giovedì 13 febbraio 2014

FESTIVAL DI SANREMO 2014: LIGABUE ALL'ARISTON E L'ANOMALIA DEI SUPEROSPITI ITALIANI


"Superospiti: brutta categoria". Così scriveva Dario Salvatori in un suo libro dedicato alla storia del Festival di Sanremo, uscito in occasione del cinquantenario della rassegna, nel 2000. Il riferimento del popolare giornalista era a uno dei capisaldi del Festivalone, ossia la presenza di ospiti cantanti fuori concorso, in particolare quelli italiani. La sua secca affermazione mi è tornata in mente oggi, dopo aver appreso dell'ultimo "colpaccio" della direzione artistica di Sanremo 2014: Luciano Ligabue per la prima volta sul palco dell'Ariston. Il rocker emiliano sarà la vedette della serata finale, quella in cui i quattordici big in gara si sfideranno per contendersi la vittoria: loro in competizione, l'illustre collega a far passerella. 
I PRECEDENTI - Ecco, scusatemi, ma io non ci sto. Speravo che la parentesi dei superospiti italiani si fosse chiusa con l'ultima gestione Baudo, uno che fra l'altro, fino a pochi anni prima, si era sempre detto totalmente contrario alla presenza di artisti tricolori non in gara, e il suo modus operandi era sempre stato in linea con quella dichiarazione di intenti, fino appunto alla sua terza e ultima direzione artistica, nel biennio 2007 - 2008: forse cedendo alla ragion di Stato (leggasi: richieste delle case discografiche e necessità da parte della Rai di far impennare l'Auditel con qualche nome ad effetto), il Pippo nazionale "abbassò la guardia" e lasciò sfilare, all'Ariston, Elisa e Battiato, D'Alessio e Jovanotti, Morandi e Giorgia, Tiziano Ferro e Gianna Nannini, fra gli altri. Era stato comunque Fazio, ai tempi dei suoi esordi rivieraschi, a puntare forte su questa particolare categoria: doveva essere un elemento cardine del Festival che non fece, quello del '98, lo fu nei due anni successivi, da lui gestiti, e anche nel 2001, il non fortunatissimo Sanremo targato Carrà. 
E' una categoria odiosa, perché fa figli e figliastri: ci sono gli eroi delle classifiche che vengono a fare passerella senza rischi, prendendosi la standing ovation e, soprattutto, un preziosissimo passaggio televisivo dall'incalcolabile valore promozionale, e ci sono i cantanti "normali", ossia validissimi talenti che però spesso (non sempre, attenzione) non possono vantare il curriculum degli illustri colleghi, che invece devono sottoporsi al rito della gara. E' una distinzione particolarmente odiosa, che diventa inaccettabile quando a indossare le vesti di "superospiti" arrivano artisti (in particolare cantautori) che in precedenza Sanremo, per usare un linguaggio terra terra ma che rende l'idea, "non se l'erano filato nemmeno di striscio". 
ECCEZIONI - Ligabue è uno di questi, così come lo furono, in passato, personaggi come Pino Daniele e Antonello Venditti (a parte un paio di brani scritti per altri cantanti). Poi, certo, ci possono essere le eccezioni. Nel 2009 e nel 2010, ad esempio, ci furono tanti grandissimi della musica italiana fuori gara, ma le motivazioni erano solide: nel primo caso fecero da padrini alle Nuove proposte, e la trovata funzionò alla grande, regalando alla categoria più "bistrattata" della kermesse una visibilità che in seguito non ha più avuto; nel 2010, invece, i superbig giunsero a festeggiare il sessantesimo compleanno del Festival. Potrei continuare: Vasco Rossi, nel 2005, tornò dopo anni per "chiudere il cerchio" aperto nell'82 e nell'83, visto che proprio con quella doppia esperienza Sanremo gli diede la spinta definitiva verso una popolarità che, nonostante la lunga e intensa gavetta, faticava ad arrivare. E poi Celentano, un mostro sacro che sarebbe riduttivo definire esclusivamente come un colosso della musica nostrana, per finire, quest'anno, con la presenza nel cast di Gino Paoli, che ha una carriera da campionissimo e che comunque, più di una volta, ha accettato di sottoporsi alle forche caudine della competizione (l'ultima nel 2002, quando Baudo spinse molto per averlo fra i concorrenti). Già diverso il discorso per un altro superospite di quest'anno, quel Baglioni che invece a Sanremo in gara non c'è mai stato: lo assolve parzialmente il fatto di avere alle spalle oltre quarant'anni di un cammino costellato da popolarità sterminata e vendite di dischi stratosferiche. 
ITALIANI SOLO IN GARA - Ho citato queste eccezioni per chiarire che non sono un "integralista" della gara per tutti, ma il concetto di fondo rimane valido: il cantante italiano, se vuole venire a Sanremo, deve accettare i rischi della competizione, altrimenti se ne stia tranquillamente a casa. Ma poi, quali sarebbero questi fantomatici rischi? I problemi ci sono senz'altro per i debuttanti: essere subito esclusi, o anche solo non piazzarsi bene nella corsa dei giovani, potrebbe frenare se non compromettere l'ascesa, anche in presenza di doti tutt'altro che trascurabili. Ma i big non hanno, davvero, nulla da perdere gareggiando: fin troppo facile citare personaggi come Vasco Rossi, Zucchero o gli Stadio, che negli anni Ottanta fecero incetta di penultimi e ultimi posti senza che questo li ostacolasse nel mettere in piedi una carriera di altissimo livello. 
SENZA COMPETIZIONE, NON ESISTE SANREMO - Dovrebbero, tutti, prendere la gara con più leggerezza, come un diversivo di un percorso artistico altrimenti troppo autoreferenziale, un momento in cui ci si può confrontare in maniera insolita e diretta coi colleghi, traendo dalla competizione anche spunti per migliorarsi. Per tutto il resto, piazzati bene o piazzati male, Sanremo è una vetrina che dà enorme visibilità, un'occasione per promuovere i propri nuovi dischi davanti a una platea colossale: dovrebbe bastare questo a convincere gli scettici e a far dimenticare i "contro" della kermesse. Dopodiché, come mi diceva oggi un'amica controbattendo alle mie perplessità sulla presenza di Ligabue, a Sanremo si potrebbe togliere la gara e farne una passerella "open", in cui i cantanti italiani, senza distinzione di censo e di età, vengono a presentare la loro più recente produzione. Si può fare, certo, ma non a Sanremo e non con il nome "Festival della canzone italiana". Se togli la gara a Sanremo, semplicemente Sanremo non esiste più. Il Festivalone "è" la gara, senza sarebbe inconcepibile. Se i "colossi" della canzone nostrana non lo accettano, vadano altrove a proporre la loro buona musica. Superospiti, brutta categoria. 

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