venerdì 28 giugno 2013

UN SALUTO A BORGONOVO, PICCOLO GRANDE EROE DELLA MIA GIOVENTU', ESEMPIO VERO DA NON DIMENTICARE


Accade a volte che la scomparsa di un personaggio famoso, e in quanto tale quasi certamente non conosciuto direttamente, generi in noi dolore profondo e sincero, come se a mancare sia stato un parente stretto, un amico, comunque una persona cara. Mi è successo più volte in passato, di fronte alla morte prematura di protagonisti di un mondo a me caro, quello del calcio: mi rivedo attonito davanti alla tv, quando Sandro Ciotti alla Domenica Sportiva informò l'Italia della tragica scomparsa, in Polonia, di Gaetano Scirea. Ricordo lo shock di fronte al volto terreo di Massimo De Luca che, con la voce rotta dalla lacrime, annunciò il decesso di Andrea Fortunato. E poi ancora le tragedie di Carmelo Imbriani e, andando più indietro nel tempo, di Gianluca Signorini, il "capitano" del Genoa per eccellenza. Ecco: le stesse sensazioni le ho provate ieri, apprendendo della partenza di Stefano Borgonovo per l'ultimo viaggio. 
Parliamoci chiaro, senza troppi giri di parole: la notizia era nell'aria, si trattava solo di capire quando sarebbe accaduto, se fosse questione di pochi anni, di mesi, di settimane o di giorni. La Sclerosi Laterale Amiotrofica non perdona, al momento. Non saprei spiegare il motivo del mio immenso dispiacere, della costernazione autentica di fronte a tale evento; o meglio, i motivi sono tanti e non tutti razionalizzabili, alcuni forse più legati all'istintività dei sentimenti che alla conoscenza effettiva dell'uomo Borgonovo. Gioca anche la nostalgia del bel tempo che fu, della gioventù che non tornerà: Stefano fu uno dei tanti giovani calciatori italiani (bei tempi davvero, quelli, per il nostro pallone) che emersero prepotentemente ad alti livelli subito dopo la fine dell'epopea degli "spagnoli" di Bearzot, sancita dalla precoce eliminazione della nostra Nazionale al Mundial messicano del 1986. C'erano gli indimenticabili azzurrini di Vicini, e fra questi, timidamente, si affacciava anche Borgonovo. 
Non so perché, forse per le immagini viste in tv, forse per le belle cose che i giornali scrivevano di lui, pensavo potesse diventare uno degli eroi del calcio italiano anni Novanta: nei miei giochi di ragazzino, nel silenzio della mia cameretta, mi divertivo a inserirlo nelle formazioni ideali dell'Italia che scrivevo e riscrivevo in vista dei Mondiali del 1990, ponendolo accanto al super Vialli dell'epoca. Poi, le cose sono andate un po' diversamente, ma Borgonovo la Nazionale maggiore l'ha assaggiata comunque, e si è ugualmente costruito una bella carriera nel football che conta, nonostante qualche guaio fisico di troppo che ne ha rallentato e frenato l'ascesa. Rimarrà nella storia la memorabile coppia - gol con Roby Baggio nella Fiorentina 1988/89. Roby Baggio: uno dei colleghi che più gli è stato vicino nei terribili anni della malattia. 
Al di là dei ricordi, Borgonovo mi ha sempre dato la sensazione di rappresentare uno dei volti puliti del calcio (tanti? Pochi? Secondo me ce ne sono, ma non fanno notizia, tutto lì...): sempre sulle sue senza per questo apparire scostante, corretto nei rapporti con gli addetti ai lavori, mai sopra le righe, sereno nell'accettare situazioni tecniche che lo penalizzarono, togliendogli spazi in campo (come ai tempi delle rose pletoriche del Milan) e negandogli traguardi personali che avrebbe meritato. Grande serenità, inoltre, nell'accettare gli infortuni anche gravi che, come accennato sopra, gli misero i bastoni fra le ruote proprio quando pareva sul punto di esplodere. Serenità che ho ritrovato nel suo approccio alla malattia.


Certo, poi bisogna intendersi sul concetto di "serenità". Questa "stronza", come lui chiamava la Sclerosi Laterale Amiotrofica, è una patologia talmente crudele che convivervi con stato d'animo sereno penso sia pressoché impossibile. Però lui dava questa impressione: era sempre sorridente, Stefano, anche quando la malattia si era impadronita del suo corpo rendendolo praticamente immobile, bloccato su un lettino, schiavo di macchinari all'avanguardia. Aveva ragione: bisogna essere proprio stronzi per aggredire in questa maniera il fisico di una persona, togliergli forza e autonomia, lasciando però vivi e vitali animo e cervello, e rendendoli quindi testimoni di questo scempio progressivo. 
Eppure il bomber ha saputo volgere a proprio favore questo tocco di autentica crudeltà della SLA: la sua vitalità intellettuale e di spirito l'ha esternata in quello che si può definire un approccio positivo ed entusiasta alla vita. Ha continuato a nutrirsi virtualmente di calcio, del suo mondo, Borgonovo, fino alla fine: scriveva articoli per la Gazzetta dello Sport, e qualche anno fa collaborava via Internet con la Domenica Sportiva di De Luca, con analisi e pensieri sempre puntuali e costruttivi, mai gratuitamente polemici. Ma si è impegnato anche nel campo sanitario, in modo concreto, dando vita a una associazione (Fondazione Stefano Borgonovo Onlus, qui il sito) che opera, e continuerà a farlo, per promuovere la ricerca scientifica su questa malattia, che ancora non ha trovato una cura efficace. 
Ecco: alla luce di quanto scritto, quando ci si riferisce a Stefano Borgonovo parlare di esempio per tutti, di dignità nell'affrontare il proprio calvario, di forza di volontà e attaccamento alla vita anche quando la vita ti mostra il suo lato peggiore, beh, non sono parole vuote, non è retorica, è una verità sotto gli occhi di tutti. Il resto, e soprattutto i tanti perché che si affollano nella mente degli appassionati di questo bello e tormentatissimo sport, sono al momento fuori luogo, perché, piaccia o no, non esistono riscontri autentici che dimostrino la connessione fra l'attività calcistica e la SLA. 
Rimane il fatto che Stefano, volto buono e pulito del pallone, la "stronza" moralmente l'ha sconfitta: non dandole la soddisfazione di vederlo arrendersi spiritualmente, e "sfruttandola" per fare del bene e per combatterla. E il suo viaggio attraverso il dolore ha in fondo insegnato che nascondere le proprie debolezze, i problemi di salute più gravi, non aiuta né se stessi né gli altri, una lezione di tremenda efficacia in una società in cui star male pare essere diventato vietato, in cui devi sempre esporre un volto di salute totale e di floridezza apparente, perché sennò rischi di essere emarginato umanamente e professionalmente. Tutto questo, certo, non basterà a restituirlo ai suoi cari e a chi lo ha apprezzato; basterà però come punto di riferimento futuro per tanti: per chi si imbatte nella malattia (qualsiasi malattia, non solo quella che lo ha ucciso), per chi dà troppo peso alle frivolezze della vita senza rendersi conto che le priorità sono ben altre, per chi, più concretamente, studia, lotta e lavora affinché questi "mostri", queste patologie, trovino antidoti efficaci e non seminino più dolore. 

4 commenti:

  1. bellissimo articolo, molto sentito.. io ho scritto di getto, puoi immaginare come l'ho vissuta... però lui è davvero un esempio per quelli che devono fare i conti con la malattia, grave o meno che sia, ma pure e forse soprattutto con chi proprio non ci pensa, con chi si butta via e si perde dietro frivolezze,non capendo appieno il gusto e i valori veri della vita. Ho aggiornato il mio post citando un passo della struggente lettera di BAGGIO... ho trovato le sue parole davvero sincere, genuine... tutto il mondo del calcio è stato molto toccato, rimarrà sempre nei nostri cuori

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  2. Stupendo, complimenti.
    Personalmente sono troppo giovane per poter "conoscere" il Borgonovo calciatore, ma quello che rimane di lui a me e a quelli della mia generazione resta la dimostrazione di forza, di carattere e vitalità di cui è stato attore protagonista.
    Penso che ciò che ha fatto negli ultimi anni è qualcosa che va ben al di là dell'essere ex calciatore, è qualcosa che troppe poche persone imitano o cercano di imitare.
    Tutto questo lo ha reso speciale ai nostri occhi.

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  3. Grazie ragazzi... Una persona da non scordare: attaccamento alla vita, carattere incrollabile fino alla fine, altruismo. Un esempio da tenere sempre ben fermo nella mente e davanti agli occhi.

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  4. www.pianetasamp.blogspot.com

    Spesso ce la prendiamo per delle sciocchezze, ci perdiamo in un bicchier d'acqua e poi ecco storie e drammi simili che ci riportano sulla terra e ci fanno capire quali sono le cose veramente importanti...riposa in pace Stefano, te lo meriti davvero...

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