giovedì 13 ottobre 2011

DUE O TRE COSE SU CASSANO

Tormentone Cassano. I vizi, le virtù e le inquietudini del discusso "mezzo fuoriclasse" barese sono tornati prepotentemente alla ribalta nelle ultime ore. Inevitabile, sia per la bella prestazione contro l'Irlanda del Nord, degna chiusura dell'eccellente girone di qualificazione europeo azzurro, sia per le sue dichiarazioni post gara, snodatesi tra un bagno di umiltà ("Ho vinto poco? Se uno vince tanto o poco se lo è meritato") e propositi di abbandono ("Voglio fare altri tre anni bene e poi smettere"). 
Premesso che certe dichiarazioni, come il 99 per cento di quelle di ogni uomo di calcio, lasciano il tempo che trovano, e che vanno ad arricchire l'infinita collezione di una "cassaneide" oltremodo stucchevole (fatta di alti e bassi, ascese e ricadute, dichiarazioni sagge e altre da mattocchio, di un "tutto e il contrario di tutto" specchio di una personalità tumultuosa e contraddittoria), ciò che mi preme in questa sede è esporre la mia posizione sul giocatore e sul suo percorso professionistico. Non amo parlare sulla scia dell'ultima impressione: quando qui a Genova, da parte di certa stampa compiacente, si tessevano le lodi di un Cassano ormai maturo e distante anni luce dai colpi di testa di un tempo, ero fra i pochi (per chi mi conosce, visto che all'epoca non avevo un blog in cui esprimere le mie opinioni) a mostrare scetticismo su questa improvvisa conversione, e i fatti successivi un po' di ragione me l'han data. Insomma, ho sempre cercato di andare oltre la facciata e le verità ufficiali, cercando di valutare le cose a tutto tondo. 
SEGNO DEL DESTINO? - Quando Cassano fece la sua fragorosa comparsa sulla scena calcistica nazionale (ricordiamolo: Bari - Inter del dicembre 1999, gol strepitoso a Ferron) anch'io fui tra quelli che pensarono che una prodezza del genere non potesse essere un caso, ma che stesse per nascere un nuovo fenomeno del football internazionale. Una parentesi: mi colpiva, in quegli anni, una singolare coincidenza, che all'epoca, nella mia ingenuità, interpretai come un sicuro segno del destino: il barese è un classe '82, oltretutto nato il 12 luglio, il giorno dopo la finale mondiale che aveva regalato all'Italia l'ultimo (in quel momento) titolo iridato. Un altro giovane virgulto che sarebbe esploso qualche anno dopo, Alberto Gilardino, è anche lui un '82, nato il 5 luglio, stessa data della memorabile sfida Italia - Brasile. Ecco, io speravo che in un giorno non lontano potessero essere proprio questi due fuoriclasse in pectore, venuti al mondo nei giorni della massima gloria di Zoff, Pablito e compagni, a riportare in Italia la Coppa FIFA, nel segno di un ideale fil rouge fra le due conquiste. 
I PRIMI FUOCHI D'ARTIFICIO - Poi, le cose sono andate un po' diversamente. Gila non ha rispettato in toto le folgoranti promesse di inizio carriera, ma ha fatto comunque una carriera di alto livello, diciamo pure da campione, e un Mondiale l'ha vinto, anche se non da protagonista assoluto. Il barese avere iniziato bene: fiammate e mattane nella Roma di re Totti, ma anche un ottimo Europeo nel 2004: gettato nella mischia per disperazione da Trap dopo il deludente esordio con la Danimarca, lo ripagò con un gol alla Svezia (vanificato dalle tremarelle tattiche del CT) e un altro alla Bulgaria, per una vittoria che non evitò l'eliminazione. Lippi voleva farne un cardine della sua prima gestione, tanto da arrivare a dire: "Vedrete che Antonio si stuferà di giocare in Nazionale". Alcune prove incoraggianti, come quella di Milano con la Scozia, poi il passaggio al Real, dove recitò da comparsa e anche meno. Fu l'inizio di un periodo nero, in cui personalmente cominciai a nutrire seri dubbi sulla effettiva consistenza del fenomeno Cassano. Fuori dal giro azzurro, salvo una fugace apparizione all'inizio dell'era Donadoni, poi l'approdo alla Samp, quando già la schiera dei suoi estimatori si era assottigliata. 
LA SUA VERA DIMENSIONE - L'esperienza genovese, conclusa in modo traumatico ancorché "misterioso", ha dato secondo me la vera misura del giocatore Cassano. In sintesi: il fuoriclasse promesso non è mai veramente sbocciato: forte coi deboli, raramente decisivo nelle grandi sfide a livello nazionale (eccezion fatta per alcune rimarchevoli prestazioni nella stagione 2009/10, irripetibile per la Sampdoria ed, evidentemente, anche per lui), praticamente mai nei big match internazionali. Lo ho dimostrato nel deludente Euro 2008, con prestazioni "da compitino", e lo ha ribadito anche nel girone eliminatorio appena concluso: sei gol, sì, ma due alle Far Oer, due all'Estonia e due all'Irlanda del Nord sperimentale di Pescara. Nelle sfide decisive con Slovenia e Serbia è toccato ad altri togliere le castagne dal fuoco. Ecco perché l'ho chiamato "mezzo fuoriclasse". Alzi la mano chi si ricorda, contro squadre di primissimo piano, una prestazione azzurra all'altezza della sua fama. Forse l'amichevole agostana con la Spagna: ma, per quanto anch'io abbia ritenuto importante quel match nel percorso di crescita della Nazionale, sempre di amichevole si trattava.
SOPRAVVALUTATO - Ingeneroso? Forse, perché in fondo son sempre gol che portano punti, e fan comodo anche quelli. Ma son gol relativamente facili, contro avversari di seconda o terza schiera: non è questo ciò che si sarebbe dovuto chiedere a uno come lui. Da potenziale top player a gingillo umorale, utile a scardinare difese magari non trascendentali, ma contro le quali può capitare che altri attaccanti, meno fantasiosi e in giornata no, finiscano per sbattere la testa senza risultati. Utile, insomma, ma da qui ad averne fatto, come ha deciso Prandelli, uno dei cardini della ricostruzione azzurra il passo è stato per me troppo lungo. Il giocatore, di occasioni per mostrare il suo valore ne ha avute a bizzeffe: Roma, Real, Milan, Nazionale e Champions League. Ha quasi trent'anni e quello che ha fatto è sotto gli occhi di tutti. 
GERARCHIE - Per questo, molto modestamente, ritengo azzardato puntare forte su di lui ora che l'asticella sta per alzarsi, ora che non avremo più di fronte le suddette rappresentative, ma compagini di tutt'altro spessore. Pazzini, Rossi e Balotelli, ciascuno per motivi diversi, meritano più di Fantantonio la possibilità di giocarsi i posti in prima linea. Altrimenti, non vorrei si ricreasse la "sindrome Del Piero". Ricordate? Tutti i commissari tecnici che si succedevano sulla nostra panchina continuavano inspiegabilmente a puntare su di lui, quando era ormai acclarato che Pinturicchio avesse una particolare idiosincrasia per gli impegni ultimativi in maglia azzurra, nelle fasi finali di Europei e Mondiali. E Del Piero è uno che in carriera ha fatto mille cose più di Cassano.  
Per questo, al momento, preferisco non partecipare al coro di osanna per l'Antonio ritrovato. Quante volte l'abbiamo ritrovato? E quante volte lo abbiamo (e si è) perso? Se poi, in Polonia e Ucraina, saprà fare per la prima volta in carriera quello che avrebbe dovuto fare tantissime volte, visto il talento donatogli da madre natura, ossia vincere qualcosa da protagonista, beh, nonostante quello che ho scritto non sarò certo meno felice di altri!

2 commenti:

  1. Bella disamina, e complimenti perché scrivi proprio bene.
    Ciao Carlo, sono Tommaso, il tuo "collega di corso".
    Mi ero dimenticato il nome del sito, poi mi sono ricordato che lo avevo scritto sul cel, e allora sono venuto.
    Su Cassano, che dire...Io pensavo potesse essere il vero erede di Roberto Baggio, il più grande, per me, che ci sia mai stato negli ultimi decenni.
    Le qualità, Cassano, le aveva. Poi s'è perso, perché non ha mai avuto la serietà e l'umiltà di Baggio. Ed ora siamo qui a vederlo già sul viale del tramonto, perchè poco ci manca, quando invece la nostra nazionale avrebbe potuto fare grandi cose col suo talento.

    Un saluto

    Tommaso

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  2. Ciao Tommaso, è un piacere sentirti, e ti ringrazio per i complimenti, non so se li merito. Sono assolutamente d'accordo con quanto da te scritto, e fa rabbia vedere gente che butta così al vento (o quasi) l'immenso talento di cui è stato dotato da madre natura. Ripeto, vedremo se riuscirà in extremis a cogliere qualche frutto, ma nel calcio aspettare Godot, come fu per il Del Piero azzurro, è quasi sempre inutile: almeno dal mio punto di vista, meglio puntare sempre su gente che ha dimostrato assoluta affidabilità nel corso degli anni.
    Ue, ci si becca presto, spero. Per i prossimi corsi devo vedere, adesso mi è spuntato fuori un corso per addetti ufficio stampa: è a pagamento, devo andare a informarmi per vedere se è in grado di darmi qualche garanzia per il futuro, nel caso preferirei buttarmi su quello. Ci si aggiorna, e ancora grazie!

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