martedì 19 giugno 2012

EURO 2012 - DIARIO EUROPEO: ITALIA AVANTI SENZA GLORIA, CERCASI KILLER INSTINCT


                                         Cassano e Balotelli, i match winner con l'Eire

Certo che è davvero frustrante. Dopo aver costruito, con tanta fatica e poca brillantezza, una preziosissima vittoria, senza tuttavia riuscire a darle le proporzioni auspicate, ci si ritrova a dover soffrire le pene dell'inferno anche dopo il triplice fischio, nel timore che dall'altro campo giunga notizia del gol che ti condanna al... volo di ritorno. E' quanto accaduto ieri all'Italia: ed è quanto accade a chi, nel calcio, si mette nelle condizioni di non dipendere più soltanto dai propri risultati. 
Ecco: frustrante, prima ancora che da cardiopalmo, è la definizione ideale per la serata polacca di ieri. E dunque, al netto dell'euforia a caldo, è giusto non lasciarsi prendere la mano dai trionfalismi: archiviato con legittima soddisfazione il superamento del primo turno, che in manifestazioni come l'Europeo è sempre un traguardo di tutto rispetto (e che rappresenta comunque un netto miglioramento rispetto al disastro Mondiale del 2010), è giusto dire che la compagine azzurra è andata avanti senza gloria, fra pochi chiari e molti scuri. 
Si è rivista una delle peggiori versioni della Nazionale, una versione a cui purtroppo siamo abituati da anni e anni di prestazioni ossessivamente simili: quasi ogni volta che i nostri prodi si trovano a dover affrontare formazioni oggettivamente modeste e comunque chiaramente inferiori alla nostra, ma solo un poco tignose tatticamente e fresche atleticamente, il loro motore prende a girare in folle, i riflessi si annebbiano, la manovra diventa arruffata e involuta, vengono a mancare la velocità di esecuzione e le intuizioni per scardinare le non irresistibili linee nemiche. 
TARA EREDITARIA - E già. Quante volte l'abbiamo visto, il medesimo film "ammirato" durante Italia - Eire? E' una... tara ereditaria, c'è poco da fare: per carità, se il bilancio azzurro complessivo mette comunque sull'altro piatto della bilancia quattro titoli mondiali e una buonissima continuità storica a livello di risultati, ci si può accontentare; ma è, lo ripetiamo, frustrante vedere una squadra dotata come la nostra non riuscire a far valere la propria superiorità nei confronti di avversari, nella fattispecie gli irlandesi, che nella circostanza hanno confermato la loro pochezza in fatto di classe e uno schematismo tattico elementare e prevedibile, gettando nella mischia solo un agonismo sopra le righe e una voglia di riscatto che ha contribuito alla "bambola" iniziale dei nostri. 
La prima mezz'ora di Poznan è stata in effetti avvilente: a tratti, è parso di intuire lo stesso, disastroso approccio all'impegno decisivo che ebbe l'ultimissima Italia di Lippi, quella dello scempio Mondiale contro la Slovacchia. Per fortuna, questa squadra ha più qualità complessiva e più carattere, e ne è uscita fuori senza danni: ma accostarsi con tale leggerezza mentale alla sfida "dentro o fuori" (addirittura con occasionissima immediata per Doyle, giunto a pochi passi da Buffon) conferma una mancanza di personalità, agli alti livelli, che del resto è anche lo scotto da pagare al decadimento internazionale del nostro calcio: molti dei ragazzi in campo ieri hanno avuto, coi loro club, pochissimi confronti ad altissimo livello, e anche questo conta. 
BALZARETTI, FINALMENTE! - Comunque, passata la buriana, gli uomini di Prandelli si sono riassestati e hanno praticato un calcio quantomeno razionale, anche se certamente non da applausi. Il ritorno alla difesa a quattro, da me lungamente auspicato, ha provocato all'inizio qualche ovvio scompenso, dopo una preparazione all'Europeo quasi interamente incentrata sullo schieramento a tre con De Rossi perno centrale; la ricomparsa di Balzaretti nel ruolo di esterno sinistro basso, un ripescaggio che ho invocato per ancor più lungo tempo, ha rappresentato un autentico toccasana per la squadra. Il palermitano, l'ho ripetuto all'infinito, è stato uno degli azzurri più continui e incisivi nel biennio, l'averlo messo da parte per utilizzare, fuori ruolo, il debuttante assoluto Giaccherini, che ha fatto il suo ma non ha certo brillato, non è stata una genialata: la sua prova di ieri, fatta di corse a perdifiato sulla fascia, recuperi e un continuo proporsi in appoggio (anche con qualche tentativo di tiro non fortunatissimo) ha confermato le mie sensazioni.

                                                 Balzaretti, finalmente titolare

MAL DI GOL - Nella fase centrale del match e nei minuti finali al galoppo si è vista un'Italia decente, che però continua a soffrire il mal di gol. Pure contro i mediocri e nervosi ragazzoni del Trap, una fatica boia a concludere con efficacia verso la porta, anche quando, dopo gli inceppamenti iniziali, si sono alfine trovati gli spazi per colpire: Di Natale ci ha provato due volte sotto misura ma è stato sempre contrato in extremis, e una terza ha dato un saggio  della sua classe con un destro da posizione decentrata salvato sulla linea. Cassano, al secondo tentativo di testa dopo quello con la Croazia, ha fatto centro, ma poi tutti han ripreso a cincischiare, a non affondare i colpi con cattiveria, e le idee hanno latitato paurosamente. 
CENTROCAMPO "IN FOLLE" - Non ha girato il centrocampo, solitamente assai più propositivo e produttivo: il solo De Rossi si è sfiancato per tre, Marchisio non ha sfoderato il consueto dinamismo e la prontezza negli inserimenti, Thiago Motta è parso lento e avulso dal gioco, Pirlo stanco e poco preciso ("semel in anno", e non parliamone più...). L'ingresso nel finale di Diamanti ha portato freschezza e tonicità per un lavoro più che altro di quantità, di "legna", necessario in una nuova fase di sbandamento azzurro culminata nella punizione - quasi gol di Andrews, ma il contributo di genio e fantasia sulla trequarti è stato impalpabile. Il 2 a 0 è arrivato solo in chiusura, grazie a un Balotelli che, prodezza a parte, ha trovato davvero una serata fortunata, in quanto avrebbe potuto aver sulla coscienza la nostra eliminazione: pensate se quel 3 a 0 fallito per egoismo e precipitazione (tiro in porta invece di servire lo smarcatissimo Bonucci) fosse giunto in contemporanea al pareggio croato a Danzica? 
CRESCERE - Insomma, voliamo bassi, e voglio dirlo dopo aver ripetutamente, in questi mesi e nelle ultime settimane, formulato attestati di fiducia a Prandelli e al suo gruppo. Non è con l'atteggiamento psicologico, col piglio caratteriale, con l'approccio tattico di ieri che potremo far strada a Euro 2012. Ma abbiamo ritrovato un assetto più funzionale, e riportato alla ribalta elementi che non meritavano di star fuori. Il futuro immediato è legato a due fattori, più di altri: crescita di testa, ossia mettere gli artigli e sfoderare quella personalità in rilievo che ti permette di gettare il cuore oltre l'ostacolo anche in condizioni di difficoltà, e  raddrizzare la mira, perché una grande squadra non ha bisogno di creare cinque o sei opportunità o di... operare laboriose manovre di approccio prima di far centro, e nemmeno si fa scrupolo di piazzare il colpo del ko. 
Ecco un altro tasto dolente: dall'inizio dell'avventura di Prandelli alla fine delle qualificazioni, raramente si era vista un'Italia attendista, tesa a lucrare sul vantaggio minimo: in questo Europeo invece a tratti lo sta facendo, magari indotta dagli eventi, ma lo sta facendo. E le riesce male, proprio perché non ha la forma mentis e le caratteristiche tecnico - tattiche per farlo: deve dunque ritrovare per intero, e non solo per metà gara come si è visto in Polonia, il gusto per il gioco propositivo e di iniziativa, che è più nelle sue corde. Ma per ritrovarlo deve appunto trovare la crescita spontanea di cui si è fatto cenno sopra.
CROAZIA, GIUSTO COSI' - Detto questo, e confermate le mie sensazioni circa la... repulsione degli spagnoli per biscotti e dolciumi vari, onore alla Croazia, che ha fatto quanto era nelle sue possibilità per sgambettare gli iberici. Due occasionissime per Modric e Perisic nel secondo tempo, un rigore reclamato non a torto da Mandzukic, ma anche un deciso complesso di inferiorità (comprensibile, ci mancherebbe) al cospetto di una Spagna che, va detto, ha tenuto pallino pur giocando al 50 per cento delle proprie possibilità, con una manovra ragionata in vecchio stile danubiano e affondo numerosi ma non accompagnati dalla necessaria cattiveria nelle conclusioni: meno palle gol del solito, ma prima della rete di Navas, Iniesta, Torres, Silva e Fabregas erano stati assai insidiosi. 
Non c'è comunque dubbio che, nell'arco dei tre incontri, l'Italia abbia meritato più dei biancorossi il passaggio ai quarti: perché ha giocato senza paura al cospetto dei campioni euromondiali, e ha dominato per oltre metà gara gli stessi croati, prima di ritrarsi davanti a Buffon cadendo vittima più delle proprie insicurezze che dell'accresciuta incisività avversaria. Giusto così, insomma. 

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