sabato 8 giugno 2013

A PRAGA L'ITALIA PIU' BRUTTA. NON FUNZIONA QUASI NULLA, MONDIALE ANCORA DA CONQUISTARE

                                       Buffon: intramontabile. Se non c'era lui... 

Raramente, in passato, avevo visto la Nazionale azzurra approcciarsi a un impegno importante con la spavalderia e la sicumera verbali mostrate nei giorni scorsi. Prandelli voleva i tre punti a Praga per mettere in fresco la qualificazione ai Mondiali, e voleva una squadra che stazionasse nella metà campo avversaria, tenendo costantemente in mano il pallino del gioco. Ma nello sport la spavalderia gratuita e il parlarsi addosso non portano risultati concreti, e francamente mi aveva anche un po' stupito questa scarsa considerazione per una Repubblica Ceca che sarà pure attardata nella classifica del girone, che non sarà una banda di fenomeni del pallone, che starà vivendo un momento di declino dopo un decennio di cospicue soddisfazioni, ma rimane una onesta e discreta squadra di medio livello europeo, come ha mostrato lo scorso anno alla kermesse continentale e come ha confermato nella sfortunata prova di ieri sera. 
PARTITA - DISASTRO - Parole, parole, parole. Forse un espediente per mascherare i deficit psicofisici che il cittì non poteva non aver visto nel suo gruppo, e per caricare mentalmente giocatori che erano scarichi più di quanto egli potesse prevedere. Ma sono giochetti che non portano lontano, quando manca la sostanza  agonistica. Così, nella Mitteleuropa, l'Italia ha regalato la prova più avvilente dell'intera era Prandelli, se si escludono le prime timide gare del dopo Sudafrica 2010. Dire che cosa abbia funzionato è arduo. Volendo essere cinici, solo due cose: un Buffon al solito monumentale (come già scritto ripetutamente su questo blog: che Iddio lo conservi ancora a lungo in condizioni di piena efficienza), e quel fattore C che, ogni tanto, non guasta mai. I cechi, questi sottostimatissimi cechi, si sono visti tre conclusioni a colpo sicuro ribattute dall'immarcescibile Gigi, hanno colpito un palo, reclamato un rigore e mancato altre due occasioni di pochi centimetri. Meritavano la vittoria, senza se e senza ma, anche perché, dall'altra parte, l'Italia ha fatto poco o nulla per giustificare la conquista di questo 0 a 0 che è, davvero, tutto grasso che cola: in difficoltà in tutti i reparti, presa spesso di infilata in difesa, macchinosa a centrocampo, evanescente in prima linea. Lentezza di pensiero e di esecuzione in ogni fase del gioco, errori nella misura dei passaggi che sarebbero stati inaccettabili anche per una nostra compagine di bassa Serie B. 
MARCHISIO E PIRLO, CHI LI HA VISTI? - Una squadra in evidentissimo disagio atletico e che ha via via smarrito anche la bussola tattica, senza che, peraltro, dalla panchina giungessero correttivi apprezzabili in tal senso. Chiaro che il calendario di questo giugno, insolitamente pieno per essere il giugno di un anno dispari, un anno di attesa del "big event" dell'anno prossimo, non ha aiutato lo staff della Nazionale, in particolare con questo fondamentale impegno sulla strada di Brasile 2014 posto a ridosso della Confederations. Personalmente, non ho dedicato nemmeno una riga alla amichevole esibizione della settimana scorsa con San Marino, trattandosi di gara di palese inattendibilità tecnica per via della assoluta inconsistenza dell'avversario, però forse una qualche indicazione da essa poteva essere tratta, perlomeno in rapporto alla salute di alcuni giocatori che avrebbero meritato una chance a Praga. 
Ma in seno alla Nazionale vale sempre, da decenni, la sacralità del gruppo titolare: quando si fa sul serio, quando ci si gioca qualcosa di concreto, guai a cambiare la formazione tipo cristallizzatasi nel tempo, e pazienza se alcuni di questi intoccabili sono passati di cottura. Quanto questo atteggiamento sia produttivo, lo abbiamo purtroppo constatato  in occasione della finale europea persa con la Spagna; e ieri sera, solo io ho visto Marchisio camminare per il campo senza costrutto e Pirlo giochicchiare  a ritmi da ex? Nel poco tempo in cui è stato in campo, Aquilani ha perlomeno mostrato un pizzico di brio in più degli altri, mentre forse gli indemoniati Cerci e Diamanti degli ultimi tempi sarebbero serviti a tenere un po' più sul chi va là il team di Bilek che invece, non avendo nulla di cui preoccuparsi nelle retrovie, si è potuto distendere a discrezione, soprattutto avvalendosi delle sgroppate di un Jiracek che si è confermato imprendibile movimentatore del gioco d'attacco, nella stessa versione ammirata a Euro 2012. 

                         Jiracek (il 19, qui con Limbersky agli ultimi Europei): migliore in campo

BARZAGLI SU, CHIELLINI GIU' - Parlare di gioco, per l'Italia, sarebbe eccessivo. Gioco non se ne è visto, solo improvvisazione, sofferenza continua e qualche prova personale un po' più... saporita di altre: detto di Buffon, Barzagli ha confermato di essere ormai un califfo imprescindibile per la nostra retroguardia, tempista e inappuntabile nelle chiusure e nel tappare le tante falle in area, mentre Bonucci ha tentato costantemente di dare respiro alla manovra cercando di farla ripartire, ma ha pagato questa sua generosità con qualche affanno e ritardo di troppo in copertura. Chiellini, infine, ha mostrato ciò che già si sapeva: a sinistra non ha più l'efficacia degli esordi, ha spinto con scarsa convinzione e in maniera del tutto prevedibile, è un centrale e tale deve rimanere. 
NON SPARATE SU MARIO. E NEMMENO SUL FARAONE... - Al centro il solo Montolivo, a sprazzi, ha cercato di accendere la luce, mentre in avanti Balotelli ha avuto un assaggio di ciò che lo aspetterà in Confederations e al Mondiale, se ci arriveremo: il controllo nei suoi confronti diverrà sempre più asfissiante, e da tale controllo sarà difficile affrancarsi se non si troverà in condizione ottimale sia sul piano fisico sia su quello mentale. Il Mario di ieri, come del resto tutti i compagni, era in difficoltà su entrambi i versanti: come spiegare altrimenti l'atto di egoismo sul finale del primo tempo, quando si è intestardito in un gratuito dribbling evitando di servire il liberissimo Montolivo a centro area? 
Sorvolerei invece sui due gialli che gli son costati l'espulsione, entrambi decisamente eccessivi, ma che fotografano comunque un certo nervosismo del ragazzo, direi peraltro comprensibile per un fuoriclasse che  sente di non essere al massimo e di non riuscire a fare la partita che desiderava. Insomma, per il... tiro al Balo direi di ripassare, la sua uscita di scena non è stata sicuramente una di quelle sue alzate di ingegno che l'hanno reso tristemente famoso. E non è nemmeno il caso di insistere troppo nel sottolineare il momento delicato di El Shaarawy, il primo ad essere bocciato dalla panchina in una serata in cui, francamente, tutta la squadra avrebbe dovuto essere rivoltata come un calzino nell'intervallo. Ma il Faraone ha regalato l'unico spunto in velocità del nostro attacco in tutto il primo tempo, con una incursione sul versante sinistro dell'area chiusa con un cross al centro non sfruttato da nessuno; nella ripresa, si è preferito dare spazio a Giovinco, con esiti che, nonostante l'impegno e l'intraprendenza,  non era difficile prevedere, sia per la nota "efficacia" dello scricciolo juventino a livello internazionale, sia per il suo disagio nel confrontarsi con difese un tantino muscolari. Per lui, un bell'assolo con cross sbagliato e nulla più.
INIZIO GIUGNO? SI SOFFRE SPESSO... - Rimane il punticino, gran cosa. Rimarrà nel gruppo azzurro, si spera, l'imbarazzo per lo spettacolo offerto, indegno di una squadra vicecampione d'Europa con la non nascosta ambizione di crescere ulteriormente nelle gerarchie del calcio mondiale. Rimarrà anche, è l'auspicio, l'insegnamento che è inutile straparlare alla vigilia di gloriose conquiste e di ferrea volontà di vittoria se non esistono i presupposti per esercitare una tale, assoluta, sicurezza nei propri mezzi: l'umiltà è la via migliore per andare lontano, nello sport come nella vita. 
Rimane anche la considerazione che, comunque, nel giudicare con severità eccessiva prove così avvilenti occorre andare coi piedi di piombo, perché la storia, recente e meno recente, insegna che questo è il periodo dell'anno meno indicato per epiche imprese dell'italica Nazionale di football: dodici mesi fa la disfatta con la Russia fu il preludio a un ottimo Europeo, nel 2005 il team di Lippi faticò terribilmente in Norvegia, cogliendo un pari in bianco per molti versi simile a questo (forse un po' meno stentato), e, allora come oggi, mancava un anno al Mondiale e lo sconforto dilagava; lo stesso dicasi per l'azzurra di Bearzot che, nel giugno 1981, andò incontro a una secca sconfitta senza attenuanti in Danimarca, dodici mesi prima che Zoff alzasse la Coppa del Mondo al cielo di Madrid. 
OCCHIO ALLE ALTERNATIVE - Insomma, se tanto mi dà tanto, ci attende quantomeno una Confederations Cup di primo piano... Possibile, ma occhio: certi segnali di allarme non vanno sottovalutati, così come non va sottovalutato il non indifferente potenziale tecnico che staziona dietro gli "intoccabili" e che lo stesso Prandelli ha scovato, dando a queste "riserve" dignità di calciatori internazionali. Fermo restando che almeno un paio di ragazzi lasciati a disposizione di Devis Mangia, nel gruppo della Maggiore dovevano starci: che senso ha relegare all'Euro Under 21 giovanotti come Verratti e Florenzi, che in Nazionale A ci hanno già giocato con discreto profitto, che avrebbero potuto trovare nella trasferta brasiliana l'opportunità per integrarsi in un gruppo di cui verosimilmente diventeranno a breve dei cardini e che, anche nella contingenza di Praga, avrebbero potuto portare fiato e freschezza di idee in un centrocampo boccheggiante? 

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