mercoledì 12 giugno 2013

CONFEDERATIONS CUP: ECCO PERCHE' E' UN TORNEO IMPORTANTE E "VERO"


La Confederations Cup, che prenderà il via domani con la sfida Brasile - Giappone, è un torneo che, dopo gli albori incerti e quasi... semi - clandestini (correvano i primi anni Novanta), si è ormai conquistato dignità e rilievo internazionale. Certo, non ha, e mai potrà assumere, l'importanza e il prestigio di un Mondiale o di un Europeo, ineguagliabili per valore tecnico, tradizione, contenuti storici e fascino anche extracalcistico. Però è una competizione che ha sostanza e spessore autentici, tutt'altra cosa rispetto a quei tornei "semi - amichevoli" fra Nazionali che spesso venivano disputati in passato per riempire gli anni dispari, quelli orfani di grandi manifestazioni: gli esempi più noti sono la Copa de Oro del 1981 in Uruguay (il famigerato Mundialito) e il Tournoi de France del 1997. 
No, qui siamo davanti a un torneo con tutti i crismi, e non solo perché si svolge sotto l'egida della Fifa, quindi con carattere assolutamente ufficiale. E' l'idea stessa alla base della Confederations ad essere vincente e ricca di appeal: mettere di fronte le rappresentative migliori di ogni Confederazione calcistica del pianeta, sulla inoppugnabile base dei risultati espressi dai vari tornei continentali dell'ultimo quadriennio o biennio, opponendole nel contempo alla Nazionale "campione dei campioni", ossia alla detentrice del titolo iridato; una manifestazione, quindi, estremamente selettiva, in quanto per prendervi parte occorre avere vinto qualcosa (a meno che non si sia il Paese ospitante). Con qualche eccezione, certo, come l'Italia che si schiera in questa edizione 2013 senza portare con sé alcun trofeo. Ma è un'eccezione legittima e giustificata, in quanto i nostri sono arrivati secondi all'ultimo Europeo dietro una Spagna che, in Brasile, aveva già un posto prenotato grazie al trionfo di Sudafrica 2010. 
Di grande significato anche la funzione di questa kermesse come "prova generale" in vista del Mondiale dell'anno successivo: test di carattere logistico, in quanto si gioca nello stesso Paese che ospiterà la Coppa del Mondo, e vi è quindi l'occasione di fare il punto sullo stato di avanzamento dei lavori per impiantistica, infrastrutture, capacità ricettive, e sull'efficienza della struttura organizzativa nel suo complesso; test, anche, prettamente calcistico: le Nazionali in lizza, buona parte delle quali saranno presenti anche a Brasile 2014, saggeranno il clima, l'ambiente, i terreni di gioco, e soprattutto sperimenteranno condizioni tecniche simili a quelle che troveranno fra dodici mesi, ossia la permanenza in loco di una rosa ampia di giocatori per un periodo prolungato e le partite da disputare a distanza ravvicinata l'una dall'altra: verranno quindi verificate le risposte, fisiche e mentali, dei calciatori a queste tipiche situazioni "da torneo", e gli staff tecnici valuteranno eventuali modifiche nelle composizione delle loro rose da attuare nel corso dell'ultima stagione pre Mondiale. Ciò che, ad esempio, non fece Lippi dopo il disastroso esito della Confederations edizione 2009: a partire dall'agosto successivo, nonostante l'evidente logorio del gruppo "mundialista" del 2006, fu assai parsimonioso nel rinfrescare la formazione (dentro Criscito,  Marchisio e pochi altri) e andò incontro alla disfatta sudafricana contro Nuova Zelanda e Slovacchia. Un precedente da non sottovalutare e che rappresenta un altro indicatore dell'attendibilità e utilità di questa competizione. 
Certo, nel contempo ciò non vuol dire che gli esiti di tale torneo vadano presi per oro colato al cento per cento, perché in un anno di calcio, particolarmente nell'anno che precede un Mondiale, succedono tante cose e gerarchie apparentemente immutabili possono cambiare, così come certezze granitiche sull'affidabilità di una squadra o di un giocatore. Ma è certo che si tratti di indicazioni da tenere nel debito conto, in quanto maturate in un contesto tecnico e agonistico che è, oggi, assolutamente di primo piano. La Confederations Cup, parere personale, è diventata adulta nel 2001, dopo anni di ovvio "apprendistato" (e di faticosa ricerca di una degna visibilità mediatica): fu la prova generale per la Coppa del Mondo organizzativamente più complessa di sempre, quella che, per la prima volta, sarebbe stata ospitata da due nazioni, Corea del Sud e Giappone; sul piano meramente sportivo, fu impreziosita dalla presenza della Francia euromondiale, che in quella circostanza alimentò ulteriormente il suo mito aggiudicandosi anche quel torneo, oltretutto superando in semifinale il Brasile. 
Ecco, quella fu una affermazione di certo non fallace, perché fotografava il momento di strapotere del football transalpino, però portò a trarre troppo affrettate conclusioni all'allora CT del Bleus Roger Lemerre: la Francia pareva addirittura più forte di quella che vinse il Mondial 1998, sembrava destinata a concedere un clamoroso bis iridato e invece, nel 2002, si sciolse come neve al sole. Ma intanto aveva dato una spinta importante alla crescita della credibilità di questa giovane kermesse. Kermesse che non va quindi snobbata, considerandola come un'esibizione fine a se stessa. E' una cosa seria e lo sarà, ritengo, sempre di più in futuro. Forse non riempirà di orgoglio il petto dei tifosi come una Coppa del Mondo, ma fa albo d'oro, eccome.
Messaggio che vale soprattutto per gli azzurri, i quali devono riscattare il loro unico, amarissimo precedente sopra ricordato, e che, stando all'attualità più stringente, sono chiamati a dimostrare che le ultime, incolori uscite sono solo frutto di una precarietà contingente, e non piuttosto la spia del logorio di una formula di squadra faticosamente messa a punto da Prandelli in questi primi tre anni di brillante gestione tecnica. Pericolo, quest'ultimo, che non credo sia effettivamente concreto, ma è sempre meglio tenere le antenne drizzate... 

2 commenti:

  1. una manifestazione che conta molto di più delle amichevoli ma che giunge in un periodo complicato per gli Azzurri, in questo periodo storicamente a corto di preparazione e abitudini all'agonismo. La nostra stagione (ma non solo, pensiamo che in Spagna hanno concluso ancora più tardi) è lunga e logorante e per questione culturale i nostri sono mentalmente in vacanza. Mi auguro di sbagliarmi, ma temo figure anonime, se non barbine. Buon calcio Carlo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Speriamo bene Gian! L'inizio è stato incoraggiante anche se non deve indurre a troppi facili entusiasmi, ma lo stesso discorso lo farei per l'esordio della Spagna: Uruguay troppo brutto per esser vero, ricordiamo che è campione sudamericano. Torneo tutto da seguire.

      Elimina