sabato 2 giugno 2012

VERSO EURO 2012: L'ITALIA S'E' SMARRITA?

                                        Bonucci, pietra dello scandalo azzurra

Ogni volta che ci si avvicina a Mondiali o Europei, l'interrogativo è sempre lo stesso: quale attendibilità hanno i test amichevoli disputati nelle settimane e nei giorni immediatamente precedenti? In genere, coloro che "ne hanno viste tante" dicono non contino alcunché, citando a mo' di incontrovertibili esempi i deludenti approcci della nostra Nazionale ai Mondiali del '78 e dell'82, poi invece risoltisi con esito positivo, nel secondo caso addirittura trionfalmente. 
In realtà, non ci sono regole fisse, costanti storiche acclarate. Pensiamo ad esempio a come, due anni fa, la disastrosa (nel gioco e nel punteggio) amichevole di Bruxelles col Messico annunciò agli azzurri un Mondiale sudafricano fallimentare. Ecco perché, a pelle, tenderei a non sottovalutare le brutture messe in mostra ieri dall'Italia di Prandelli. 
BELLA ITALIA SMARRITA? - Una speranza ci sorregge: la Nazionale brillante, propositiva, foriera di speranza per il futuro ammirata nel biennio di qualificazioni non può essere svanita nel nulla. La sostanza c'è, l'ho scritto diverse volte. E allora cos'è successo? E' successo che a  Zurigo, nello 0 a 3 con la Russia, si sono visti i riflessi, sul campo, di una situazione di estremo disagio che ha avvolto e quasi fagocitato la preparazione azzurra di questi giorni. 
Il ritiro preparatorio è una fase importante e delicatissima: è in queste settimane, spesso e volentieri, che si creano le basi per il trionfo o per il fallimento della spedizione europea o mondiale. Nel ritiro si smaltiscono le tossine del campionato e delle coppe, si ricaricano le pile fisiche e soprattutto nervose, si mettono a punto le varianti tattiche, si cementa il gruppo e si valutano le caratteristiche dei singoli, sia sul piano tecnico che su quello umano. Ebbene, tutto ciò non credo sia stato fatto, o è stato fatto in maniera molto superficiale, in questa settimana a Coverciano. Perché sul Club Italia si è abbattuta una vera e propria tempesta: fra avvisi di garanzie recapitati o solo ventilati, irruzioni mattutine delle forze dell'ordine, polemiche su scommesse e tabaccai, uscite fuori luogo di Presidenti del Consiglio, e aggiungiamoci anche il terribile dramma del terremoto, non c'è stato un attimo di pace. Le conferenze stampa di giocatori e tecnico sono state illuminanti, in proposito: il calcio, gli avversari, le formazioni sono rimasti in sottofondo, in lontananza.
RIFLESSI SUL CAMPO - Cosa ci si poteva aspettare, dopo tutto ciò? Esattamente ciò che si è visto: una squadra scarica mentalmente e in riserva fisicamente, tatticamente squilibrata, con vuoti di concentrazione paurosi. Perché, se ci si allena poco e male, non si va lontano, specie contro avversari di spessore come la Russia di oggi. Qualcosa di quel gioco aggressivo e di iniziativa che ne aveva accompagnato la marcia nelle eliminatorie continentali, l'Italia in realtà l'ha mostrata, in avvio dei due tempi: due palle gol per Balotelli nella prima frazione, poi il momento migliore dei nostri dopo l'intervallo, ancora con Balotelli, Cassano, Marchisio e Pirlo vicini alla rete. Ma, prima e dopo, una serie incredibile di disattenzioni in copertura che hanno prodotto, per i russi, occasioni sontuose, tanto che il gol dell'1-0 di Kerzhakov, giunto proprio quando Montolivo e compagni sembravano aver sbrogliato il bandolo della matassa, è stato in fin dei conti un premio meritato. Dopo, l'incapacità dei nostri di cambiare ritmo, svagatezze continue dietro, sfilacciamenti tattici e soprattutto forza di reazione inesistente hanno prodotto il disastro nel punteggio che sappiamo. 
Correre ai ripari in otto giorni? Forse si può, forse no, anche in questo caso regole precise non ce ne sono. Può certamente esserci una risposta furente e vincente come quella dei tempi del "Bearzot e i suoi ragazzi contro tutti", ad Argentina '78 e Spagna '82, o quella dei "leoni azzurri contro Calciopoli" del 2006. In realtà, la situazione odierna pare più complessa, più delicata: rispetto a sei anni fa, l'unica similitudine sta nell'uragano giudiziario abbattutosi sul nostro calcio. Ma all'epoca il gruppo azzurro ne rimase sostanzialmente estraneo, oggi ci sono giocatori, giustamente o meno, coinvolti in varia misura e a vario titolo. 
A tal proposito, la gestione della situazione da parte di Prandelli (mal coadiuvato da una Federazione da tempo in debito di ossigeno) sta mostrando la corda: se si può ritenere giusto l'allontanamento di Criscito, per ragioni di opportunità (non siamo i primi, tutti noi italiani, a chiedere le dimissioni ai politici quando vengono raggiunti da avvisi di garanzia?), altrettanto doveva avvenire nei confronti di Bonucci, indagato anch'egli ma senza il... "pezzo di carta": le spiegazioni fornite dallo staff azzurro in proposito sono arrampicate sugli specchi, né più né meno, che chiunque abbia un minimo di buon senso non può che ritenere inaccettabili. E che dire dello sfogo del cittì poche ore prima di scendere in campo con la Russia? Minacciare un ridicolo ritiro da Euro 2012 (impraticabile quasi come lo stop al calcio auspicato da Monti) non serve unicamente ad accrescere la tensione all'interno del clan e attorno ad esso? 
CATTIVI PENSIERI - Insomma, troppi cattivi pensieri attorno a questa spedizione in Polonia, nata sotto pessimi auspici. La terza sconfitta consecutiva in amichevole, in confronto a tutto il resto, è la cosa che in fondo preoccupa di meno, ma è ugualmente un brutto viatico: non tanto per la sequenza di risultati, che tutto sommato assume solo un rilievo statistico (ripetiamo che, quando doveva vincere, questa Italia ha vinto, superando anche prove difficili in amichevole), quanto perché non fare risultato e non segnare per tanto tempo può insinuare nel gruppo i germi dell'insicurezza e dell'impotenza, che vanno ad aggiungersi al clima di precarietà totale generato dalla tempesta giudiziaria. 
LA SQUADRA PER EURO 2012 - Sul piano tattico, rimangono problemi irrisolti. Personalmente, e lo avevo lasciato intuire nel post in cui azzardavo pronostici sulla lista dei ventitrè, rinunciare a un Ranocchia che ha giocato buona parte delle qualificazioni e che rimane il nostro difensore più "futuribile", quanto a valore assoluto e potenzialità di crescita ulteriore, non mi è parsa una grande alzata di genio: non si butta via un giocatore per una sola annata storta, Bearzot in questo è stato maestro. In parte, lo stesso discorso lo si potrebbe fare per Pazzini, semidisastroso in campionato ma che il suo contributo alla qualificazione e alla crescita di questa Nazionale lo aveva dato eccome. 
Comunque, gli uomini non mancano per fare una figura dignitosa: fondamentale la crescita di tono di Balzaretti, Marchisio, Pirlo e Montolivo, fra i più positivi nel biennio, dopodiché si valutino le presenze di Abate, Ogbonna e Nocerino, gente che per qualità e voglia di emergere sarebbe ingiusto confinare in un cono d'ombra: gente che potrebbe dare consistenza e maggiore protezione al reparto arretrato, ove si attende con ansia il rientro di Chiellini, assolutamente fondamentale per questa squadra. Ma soprattutto si mescoli bene il cocktail d'attacco: abbiamo tante armi, e tanti piedi di notevole classe, che vanno sfruttati. 
Si abbia il coraggio di lanciare Borini e di sciogliere le briglie a Giovinco, se è il caso. Balotelli pare animato da un positivo sacro fuoco, concentrato e determinato come raramente lo si è visto a questi livelli: le poche cose buone della sfida coi russi sono venute da lui. E anche Cassano sembra tutto sommato ispirato, pur con le inevitabili pause di una condizione ancora minata dalla lunga sosta.
Insomma, sul piano della qualità, tecnica e atletica, esistiamo ancora, eccome. Ma ora, se si tiene alla buona riuscita di questa spedizione, devono tutti moltiplicare gli sforzi: gli azzurri sul campo di allenamento e guardandosi dentro, per trovare quelle risorse "di testa" che tante volte hanno mostrato di avere, i dirigenti ergendo un cordone sanitario autentico attorno alla squadra, come sapevano fare bene, in passato, gli Artemio Franchi e i Federico Sordillo: perché la sensazione è che finora questo gruppo, in primis il suo giovane e inesperto tecnico, siano stati lasciati in balìa degli eventi avversi: il modo migliore per preparare una sconfitta... 

2 commenti:

  1. troppo brutta per essere vera, e a mio avviso condizionata pesantemente dallo scandalo calcioscommesse. Detto ciò, credo che un tecnico bravo come Prandelli dovrebbe agire come... Conte, vale a dire modificare il suo consueto assetto tattico e plasmarlo sulle qualità dei suoi singoli giocatori.. quindi più adatto una difesa a 3, quella juventina anche se Bonucci non dovrebbe starci (mi duole dirlo ma occorreva medesimo trattamento riservato al buon Criscito), Maggio laterale come nel Napoli, senza dover stare troppo in difesa, dove ha sempre palesato imbarazzi... sa centrocampo Pirlo, Marchisio e De Rossi e davanti Balotelli con Giovinco (o Cassano). Montolivo dietro le punte non ha mai brillato, nemmeno da giovanissimo, lui si esprime meglio nel ruolo di interno di fantasia, visto i piedi buoni che Madre Natura gli ha regalato. Ma in quel ruolo meglio Marchisio, che unisce tecnica e personalità. Insomma, non cambierei molto gli interpreti ma li inquadrerei in maniera diversa, quello sì.. Continuiamo a fare il tifo ma sono un po' pessimista, credo sarà molto difficile superare il primo turno

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    1. Il discorso della difesa a 3 lo stanno facendo in molti, e in effetti ci può anche stare (mi pare che anche Lippi, nel 2006, cambiò tatticamente alcune cose in extremis, soprattutto riguardo alla formula dell'attacco), tuttavia il fatto di gettare alle ortiche il modulo che nel biennio ha dato comunque cospicue soddisfazioni, boh, non mi convince del tutto...
      Tendenzialmente anch'io sono dell'idea che cambiare subito gli interpreti sarebbe una bocciatura prematura, ma, al contempo, guai a fare come il Lippi del 2010, che, fino all'ultimo, non volle vedere alternative più brillanti e valide dei bolsi azzurri che andavano regolarmente in campo e regolarmente deludevano.

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