mercoledì 5 giugno 2013

WIND MUSIC AWARDS 2013: FINALMENTE ARIA NUOVA E UN PO' PIU' DI CORAGGIO


Curioso. Proprio nell'anno in cui i Wind Music Awards hanno abbandonato l'Arena di Verona, scindendo di fatto il solo labile legame con il loro "antenato" in linea diretta, ossia il glorioso Festivalbar, sono rifioriti a nuova vita e hanno avvicinato, per appeal dello spettacolo, qualità e varietà del cast, proprio le edizioni migliori della mai abbastanza rimpianta kermesse creata da Vittorio Salvetti. Al  Foro Italico di Roma è andata in scena una serata lontana anni luce da quella, sottotono e di scarso coraggio nelle scelte artistiche, alla quale dodici mesi fa non avevo lesinato critiche su questo blog. 
SPETTACOLO PIU' CORAGGIOSO - Si respirava un'aria diversa, più frizzante, più propositiva: non più scontatissima passerella per i soliti, inflazionatissimi noti, con la timida aggiunta di qualche esponente della nostra meritevole "classe media" canora a far da poco appariscente contorno, badando di non disturbare troppo, ma una sfilata di big vecchi e nuovi, di veterani e giovani rampanti, di proposte del tutto inedite, con uno sguardo su universi musicali solitamente poco esplorati in manifestazioni "nazionalpopolari" come questa, figuriamoci poi se a trasmetterla è la rete generalista per eccellenza. E in più, l'aggiunta dei divi pop d'oltrefrontiera più in voga del momento, proprio come si usava a quel Festivalbar che continuo a citare perché, entro certi limiti, dovrà sempre restare il punto di riferimento costante per chi vuol costruire una rassegna di musica estiva anche in questi avventurati anni. 
DUE COLPI: DE GREGORI E GUZZANTI - Presenza più discreta del solito, quella dei prezzemolini campioni di vendite: Tiziano Ferro, ad esempio, non ha nemmeno cantato. Certo, non è il massimo dell'eleganza arrivare sul palco per sponsorizzare in maniera così diretta una propria "scoperta", ma l'esibizione di Baby K. è stata comunque una parentesi importante, perché il rap al femminile è un ambito creativo ancora in buona parte vergine nelle italiche lande musicali. L'organizzazione ha inoltre piazzato un paio di colpi meno scontati e di grosso calibro: la perfomance di Francesco De Gregori, uno che sul piccolo schermo si spende sempre con molta parsimonia, e soprattutto la breve ma significativa presenza di Corrado Guzzanti, autentico genio (non del tutto compreso, ma siamo in Italia...) della comicità e della satira, che sta al presenzialismo tv come Al Bano sta al desiderio di comparire il meno possibile (a proposito, finalmente uno spettacolo musicale senza l'ennesima ospitata del Carrisi: anche per questo, grazie, WMA). 
LE NUOVE VEDETTES NOSTRANE: MARCO, EMMA, CHIARA - In un contesto del genere, è apparsa accettabile persino l'ennesima riproposizione di un Venditti d'annata, parentesi "vintage" per una "Notte prima degli esami" che, a quasi trent'anni di distanza dalla pubblicazione, rimane uno schiaffo in faccia a chi continua a sostenere che gli anni Ottanta abbiano dato poco o nulla alla musica. A parte queste piccole digressioni nostalgiche, la fredda serata romana è stata un tentativo di portare alla ribalta una parte del nuovo che, da qualche anno, freme sotto la pelle della canzone italiana. Ecco dunque la consacrazione di un gruppetto di vedettes nostrane di... fresco conio: in primis l'uomo dell'anno, quel Marco Mengoni che sta vivendo un meritato momento d'oro, poi Emma e Chiara Galiazzo. E poiché una kermesse come i Wind Music Awards serve anche a cercare di capire quali potrebbero essere i tormentoni della bella stagione ormai alle porte, è indubbio che le proposte dei tre sopra citati potranno recitare un ruolo di primo piano nelle classifiche e negli airplay radiofonici canicolari: "Pronto a correre" di Marco ha il classico ritornello che ti si ficca in testa, ma elaborato in chiave contemporanea e non banale, in "Amami" la vincitrice di Sanremo 2012 giostra fra le note con grande professionalità e consueta grinta vocale, pur se in molti passi tende a "giannananninizzare" un po' troppo, mentre di indubbia classe è "Mille passi" che Chiara ha proposto con Fiorella Mannoia. 
RUBINO E FEDEZ DA SEGUIRE - Fra le probabili super hits estive, non dovrebbe mancare "Una storia semplice" dei Negramaro, non però nella insopportabile versione "dance - distorta" offerta con la collaborazione di Big Fish (ricordate i Sottotono?), così come dovrebbero trovare discreta gloria la classicheggiante "Insieme finire" di Biagio Antonacci e, perché no, la scanzonata "Pop" di Renzo Rubino, vincitore del contest dedicato alle Nuove Proposte, altra innovazione di questa edizione della kermesse rispetto al piccolo cabotaggio e agli orizzonti limitati degli anni passati. Una edizione che ha lasciato chiaramente intendere come la nostra musica sia oggi più ricca di coraggio, di voglia di sperimentare e di diversificare: in questo quadro si innestano alla perfezione i trionfi di Club Dogo e, soprattutto, dello spiazzante e graffiante Fedez, uno da seguire attentamente.  Fra gli stranieri, plauso al live dei Bastille e all'istrionico Jamie Cullum. 
PREZZEMOLINO FIORELLO - Tutto e tutti da promuovere, allora? Beh, non proprio, ma i "down" del cast di cantanti sono stati pochi. Modà un po' troppo mestieranti e gigioni,  e Malika che continua a sfoggiare nuove pettinature (forse però la chioma fluente di ieri è la più adatta a valorizzarne l'ovale) ma che non è andata più in là di una comunque gradevole cover di "Cosa hai messo nel caffè". Ragionando invece sulla struttura generale dello spettacolo, continua a non suscitare entusiasmi la coppia Carlo Conti - Vanessa Incontrada, soprattutto il primo, eterno candidato al Festival di Sanremo per il quale, però, sembra non possedere il brio e lo sprint inventivo di cui, da qualche anno, necessitano i padroni di casa delle kermesse rivierasca. Ne sarebbe stato un conduttore perfetto fino agli anni Novanta, oggi francamente non saprei. A movimentare la serata fra un cantante e l'altro ci ha dovuto pensare Fiorello, a proposito di "prezzemolini". Perlomeno gli si è ritagliato addosso l'insolito ruolo di "capo claque", che ha interpretato con dedizione assoluta. Rimangono l'istrionismo e la furbizia artistica di un mattatore che, avendo scelto di centellinare al massimo le proprie partecipazioni televisive optando per altri canali (prima la radio, ora il web con la sua "Edicola" cult), è di fatto presente sui teleschermi un giorno sì e un altro pure,  attraverso citazioni e servizi nelle più svariate trasmissioni e originali incursioni come quella del Foro Italico. 

6 commenti:

  1. ciao carlo... anch'io che ultimamente vastdo a letto come le galline causa stanchezza psico fisica, ho voluto fare un'eccezione mettendomi alla visione dei Wind Awards. Mi spiaceva non fossero più nella mia città, però sin dalle prime note ho avvertito anch'io un'atmosfera diversa, più fresca e... professionale allo stesso tempo. Ho scritto un brevissimo post su facebook manifestando la mia curiosità nel vedere live De Gregori!!! Mi ha fatto piacere rivedere anche il grande Mario Biondi. A parte ciò, è stata una bella carrellata, per nulla pesante dal punto di vista televisivo e non si è voluto esaltare oltremodo i soliti. A me Venditti è piaciuto tantissimo, quello è l'Antonello che ascolto! I giovani ci stanno, l'hip hop è inflazionato e mi sembrava scontato ma sono stati abili a cavalcare l'onda. Emma impeccabile, come tiene il palco. Rubino piacevole e ironico, tra gli stranieri l'unico che salvo alla grande è Cullum, talento autentico. I conduttori non mi hanno convinto in toto, apprezzo entrambi singolarmente, compreso Conti che è sempre misurato, ma in coppia si scavalcavano spesso, uno terminava i discorsi dell'altra. Non c'ho visto molta intesa, ecco. Parentesi finale su Fiorello... a me piace e sta simpatico, mi sembra non abbia rubato la scena a nessuno, anzi, era interpellato e stava divinamente al gioco.

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    1. Fiorello piace molto anche a me, e mi è piaciuto anche nella versione WMA, solo ci tenevo a sottolineare questa contraddizione dell'artista che ha scelto di "snobbare" un po' il piccolo schermo e che invece, sul piccolo schermo, di riffa o di raffa ci finisce praticamente tutti giorni. Un prezzemolino "involontario", diciamo così, ma pur sempre un prezzemolino. Però gradevole, ce ne fossero. Per il resto sì, carrellata piacevole e non pesante, nonché premiata dagli ascolti, a dimostrazione che in tv i programmi musicali funzionano ancora, se ben fatti. Il guaio è che serate come questa non le rivedremo più per tutta l'estate...

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  2. A me sarebbe piaciuto molto di più sentire Tiziano Ferro che "quella" Baby K. ....ma chi è??? e soprattutto ...sono io che sono impazzita o era proprio stonata e per niente talentuosa??? cioè ... ma come mai Tiziano sponsorizza PROPRIO lei??? ne sai qualcosa tu???

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    1. p.s.
      bellissimo articolo, come sempre! ;-)

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    2. Grazie Chiara. Non so da cosa nasca questa collaborazione, doveroso starsene a quanto ha raccontato lui in diretta: se avrà avuto fiuto come talent scout solo il futuro potrà dirlo. Sulla voce, anche a me è parsa un po' insicura, ma non mi sbilancio perché il suo non è un genere che frequento abitualmente, e mi pare comunque un genere nel quale l'intonazione e il bel canto hanno un peso assai relativo. Un abbraccio a te.

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    3. è un po' improprio dire che è una scoperta di Tiziano Ferro. Lei viene dall'underground, pur essendo giovane nel sottobosco hip hop era già conosciuta, anche come sporadica presentatrice di eventi su hip hop tv ad esempio. E' vero, cantanti donne hip hop in Italia ce ne stanno pochissime e lei non mi convince più di tanto. Ha avuto una spinta promozionale fortissima per il duetto con Tiziano, quello sì, ma non è una sua scoperta. Riguardo i Negramaro, la canzone in sè non è male, la collaborazione con Fish (lui sì artefice della scoperta di un rapper importante come Fibra) è casuale e relegata a questo remix. C'è da dire comunque che si tratta di uno degli inediti di una raccolta e hanno abbastanza sperimentato. Rimangono un gran gruppo, a mio avviso il migliore su piazza attualmente in Italia

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