Il "diretur" è stato più presente del previsto sul palco, a partire dalla sentita introduzione, molto attivo all'inizio e alla fine, mentre nella parte centrale ha dato giustamente più spazio ai conduttori designati.
MICHELLE UBER ALLES - La vera padrona di casa è palesemente Michelle Hunziker, che ha menato le danze e sfoggiato una sicurezza che la pone a distanza siderale da quella pulcina bagnata vista al Sanremo di undici anni fa (e sarebbe stato grave il contrario, va da sé...). Anche Favino tuttavia ha fatto centro: arriva buon ultimo dopo tanti attori professionisti che l'hanno preceduto nella presentazione della rassegna, ma fra tutti è stato quello che, al momento, pare esser maggiormente riuscito a portare all'Ariston la sua personalità e un'impronta ben precisa. Infine: si era detto "niente più star hollywoodiane", e va bene, ma la promozione del nuovo film di Gabriele Muccino era proprio necessaria? E Morandi e Tommaso Paradiso dovevano proprio presentarlo, il loro pezzo? L'immarcescibile Gianni non poteva limitarsi a duettare con l'altro "capitano coraggioso", il buon Claudio? Domande retoriche. Ne abbiamo già parlato ieri: è più che mai lotta fratricida fra due squadre di Big parallele, fra chi rischia e chi no. Però, che tristezza.

3 commenti:

  1. gran bel pezzo Carlo, mi sarebbe piaciuto, mi piacerebbe, scrivere dettagliatamente del FESTIVAL come sempre fatto in questi anni ma vale la regola in vigore purtroppo anche per collaborazioni che riesco con soddisfazione a portare avanti ma secondo i miei ritmi... scanditi dal lavoro che, per fortuna per carità, mi occupa gran parte della giornata e dei pensieri... qualche osservazione e commento lo abbiamo condiviso ieri su facebook... conto in ogni caso di dire la mia sul mio blog magari prima della finalissima... secondo me il FESTIVAL è sin troppo "classico", al di là che manchino brani a effetto o di immediato impatto... mi sono piaciuti moro e meta, ma il giudizio è condizionato ormai da quel che accadrà.. ahimè, non meritano di proseguire.. (curiosità, tu avevi riconosciuto il brano?).. mi ha convinto Barbarossa, pezzo ben congegnato, diodato, ascoltato in verità solo oggi per radio e max gazzè nonostante il brano impegnativo all'ascolto.... discreti ron, ma non è il miglior brano di dalla, annalisa (bel testo di raina), servillo e avitabile, raffinatezza sublime, ornella vanoni, brano che mi cattura anche musicalmente.. elio commovente anche se non vorrebbe ammetterlo.... deludenti secondo me i kolors, le vibrazioni, facchinetti/fogli (come detto ieri a un primo ascolto, molto più convinto e passionale canzian), i decibel (diciamo la verità, sarebbe un brano minore del solo Ruggeri) ma anche lo stato sociale... li conosco da tanti anni, non mi hanno mai convinto, nell'universo indie ce ne sono di migliori... ma per sanremo e il pubblico generalista possono sbaragliare la concorrenza, essendo comunque diversi da ciò che solitamente viene proposto su quel palco, ma piano con i paragoni - non è il tuo caso - con elio o con gabbani.... vedremo stasera... intanto il bravissimo mirkoeilcane è ultimo... mah...
    buon Sanremo amico

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao caro Gian, alla fine la questione Meta - Moro si è risolta, fra mille perplessità. Come ho scritto oggi, sarebbe stata dura lasciare fuori i favoriti e i più "trasversali", cioè apprezzati sia dai giovani che dal pubblico un po' più attempato. Diciamo che il regolamento ha lasciato lo spazio per una via di uscita, ma due cose sono indubbie: 1) Il brano esce indebolito da questa polemica e potrebbe non onorare i favori del pronostico; se vincerà, sarà una vittoria "dimezzata", diciamo così; 2) Il regolamento andrà modificato affinché sia più chiaro nella definizione di "canzone nuova", prevedendo tutta la casistica possibile e soprattutto stabilendo nuovi paletti, perché quello al centro dello "scandalo" non riesco proprio a considerarlo una brano nuovo.
      Riguardo agli altri Big, a me Kolors e Vibrazioni sono abbastanza piaciuti, contemporanei e radiofonici, ci vogliono in un Festival che giustamente definisci classicheggiante, mentre mi sa che siamo gli unici in Italia ad aver apprezzato Canzian, ma spero che risalga la china di qui a sabato :) . Molto bene Gazzè, Avitabile e Vanoni, che nobilitano la gara con composizioni di livello, il congedo degli Elii è commovente, sul piano testuale il pezzo mi piace ma mi aspettavo qualcosa di più diverso e ficcante sul versante della struttura complessiva della canzone. Ci risentiamo in questi giorni!

      Elimina
  2. per me più kolors che vibrazioni in verità, anche se da stash mi aspettavo un brano migliore... le vibrazioni hanno portato un po' di rock sul palco ma mi pare anch'esso "vecchio", per nulla originale e al solito troppo urlato

    RispondiElimina